Teatro
Teatro & Danza

La Piattaforma
Festival di danza
contemporanea e di ricerca
Spettacoli short e long format
Performance - Video e workshop
VIII Edizione
dal 28 giugno al 21 luglio 2010
Casa del Teatro Ragazzi e Giovani
corso Galileo Ferraris 266 – Torino
e altri luoghi cittadini

La danza corre sul filo della poesia, si sposa con la musica in un improvvisato e puro intreccio, scardina tutte le sfumature della grazia e presenta il volto crudo della quotidianità. L’ottava edizione del Festival di danza contemporanea e di ricerca La Piattaforma, in programma dal 28 giugno al 21 luglio negli spazi della Casa del Teatro Ragazzi e Giovani di corso Galileo Ferraris 266 a Torino, e in altri luoghi cittadini, è organizzata da Associazione Didee in collaborazione con Associazione Rapatika.
Il festival torna nei cartelloni delle proposte estive e riconferma la sua vocazione alla contaminazione di generi, all’ospitalità dei giovani emergenti e di coreografi professionisti, al ritorno degli artisti espatriati per ricercare e confermare il proprio talento, alla formazione del pubblico del domani.
Dopo essere stato inserito per un biennio, nel progetto interRegionale 2007-2009 Spazi per la Danza Contemporanea, l’edizione 2010 prosegue nel suo obiettivo di incontro e valorizzazione dei coreografi del territorio regionale e nazionale, seppure nell’incertezza dei contributi istituzionali.
Per l’edizione 2010 La Piattaforma promuove l’incontro tra coreografi e affermati musicisti che suoneranno dal vivo, accoglie numerosi artisti originari della nostra città che ritornano per portare al pubblico piemontese la propria esperienza creativa fiorita in altri luoghi: dagli affermati Giorgio Rossi e Roberto Castello ai promettenti Sara Simeoni e Alfredo Zinola, e altri ancora, italiani, che hanno trovato successo ed espressione all’estero come l’affermata Maria Donata D’Urso, siciliana di adozione parigina.
Piattaforma compie, poi, un simbolico viaggio fra culture differenti che trovano via di comunicazione attraverso i gesti universali della danza, ospitando per la prima volta il progetto InterMed, ideato da Dimora Coreografica di Torino e dalla Compagnia Michel Hallet Eghayan di Lione, che vedrà la partecipazione di affermate compagnie maghrebine fra le quali Syhem Belkhodjia e Anania, e la Junior InterMed Company, composta da giovanissimi danzatori italiani, francesi tunisini e marocchini in fase di formazione.
Viaggio ancora, nell’immaginario poetico dell’indimenticabile Pina Bausch, cui Piattaforma dedica affettuosamente il festival e una programmazione video, ad un anno dalla sua scomparsa.
La VIII edizione di La Piattaforma, in programma dal 28 giugno al 21 luglio, concentra il suo cartellone alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani di corso Galileo Ferraris 266 a Torino, ad eccezione di alcune date.
Si comincia con l’habitat del Teatrocoreograficotorinese&CO, che conferma la nostra città laboratorio di talenti. Tutti le serate della sezione saranno preceduti, alle ore 19,30, dalla programmazione dei film sul profilo artistico di Pina Bausch, messi gentilmente a disposizione da Goethe-Institut di Torino e da Délégation culturelle de Turin (Ambassade de France en Italie).

Lunedì 28 giugno, ore 21, apre il festival lo spettacolo Short Sleeve, dove il gesto elegante della coreografa Cristiana Candellero, sarà guidato dalle note di una composizione musicale creata appositamente da Mauro Montalbetti che la eseguirà dal vivo con Andrea Rebaudengo (pianoforte), Andrea Dulbecco (vibrafono), Maurizio Rinaldi (chitarra elettrica) e Fabrizio Saiu (percussioni) di PHI4. Coproduzione del Festival Musiche e Spazi con La Piattaforma. Segue un momento conviviale per l’apertura del festival e alle ore 22 si prosegue con la performance collettiva all’aperto a cura di GruppoLab Doriana Crema. In scaletta, quindi, gli spettacoli dei giovani vincitori del Bando Coreografi under30 promosso da La Piattaforma: Synthesis di Micron con Rajan Craveri e Serena Zanconato, in un singolare intervento con l’utilizzo di Simi, un sistema interattivo per dipingere con la luce e, a fine serata, XX della Compagnia Colaps, lavoro che tocca il delicato tema della prostituzione, realizzato e interpretato da Marco Di Stefano, Maurizio Mauro, Sara Santoro con la partecipazione di Jessica Maria Bellarosa.

Mercoledì 30 giugno, ore 21, Arturonero, produzione di La Piattaforma, con il torinese Alfredo Zinola e il cileno Felipe Gonzales, che dopo essersi incontrati al Folkwang Hochschule di Essen, proseguono il loro percorso sperimentando la non comunicazione e la comunicazione tra un modo di danzare dinamico e libero e uno più formale. Segue Don't crash in case of fire #3, studio ospitato in residenza presso Dimora Coreografica e La Piattaforma: la coreografa Sara Simeoni, torinese adottata da Roma, già danzatrice di Carolin Carlson, ci restituisce un defilè di donne sospese lungo tacchi vertiginosi e isterici. Alle ore 22, entra in scena il potere della parola e della poesia tradotta in gesto da Giorgio Rossi con il suo assolo Alma, una produzione Sosta Palmizi, che attraverso i versi di Pablo Neruda, Cesare Pavese e Alda Merini evoca i temi della solitudine, dell’amore e della morte.

Giovedì 1 luglio, ore 21, apre la serata Parole Appese di Andrea Gallo Rosso, in scena con Natalia Vallebona in una coproduzione Inside Off di Natalia Casorati e La Piattaforma. Segue un lavoro di improvvisazione ed esaltazione della grazia dal titolo Impro:Grace: di Daniela Paci e Daniele Ninarello. Singolare il titolo dello spettacolo delle ore 22, scelto dal coreografo torinese Roberto Castello, da tempo trasferito in Toscana. Con Iltrenoècosìpienochenoncistannoneppureglispazi, l’eclettico artista, accompagnato da Filippo Monico alle percussioni e Eugenio Sanna alla chitarra, presenta un lavoro di pura improvvisazione dove ogni attimo sarà unico e irripetibile.
Questa sezione del festival conferma la collaborazione di Piattaforma con il Balletto dell’Esperia di Paolo Mohovich, che ospiterà lo spettacolo ritenuto più interessante nella programmazione della stagione “Palcoscenico Danza 2010-11” da lui curata.

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Martone allo Stabile
Il regista al timone fino al 2011


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on ha neppure cinquant’anni, Mario Martone, regista ed attore di straordinaria esperienza (iniziò a lavorare nel 1979, con la sua compagnia “Falso Movimento, ad appena vent’anni), con un ricco palmares di opere teatrali e cinematografiche e di premi nazionali ed internazionali. La Fondazione Teatro Stabile, presieduta da Evelina Christillin, lo ha nominato direttore il 10 dicembre, e tra qualche settimana sarà già a Torino per insediarsi nella prestigiosa poltrona. La scelta dell’autore di “Morte di un matematico napoletano”, “L’Amore molesto” e “Ritorno ad Alphaville”, e di tanti altri capolavori rappresenta indubbiamente un fatto che ha destato qualche sorpresa ma unanime apprezzamento negli ambienti teatrali torinesi. Ma il neodirettore ha fornito ottime prove anche come organizzatore e manager. Dal 1999 al 2001 Martone ha diretto il Teatro di Roma, e dal 2003 ha fatto parte del gruppo di persone con cui è rinato il “Mercadante” di Napoli, segnalato da una significativa e ricca presenza di giovani talenti. Ha anche trovato anche il tempo di raccontarsi con il libro “Chiaroscuri”, edito nel 2004 da Bompiani.

(m.g.)

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Tullio Solenghi:
“Le mie nozze di Figaro”

Il popolare attore al Teatro Concordia di Venaria


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ccolto con enorme successo a Milano, Genova e Bologna, sbarca ora in Piemonte, al Teatro Concordia (nuova struttura magicamente realizzata dal Comune alle porte di Torino) di Venaria Reale, la splendida e originale “satira del costume” che rappresenta il secondo importante lavoro teatrale derivante dal felice sodalizio tra Matteo Tarasco ed il grande Tullio Solenghi. Ambientata a Parigi,costruita sul rapporto tra “Terzo Stato” e aristocrazia francese, l’opera di Pierre Augustin Caron de Beaumarchais ha affascinato e coinvolto nel tempo tanti illustri studiosi e letterati (tra cui Benedetto Croce e Flaubert) che hanno contribuito alla sua popolarità e sublimi pagine musicali (memorabile quelle mozartiane, divenute davvero melodie eterne e impareggiabili). Il 6 dicembre prima venariese per il bel lavoro di Solinghi, cinquantotto anni, genovese trapiantato a Roma, papà di due bellissime figlie ed, in cui sisembra attingere appunto, al più noto Figaro mozartiano, piuttosto che riferirsi al testo originale di Beaumarchais, che è del 1778, che risulta semplificato e “alleggerito”, per cui la comicità settecentesca, come qualcuno ha osservato, perde soavità ma risulta aritmicamente e narrativamente più “televisiva”. L’aspetto più evidente di questa diversa impostazione delle “Nozze “è la scelta di portare in scena il più orrido simbolo rivoluzionario del tempo: la ghigliottina (accompagnata anche dalle note della Marsigliese), riferimento anche troppo esplicito a “ciò che sarà”. Nel testo tradizionale, scritto vent’anni prima degli eventi così cruenti di Roberspierre e compagni, i temi erano invece il rapporto tra giustizia e società, tra padroni e servi, sul filo della satira e dell’ironia. Perché Figaro? Solenghi è chiarissimo: “Il percorso che mi ha portato ad affrontare, insieme a Matteo Tarasco, le “Nozze” di Beaumarchais prende l’avvio da un interesse mediato attraverso l’opera mozartiana. Quanto di rivoluzionario è rappresentato dalla partitura del genio di Salisburgo trova una perfetta sintonia nella commedia da cui prende spunto, anticipatrice rispetto al tempo in cui venne scritta, di tematiche che di li a poco la Rivoluzione Francese farà proprie”. Essa fa parte di una Trilogia – sottolinea ancora Solenghi – che come primo atto presenta un altro celeberrimo titolo, il “Barbiere di Siviglia”, e come epilogo una meno fortunata “Madre Colpevole”, immersa già a pieno nel clima dello sconvolgimento epocale che era ormai alle porte“. Sempre secondo il popolare attore, “E’ proprio nelle “Nozze” che l’arte del commediografo francese raggiunge il suo apice, e a confermarlo sono stati, nel tempo, illustri estimatori, da Flaubert a Croce”. “La Folle journée” ou “Le Mariage de Figaro”, fu accettata per acclamazione dai membri della Commédie Française e proibita poi da re Luigi XVI per” immoralità”. Nel 1784 la prima rappresentazione e ben sessantuno repliche: un record per quell’epoca, anche grazie al sostegno che all’opera fu dato da Maria Antonietta. I costumi colorati, le parrucche e l’aspetto leggero della commedia consentono all’elaborazione di Marasco e Solenghi di cogliere e percepire emozioni e sentimenti di una famiglia in crisi e di uno spaccato sociale divertente e originale. Oltre al Figaro-Solenghi, il Conte è Roberto Alighieri, la Contessa Roberta Schiavoni e Susanna Silvia Salvatori.

m.g.

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“Profondo rosso” diventa musical
Trionfa al Colosseo l’adattamento di Daverio e Calindri


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ualche omicidio, un pizzico di parapsicologia, una villa finita in cenere ed un assassino insospettabile sono gli ingredienti di una trama ormai celebre, quella del film che Dario Argento girò, proprio a Torino, trent’anni fa. E fu successo: l’opera divenne rapidamente uno dei punti di riferimento del thriller-horror all’italiana, ed ebbe fortuna anche la colonna sonora dei Goblin (le musiche della riduzione teatrale sono ancora di Claudio Simonetti), davvero efficace, dalla melodia martellante ed ossessiva. Dopo tre decenni, l’adattamento teatrale prodotto da Lorenzo Vitali, firmato da Marco Calindri con la direzione artistica di Marco Daverio, con un bravissimo Michel Altieri ed una effervescente Silvia Specchio come protagonisti, ha visto la supervisione accurata di Dario Argento ed è sbarcato, con massiccia adesione del pubblico subalpino, al Teatro Colosseo. L’opera, come si sa, contiene copiosi riferimenti al Grand Guignol: delitti raccapriccianti, la medium, il movente psicologico, il flashback, la decapitazione, il pupazzo che ride... Il Teatro del Grand Guignol, ricavato da una chiesa sconsacrata e inizialmente adibito a spettacoli con marionette, fu fondato sul finire del XIX secolo da Metenier divenne in breve una delle attrazioni più viste: un vero e proprio precursore del cinema horror. Qualcuno, all’uscita, ed un po’ superficialmente, obiettava che nella riduzione c’è meno sangue che nel film. L’adattamento conserva numerosi spunti del telaio originario, ma qui non si è esagerato con gli effetti cruenti, e ciò per una precisa scelta narrativa. “L’opera” – sottolinea Marco Daverio – è per tutti, abbiamo evitato, volutamente, derive morbose e raccapriccianti, fini a sé stesse, privilegiando invece aspetti tragici, emozionali, colpi di scena e la funzione del coro. Sono molteplici le chiavi di lettura: da quella psicoanalitica, ai riferimenti colti alla tragedia greca, alla narrazione con simboli e citazioni esoteriche.” Un altro successo, occorre ribadirlo, per Daverio, che ha lavorato più di un anno all’adattamento e segna un altro importante tassello nel ricco mosaico della sua carriera artistica dopo i successi di “Fame” e di Giamburrasca. Folgoranti alcune scene del musical, in particolare il tip-tap sulle melodie ossessionanti di Simonetti, il commovente leitmotiv del “Funerale ebraico” dell’assassinata, il finale, ricco di suspence e colpi di scena, con l’ottima scenografia e le coreografie sapienti di Stefano Bontempi. Due ore, insomma, di spettacolo originale e raffinato. contemporaneamente un tributo ad un grande regista italiano e l’occasione efficace per inedite proposte narrative e melodiche sul filo di un thriller – horror che può essere apprezzato dal pubblico di ogni età.

Massimo Giusio

Nelle foto: Michel Altieri, Silvia Specchio e Marco Daverio

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Grande successo per il musical “Pinocchio”

 


Eccezionale l’accoglienza torinese al musical che da marzo 2003 continua a mietere successi in tutti i teatri italiani: “Pinocchio”. Un vero e proprio spettacolo “in stile Broadway”, firmato da Saverio Marconi e prodotto dalla Compagnia della Rancia con le musiche dei Pooh.
Ripercorrere la storia del burattino più famoso del mondo è emozionante per il pubblico di ogni genere ed età: effetti speciali stupefacenti, continui cambi di scena, costumi ricercatissimi e super colorati, interpretazione impeccabile da parte di un cast di attori, cantanti e ballerini fuori dalle righe che dimostrano grande professionalità, vigore ed affiatamento.
Manuel Frattini, artista poliedrico con un curriculum da dieci e lode, è un Pinocchio agile e scattante dalla voce d’oro che sa far ridere e intenerire con una carica di energia davvero esplosiva. Angela, interpretata dalla bella Simona Rodano, sfoggia una voce dolce e imponente nello stesso tempo e si muove sul palco con grazia e forte presenza scenica.
Un mix di elementi vincenti, dunque, hanno fatto di questo musical un vero e proprio successo, che il pubblico torinese ha accolto con assoluto entusiasmo e partecipazione.

Le repliche al teatro Alfieri continueranno sino al 10 aprile.
Per ulteriori informazioni si visiti il sito www.torinospettacoli.com.

Valentina Valente

“Pinocchio” al Teatro Alfieri
Intervista a Simona Rodano


Grande attesa per la prima torinese di “Pinocchio”, il più grande musical italiano firmato da Saverio Marconi e prodotto dalla Compagnia della Rancia con le musiche dei Pooh.
Scene ed effetti speciali sorprendenti, spettacolari cambi scena, canzoni emozionanti, coloratissimi costumi e un grande cast di bravissimi performers daranno vita a oltre due ore di spettacolo dal ritmo travolgente.
Dal 30 marzo al 10 aprile al Teatro Alfieri, “Pinocchio” saprà incantare il pubblico di ogni età.
Tra i grandi protagonisti dell’evento la bellissima e bravissima Simona Rodano, che abbiamo avuto il piacere di intervistare.

“Qualunque cosa tu possa fare o sognare di poter fare, incominciala. L’audacia ha in sé genio, potere e magia. Incomincia adesso”. Simona, visitando il tuo sito internet ho avuto modo di leggere questa frase, che credo ti appartenga particolarmente. L’audacia di cui parla Goethe nel tuo caso è stata innanzitutto l’impulso che ti ha spinta a dedicarti al mondo dello spettacolo in maniera “totale”, abbandonando ottime prospettive nel campo della biologia. Quanto ti è costata questa scelta? E soprattutto, quante sono state le soddisfazioni che ne hai tratto?

Ho convissuto per anni con questo binomio fatto di scienza e musica. Non sono la sola nel mondo dello spettacolo. Esistono percorsi di ogni tipo e genere tra cui il mio. La passione per la musica e la recitazione è un virus contratto fin da bambina (tanto per rimanere in tema). Ma anche l'amore per la natura. Il mio è stato un percorso "naturale", dettato da quello che amavo fare, senza forzature. L'audacia e la determinazione credo siano il risultato di un carattere che in parte è congenito e in parte è forgiato dalla vita stessa. Il momento più difficile l'ho attraversato quando, una volta laureata e prima ancora di giungere al concreto bivio musica o biologia, ho deciso di andare a vivere da sola in un piccolo appartamento vicino a P.za Rivoli a Torino. Era l'unico modo per capire meglio che cosa desideravo di più per il mio futuro senza condizionamenti di alcun genere e senza avvertire le preoccupazioni, legittime e capibili, dei miei genitori.Immaginate due genitori che nel giro dello stesso mese si sentono dire prima che vai in America a fare la ricercatrice e poi che hai cambiato idea e che vai a lavorare a Milano in una trasmissione televisiva come cantante. Ho avuto paura, ma sapevo anche che avevo una laurea in tasca e che, pur soffrendo di "Icarite" e di "carpe diem", una rete di salvezza era sempre presente.
Sono passati sette anni da allora, sono soddisfatta e gratificata da questa scelta, lavoro e studio facendo questo mestiere con tutti i sacrifici che comporta.


Scorrendo il tuo curriculum, salta subito agli occhi l’esperienza con Paolo Limiti in televisione. Cosa ti piace del mondo televisivo? E per cosa invece preferisci il teatro?

Quella con Paolo Limiti è stata una vera e propria palestra, preziosissima. Sono contenta di averlo incontrato sulla mia strada. Ricordo quando mi fece cantare per la prima volta come solista nella sua trasmissione: si trattava di una canzone intitolata "Batti batti ciabattino". Non ci potevo credere, in fondo non mi conosceva per nulla. Lavorare nell'Orchestra del M° Righello è stata un'ottima scuola. La "gavetta" porta con sè un grande tesoro, ti equilibra molto ed è la migliore testimonianza del tuo percorso professionale. Col tempo cambia, si trasforma, ma esiste sempre.
Televisione e teatro hanno aspetti tanto comuni quanto estremamente differenti. Posso dire, per esempio, che in televisione spesso i tempi sono brevi, devi essere veloce, efficace, preciso. E' capillare, arriva nelle case della gente. Il teatro ha un margine diverso, tempi diversi, ti chiede di uscire di casa ma in fondo (ricordo quello che mi disse un giorno Limiti quando gli raccontai che avevo ottenuto la parte di Assunta nel film della Th Torrini) "si tratta di lavorare sempre con le emozioni".
Il mondo teatrale risponde subito all'attore o al cantante, tutto è autentico e diretto. Quello televisivo spesso è più allettante perché ti offre notorietà immediata, a prescindere talvolta, purtroppo, dalla qualità. In ogni caso, è importante affinare col tempo e al meglio le proprie capacità per riuscire ad arrivare alla gente. Attraverso la televisione o il teatro, l'obiettivo non cambia e lavoro volentieri in entrambi i casi.

Pinocchio a breve arriverà anche a Torino e tu vestirai i panni di Angela. Come è stato lavorare in un musical che ha fatto tanto parlare di sé, con un cast eccezionale e sotto la direzione di Saverio Marconi?

Non vi nascondo l'agitazione e l'entusiasmo quando Michele Renzullo, produttore della Compagnia della Rancia, mi chiamò nel luglio 2004. Era arrivato il momento di tirare fuori dal cassetto tutto quello che sapevo fare consapevole del fatto che mi aspettava un'esperienza indimenticabile sia dal punto di vista professionale sia umano (è quello che mi disse Saverio Marconi quando arrivai il primo giorno di allestimento a Tolentino ). Mi ritrovo a lavorare con performer che da tempo sono nel mondo del musical, persone con grande talento. E' un vero piacere ed un attingere costantemente da ognuno di loro. I giorni di allestimento con Saverio Marconi e la sua equipe di collaboratori sono stati una sorta di corso accelerato di perfezionamento. Avrei voluto di più, ma per ora non ho avvertito "crampi" il che significa che l'allenamento, seppur breve, è stato efficace.

Il musical come genere è terreno fertile per quelle persone che, come te, hanno grande competenza e professionalità in più campi. Se comunque la possibilità di esprimere più doti artistiche in uno stesso spettacolo è sicuramente appagante, allo stesso tempo ciò comporta grande impegno e dedizione. Cosa ne pensi del musical come genere di spettacolo e come hai saputo affrontare questa sfida?

A partire dai primi musical amatoriali, dai 16 anni ad oggi posso dire che ho sempre amato questa formula completa di fare spettacolo. Gli ingredienti li hai già detti: impegno e dedizione. Le sfide si affrontano volentieri quando al talento naturale unisci lo studio. E' quello che faccio costantemente.

Simona, tu sei di Torino e qui hai mosso i tuoi primi passi nel mondo dello spettacolo. Come sarà tornare nella tua città natale con un impegno importante come Pinocchio? Cosa ti aspetti dal pubblico torinese?

Se devo dirla tutta mi sembra un sogno. Debuttare al Teatro Alfieri dove sono passate le più grandi "Riviste" italiane (periodo in cui avrei voluto anche tanto esserci), incontrare amici di vecchia data, ripercorrere le vie del centro, il Parco del Valentino, è come se si chiudesse uno dei tanti cerchi della vita. Sono molto legata alle mie origini, a partire dai colli del Monferrato dove ho trascorso buona parte della mia infanzia, a Torino dove ho iniziato a fare spettacolo. Impossibile non avvertire quell'onda di ricordi che hai nella città in cui hai vissuto per molto tempo e nella quale si è delineato il tuo futuro. Torino merita grande considerazione, è una città piena di risorse artistico-culturali. E' importante che investa sempre di più sul terziario e sappia sfruttare al meglio e valorizzare le proprie ricchezze. Al pubblico torinese, a partire dai miei genitori, vorrei dire : "andate a teatro!".

Quali sono le tue prospettive per il futuro? Hai già qualcosa in mente?

Sicuramente concludere in questi anni il mio percorso parallelo legato al canto lirico. Ci tengo molto. Alla versatilità in ogni caso, non si comanda. Ho diversi progetti sia sul fronte musicale sia attoriale che sto valutando ed anche un sogno nel cassetto: riguarda un musical nel quale c'è un personaggio che credo essere a me molto vicino... nel frattempo, vi aspetto al Teatro Alfieri!

www.simonarodano.com

Valentina Valente

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