| _________________________________________________________________________
Martone
allo Stabile
Il regista al timone fino al 2011
Non ha neppure cinquant’anni, Mario Martone, regista
ed attore di straordinaria esperienza (iniziò a lavorare nel
1979, con la sua compagnia “Falso Movimento, ad appena vent’anni),
con un ricco palmares di opere teatrali e cinematografiche e di premi
nazionali ed internazionali. La Fondazione Teatro Stabile, presieduta
da Evelina Christillin, lo ha nominato direttore il 10 dicembre, e tra
qualche settimana sarà già a Torino per insediarsi nella
prestigiosa poltrona. La scelta dell’autore di “Morte di
un matematico napoletano”, “L’Amore molesto”
e “Ritorno ad Alphaville”, e di tanti altri capolavori rappresenta
indubbiamente un fatto che ha destato qualche sorpresa ma unanime apprezzamento
negli ambienti teatrali torinesi. Ma il neodirettore ha fornito ottime
prove anche come organizzatore e manager. Dal 1999 al 2001 Martone ha
diretto il Teatro di Roma, e dal 2003 ha fatto parte del gruppo di persone
con cui è rinato il “Mercadante” di Napoli, segnalato
da una significativa e ricca presenza di giovani talenti. Ha anche trovato
anche il tempo di raccontarsi con il libro “Chiaroscuri”,
edito nel 2004 da Bompiani.
(m.g.)
_________________________________________________________________________
Tullio
Solenghi:
“Le mie nozze di Figaro”
Il popolare attore al Teatro Concordia di Venaria

Accolto con enorme successo a Milano, Genova e Bologna,
sbarca ora in Piemonte, al Teatro Concordia (nuova struttura magicamente
realizzata dal Comune alle porte di Torino) di Venaria Reale, la splendida
e originale “satira del costume” che rappresenta il secondo
importante lavoro teatrale derivante dal felice sodalizio tra Matteo
Tarasco ed il grande Tullio Solenghi. Ambientata a Parigi,costruita
sul rapporto tra “Terzo Stato” e aristocrazia francese,
l’opera di Pierre Augustin Caron de Beaumarchais ha affascinato
e coinvolto nel tempo tanti illustri studiosi e letterati (tra cui Benedetto
Croce e Flaubert) che hanno contribuito alla sua popolarità e
sublimi pagine musicali (memorabile quelle mozartiane, divenute davvero
melodie eterne e impareggiabili). Il 6 dicembre prima venariese per
il bel lavoro di Solinghi, cinquantotto anni, genovese trapiantato a
Roma, papà di due bellissime figlie ed, in cui sisembra attingere
appunto, al più noto Figaro mozartiano, piuttosto che riferirsi
al testo originale di Beaumarchais, che è del 1778, che risulta
semplificato e “alleggerito”, per cui la comicità
settecentesca, come qualcuno ha osservato, perde soavità ma risulta
aritmicamente e narrativamente più “televisiva”.
L’aspetto più evidente di questa diversa impostazione delle
“Nozze “è la scelta di portare in scena il più
orrido simbolo rivoluzionario del tempo: la ghigliottina (accompagnata
anche dalle note della Marsigliese), riferimento anche troppo esplicito
a “ciò che sarà”. Nel testo tradizionale,
scritto vent’anni prima degli eventi così cruenti di Roberspierre
e compagni, i temi erano invece il rapporto tra giustizia e società,
tra padroni e servi, sul filo della satira e dell’ironia. Perché
Figaro? Solenghi è chiarissimo: “Il percorso che mi ha
portato ad affrontare, insieme a Matteo Tarasco, le “Nozze”
di Beaumarchais prende l’avvio da un interesse mediato attraverso
l’opera mozartiana. Quanto di rivoluzionario è rappresentato
dalla partitura del genio di Salisburgo trova una perfetta sintonia
nella commedia da cui prende spunto, anticipatrice rispetto al tempo
in cui venne scritta, di tematiche che di li a poco la Rivoluzione Francese
farà proprie”. Essa fa parte di una Trilogia – sottolinea
ancora Solenghi – che come primo atto presenta un altro celeberrimo
titolo, il “Barbiere di Siviglia”, e come epilogo una meno
fortunata “Madre Colpevole”, immersa già a pieno
nel clima dello sconvolgimento epocale che era ormai alle porte“.
Sempre secondo il popolare attore, “E’ proprio nelle “Nozze”
che l’arte del commediografo francese raggiunge il suo apice,
e a confermarlo sono stati, nel tempo, illustri estimatori, da Flaubert
a Croce”. “La Folle journée” ou “Le Mariage
de Figaro”, fu accettata per acclamazione dai membri della Commédie
Française e proibita poi da re Luigi XVI per” immoralità”.
Nel 1784 la prima rappresentazione e ben sessantuno repliche: un record
per quell’epoca, anche grazie al sostegno che all’opera
fu dato da Maria Antonietta. I costumi colorati, le parrucche e l’aspetto
leggero della commedia consentono all’elaborazione di Marasco
e Solenghi di cogliere e percepire emozioni e sentimenti di una famiglia
in crisi e di uno spaccato sociale divertente e originale. Oltre al
Figaro-Solenghi, il Conte è Roberto Alighieri, la Contessa Roberta
Schiavoni e Susanna Silvia Salvatori.
m.g.
_________________________________________________________________________
“Profondo
rosso” diventa musical
Trionfa al Colosseo l’adattamento di Daverio e Calindri

Qualche omicidio, un pizzico di parapsicologia, una
villa finita in cenere ed un assassino insospettabile sono gli ingredienti
di una trama ormai celebre, quella del film che Dario Argento girò,
proprio a Torino, trent’anni fa. E fu successo: l’opera
divenne rapidamente uno dei punti di riferimento del thriller-horror
all’italiana, ed ebbe fortuna anche la colonna sonora dei Goblin
(le musiche della riduzione teatrale sono ancora di Claudio Simonetti),
davvero efficace, dalla melodia martellante ed ossessiva. Dopo tre decenni,
l’adattamento teatrale prodotto da Lorenzo Vitali, firmato da
Marco Calindri con la direzione artistica di Marco Daverio, con un bravissimo
Michel Altieri ed una effervescente Silvia Specchio come protagonisti,
ha visto la supervisione accurata di Dario Argento ed è sbarcato,
con massiccia adesione del pubblico subalpino, al Teatro Colosseo. L’opera,
come si sa, contiene copiosi riferimenti al Grand Guignol: delitti raccapriccianti,
la medium, il movente psicologico, il flashback, la decapitazione, il
pupazzo che ride... Il Teatro del Grand Guignol, ricavato da una chiesa
sconsacrata e inizialmente adibito a spettacoli con marionette, fu fondato
sul finire del XIX secolo da Metenier divenne in breve una delle attrazioni
più viste: un vero e proprio precursore del cinema horror. Qualcuno,
all’uscita, ed un po’ superficialmente, obiettava che nella
riduzione c’è meno sangue che nel film. L’adattamento
conserva numerosi spunti del telaio originario, ma qui non si è
esagerato con gli effetti cruenti, e ciò per una precisa scelta
narrativa. “L’opera” – sottolinea Marco Daverio
– è per tutti, abbiamo evitato, volutamente, derive morbose
e raccapriccianti, fini a sé stesse, privilegiando invece aspetti
tragici, emozionali, colpi di scena e la funzione del coro. Sono molteplici
le chiavi di lettura: da quella psicoanalitica, ai riferimenti colti
alla tragedia greca, alla narrazione con simboli e citazioni esoteriche.”
Un altro successo, occorre ribadirlo, per Daverio, che ha lavorato più
di un anno all’adattamento e segna un altro importante tassello
nel ricco mosaico della sua carriera artistica dopo i successi di “Fame”
e di Giamburrasca. Folgoranti alcune scene del musical, in particolare
il tip-tap sulle melodie ossessionanti di Simonetti, il commovente leitmotiv
del “Funerale ebraico” dell’assassinata, il finale,
ricco di suspence e colpi di scena, con l’ottima scenografia e
le coreografie sapienti di Stefano Bontempi. Due ore, insomma, di spettacolo
originale e raffinato. contemporaneamente un tributo ad un grande regista
italiano e l’occasione efficace per inedite proposte narrative
e melodiche sul filo di un thriller – horror che può essere
apprezzato dal pubblico di ogni età.
Massimo
Giusio
Nelle
foto: Michel Altieri, Silvia Specchio e Marco Daverio
_________________________________________________________________________
Grande
successo per il musical “Pinocchio”

Eccezionale l’accoglienza
torinese al musical che da marzo 2003 continua a mietere successi in
tutti i teatri italiani: “Pinocchio”. Un vero e proprio
spettacolo “in stile Broadway”, firmato da Saverio Marconi
e prodotto dalla Compagnia della Rancia con le musiche dei Pooh.
Ripercorrere la storia del burattino più famoso del mondo è
emozionante per il pubblico di ogni genere ed età: effetti speciali
stupefacenti, continui cambi di scena, costumi ricercatissimi e super
colorati, interpretazione impeccabile da parte di un cast di attori,
cantanti e ballerini fuori dalle righe che dimostrano grande professionalità,
vigore ed affiatamento.
Manuel Frattini, artista poliedrico con un curriculum da dieci e lode,
è un Pinocchio agile e scattante dalla voce d’oro che sa
far ridere e intenerire con una carica di energia davvero esplosiva.
Angela, interpretata dalla bella Simona Rodano, sfoggia una voce dolce
e imponente nello stesso tempo e si muove sul palco con grazia e forte
presenza scenica.
Un mix di elementi vincenti, dunque, hanno fatto di questo musical un
vero e proprio successo, che il pubblico torinese ha accolto con assoluto
entusiasmo e partecipazione.
Le
repliche al teatro Alfieri continueranno sino al 10 aprile.
Per ulteriori informazioni si visiti il sito www.torinospettacoli.com.
Valentina
Valente
“Pinocchio”
al Teatro Alfieri
Intervista a Simona Rodano

Grande attesa per la prima torinese
di “Pinocchio”, il più grande musical italiano firmato
da Saverio Marconi e prodotto dalla Compagnia della Rancia con le musiche
dei Pooh.
Scene ed effetti speciali sorprendenti, spettacolari cambi scena, canzoni
emozionanti, coloratissimi costumi e un grande cast di bravissimi performers
daranno vita a oltre due ore di spettacolo dal ritmo travolgente.
Dal 30 marzo al 10 aprile al Teatro Alfieri, “Pinocchio”
saprà incantare il pubblico di ogni età.
Tra i grandi protagonisti dell’evento la bellissima e bravissima
Simona Rodano, che abbiamo avuto il piacere di intervistare.
“Qualunque
cosa tu possa fare o sognare di poter fare, incominciala. L’audacia
ha in sé genio, potere e magia. Incomincia adesso”. Simona,
visitando il tuo sito internet ho avuto modo di leggere questa frase,
che credo ti appartenga particolarmente. L’audacia di cui parla
Goethe nel tuo caso è stata innanzitutto l’impulso che
ti ha spinta a dedicarti al mondo dello spettacolo in maniera “totale”,
abbandonando ottime prospettive nel campo della biologia. Quanto ti
è costata questa scelta? E soprattutto, quante sono state le
soddisfazioni che ne hai tratto?
Ho
convissuto per anni con questo binomio fatto di scienza e musica. Non
sono la sola nel mondo dello spettacolo. Esistono percorsi di ogni tipo
e genere tra cui il mio. La passione per la musica e la recitazione
è un virus contratto fin da bambina (tanto per rimanere in tema).
Ma anche l'amore per la natura. Il mio è stato un percorso "naturale",
dettato da quello che amavo fare, senza forzature. L'audacia e la determinazione
credo siano il risultato di un carattere che in parte è congenito
e in parte è forgiato dalla vita stessa. Il momento più
difficile l'ho attraversato quando, una volta laureata e prima ancora
di giungere al concreto bivio musica o biologia, ho deciso di andare
a vivere da sola in un piccolo appartamento vicino a P.za Rivoli a Torino.
Era l'unico modo per capire meglio che cosa desideravo di più
per il mio futuro senza condizionamenti di alcun genere e senza avvertire
le preoccupazioni, legittime e capibili, dei miei genitori.Immaginate
due genitori che nel giro dello stesso mese si sentono dire prima che
vai in America a fare la ricercatrice e poi che hai cambiato idea e
che vai a lavorare a Milano in una trasmissione televisiva come cantante.
Ho avuto paura, ma sapevo anche che avevo una laurea in tasca e che,
pur soffrendo di "Icarite" e di "carpe diem", una
rete di salvezza era sempre presente.
Sono passati sette anni da allora, sono soddisfatta e gratificata da
questa scelta, lavoro e studio facendo questo mestiere con tutti i sacrifici
che comporta.
Scorrendo il tuo curriculum, salta subito agli occhi l’esperienza
con Paolo Limiti in televisione. Cosa ti piace del mondo televisivo?
E per cosa invece preferisci il teatro?
Quella
con Paolo Limiti è stata una vera e propria palestra, preziosissima.
Sono contenta di averlo incontrato sulla mia strada. Ricordo quando
mi fece cantare per la prima volta come solista nella sua trasmissione:
si trattava di una canzone intitolata "Batti batti ciabattino".
Non ci potevo credere, in fondo non mi conosceva per nulla. Lavorare
nell'Orchestra del M° Righello è stata un'ottima scuola.
La "gavetta" porta con sè un grande tesoro, ti equilibra
molto ed è la migliore testimonianza del tuo percorso professionale.
Col tempo cambia, si trasforma, ma esiste sempre.
Televisione e teatro hanno aspetti tanto comuni quanto estremamente
differenti. Posso dire, per esempio, che in televisione spesso i tempi
sono brevi, devi essere veloce, efficace, preciso. E' capillare, arriva
nelle case della gente. Il teatro ha un margine diverso, tempi diversi,
ti chiede di uscire di casa ma in fondo (ricordo quello che mi disse
un giorno Limiti quando gli raccontai che avevo ottenuto la parte di
Assunta nel film della Th Torrini) "si tratta di lavorare sempre
con le emozioni".
Il mondo teatrale risponde subito all'attore o al cantante, tutto è
autentico e diretto. Quello televisivo spesso è più allettante
perché ti offre notorietà immediata, a prescindere talvolta,
purtroppo, dalla qualità. In ogni caso, è importante affinare
col tempo e al meglio le proprie capacità per riuscire ad arrivare
alla gente. Attraverso la televisione o il teatro, l'obiettivo non cambia
e lavoro volentieri in entrambi i casi.
Pinocchio
a breve arriverà anche a Torino e tu vestirai i panni di Angela.
Come è stato lavorare in un musical che ha fatto tanto parlare
di sé, con un cast eccezionale e sotto la direzione di Saverio
Marconi?
Non
vi nascondo l'agitazione e l'entusiasmo quando Michele Renzullo, produttore
della Compagnia della Rancia, mi chiamò nel luglio 2004. Era
arrivato il momento di tirare fuori dal cassetto tutto quello che sapevo
fare consapevole del fatto che mi aspettava un'esperienza indimenticabile
sia dal punto di vista professionale sia umano (è quello che
mi disse Saverio Marconi quando arrivai il primo giorno di allestimento
a Tolentino ). Mi ritrovo a lavorare con performer che da tempo sono
nel mondo del musical, persone con grande talento. E' un vero piacere
ed un attingere costantemente da ognuno di loro. I giorni di allestimento
con Saverio Marconi e la sua equipe di collaboratori sono stati una
sorta di corso accelerato di perfezionamento. Avrei voluto di più,
ma per ora non ho avvertito "crampi" il che significa che
l'allenamento, seppur breve, è stato efficace.
Il musical come genere è terreno fertile per quelle persone
che, come te, hanno grande competenza e professionalità in più
campi. Se comunque la possibilità di esprimere più doti
artistiche in uno stesso spettacolo è sicuramente appagante,
allo stesso tempo ciò comporta grande impegno e dedizione. Cosa
ne pensi del musical come genere di spettacolo e come hai saputo affrontare
questa sfida?
A
partire dai primi musical amatoriali, dai 16 anni ad oggi posso dire
che ho sempre amato questa formula completa di fare spettacolo. Gli
ingredienti li hai già detti: impegno e dedizione. Le sfide si
affrontano volentieri quando al talento naturale unisci lo studio. E'
quello che faccio costantemente.
Simona,
tu sei di Torino e qui hai mosso i tuoi primi passi nel mondo dello
spettacolo. Come sarà tornare nella tua città natale con
un impegno importante come Pinocchio? Cosa ti aspetti dal pubblico torinese?
Se
devo dirla tutta mi sembra un sogno. Debuttare al Teatro Alfieri dove
sono passate le più grandi "Riviste" italiane (periodo
in cui avrei voluto anche tanto esserci), incontrare amici di vecchia
data, ripercorrere le vie del centro, il Parco del Valentino, è
come se si chiudesse uno dei tanti cerchi della vita. Sono molto legata
alle mie origini, a partire dai colli del Monferrato dove ho trascorso
buona parte della mia infanzia, a Torino dove ho iniziato a fare spettacolo.
Impossibile non avvertire quell'onda di ricordi che hai nella città
in cui hai vissuto per molto tempo e nella quale si è delineato
il tuo futuro. Torino merita grande considerazione, è una città
piena di risorse artistico-culturali. E' importante che investa sempre
di più sul terziario e sappia sfruttare al meglio e valorizzare
le proprie ricchezze. Al pubblico torinese, a partire dai miei genitori,
vorrei dire : "andate a teatro!".
Quali
sono le tue prospettive per il futuro? Hai già qualcosa in mente?
Sicuramente
concludere in questi anni il mio percorso parallelo legato al canto
lirico. Ci tengo molto. Alla versatilità in ogni caso, non si
comanda. Ho diversi progetti sia sul fronte musicale sia attoriale che
sto valutando ed anche un sogno nel cassetto: riguarda un musical nel
quale c'è un personaggio che credo essere a me molto vicino...
nel frattempo, vi aspetto al Teatro Alfieri!
www.simonarodano.com
Valentina
Valente
|