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Gli interessanti appuntamenti al "Circolo dei lettori"

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"I satanisti.
Storia, riti e miti del satanismo
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Un interessante libro del torinese Massimo Introvigne


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el libro “I satanisti. Storia, riti e miti del satanismo” (Sugarco Edizioni), il torinese Massimo Introvigne, direttore del CESNUR (Centro studi sulle Nuove Religioni), conduce un’indagine su un fenomeno delicato e attuale, il “satanismo”, che l’autore intende in senso sociologico come adorazione da parte di gruppi organizzati, tramite pratiche cultuali e liturgiche ripetute, della figura chiamata dai cristiani “Satana” (dal libro di Giobbe, dove il nome “satana” designa un’entità che ricopre la duplice veste di consigliere e servitore, uno strumento di cui Dio si avvale per i propri scopi come, nel caso specifico, sottoporre Giobbe ad una serie di prove che mostrino la saldezza della sua fede) o “Diavolo” (da “diabolus”, nome assegnato per la prima volta da Tertulliano, nel III secolo, all’Angelo del Male, il “signore dalla parola doppia” che, architettando inganni, separa le persone da Dio). Il diavolo è concepito dai Satanisti come ipostasi, personificazione del male, ma anche come simbolo di trasgressione, di rovesciamento dei valori cristiani, riflettendosi nell’immagine di Satana l’ambizione a riformare radicalmente il tessuto sociale secondo i propri principi di riferimento, dall’individualismo estremizzato alla prevalenza del più forte sul più debole.
Per Introvigne il satanismo in senso sociologico (lo si può concepire anche in chiave teologica come etichetta comprensiva di tutti quei movimenti, non necessariamente impostati attorno all’adorazione di Satana, che manifestano disprezzo verso Dio, proponendosi di sostituirsi ad esso e avocandone a sé i poteri di dominio sulla realtà tramite il ricorso a pratiche magiche e occulte) è un prodotto della modernità, che si delinea nelle forme in cui lo conosciamo a partire dal Seicento.
Il sociologo torinese imposta l’opera seguendo un modello di analisi a tre fasi, che rispecchia l’andamento per tappe del fenomeno satanista caratteristico di ciascuna delle tre epoche in cui ne è periodizzata la storia. Esporre brevemente le tre fasi mi sembra necessario per dare una linea di lettura che orienti nell’analisi del testo. Nella prima fase, il satanismo prende forma dalla “subcultura occultista” come versione estremizzata di tendenze e contraddizioni presenti negli stili di vita maggioritari. Nella seconda fase si manifesta la reazione della cultura dominante, che allontana da sé il satanismo, combattendolo come corpo estraneo e rifiutando di vedervi riflessa l’immagine delle proprie contraddizioni. Si mobilitano risorse sociali per combatterlo ma, prestando fede alle figure di “ex adepti” (i cosiddetti “survivors”, sopravvissuti) dalla dubbia attendibilità, si finisce per cadere nell’esagerazione, gettando discredito sulle proprie posizioni e facendo percepire i satanisti come semplici “buontemponi”.
Le ondate di antisatanismo producono, quindi, l’effetto opposto a quello atteso, suscitando una ripresa del satanismo che, al riparo da occhi indiscreti e dall’attenzione dei media, si riorganizza in forme nuove ma attingendo materiale dalle esperienze precedenti.
Questo modello a tre fasi è applicato da Introvigne alle tre epoche del satanismo, la cui analisi è accompagnata da aneddoti curiosi, capaci di mettere in luce quanto questa materia si presti a manipolazioni interpretative. Il primo periodo inquadra le origini del satanismo, tra Seicento e Settecento, quando compaiono i preannunci del satanismo classico ottocentesco. Nei processi per possessione del Cinque-Seicento (che il diavolo possa impadronirsi del corpo d’un uomo è un assunto antico quanto le Sacre Scritture, che enumerano tra gli attributi di Cristo anche la capacità di scacciare i demoni), affiora l’idea che uno stregone possa influenzare la realtà, ricorrendo a pratiche magiche, al punto tale da provocare la possessione d’una persona. In questo caso, l’indemoniata è incolpevole della propria condizione, a differenza della strega, che coscientemente ha stretto un patto con il diavolo per trarne vantaggi materiali, e si salda il concetto di stregoneria con quello di possessione, legittimando l’idea che la stregoneria possa farsi strumento della possessione “indotta” d’una persona ignara e innocente.
Alcuni evidenziano come, già nell’antichità pagana, esistesse il concetto d’una contrapposizione tra divinità positive e divinità negative, crudeli e assetate di sangue, di cui era necessario accordarsi i favori compiendo sacrifici. Una certa venerazione di Satana è riscontrabile anche nella stregoneria tradizionale, che consiste nel compimento di pratiche magiche volte ad assicurare a chi le compie un potere d’influenza diretta sulla realtà che travalica i confini del principio di causalità.
Nella stregoneria tradizionale, d’ambiente contadino, l’esercizio dei poteri è diretto a influenzare altre persone, inducendole a mutare atteggiamento nei confronti del mago, mentre la stregoneria neo-pagana contemporanea, la Wicca fondata da Gardner, propone una trasformazione psicologica del soggetto che compie il rito. Contrariamente al pensiero comune, la neo-stregoneria praticata dai seguaci di Gardner non presenta tratti che possano ricondurla al satanismo perché non v’è traccia di adorazione del Diavolo. Gli effetti perseguiti con le pratiche magiche non sono infatti ottenuti siglando un patto con Satana, come preteso dai nemici della Wicca, bensì entrando in contatto con un campionario variegato di divinità pre-cristiane, che, però, includono anche un Horned god (dio con le corna) dalla sospetta rassomiglianza con l’iconografia medievale del demonio.
Sempre alla prima fase è ascrivibile la codificazione della Messa Nera, impostata attorno al rovesciamento della Messa Cattolica e ad una visione parodistica e insultante di Cristo (rappresentato talora con tratti deformi o animaleschi, come le orecchie d’asino), e il primo caso di satanismo in senso moderno, evidenziato dal processo “La Voisin”, condotto dalla cosiddetta “Camera Ardente” istituita da re Luigi XIV nel 1679 per far luce sulla natura criminale delle pratiche liturgiche celebrate, alla presenza di nobildonne e cortigiane, da Madame Montvoisin, detta La Voisin, una merciaia parigina. Costei mise in scena rituali satanici, diretti alla venerazione del diavolo e conditi da sacrifici anche umani (come dimostrano i casi documentati di ragazzini rapiti per strada e sgozzati sull’altare), per far ottenere alle proprie clienti benefici materiali.
La seconda fase, il cosiddetto satanismo classico, è compresa tra la fine del Settecento e la metà del Novecento. L’idea che il diavolo intervenga nella storia con strategie ben precise si rafforza all’indomani della Rivoluzione francese quando si propongono, in ambienti cattolici, due visioni diverse delle cause che provocarono il sovvertimento dell’Antico Regime, sostituendo alla società semplice, fondata sul consenso diffuso attorno ai valori cattolici, una società complessa e disorientata. La prima visione, sostenuta dal savoiardo Joseph de Maistre, collega la Rivoluzione all’influsso del diavolo ma distingue tra cause contingenti e cause profonde, mentre la seconda visione attribuisce la responsabilità della Rivoluzione ad una congrega di stregoni e satanisti, nella quale si fanno confluire massoni, giacobini, illuminati, che avrebbe diretto gli eventi allo scopo di distruggere il dominio del cristianesimo sulla società, sostituendo a Dio il predominio del diavolo.
Il secondo fatto, responsabile dell’ondata di antisatanismo che si scatenò a partire dagli anni Sessanta dell’Ottocento e che vide come attivisti sacerdoti in odore di eresia quali Vintras e Boullan, è l’affermarsi dello spiritismo come passatempo favorito delle classi alte francesi e inglesi. Anche nello spiritismo di Allan Kardec si vide l’intervento del demonio. Infatti, secondo Gougenot, i fenomeni di evocazione spiritica o paranormali sarebbero dovuti alla potenza del mago, che manipola per fini oscuri il fluido “magnetico o animico”, e, più spesso, all’azione del Demonio, che detta agli spiriti i messaggi da trasmettere al medium, impartendo indirettamente istruzioni per l’organizzazione di una nuova religione e di una nuova Chiesa, quella spiritista, che è, in realtà, una “Chiesa di Satana”. L’idea di fondo è che il diavolo sia sempre rimasto in contatto con l’umanità dapprima attraverso i sacerdoti pagani idolatri e, in età moderna, appoggiandosi a spiritisti e magnetizzatori (seguaci di Franz Anton Mesmer, fondatore del “mesmerismo”).
L’apice dell’ondata antisatanista si raggiunse alla fine dell’Ottocento quando si diede alle stampe un’opera, “il Diavolo nel XIX secolo”, firmata da un tal “dr. Bataille”, uno pseudonimo forse inventato dal massone Leo Taxil per mascherare la vera identità dell’autore, in cui si teorizza l’esistenza di un’Alta Massoneria che sta dietro le logge massoniche e che dirige l’attività di tutte le società segrete del mondo, prendendo ordini dai fondatori del Palladismo, una “vera religione diabolica”, anzi luciferiana, che ha la propria sede organizzativa nel “Vaticano infernale” di Charleston, il cui Papa Nero è Charles Pike. Pike è in contatto costante con Satana, che si manifesta settimanalmente al capo della sua Chiesa, anche attraverso il braccialetto-talismano che Pike porta sempre con sé. La trama è assai complessa ma ciò che preme sottolineare è il tentativo, caratteristico di certi ambienti cattolici o protestanti di questo periodo, di affermare l’esistenza di un collegamento che attesti la natura satanica di tutte quelle organizzazioni percepite come ostili alla Chiesa, dalla Massoneria (condannata da Leone XIII e dal diritto canonico, che vieta la doppia appartenenza del cattolico alla Chiesa e alle Logge) al Mormonismo (ambienti protestanti USA vedono nel libro di Libro di Mormon, che raccoglie le rivelazioni di Dio a Smith, uno strumento satanico), dall’Ebraismo (su questo punto, fioriscono, però, le divisioni interne al fronte cattolico anti-massone perché alcuni vedono nella Massoneria un prodotto del dirigismo ebraico sulla società, altri, come Rosen, lo negano recisamente) allo spiritismo.
La frode intessuta da Leo Taxil, un massone anti-cattolico che si converte pubblicamente nel 1885, pubblicando libri con il proposito apparente di fornire ai cattolici materiale che dimostrasse la natura satanica della Massoneria per poi sconfessare le proprie tesi nel 1897 in occasione della conferenza organizzata presso la Società di Geografia di Parigi, mise in cattiva luce gli anti-satanisti, accusati di aver prestato fede a rivelazioni fasulle.
L’ultima parte del testo di Introvigne fotografa il satanismo contemporaneo, scandagliandone le manifestazione alla luce del consueto modello a tre fasi. Il satanismo si riorganizza attorno alla figura di Anton Szandor La Vey, esponente della controcultura nera californiana, terra di frontiere spirituali, e fondatore della Chiesa di Satana. La tendenza scismatica che segna il destino di molte organizzazioni religiose alla morte dei capi fondatori colpì anche la Chiesa di LaVey, che si scisse in vari tronconi, alcuni dei quali tuttora vitali. Tra il 1980 e il 1994, un’ondata di antisatanismo si abbatté su Stati Uniti e Europa, diretta dai movimenti antisette laici e cristiani, seguita dal consueto schema che prevede l’esaurirsi della forza propulsiva dell’antisatanismo, seguito da una graduale ripresa del satanismo.
Del satanismo contemporaneo si riconoscono quattro forme: il satanismo organizzato, che si dà un’organizzazione poggiante su regole cultuali e liturgiche e su una piattaforma ideologica; il satanismo “acido” o giovanile, che vede nell’adorazione di Satana lo specchio della volontà di ribellione all’ordine sociale ed è una scimmiottatura del primo; il satanismo legato alla perversione sessuale, che usa l’ideologia satanista come pretesto per adescare le vittime; il satanismo praticato dalla malavita organizzata d’area sudamericana legata al traffico di droga, che pensa di propiziare il buon esito delle operazioni criminali mescolando cerimonie sataniche a ritualità tipiche della religione sincretistica cubana (la Santeria) o messicana (Palo Mayombe).
La pericolosità del satanismo organizzato non è tanto in sé quanto nell’essere modello e fonte di comportamenti criminali. Si pensi al caso lombardo delle Bestie di Satana, al caso messicano di Constanzo, un trafficante di droga che, con la consulenza tecnica dell’amante, Sara Aldrete, studiosa di antropologia, celebrava riti satanici sacrificando giovani americani fatti bollire in un calderone (detto “nganga”), o ancora il caso dei gruppi musicali black metal scandinavi che, inneggiando al demonio e propagando un messaggio fondato sul sovvertimento dell’ordine costituito, si resero responsabile della devastazione del 50% delle chiese di legno norvegesi.
Un testo complesso, che merita un approccio attento, meticoloso e ponderato, di cui ho inteso fornire alcuni possibili criteri di orientamento ad uso del lettore.

Paolo Barosso

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Napoleone
Un rivoluzionario alla conquista dell’impero


Il Napoleone descritto mirabilmente da Guido Gerosa è senza dubbio uno dei grandi della storia che più ha diviso gli storici sia della sua epoca che successivamente. Figlio della Rivoluzione Francese che difese con abilità e coraggio, ne decretò la morte quando si accorse che ormai nessuno gli poteva resistere e che i francesi avevano dimenticato gli ideali rivoluzionari anche in virtù del comportamento sanguinario di molti dei capi giunti al potere. Ciò non dimeno seppe mobilitare l’opinione pubblica transalpina e spingerla a proseguire nella politica espansionistica che aveva animato i francesi e li aveva spinti ad esportare i principi rivoluzionari prima in Italia e poi negli altri stati europei confinanti. Generale abile e fortunato, spesso sfidò il fuoco nemico tra i suoi veterani della vecchia guardia, ma fu accusato di aver abbandonato i suoi soldati in almeno due occasioni, la sfortunata campagna d’ Egitto, e durante le ultime fasi della campagna di Russia. In entrambi i casi la sua presenza non avrebbe mutato le sorti dei suoi uomini, ma forse avrebbe cambiato i destini dell’Europa. E’ infatti innegabile che le sue capacità di organizzare e gestire le attività di uno stato non sarebbero emerse se si fosse arreso con i suoi uomini. Non avremmo avuto quel codice napoleonico, che rappresenta ancora oggi uno degli esempi più rilevanti del diritto, e non avremmo avuto un esempio che fu seguito nel ‘900 da dittatori e stati democratici di organizzazione ed efficienza. Uomo di aspetto modesto, nato in Corsica da famiglia di origine italiana, amò alla follia Josephine Beauharneis ricevendone in cambio tradimenti continui, e fu amato da molte donne tra cui spicca la polacca Maria Walewska che gli dette un figlio. Inizialmente rispettoso dei nemici vinti e degli avversari politici, in seguito divenne sempre più propenso alla violenza e non si fece scrupoli di far rapire e condannare a morte il duca d’Enghien fautore della restaurazione dei Borboni in Francia. Nelle oltre 500 pagine di questo libro troverete non solo la vita di questo grande uomo, che commise errori anche grossolani quali la gestione della guerra nella penisola iberica, ma ebbe geniali visioni che si avverarono solo dopo quasi due secoli, ma anche di molti personaggi che gli vissero accanto o che gli furono acerrimi nemici.

Guido Gerosa, giornalista, negli anni Sessanta inviato speciale per “Epoca” e l “Europeo”, è stato direttore di “Epoca” e vicedirettore del “Giorno”. Senatore della Repubblica dal 1987 al 1992 ha scritto numerosi saggi, per lo più di carattere storico, tra i quali le biografie di Carlo V, Garibaldi, Churchill, Nenni, J,F, Kennedy.

Silvio Cherio

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“Io mi chiamo…”
Nasce il dizionario dei cognomi piemontesi


P
erché un dizionario sui cognomi piemontesi? La risposta è semplice: non è mai stato scritto sino ad oggi. Peraltro, i pochi testi reperibili in materia si riducono a raccogliere cognomizzazioni relative a spicchi di territorio o si rivolgono a gruppi etnici (vedi le
famiglie valdesi e quelle ebree) o a una sparuta schiera di cognomi tipici. Su scala nazionale, i prodotti esistenti si rifanno peraltro ai grandi ceppi legati alla toponomastica e all'onomastica, tralasciando di fatto quei cognomi che attingono dalla tradizione contadina, il più delle volte attraverso il dialetto. In nessuno di questi volumi troveremo, così, cognomi del tipo Pautasso o Mautino, Tarello o Barotto, Nivolo o Goitre. Su queste basi è nata l’idea il giornalista Piero Abrate ha deciso di realizzare “Io mi chiamo…” edito da Abacus Edizioni. Cinque anni di studi e di ricerche lo hanno portato a raccogliere quasi 4.500 cognomi, ognuno dei quali vanta in Piemonte un ceppo radicato e predominante, o addirittura unico e senza precedenti in altre regioni italiane. Di ogni voce l'autore ha analizzato l'etimologia, gli eventuali precedenti storici e nobiliari, i personaggi celebri che hanno dato lustro al cognome, così come la diffusione geografica, i ceppi predominanti e le frequenze anagrafiche. Un lavoro unico e senza precedenti che, presentandosi come un vero e proprio dizionario, va a colmare un vuoto storico e letterario.
Di fatto - spiega Abrate - ho voluto proporre, attraverso una rilettura in chiave etimologica, storica e di diffusione sul territorio, quei cognomi che hanno caratterizzato dal Medioevo ad oggi l'evolversi delle famiglie piemontesi, anche attraverso i flussi migratori dalle campagne al capoluogo”.
Il volume sarà in tutte le librerie del Piemonte a partire dagli inizi di novembre 2009 e dal 20 ottobre in vendita in Internet. L'editore d'accordo con l'autore ha deciso di devolvere il 20 per cento del prezzo di copertina delle copie prenotate sul sito www.abacusedizioni.com a favore del Comitato Aiutiamo Roberto, costituito la scorsa primavera a Settimo Torinese perraccogliere fondi a favore del piccolo Roberto Gigliotti, affetto da paralisi cerebrale infantile.

Piero Abrate è nato nel 1955 e vive a Torino. Giornalista professionista, ha lavorato a
Stampa Sera e La Stampa dirigendo poi il mensile a diffusione nazionale La Mia Auto,Torino Sera, uno dei primi quotidiani free-press in Italia, e il settimanale La Nuova. E’anche docente di giornalismo all’Università Popolare di Torino. E' autore di numerosi
volumi sulla storia e le tradizioni locali. Nel 2005 ha scritto per Servizi Editoriali di Genova “Il Piemonte del crimine”.

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Un breve racconto del nostro collaboratore Claudio Raineri
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Gemellaggio con Tau Ceti & Epsilon Eridani

Qui è Cambiano, piccolo paese del Pianeta Terra. Lontani abitanti di Tau Ceti e di Epsilon Eridani rispondete, rispondete…
Non siamo ancora in grado di collegarci con voi perché siamo piccoli uomini, tecnologicamente arretrati, schiavi della forza di gravità, fallibili, deboli, egoisti, egocentrici e dopo molti millenni non abbiamo ancora smesso di accapigliarci, di odiarci. Non sappiamo ancora che ruolo abbiamo nell’universo anche se giriamo intorno al Sole. Ci illumina la Luna e la nostra straordinaria volta celeste piena zeppa di meravigliose costellazioni ci lascia quasi indifferenti. Facciamo parte tutti quanti della Via Lattea, la nostra galassia, che conta cento miliardi di stelle più una cinquantina di miliardi di pianeti che si perdono nell’immensità cosmica, sconosciuta e misteriosa.
Fino a poco tempo fa eravamo talmente presuntuosi e convinti di essere gli unici esseri presenti sulla scena universale perché non conoscevamo a fondo i progressi dell’astronomia, della chimica, della fisica e della biologia che finalmente non escludono più l’esistenza di altri esseri intelligenti come sicuramente potreste essere voi, per adesso, misteriosi abitanti di Tau Ceti e di Epsilon Eridani che fate parte delle 41 stelle alla nostra portata dove potrebbe fiorire una vita planetaria. Analizzando diverse meteoriti che periodicamente piombano sulla Terra dallo spazio, si sono trovate sostanze chimiche simili a quelle legate al sorgere della vita, presenti sul nostro pianeta. Tutte le analisi confermano che gli stessi processi evolutivi avvenuti qui, sono avvenuti anche altrove e la ricerca scientifica e planetaria un giorno dimostrerà che non siamo gli unici. Nelle notti serene riusciamo a vedervi brillare e chissà quando e in che modo saremo in grado di stabilire un emozionantissimo contatto con voi.
La vita come la conosciamo oggi ha tre esigenze fondamentali: una stella analoga al Sole che distribuisca luce e calore, un’età planetaria pari almeno a cinque miliardi di anni, un’atmosfera simile alla nostra; ed ecco che il conto che fanno gli scienziati prevede l’esistenza da cento milioni a cento miliardi di pianeti abitati nell’universo che conosciamo anche perché i processi chimici terrestri sono continui ed estesi all’intero cosmo. In alcuni di questi mondi potrebbero esserci degli esseri superiori che da chissà quanto tempo, aspettano pazientemente un contatto e una risposta ai loro segnali che non riusciamo ancora a captare.
Affermare che esiste la vita nello spazio è una cosa, riuscire a collegarsi con essa é molto più difficile; oggi sembra ancora impossibile, domani, sicuramente, si avvererà il grande sogno fantascientifico dell’’umanità.
Cari amici di Tau Ceti e di Epsilon Eridani, vi scrivo da Cambiano, piccolo paese della Provincia di Torino, distante 112 mila miliardi di chilometri, l’equivalente di 11,8 e 10,8 anni luce! Chissà quando riceverete questa intergalassica-e-mail.... Io la butto nello spazio sperando che riusciate ad intercettarla con le vostre avveniristiche tecnologie…e che un giorno possiate raccontarci la vostra storia.
Ed ecco come vi descrivono i nostri astronomi, gli scienziati che passano le notti a studiare la volta celeste e che ormai vi conoscono molto bene:
“Tau Ceti è una stella” vicina “alla Terra, visibile ad occhio nudo. Fa parte della Costellazione della Balena e impiega 31 giorni a compiere il suo processo di rotazione. Rassomiglia moltissimo alla sua vicina Epsilon Eridani, considerata la sorella. Pure lei, nelle notti stellate è chiaramente visibile a occhio nudo e fa parte della costellazione dell’Eridano. E’ la terza stella più vicina alla Terra visibile senza l’aiuto di un telescopio. Ruota su se stessa in 11 giorni ed ha una vita stimata di qualche decina di miliardi di anni con due pianeti che le orbitano attorno e che portano il suo stesso nome con le sigle b e c. Poiché é la “single” più vicina e simile al sole, è spesso protagonista in molti libri di fantascienza”.
Ci sono serie possibilità che i processi evolutivi avvenuti sulla Terra, siano avvenuti anche da voi che magari ci abbiate già mandato dei segnali con trasmittenti molto più potenti delle nostre che possono esserci sfuggiti per pochi minuti, per giorni, per secoli, per ere geologiche anche perché i nostri radio telescopi sono in funzione da pochi lustri e chissà come si fa per stabilire un contatto e con quale lingua ci si potrebbe capire, magari iniziando dai preliminari scambiandoci simboli scientifici come le coordinate di un semplice quadrato o la tabella periodica degli elementi chimici. Si potrebbe iniziare con un sillabario televisivo, con parole accompagnate da immagini. Con gli attuali mezzi a nostra disposizione, possono passare anche cento anni prima che i messaggi compiano il viaggio di andata e ritorno.
Molti scienziati del nostro pianeta consigliano la massima prudenza prima di instaurare qualsiasi tipo di rapporto con Voi perché sono convinti che si finisca per essere colonizzati e diventare una specie di “collaboratori cosmici” alle vostre dipendenze. Secondo me il rischio è tutto vostro perché se vi capitasse di scendere giù da noi, e chissà che non l’abbiate mai fatto, ve ne succederebbero di tutti i colori. E non è per il momento il caso di spaventarvi. Il piacere di ricevere un messaggio, di sentire come parlate, di capire chi siete, come vi riproducete, se provate le stesse gioie e gli stessi dolori che proviamo sulla terra, se discendete dallo stesso nostro Creatore che nella notte dei tempi, in principio fece dal nulla il cielo e la terra, poi la luce e il firmamento, tutti gli animali e infine l’uomo, il maschio e la donna, la femmina. Chissà come saranno carine le vostre!
Il nostro Creatore, secondo le Scritture, che sono testi sui quali si basano le più importanti religioni praticate sulla Terra, il primo uomo lo chiamò Adamo e lo collocò con la sua compagna Eva, che ricavò dal suo costato, nel Paradiso terrestre, un luogo di perfetta delizia, situato ad Est della Palestina in una regione ricca di acque, di splendida vegetazione tra cui gli alberi della vita, della scienza, del bene e del male, con animali pacifici dove tutti vivevano felici nell’abbondanza. Da questo luogo furono poi cacciati per disobbedienza e arroganza e costretti a guadagnarsi da vivere sul resto della Terra, senza privilegi, con tutti i loro discendenti, tra i quali ci siamo pure noi. .
E’ molto probabile che da molto tempo abbiate inventato dei canali di osservazione con la Terra e
siamo convinti che dalla vostra lontanissima costellazione riusciate a sentirci e a vederci perfettamente e proprio per questo, conoscendoci bene, non facciate nulla per allacciare incontri ravvicinati con noi.
Noi siamo persone molto strane, spesso pericolose; anche il nostro Creatore che ci ha fatti a sua immagine e somiglianza, dopo averci cacciati dal Paradiso, ha poi dovuto sacrificare invano suo figlio sulla Terra per cercare di salvarci.
Qui da noi si pratica ancora la guerra, forse una parola a voi sconosciuta, che vuol dire usare mezzi e armi micidiali capaci di distruggere l’intera umanità, che in moltissimi casi non ha abbastanza da mangiare, acqua da bere e medicine per curarsi.
In molte zone della Terra, si potrebbe vivere bene perché ci sono case confortevoli, riscaldate, con acqua corrente, servizi igienici e concrete possibilità di lavoro, che è un modo per esercitare le forze del corpo e della mente, facendo un mestiere o una professione ottenendone in cambio un adeguato compenso in denaro, che è una merce legale di scambio tra gli uomini. Su quasi tutto il nostro pianeta è possibile spostarsi in automobile che è una piccola navicella con quattro ruote, che non vola, spinta da un motore che brucia benzina, un idrocarburo, che si trova nel sottosuolo terrestre. Guidata da un pilota, può portare almeno quattro persone e viaggiare su delle speciali piste dette autostrade. Con l’aeroplano che é una brutta copia di una vostra navicella spaziale, possiamo volare in poche ore da un capo all’altro del mondo. Un’altra grande conquista è quella del telefono che è un piccolo apparecchio che collegato ad una speciale rete e oggi anche con l’aiuto dei satelliti artificiali, ci consente di parlare con persone residenti in quasi tutte le parti della Terra e chissà che un giorno non si riesca ad arrivare lassù da voi.
La vita media sulla Terra è di circa 70 anni ed è molto facile ammalarsi perché molto spesso il nostro corpo subisce delle alterazioni. In questo caso ci sono gli ospedali che sono i luoghi dove degli specialisti chiamati medici, ci curano con i farmaci che sono sostanze ricavate dalla natura, o con interventi operatori usando degli speciali attrezzi.L’uomo e la donna, per la continuità della specie umana, generalmente si sposano e si uniscono per dare luogo ad una famiglia. Congiungendo poi i loro organi sessuali, dopo nove mesi potranno far nascere un piccolo uomo o una piccola donna che vedrà la luce uscendo dalle viscere della femmina che, diventando “mamma” nei primi mesi potrà nutrirli col latte prodotto dal suo corpo. La famiglia a questo punto sarà composta dall’uomo, il padre, la donna, la madre e dai figli che vivranno insieme nella loro casa. Oggi sulla terra siamo più di 6 miliardi di persone! Pochi raggi di un anno luce sarebbero sufficienti per scaldarci ed illuminarci tutti quanti!
Per voi la parola anno potrà sembrare sconosciuta. Per noi si tratta del periodo di tempo impiegato dalla Terra a compiere un giro attorno al Sole e dura 365 giorni, 5 ore e 49 minuti e dieci secondi.
I giorni, le ore, i minuti e i secondi, sono le nostre unità di misura del tempo. Il periodo di rotazione diurna della Terra dura 24 ore Inizia con il sorgere del sole e termina con il suo tramonto che darà origine alla notte che è il periodo riservato al riposo ed il momento che voi preferite per le vostre esplorazioni.
Fin dall’antichità, sulla Terra, si sono regolarmente verificati nei posti più impensati degli eventi straordinari che fanno pensare a rapporti sempre più ravvicinati con voi. I nostri scienziati continuano ad etichettarvi come alieni a bordo di non ancora ben identificati oggetti volanti.
Dalle tracce scoperte in antichi templi, su manufatti trovati in caverne, negli scavi archeologici, nei libri sacri e nelle scritture dei Profeti c’è sempre qualche avvistamento di oggetti volanti risalenti ai tempi biblici e prima ancora nei testi sacri dell’India e dei paesi dell’America del Sud.
Antiche cronache raccontano di fenomeni celesti, inspiegabili e misteriosi e di incontri con esseri straordinari in arrivo su carri di fuoco…
Probabilmente voi siete i nostri fratelli maggiori; molto evoluti e progrediti e dotati di una straordinaria forma di vita e di intelligenza, completamente al di fuori del nostro piccolo pianeta. Quando arrivate sulla Terra viaggiate su dei fantomatici dischi volanti che le nostre autorità volutamente non riconoscono, forse per non seminare panico tra la popolazione.
Di recente, gli astronauti americani, i primi nella storia dell’umanità a scendere sulla Luna e i cosmonauti sovietici, vi hanno visti nello spazio viaggiare affiancati alle loro navicelle ed ecco una straordinaria testimonianza rilasciata dall’americano Gordon Cooper :
“Io credo che questi veicoli extraterrestri e i loro equipaggi visitino questo pianeta provenendo da altri pianeti, che ovviamente sono tecnologicamente più progrediti della Terra. Penso che dovremmo avere un programma coordinato ad altissimo livello per raccogliere ed analizzare scientificamente i dati provenienti da tutto il mondo circa ogni tipo di incontro, e per determinare quale sia il comportamento migliore da assumere per fronteggiare amichevolmente questi visitatori. Probabilmente dovremmo dimostrare che abbiamo imparato a risolvere i nostri problemi pacificamente, invece che con la guerra, prima di essere accettati come membri pienamente qualificati del consesso universale.
Quest’acettazione avrebbe possibilità spaventose di far progredire il nostro mondo in tutti i campi. In quest’evenienza mi sembra che le Nazioni Unite abbiano un interesse ben preciso nel trattare propriamente questo argomento. (Gordon Cooper astronauta NASA, l’ente spaziale americano..
Così dice di voi Gennai Strekalov, per due volte astronauta ed Eroe dell’Unione Sovietica: “Ci siamo visti venire incontro un corpo luminoso che ci ha incrociato in direzione opposta alla nostra stazione spaziale MIR. Come una palla di fuoco. Era una fonte di luce cangiante, irridescente. Ricordava un po’ le luminarie di un albero di Natale. Era sferica, o sferoidale. L’avvistamento è durato 7 secondi, direi, e meno di dieci. Era un oggetto che non sono stato in grado di identificare e non avrebbe dovuto essere dov’era…”
Il 24 luglio 1994, Buzz Aldrin, astronauta NASA e conquistatore della Luna, a venticinque anni dallo sbarco, rilasciò questa straordinaria dichiarazione:”Un UFO (Oggetto volante non identificato) c’era con noi… Poco dopo aver lasciato il campo gravitazionale della Terra diretti alla Luna, tutti e tre, Neil Armstrong, Mike Collins e io, vedemmo apparire nell’oblò un oggetto luminoso che ci seguiva a distanza…. Ne informammo Houston, la base. Pensammo fosse l’ultimo stadio del Saturno 5, il missile che ci aveva lanciato, ma i conti non tornavano. Non poteva essere neppure la sonda robot lanciata dai sovietici per batterci almeno simbolicamente nella corsa alla Luna, perché era più avanti di noi. Che cos’era? Non lo so, non lo scoprimmo mai. L’oggetto ci accompagnò per molte ore poi scomparve…”
L’inizio degli avvistamenti di oggetti provenienti dallo spazio iniziò nel mese di luglio del 1947 nel New Mexico nella cittadina di Roswell dove moltissimi abitanti videro sfrecciare verso le ore 21,50, durante un furioso temporale, un grande oggetto luminoso a forma elicoidale come due piatti rovesciati che procedeva ad altissima velocità dopo essere stato colpito da un fulmine per poi andare a schiantarsi verso la Piana di S,.Augustin a Ovest di Socoro.
Il giorno seguente il “Daily Record” (foglio quotidiano, da noi chiamato giornale, dove si registrano le cose notevoli che accadono.) comunicava ai suoi lettori che nei pressi di Forth Worth, nel Texas… erano stati recuperati i corpi di quattro umanoidi … il relitto fu trovato a 75 miglia a Nord ovest di Roswell… i quattro corpi furono eiettati fuori dall’oggetto volante poco prima dell’impatto col terreno e furono trovati in stato di decomposizione e danneggiati da animali predatori.
Un'altra testimonianza di un ingegnere Barney Barnett di Socoro recitava così: Lavoravo come ingegnere per il governo federale nella zona delle Pianure di Magdalena, ad Ovest di Socoro, e una mattina fui colpito da un bagliore emanato da un grosso oggetto metallico che doveva essere caduto durante la notte. Mi avvicinai…era a forma di disco, largo da sette a nove metri. Notai i corpi sul terreno e pensai ce ne fossero altri all’interno dell’oggetto; sembrava fatto di acciaio inossidabile opaco e si era spaccato aprendosi completamente per una esplosione o per l’impatto col terreno. I corpi a terra somigliavano agli esseri umani, ma non lo erano… teste tonde… occhi
piccolissimi molto distanti tra loro… privi di capelli… il cranio molto grosso rispetto al corpo… abiti di un solo pezzo di colore grigio, nessuna cerniera lampo o cintura. L’oggetto venne recuperato dai militari e portato via a bordo di un grosso camion….
L’autopsia dei corpi (sulla Terra, in certi particolari casi, per risalire alle cause della morte, viene sezionato il corpo del defunto) secondo indiscrezioni fornite da prof.Weisberg, docente di fisica in una università della California, forniva il seguente reperto: normali corpi umani di taglia piccola. La descrizione della cabina: sulle pareti o pannelli caratteri di un linguaggio sconosciuto… non si capiva come venisse pilotato.
Un altro caso inquietante si verificò nel mese di agosto del 1952 a Pueblo nel Colorado quando il dirigente di una radio locale (la radio è l’invenzione che un giorno ci permetterà di entrare in contatto con voi.) Joseph Roher, dichiarò alla stampa che il Governo USA aveva recuperato i rottami di sette UFO precipitati, tre dei quali caduti in Montana.Uno dei piloti, catturato in una località californiana, sarebbe stato tenuto in vita per due anni prima di morire. Un altro alieno nel mese di marzo del 1960 atterra a New Palz, nei pressi di New York con altri due piccoli colleghi. Viene catturato dopo l’atterraggio mentre gli altri due riescono a decollare e fuggire. Anche questa volta il prigioniero, affidato ai servizi segreti morirà 28 giorni dopo.Altre fonti confermano che molti cadaveri di alieni, precipitati in varie località della Terra, sarebbero conservati nelle basi americane con i relitti delle loro navicelle, a fini scientifici e nel più assoluto riserbo.
Da parecchi anni, specialmente in Inghilterra, si verificano stranissimi fenomeni che spesso creano sconcerto tra la gente.Compaiono misteriosi cerchi su prati e campi coltivati a grano che formano grandi motivi geometrici di una perfezione incredibile, dapprima cerchi singoli, relativamente piccoli, poi a partire dal 1985 cominciano a diventare gruppi compositi a dozzine e a centinaia, contemporaneamente a segnalazione di oggetti misteriosi non identificati che ruotano nel cielo, prima, dopo e durante le apparizioni. Il tutto cominciò in una notte di agosto nel 1972, quando dopo l’avvistamento di un UFO, un energia sconosciuta impresse sul terreno lo stampo della sua forma. Gli studiosi di questi fenomeni. dicono che probabilmente questo è un modo usato da voi extraterrestri per annunciare un imminente arrivo sulla Terra.
Ci sono parecchi filmati (documenti che riproducono la realtà) che riprendono piccole sfere di luce mentre sorvolando i campi di grano, disegnano dei cerchi. Sono piccolissime entità intelligenti che stanno eseguendo con estrema precisione il loro lavoro che spesso si rifà ad antiche simbologie universali o a precise relazioni matematiche, numeri o date. Gli esperti che seguono queste straordinarie manifestazioni, sostengono che analoghi segni si trovano nell’alfabeto degli indiani Hopi, degli aborigeni australiani, dei Dogan africani, tutti quanti concordi nel sostenere e difendere la Madre Terra, afflitta dall’inquinamento, dal crollo delle costanti ambientali, dal cambiamento delle stagioni. Non deve più stupirci il continuo aumento di questi fenomeni, diversi da nazione a nazione, specifici per ogni cultura. Dapprima richiamano l’attenzione, poi passando il tempo diventano più elaborati costringendoci a capire a ad interpretare i messaggi, spesso tra l’incredulità generale e il completo riserbo delle autorità che sanno ma non parlano.
E adesso cari amici di Tau Ceti e di Epsilon Eridani, vi raccontiamo di un clamoroso caso di “Abduction” termine scientifico usato dagli ufologi per descrivere un rapimento perpetrato da entità animate e sconosciute in una zona del Piemonte (Regione nell’Italia NO) da parte degli occupanti di un UFO atterrato in una notte sull’aia di una cascina (spiazzo di terreno piano e liscio presso le case dei contadini) del Roero, la famosa zona vinicola dove si produce un famoso vitigno detto Nebbiolo dal quale derivano altri vini pregiatissimi come il Barolo, il Barbaresco l’Arneis, il Barbera e la Bonarda, poi pesche, fragole, nocciole, asparagi e tartufi di grande qualità. (prodotti famosi ed esclusivi di questa zona, ricercatissimi dai buongustai.)
Che notte quella notte del 1950! Fiorino Manera viveva sulla punta di una collina in uno dei paesini sperduti della “Provincia Granda”, nella piccolissima “Frazione Anime”!
Era l’ultimo di una famiglia di ex vignaioli, quasi tutti inurbati a Torino in cerca del posto sicuro in fabbrica. Vide partire ad uno ad uno i suoi fratelli per la città. Sarebbero poi tornati a trovarlo raramente con mogli e figli. Ormai cittadini a tutti gli effetti.
La sfortuna lo perseguitò fin dalla tenera età. Durante una trebbiatura del grano finiva nell’imballatore (macchina agricola che lega la paglia) dal quale ne usciva praticamente a pezzi e per il grande spavento con la favella roca e cavernosa.
Era appena guarito quando cadeva nel grande mastello pieno di cenere e acqua bollente del bucato e solo l’intervento del cane da pagliaio della cascina detto “Paris”, contribuiva a metterlo in salvo. (Il bucato, nelle campagne, per lavare i panni si faceva con acqua bollente e cenere.)
Dopo tre mesi di ospedale, Fiorino tornò a casa con le gote e le braccia (parti del viso e del corpo) irrimediabilmente ustionate.
Questo inconveniente gli precluderà per sempre l’assunzione in una famosa fabbrica di auto n.d.a) nonostante le raccomandazioni (qui da noi è un modo per ottenere favori da qualcuno in modo illegale n.d.a) del parroco (religioso che cura le anime e la chiesa del paese. nda.) e del sindaco (la persona eletta dai cittadini per amministrare il Comune n.d.a)
Le poche ragazze rimaste nella frazione non lo degnavano di uno sguardo e neanche l’ultimo sensale di matrimoni il “bacialé” (in campagna il bacialé, di mestiere, combinava i matrimoni n.d.a) Gasperino Bella, era riuscito a rimediargli uno straccetto di moglie.
Si rassegnò alla solitudine, specialmente dopo la morte del vecchio padre, l’ultimo patriarca, col quale, nella bella stagione, dopo la dura giornata di lavoro, cenava sotto un antico albero di albicocche e d’inverno al calduccio nella grande stalla a parlare di brente e di potature. (La brenta è una bigoncia a forma di cono rovesciato nella quale si caricavano sulle spalle i grappoli d’uva durante la vendemmia (quando si raccoglie l’uva matura) e misura mezzo ettolitro (50 litri) di vino, (il litro è un’unità di misura per i liquidi e corrisponde a un decimetro cubo; la potatura è una tecnica per tagliare ad arte i rami delle viti per ottenere grappoli abbondanti e saporiti n.d.a)
Era giovane e forte, pieno di iniziative e di progetti. Alla Fiera di Verona (città del Nord-Est dove si svolge ogni anno un importante mercato di macchine agricole n.d.a), trovò l’occorrente per trasformare con moderni macchinari la sua vecchia cascina.
Incominciò con la Compagnia Elicotteri (l’elicottero è una macchina volante con eliche giranti in senso inverso n.d.a) che iniziò a spargergli dal cielo, sui filari, il solfato di rame (ossido di rame, disinfestante, indispensabile per coltivare la vite n.d.a).Sul vecchio gioco da bocce dove la domenica si giocava con palle e pallini di legno, nacque la pista di atterraggio; la stalla (luogo chiuso e coperto dove vivono cavalli, buoi, mucche e vitelli n.d.a) diventò un salotto. Pulita, ordinata con i più famosi esemplari delle razze bovine del Piemonte.
Dopo estenuanti trattative con un suo coscritto (coetaneo, nato nello stesso anno n.d.a) riuscì a farsi vendere le venti giornate di bosco (la giornata è una misura di superficie usata in Piemonte ed equivale a 38,10 are n.d.a) che confinavano con i suoi terreni.
In pochi anni era in funzione la più bella vigna dei Roeri e il vino a super denominazione di origine controllata e garantita andava letteralmente a ruba.(termine in uso sulla Terra quando un prodotto incontra il favore dei compratori n.d.a)
Fiorino faceva sempre fatica a parlare e quando cambiava la luna (il tempo delle varie fasi lunari n.d.a) le guance gli bruciavano fastidiosamente.
Da un po’ di tempo, come tramontava il sole, sentiva strani rumori sul pagliaio e sul fienile(luoghi dove di deposita il foraggio per gli animali n.d.a.)
I galli e le galline (volatili con cresta, becco, piume dai colori vivaci n.d.a), starnazzavano agitatissime come se qualcuno le inseguisse per acchiapparle; i vitelli (figli del toro e della vacca n.d.a) e gli altri animali si slegavano dalle mangiatoie della stalla e fuggivano spaventati.
Paris, il vecchio cane della cascina, si nascondeva tra le balle di paglia e non dava più segni di vita.
Al mattino mancavano all’appello, molte galline.(le galline, le femmine e i galli i maschi sono chiamati animali da cortile n.d.a). Le superstiti si ammucchiavano in un angolo sotto la grande tettoia, (copertura sostenuta da pilastri per riparare attrezzi ed animali n.d.a); molte erano spennacchiate e rifiutavano il pastone (mangime a base di crusca n.d.a.) Non facevano più le uova. (le uova escono dal corpo delle galline e sono a forma rotondeggiante, molto gustose e nutrienti. Possono essere fecondate dal maschio, il gallo. Dopo che la gallina le avrà covate, scaldandole col suo corpo, nasceranno piccoli galli e piccole galline detti pulcini n.d.a.).
In cantina, molte bottiglie (vasi di vetro di forma cilindrica. sigillati per conservare i vini n.d.a.) pur conservandosi intatte, risultavano incredibilmente vuote. Erano spariti l’aglio, le cipolle, le patate da semina (aglio e cipolle sono piante della terra da condimento come le patate che sono tuberi e si mangiano cotte n.d.a.) una vecchia bicicletta (mezzo di trasporto a due ruote uguali mosso da pedali girevoli n.d.a.) di suo padre, una “Edoardo Bianchi”.(famosa marca italiana di biciclette n.d.a.)
Mancavano pure molte viti (arbusti rampicanti che danno l’uva dalla quale si ricava il vino n.d.a.) dai filari (le viti allineate nel loro campo che danno origine alla vigna n.d.a.) e nell’orto (pezzo di terreno dove si coltivano erbe e frutti n.d.a.) si vedevano delle strane orme.
Per molte notti Fiorino restò di guardia dall’abbaino del solaio (piccola finestra sopra i tetti n.d.a.). Di lassù si dominava tutto il vallone dove un tempo c’era il bosco (estensione di terreno coperta da alberi n.d.a.). Lontano si vedevano le luci di Canale e di Alba (Centri agricoli-commerciali della bassa Langa n.d.a.) e ogni tanto degli strani bagliori, come lampi di fulmine, silenziosi ma terrificanti.
E finalmente successe il fattaccio. Arrivò leggero e silenziosissimo sulla pista degli elicotteri uno dei vostri strani oggetti volanti che noi qui chiamiamo UFO, oggetti volanti non identificati.
Fiorino si ricordava benissimo quando ai tempi delle “Brigate Garibaldi” (erano gli anni dell’ultima Guerra Mondiale n.d.a.) gli Americani e gli Inglesi facevano lanci per gli alleati dai loro aeroplani con i paracadute (congegni che si aprivano a forma di ombrello per scendere lentamente e senza pericolo anche da grandi altezze n.d.a.) e, proprio in una notte di luna piena, se ne erano posati due sull’aia della cascina. I “Garibaldini e i Badogliani” (così si chiamavano i partigiani che combattevano una guerra chiamata “La Resistenza”; ma questa è una storia difficile da spiegarvi adesso… n.d.a.) pur essendo alleati, l’avevano quasi fatta a schioppettate per impadronirsi di quei grossi sacchi neri pieni di armi e di viveri.
Purtroppo la realtà era completamente diversa. La navicella era simile ad una grossa “Carera” (tipo di botte usata nelle cantine del Roero per depositare il vino n.d.a.). Era trasparente e piena di luci colorate.
Quando si aprirono gli sportelli, apparvero dei personaggi molto strani. Subito Fiorino pensò ai Marziani (vostri vicini di galassia n.d.a.) dei quali sapeva tutto; era un fedele abbonato ed accanito, lettore di Famiglia Cristiana”. (Giornale cattolico che esce una volta la settimana, molto letto nelle campagne n.d.a.).
Questi erano alti, con tute fluorescenti e caschi perfettamente illuminati e trasparenti. I visi e le fattezze quasi come noi terrestri per quello che si poteva vedere. Erano in cinque e improvvisamente se li trovò davanti. Chissà perché gli venne in mente di quella volta alla fiera di Santo Stefano Roero (grande mercato in occasione delle feste religiose n.d.a.) quando dietro al ballo a palchetto (sala danzante all’aperto a forma circolare, coperta da un telone con musicanti che suonano per quelli che ballano; uomini e donne che fanno certi movimenti, con i piedi e con il corpo secondo il ritmo del suono o del canto n.d.a.), per colpa di una ragazza, aveva fatto a pugni contro cinque rivali, lui da solo. Si era preso un sacco di botte (spesso noi terrestri per farci del male ci diamo le botte, a mani chiuse o con rami d’albero, bastoni n.d.a.). però anche gli altri se ne erano andati via mal ridotti.
Scesero tutti in cantina e finalmente Fiorino capì perché le bottiglie pur col tappo intatto erano completamente vuote.Uno di quei tipi, con uno speciale aggeggio luminoso, riusciva a succhiare il prezioso liquido, un altro aveva trovato una perticata di salami e salsicce (carni di maiale, tritate, salate e insaccate appese per la stagionatura n.d.a..). L’alieno più curioso scopriva le delizie dei peperoni (pianta erbacea i cui frutti hanno sapore piccante n.d.a.) sott’aceto e dei salami conservati sotto il grasso.
Ormai erano tutti quanti davanti a lui, bellissimi, capelli biondi, occhi azzurri. I vostri colleghi caduti a Roswell avevano, come scritto nei rapporti “teste tonde, occhi piccolissimi, molto distanti tra loro, privi di capelli, il cranio molto grosso rispetto al corpo con abiti di un solo pezzo di color grigio, senza cerniere lampo o cinture… Veramente bruttissimi…”
Fiorino che era sceso a precipizio dal granaio con la doppietta.(fucile da caccia con due canne n.d.a.). si rese immediatamente conto di essersi messo in un bel pasticciaccio. Incominciò a tremare come una foglia mentre i visitatori bighellonavano in lungo e in largo per la cantina con le lucine tutte accese sui caschi..
Il più piccolo del gruppo stava in disparte alle prese con una bottiglia di Nebbiolo del 1939 fino a quando le sue lucine non incominciarono ad impazzire. Dopo la grande bevuta, forse non reggendo la forza di gravità 15° del Roero, incominciò a fare una serie di capriole tra le carere e le damigiane, (grossi vasi di vetro rivestiti di vimini per trasportare il vino n.d.a.) fino a che uno dei colleghi lo prese in braccio e lo portò a bordo della navicella ubriaco fradicio (alterato dal vino n.d.a.)
Anche il capo del vostro collega alieno aveva la voce roca e cavernosa e questo rassicurò Fiorino che molti anni dopo, come leggerete in seguito, descrisse senza essere creduto il suo straordinario incontro ravvicinato ai Carabinieri che lo avevano fermato mentre cercava di entrare di nascosto nella sua vecchia cascina abbandonata “Veniamo da lontano e non siamo qui per farle del male. Nel nostro pianeta la vita è quasi simile alla vostra. La invitiamo a venire con noi, con le sue piante, i suoi animali e tutte le botti piene di quello straordinario vino. Ci manca un uomo con la sua esperienza e la sua tenacia. Vogliamo riprodurre nella nostra galassia un paese uguale al suo. Noi le promettiamo che se vorrà la riporteremo indietro sano e salvo, le faremo riacquistare la parola e in più lassù le faremo trovare una compagna bellissima disposta poi a seguirlo anche nei Roeri. Abbiamo in serbo una grande sorpresa per lei e se ne accorgerà quando potrà riabbracciare quei suoi vecchi amici della borgata, quelli che lavoravano in fabbrica a Torino, scomparsi misteriosamente dalla Terra e che ormai vivono felicemente con noi da molte lune…”
Usciti dalla cantina, si trovarono davanti al portellone della navicella illuminata a giorno super imbottita come un materasso.Improvvisamente e incredibilmente uscirono dalla stalla, in fila indiana, prima il vecchio cavallo e man mano tutti gli altri animali fino all’ultimo porcellino d’India appena nato.
Tutti al piano inferiore trasformato per l’occasione in Arca di Noé (la nave che secondo le Scritture salvò Noé e i suoi animali dal Diluvio Universale n.d.a.). Dal pagliaio venne risucchiato tutto il foraggio, dal granaio arrivarono intatti i sacchi dell’ultimo raccolto con tutte le sementi pronte per l’autunno.
Dalla cantina sparirono le carere, le damigiane, centinaia di bottiglie, i salami, i formaggi e dalla tettoia i trattori e tutti i macchinari che aveva comprato alla Fiera di Verona.
Mentre si stavano completando le operazioni di carico, Fiorino si infilò il suo giaccone di velluto marrone con la cacciatora, chiese il permesso di portarsi dietro il vecchio “Guzzino” (famoso motociclo di quei tempi n.d.a.), l’ultima cotta di pane (nelle campagne, ogni famiglia, due volte al mese, cuoceva il pane nel forno della borgata n.d.a.), la doppietta e la cartucciera (fascia di stoffa per tenere le cartucce n.d.a.).
Chiuso il portone della cascina, si incamminò verso la pista dove gli infilarono una tuta nuova di zecca e un casco che sembrava un televisore. Aveva dimenticato il vecchio cane che vincendo la grande paura era uscito dal suo nascondiglio e abbaiava sotto la scaletta. Si aprì un portellone e in un attimo fu issato a bordo. Subito dopo, il decollo, silenzioso e velocissimo.
Si volava ad una velocità impressionante fino a quando si iniziò a scendere in una enorme vallata, come quelle che si vedevano nei film western con i cow boys (guardiani di mandrie a cavallo n.d.a.), poi rocce, canyon, altipiani verdissimi con corsi d’acqua e animali in libertà per nulla intimoriti.
Appena giunti a destinazione dopo il lunghissimo viaggio, si aprirono tutti i portelloni e comparvero numerosi personaggi, rapidi e silenziosi, che iniziarono le operazioni di scarico.
C’era un fresco venticello che accarezzava gli strani alberi del misterioso pianeta e i primi passi di Fiorino Manera nella nuova galassia, furono molto emozionanti. Miracolosamente le gote e le braccia erano tornate lisce e vellutate. Anche il vecchio cane scodinzolava allegro come in gioventù e lo seguì su di un veicolo silenzioso che iniziò a viaggiare a pochi centimetri dal suolo sotto una enorme cupola trasparente che copriva tutta la vallata.
Arrivato in uno strano edificio, Fiorino Manera venne affidato ad un gruppo di scienziati che lo visitarono attentamente. Gli prelevarono il sangue, gli sistemarono le unghie incarnate dei piedi, gli rimisero a nuovo, senza alcun dolore, i denti devastati dal “trinciato forte”(foglia di un’ erba che disseccata, conciata poi chiamata tabacco, fumata, respirata, nuoce gravemente alla salute n.d.a.).
Sulle gote e sulle braccia gli spalmarono un unguento miracoloso che in pochi minuti gli fece sparire le antiche cicatrici provocate dalle ustioni che si era procurato cadendo nel grande mastello del bucato. Paris dovette lasciare a malincuore il suo padrone e a nulla valsero le sue proteste. Venne accompagnato in uno speciale recinto dove incontrò gli animali della cascina, quelli che da un po’ di tempo sparivano misteriosamente, ancora in osservazione.
In un anglo del palazzo, il famoso torpedone blu scuro “Numero 40” con rimorchio, “Modello Fiat 666”, in servizio sulla Linea Torino-Canale-Alba, il wagon-lit dei contadini-lavoratori che lavoravano alla Fiat, misteriosamente scomparso subito dopo la seconda guerra mondiale, con trenta baracchini-dppiolavoristi a bordo, stanchi morti e addormentati, che tornavano a casa dopo aver fatto il secondo turno a Mirafiori. Era sparito nel nulla, senza lasciare alcuna traccia di sé.
Un mistero celebrato per anni dagli ultimi cantastorie nelle piazze delle fiere e nelle veglie nelle stalle.
Nell’ufficio del governatore del pianeta sconosciuto, Fiorino Manera vide il plastico che riproduceva fedelmente la sua cascina nei minimi particolari.
Lo fecero salire su di un altro veicolo e lo accompagnarono in una vallata vicina. Il Nostro questa volta rimase letteralmente a bocca aperta. La sua casa, i suoi campi, la pista degli elicotteri. Il pozzo con la catena e il secchiello, tutto tale e quale come nel Roero.
Lo lasciarono solo sull’aia mentre nel cielo, un sole e una luna splendevano contemporaneamente, una sensazione incredibile, uno spettacolo straordinario.
Sulla porta della cascina, comparve una creatura splendida, una fata dagli occhi turchini; gli venne subito in mente quella del libro di Collodi.
Il colpo questa volta fu durissimo. Per un attimo tornò a perdere la parola e a sentire uno strano bruciore alle gote e alle braccia fino a che incontrò lo sguardo rassicurante della bellissima aliena che parlava pure in perfetto dialetto monferrino. “Mi prenderò cura di te, non avere paura, le donne della nostra galassia sono dolci, fedeli, appassionate, non avere paura…”
Raggiunsero il salotto, tirato a lucido come mai prima di allora. Fiorino si tolse la tuta, si infilò in una tiepida vasca da bagno mentre il camino scoppiettava allegramente. Chiuse gli occhi per un momento e il pensiero tornò alla sua vecchia casa ormai lontanissima. Si accesero tutte le lucine di controllo mentre il suo cuore picchiava come uno stantuffo ed era l’inizio di una grande crisi di panico. Arrivò la bellissima fatina che sorridendo dolcemente incominciò ad accarezzarlo e a massaggiarlo con degli strani unguenti. Poi comparve uno strano vassoio con degli altrettanto strani bicchieri che però contenevano purissimo Nebbiolo della cascina. Dopo la cena, misteriosa ma molto abbondante e saporita, le lucine di controllo si spensero lentamente fino a quando ci fu un altro attimo di grande smarrimento. Improvvisamente si trovò fra le braccia la sinuosa creatura.
Per la seconda volta doveva affrontare una situazione molto imbarazzante anche perché, visti i precedenti, non sapeva proprio da che parte incominciare.
Intanto, sulla Terra, dagli eredi venne dichiarato “morto presunto”, con regolare sentenza del Tribunale di Cuneo. La “Cascina delle Masche”, così ribattezzata dai borghigiani, venne messa in vendita, senza successo.
Lo sapevano tutti che di notte, specialmente con la luna piena, sull’aia, si radunavano dei misteriosi personaggi. Si vedevano bagliori, si sentivano sibili mentre i cani delle cascine vicine impazzivano letteralmente a forza di abbaiare.
Molte volte c’era chi giurava di sentire in lontananza la voce roca di Fiorino, addirittura chi giurava di averlo visto tra i filari e di avergli parlato.
Intanto sul pianeta sconosciuto dell’altrettanto sconosciuta galassia, distante dal Roero, trecentomila milioni di miliardi, di miliardi, di miliardi di miliardi di “Giornate Piemontesi”, (misura di superficie equivalente a 38,10 are e si divide in 100 tavole e ogni tavola in 12 piedi che è poi lo spazio di terreno che si lavorava in una giornata n.d.a.) Fiorino Manera aveva finalmente trovato la pace e la serenità, la compagna della vita e tutto quello che gli mancava sulla Terra.
Si costruì sull’aia un ballo a palchetto, la sua grande passione, uguale identico a quello del suo vecchio amico Bologna di San Marzanotto.
All’inaugurazione arrivarono in massa gli amici del Pulmann della “Satti N°40”, quelli rapiti misteriosamente in quella notte di temporale.
Se sulla Terra erano dei modesti doppiolavoristi-baracchini-vignaioli, sul nuovo pianeta erano diventati degli affermati imprenditori-coltivatori. Soltanto più un brutto ricordo la vita grama Tutti ringiovaniti, denti bianchissimi, fisici atletici, con flessuose compagne, per fortuna, extra terresti, altro che certe vecchie morose lasciate sulla Terra.
Per sempre dimenticati i tradimenti, la tempesta, la filossera, la cantina sociale, i diserbanti i pesticidi, la cassa integrazione.
Sotto la meravigliosa cupola, vendemmia assicurata con serate di gala sull’aia. Tutti i condomini della galassia agricola sono grandi appassionati di ballo a palchetto. Scuola di “liscio” per le aliene con ricchi premi e cotillons per tutti.
Direttamente collegati con le balere langarole e monferrine, Mario Piovano e i Musicanti di Riva presso Chieri con i loro grandi repertori a grandissima richiesta.
Sulle note di “Cimitero di rose” o del “Cacciatore del bosco” è commozione generale e quanti ricordi quando si sentono i suoni della tradizione contadina e dei balli in cascina.
Grandi tavolate, si mangia, si beve, si ricordano i tempi passati sulla Terra ormai piccola e lontana.
Poi all’alba, ognuno sul suo silenziosissimo “Galassia Wagon, sparisce allegramente nello spazio.
Quel giorno, i Carabinieri di servizio nel Roero, trovarono un uomo anziano, senza documenti che cercava di entrare nella “Cascina delle Masche”, da anni disabitata e invasa dalle erbacce. Probabilmente lo scambiarono per un immigrato senza permesso di soggiorno. Parlava a stento il dialetto dei suoi bricchi e ogni tanto, con ampi gesti delle braccia e delle mani, si esprimeva in una lingua incomprensibile.
Fu accompagnato e ricoverato nella locale casa di riposo in attesa dell’esito delle indagini sul suo conto. Durante l’interrogatorio incominciò a raccontare la sua incredibile storia e nessuno, all’infuori di un anziano ospite dell’ospizio, che l’aveva riconosciuto, lo prese sul serio, anzi, si fecero tutti un sacco di risate credendo di avere a che fare con il solito anziano fuori con la testa.
Con l’aiuto del vecchio coscritto della “Frazione Anime”, nel cuore della notte, si calò dalla finestrella del bagno con un lenzuolo attorcigliato. Scavalcò poi il muretto di cinta e a grandi passi raggiunse la sua vecchia cascina, un affettuoso ritorno sui luoghi della memoria e della giovinezza.
Alle prime luci dell’alba, Fiorino Manera scomparve definitivamente e di lui non si seppe più nulla.

Claudio Raineri

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La vera storia della Lega Lombarda
Analisi di un mito


I
n questi ultimi anni la storia della Lega Lombarda è tornata prepotentemente alla ribalta uscendo da quel limbo in cui era caduta dopo la fine del Risorgimento e del movimento romantico.
Merito di coloro che riferendosi ad essa ne hanno fatto una delle loro bandiere. Ma se volete avere notizie più accurate e storicamente provate sull’argomento ecco un bel libro che vi racconta attraverso la rivisitazione dei documenti ciò che fu veramente la Lega Lombarda e cosa rappresentò per le popolazioni che abitavano un vasto territorio qual è il nord Italia.
Lontano dalle visioni romantiche e patriottiche che animarono le popolazioni di Piemonte, Lombardia e Veneto nel 1800 Franco Cardini analizza i motivi economici, politici ed ambientali che spinsero una cospicua fetta delle città del nord ad impugnare le armi ed a battersi contro l’esercito imperiale di Federico Hohenstaufen detto il Barbarossa. Desiderio di libertà, istanze religiose, motivi economici sono alla base di questo ampio e variegato movimento che prese le armi contro un imperatore straniero che voleva riaffermare i suoi diritti sul suolo italico da cui aveva ricche entrate.
Quali furono i motivi che spinsero tanti uomini e donne a mettere a repentaglio i propri beni e le proprie vite contro una macchina bellica ben rodata e supportata da scelte politiche ispirate da rigidi principi lo si potrà scoprire in queste avvincenti pagine che con uno stile scarno, molto simile ad un resoconto giornalistico, scorreranno veloci tra le dita.
Le immagini di Pontida, il grande raduno per giurare il patto antitedesco e di Legnano la grande battaglia che diede alla Lega Lombarda la tanto agognata vittoria, appaiono ben diverse dalle immagini che ne danno Giovanni Berchet e Goffredo Mameli.

Franco Cardini (Firenze 1940) insegna Storia medievale nell’Ateneo della sua città.
Da oltre 40 anni si occupa di rapporti tra Cristianità ed Islam, di crociate, pellegrinaggi, storia mediterranea, con una ricca esperienza di insegnamento presso Atenei esteri.
Collabora con la Rai ed ha scritto saggi su Federico Barbarossa, San Francesco d’Assisi e Giovanna d’Arco. In collaborazione con altri scrittori ha pubblicato “Il guardiano del santo sepolcro”, “Le radici perdute dell’Europa” e “Il Signore della Paura”.

Silvio Cherio

 

Bardonecchia 1940-1943
Memorie di un ufficiale della G. A. F.


Quando parliamo genericamente di memorie il pensiero va immediatamente ad un resoconto autobiografico, o ripreso da altri, in cui vengono narrati episodi significativi di qualche personaggio.
Il tenente Francesco Della Beffa ha fatto molto di più. Ci ha lasciato, oltre che la storia dei suoi quattro anni di guerra passati nei dintorni di una delle perle dell’arco alpino occidentale, una gran quantità di fotografie che ci permettono di meglio comprendere quanto scritto.
Giovanotto del 1914 faceva ancora alla venerabile età di 88 anni lunghe passeggiate su quei monti che da sempre aveva amato e nella quiete della natura trovava spesso il pretesto per raccontare qualche episodio dei tempi che furono. Amava dire che davanti ai suoi occhi erano passati 500 soldati e 5000 allievi visto che al termine della guerra si dedicò all’insegnamento, carriera già iniziata durante la sua permanenza sotto le armi con corsi di alfabetizzazione per i soldati del reparto di appartenenza.
Osservando le foto e leggendo gli stralci delle sue memorie è così possibile farsi un’idea di ciò che era la vita sulle alte cime nei mesi caldi e nel tepore, mai eccessivo, delle caserme a valle.
Si potrà capire il dissenso via-via crescente nei confronti della guerra che dopo un inizio positivo, non certo per la preparazione e i per mezzi di cui i soldati italiani potevano giovarsi, giunge al fine al suo tragico epilogo dellì8 settembre con l’ignominiosa fuga del re e dei suoi consiglieri e con l’abbandono di due terzi del paese nelle mani dei tedeschi e dei repubblichini.
Il libro è anche interessante per coloro si dilettano di architettura militare visto che parte delle foto fanno riferimento al forte del Bramafan ed ad altre istallazioni militari ormai in rovina.
Non è quindi strano che a realizzare questo libro sia stato uno dei più grandi esperti di questa materia in Piemonte Pier Giorgio Corino.


Pier Giorgio Corino è nato a Torino nel 1954.
E’ uno dei maggiori esperti in fortificazioni dell’arco alpino occidentale. Nel 1990 fonda con Piero Gastaldo e Massimo Sibour l’Associazione per gli studi di Storia ed Architettura Militare.
Ha scritto molti eccellenti libri sull’argomento tra cui ricordiamo: “Una strada per il Moncenisio”, “La montagna fortificata”, “L’opera in caverna del Vallo Atlantico”, “Il forte di Vinadio – Memorie fotografiche”, “Fortificazioni e spie”, “In viaggio di istruzione con i cadetti”, “Forte Bramafan”, “Alta Roja fortificata”.

Silvio Cherio

I lancieri di Novara
Storia di un reggimento di cavalleria
dal Risorgimento al Dopoguerra


Questa è la quarta ristampa del libro di Giorgio Pugliaro, pubblicato per la prima volta nel 1978, a testimonianza del grande interesse che esiste attorno a questo reggimento che ha appuntato sul suo stendardo un numero di medaglie maggiore rispetto ad ogni altro reparto di Cavalleria.
Nato il 24 dicembre 1828 con il nome di “Dragoni di Piemonte” riceve la sua denominazione definitiva di “Novara Cavalleria” il 3 gennaio 1832.
A partire da quella data i “bianchi lancieri” così chiamati per il collo o, in seguito per le fiamme bianche, saranno sempre presenti in tutte le campagne del Risorgimento, nella guerra di Crimea, in piccole aliquote nelle guerre in Africa, nella prima come nella seconda guerra mondiale.
Non vogliamo qui elencare i tanti fatti d’arme in cui i Lancieri di Novara si coprirono di gloria pagando per il loro amor di patria un prezzo altissimo testimoniato dalla gran quantità di decorazioni e promozioni ottenute sul campo di battaglia.
Anche nei periodi di pace il Novara Cavalleria si distinse grazie ai suoi migliori uomini soprattutto nei Concorsi Ippici in cui, sfruttando la tecnica di quel grande genio dell’arte dell’equitazione a nome Caprilli, ottennero grandissimi risultati.
Tra le tante storie legate al reggimento da ricordare la pattuglia di cavalieri che partì da Firenze allora sede del reparto ed a cavallo, in pieno assetto di guerra, e giunse in Germania a seguito dell’invito ricevuto dal Principe Vittorio Emanuele conte di Torino, comandante del Reggimento in soli 15 giorni.
Ma purtroppo la guerra, e le storie ad essa legate la fanno da padrone in questo volume e non poteva essere diversamente.
Le cariche dell’ottocento, la resistenza a Pozzolo del Friuli, e poi le tante azioni in assalti appiedati o in incredibili cariche a cavallo sul fronte russo o, in ultimo, a bordo di piccoli e scarsamente protetti carri armati in Africa sono il percorso seguito nell’arco della vita di questo reggimento di Cavalleria che svolge attualmente un delicato ruolo nell’ambito della forza di pace italiana in Libano.
Una menzione particolare la merita la storia del tenente Andrea Paglieri che, decorato di medaglia d’argento sul fronte russo, dette la vita per la nuova Italia che stava nascendo cadendo vittima della barbarie nazifascista nella sua Fossano il 9 agosto 1944 meritandosi per il suo eroico comportamento la medaglia d’oro al valor militare.
Particolarmente interessante è la ricca parte di allegati che forniscono molti elementi di riflessione.


Giorgio Pugliaro ha frequentato l’Accademia di Modena da dove è uscito nel 1943 assegnato al Novara Cavalleria, Avvocato dopo aver lasciato il servizio è diventato presidente della sezione fiorentina dell’Associazione Nazionale Arma di Cavalleria.

Silvio Cherio

 

Angelo Jacomuzzi
Ricordo di un eccellente
poeta e letterato piemontese


P
iemontese di Cambiano, Angelo Jacomuzzi nacque a Novi Ligure in provincia di Alessandria il 30 giugno 1929. Fin da ragazzo, precocemente portato per lo studio, dalla terza elementare passò direttamente alla prima media , Studiò nel Ginnasio-Liceo di Saluzzo fino al secondo anno , ottenendo poi la “maturità” al Liceo Classico di Chieri. Iscrittosi alla facoltà di lettere e filosofia all’Università di Torino, si laureò appena ventenne discutendo una tesi sul concetto di poesia di Gianbattista Vico. Fra i suoi maestri ebbe Guzzo, Getto, Abbagnano, Pareyson.
Jacomuzzi insegnò per alcuni anni al liceo classico “Carlo Alberto” di Moncalieri, poi al “Sommeiller” di Torino. Assistente di ruolo della facoltà di lettere dell’Ateneo torinese negli anni 1971-75, ottenne nel ’77 la libera docenza. Visse in quegli anni una lunga storia d’amore che si concluse quasi alla vigilia delle nozze. Divenne professore ordinario di ruolo nel 1979 e dal 1980 fu titolare della cattedra di Storia della Critica letteraria.
Profondo studioso di autori e periodi della nostra letteratura, in particolare si occupò di Dante di cui era profondo conoscitore e sulla cui opera ha pubblicato i fondamentali “L’imago al cerchio”, “Invenzione e visione della Divina Commedia” (1968) e “Il Palinsesto della retorica e altri studi danteschi” (1972) e di Eugenio Montale alla cui poesia ha dedicato “La poesia di Montale(1968)”.
Ha svolto anche attività di giornalismo letterario con collaborazioni alle terze pagine di quotidiani e riviste letterarie. Fu amico di poeti e scrittori come Montale, Arpino, Erba, Primo Levi e Lalla Romano. Con il fratello Stefano (1924-1996), docente universitario presso lo stesso Ateneo torinese dove insegnava Storia della Letteratura Moderna e Contemporanea, critico letterario ed apprezzato romanziere, Angelo Jacomuzzi costituì uno straordinario sodalizio culturale.
Morì il 3 novembre 1995 in una clinica di Torino, dopo essere stato investito ad Aosta mentre attraversava a piedi una strada.
Le opere: Poesia: “Critica in versi”, Bergamo , Il Bagatto 1980; “La grotta d’Elia”, Torino, “L’arzanà. 1980 “; L’abbagliante oscurità”, Alessandria , Edizioni dell’Orso. 1996 “Nove poesie inedite” (con appunti di lettura di Franco Pappalardo La Rosa), ne “La clessidra” (Novi Ligure), A.VII, n.1, aprile 2001; “Undici poesie inedite dal “Quaderno delle giovanili” 1944-1949 (con nota critica di Franco Pappalardo La Rosa), ivi, A.VIII, n.2, novembre 2002..
Critica letteraria: “L’imago al cerchio. Invenzione e visione nella Divina Commedia. “ Milano,Silva 1968; “Il palinsesto della retorica e altri studi danteschi”Firenze, Olschki, 1972; “La poesia di Montale”, Torino, Einaudi, 1968 (nuova edizione: “La poesia di Montale. Dagli “Ossi” ai “Diari”, ibidem, 1978); “Una poetica strumentale”: G.d’Annunzio, ibidem, 1974.

In una chiesa gotica di Maggio: Forse sarà per queste stupende navate/per l’incenso che fu abominio,/per il canto di cui permangono le folate/o per quel taglio di luce sul leggio/per queste nozze tra sapienze ed archi/per un’ascesi che renda legale/questa gioia di un pomeriggio di maggio/forse per questo siamo sostenuti?/O è veramente storia dell’Altissimo?/
4 Ottobre - S.Francesco Patrono d’Italia: Vennero a noi come topi di sacrestia/e per trenta primavere/fiutammo almeno odore d’incenso;/ma dentro sono topi di chiavica e ora il freddo li caccia / dentro luoghi incredibili ch’erano i nomi più belli del mondo. / Francesco, fratello d’Italia,/non ti gravò le ciglia che ottennero voti/un mattino d’aprile a San Rufino?/
Ottobre 1976).

Claudio Raineri

Romanzo Padano
La storia della Lega
attraverso quella del suo fondatore


L
a Lega Nord è il primo dei partiti sorti dalle ceneri della Prima Repubblica ammesso che questa sia mai finita. Sicuramente molti dei soggetti politici che la costituivano sono scomparsi vedi la Democrazia
Cristiana o si sono sensibilmente ridotti e divisi in più realtà politiche spesso in lite per il vecchio simbolo vedi i partiti nati dal dissolvimento del Partito Socialista. Altri, attraverso una lungo e sofferto percorso, hanno cambiato non solo il simbolo, ma anche sostanza politica vedi il Partito Comunista, divenuto prima Democratici di Sinistra e, poi partito Democratico o il Movimento Sociale Italiano divenuto Alleanza Nazionale ed in procinto di fondersi in un soggetto politico più ampio chiamato Partito delle Libertà con Forza Italia, partito che ha raccolto nelle sue file molti ex democristiani, socialisti, repubblicani.
La Lega invece ha mantenuto inalterata la sua struttura di movimento politico radicato sul territorio del nord Italia. Ora anzi, la crescita del partito fondato da Umberto Bossi lo sta portando in altre regioni in passato feudi della sinistra vedi Emilia Romagna e Toscana.
Per capire questo fenomeno politico che, inizialmente, aveva suscitato molte perplessità tra i nostri politologi che lo accreditavano di una scarsa possibilità di durata ecco giungere questo libro che è il frutto del lavoro congiunto di due giovani, ma già navigati giornalisti, che rispondono ai nomi di David Parendo e Davide Romano.
Principalmente attraverso la storia di Umberto Bossi, leader indiscusso del Partito, si riesce a capire perché spesso la Lega ha saputo anticipare, raccogliere e far sue le istanze di fasce di elettori sempre più ampie. Si capisce perché, superato il limite attribuitogli di movimento di protesta, ha saputo divenire ago della bilancia della nostra politica. Contro il politichese imperante alcuni dei più attivi uomini della Lega hanno spesso usato l’invettiva creando, in qualche modo, un nuovo modo di far politica spesso con slogan pesanti, ma idonei a coinvolgere ed a legare a se sempre più i disillusi dalla politica tradizionale. Non è un caso che molti voti alle ultime elezioni politiche siano giunti da quelle aree una volta feudi indiscussi di quella Sinistra che sempre più si è staccata dai suoi elettori tradizionali per avvicinarsi alla piccola e media borghesia.
Dal “dio Po” al federalismo fiscale Bossi ed i suoi si muovono tra elementi folcloristici e progetti reali di innovazione per il nostro Paese quali il federalismo fiscale, passando agevolmente tra i prati di Pontida pieni di camicie verdi padane fino ai palazzi del potere di Roma.
Venti anni di storia in un libro da non perdere!

David Parendo, nato a Padova nel 1976, è giornalista televisivo. Conduce dal 2004 il talk show Iceberg su Telelombardia.
Davide Romano, nato a Milano nel 1969, è editorialista della Repubblica ed ha collaborato in passato con il Circuito Radio Cristiane. Collabora con il mensile ebraico Shalom.

Silvio Cherio

 

Razza Baracchina
La Fiat vissuta dal basso


S
icuramente l’unico punto sul quale non mi trovo d’accordo con Claudio Raineri, autore di questo pregevole libro, è il sottotitolo. Credo che più giustamente si dovrebbe usare l’espressione “da dentro”. Ho il massimo rispetto di quelle decine di migliaia di “baracchini” che hanno sudato per decine di anni all’interno di quella grande azienda italiana, forse la più grande, creando i presupposti per quel boom economico che ci ha consentito di vivere alla grande per un bel po’ di tempo. In verità siano strasicuri che la nostra piccola osservazione sia anche condivisa dall’autore.
Se si leggono attentamente i vividi quadretti che si susseguono nelle 133 pagine di questo gradevole libro ci rendiamo conto di quel mondo pittoresco e variegato che viveva all’interno dello stabilimento di Mirafiori luogo in cui inizia l’attività il nostro Raineri. La paura e l’emozione del primo giorno, la fatica a reggere i ritmi della produzione alla catena di montaggio per un novellino come lui, che suscita le ire dei colleghi di linea costretti a sobbarcarsi anche un po’ del suo lavoro e a ridurre il tempo per il loro riposo so palpabili.
Ma la fortuna batte sulla spalla del nostro e lo porta, dopo aver svolto il servizio militare, prima ad un reparto più tranquillo, e poi a salire agli uffici per svolgere altri lavori ugualmente faticosi che gli fanno considerare la nuova collocazione come un nuovo aspetto della realtà baracchina di cui fa parte.
Anzi, forse proprio in questi ambienti, risulta più evidente il distacco e la supponenza con cui vengono accolti i nuovi arrivati da parte dei capi e dei capetti che devono gestirli.
La carriera di Raineri lo porta ad entrare in contatto con personaggi di grande livello e gli incarichi che gli vengono affidati sicuramente testimoniano il suo grande impegno e la sua grande competenza, ma non è di questo che parla. I suoi personaggi curiosi come il “baracchino gentiluomo”, Fernando, gli autori e le vittime della truffa baracchina, il gestore della piòla della stazione del Lingotto, il Bepi della Stella Rossa e tanti altri fanno parte di un mondo che ormai è scomparso portandosi via oltre ai “cavalieri”, ai capetti, ai sindacalisti, ai confinati nel reparto “Stella Rossa”, i personaggi che hanno gestito quel grandioso progetto industriale chiamato Fiat nel mondo, e la Feroce al suo interno più profondo; parliamo di Vittorio Valletta, di Giovanni ed Umberto Agnelli, e dei tanti manager quali De Benedetti, Catella, Romiti, Ghidella, Cantarella, Garuzzo.

Silvio Cherio

 

I catari
Eresia, crociata, inquisizione
dal XI al XIV secolo


A
ll’inizio del XI secolo nel territorio compreso tra i Pirenei ad ovest e le Alpi verso est, si affermò un movimento religioso i cui adepti vennero chiamati Catari o anche Albigesi, visto che la città di Albì fu uno dei centri di questo credo.
Il termine “cataro” deriva del greco e sta per puro, e “perfetti” e “perfette” erano le persone che avevano ricevuto il “consolamentum” che era una sorta di battesimo di “fuoco e di Spirito Santo” con il quale si entrava a far parte della schiera di coloro che potevano esercitare il magistero ecclesiastico all’interno del movimento.
Il libro di Michel Roquebert che tratta del fenomeno cataro ha il grande pregio di fornire informazioni, oltre che sui concetti fondamentali su cui poggia, anche sulla sua storia e sugli stretti legami che il movimento intreccia con il potente Conte di Tolosa Raimondo VI e con suo figlio Raimondo VII oltre che con molti vassalli di costoro che controllavano un vastissimo territorio.
Il sud della Francia in cui si diffuse il credo cataro aveva connotati culturali ben definiti ed identificabili con quella lingua d’oc che è tuttora diffusa in alcune vallate del nostro Piemonte.
Non sappiamo se la diaspora derivata dalle crociate contro i catari e dalla successiva fuga dall’ Inquisizione diedero più ampio respiro a questo fenomeno culturale, ma e storicamente provato che molti perfetti e perfette attraversarono le Alpi e scelsero di fermarsi in Piemonte oppure di proseguire il loro viaggio fino alla Lombardia.
È certo che in città quali Cuneo, Alessandria ed Asti vi è traccia di catari provenienti dalla Francia del sud che mantengono la loro fede intatta e fanno opera di proselitismo là dove si fermano.
La tolleranza delle autorità di queste nostre città consente loro una permanenza abbastanza tranquilla al contrario di quanto accade in Lombardia ove i credenti catari vengono alfine assediati e sconfitti a Sirmione.
Sirmione ricorda un pò Montsegur ultima roccaforte difesa con le armi da un manipolo di nobili vicini al movimento che per alcuni mesi resistono ad un cospicuo esercito crociato che cinge d’assedio il luogo.

Michel Roquebert vincitore del Grand Prix d’Histoire dell’Academie Francaise è uno dei più noti studiosi di storia del catarismo. “L’épopée cathare” in 5 volumi è la sua opera più completa di cui questo libro è un compendio ed è stata scritta tra il 1970 ed il 1998.
Ha scritto numerosi altri libri tra cui “Montsegur les cendres de la libertè”, “Rues tolosanes”, “Les cathares e le Graal”.

Silvio Cherio

 

Il Piemonte del crimine
Storie maledette


Piero Abrate, per anni redattore di noti giornali piemontesi, ha raccolto in un libro molti dei più noti fatti di cronaca nera che si sono svolti nella nostra regione a partire dai primi del Novecento.
La prefazione a questo libro di Milo Julini prende in considerazione la nascita della cronaca giudiziaria che, proprio a Torino, ebbe i suoi natali e dà alcune interessanti notizie sulla progressiva umanizzazione della giustizia nel Piemonte dell’800 a cui un gran contributo dette il re Carlo Alberto, il primo tra i Savoia a modificare il codice penale portando una maggiore umanità nei confronti dei colpevoli.
I meno giovani tra i lettori ricorderanno parecchie delle storie raccontate in questo libro.
Nomi come quello di Martine Beauregard, il cui cadavere venne ritrovato a Vinovo, e di Ugo Goano e Carlo Campagna divennero famosi nella seconda metà del 1969 rubando le prime pagine sui giornali torinesi ai fatti di quell’anno caldo della contestazione giovanile esplosa nel 1968.
Altra storia criminale che attirò l’attenzione dei media è quella legata alla sparizione di Fulvio Magliacani nel giugno del 1972. Della sua sparizione e dell’omicidio vennero accusati la moglie Franca Ballerini, il suo amante Paolo Pan ed il fratello Tarcisio. La storia intricata è legata anche ad un altro omicidio e trova definitiva soluzione solo dopo 10 anni nel 1982 con l’assoluzione per insufficienza di prove per la Ballerini ed un anno prima con la condanna di Paolo Pan all’ergastolo e l’assoluzione del fratello Tarcisio.
Ovviamente non potevano mancare i crimini avvenuti in famiglia come la strage compiuta da Doretta Graneris e dal suo fidanzato Guido Badini che ebbe come vittime il padre, la madre,il fratello e i nonni materni, o l’agghiacciante doppio omicidio perpetrato da Erika de Nardo e dal fidanzatino Omar Mauro Favaro nei confronti della mamma Susy Cassini e del fratellino Gianluca.
Non mancano comunque storie più datate come il massacro di Villarbasse avvenuto il 20 novembre 1945 o quella ottocentesca della Jena di San Giorgio. Particolarmente tristi sono poi quelle che riguardano i minori come quella del mostro della Consolata o della povera Maria Teresa Novara.

Pietro Abrate, giornalista e scrittore, è nato a Sommaria del Bosco nel 1955. Ha lavorato per anni come redattore nei quotidiani Stampa Sera e La Stampa ed attualmente dirige il settimanale La Nuova con sede a Settimo Torinese. In passato ha diretto il quotidiano Torino Sera. Ha scritto alcuni saggi sulla storia del giornalismo ed il libro, scritto in collaborazione con l’amico giornalista Germano Longo, “Cento anni di cinema in Piemonte”.

Silvio Cherio

 

Il grande libro dei misteri
del Piemonte risolti e irrisolti

Misteri più o meno conosciuti
nella nostra regione


C
he in tutte le terre del mondo con una grande storia alle spalle i misteri e gli enigmi irrisolti siano molti non vi è alcun dubbio. Anche il nostro Piemonte con la sua storia di decine di secoli non fa eccezione. In questo libro, opera di Massimo Centini, suddivisi per provincia vengono elencati e raccontati molti misteri della nostra regione.
Così ecco che in provincia di Alessandria compaiono affreschi che celebrano il ciclo di Artù e Lancillotto e si celebra Gagliaudo eroe dell’assedio del Barbarossa alla città divenuto cariatide che sostiene una mensola posta sulla facciata del Duomo. Ma se il passato lascia tracce inquietanti anche la nostra era con cerchi di luce misteriosi e cerchi nei campi di grano non è da meno.
Anche un celebre imperatore come Carlo Magno trova spazio in una leggenda legata al santuario
dedicato a Nostra Signora di Vezzolano.
Non possono mancare alchimisti e maghi, masce e streghe, presenze demoniache ed orribili mostri in tante delle nostre belle contrade.
Compaiono spesso in tutto il Piemonte i saraceni la cui presenza nell’alto medioevo è documentata da numerosi racconti, relazioni di storici attendibili e resti di edifici, in particolare torri e caseforti.
In numerosi edifici compaiono simboli esoterici che gli studiosi hanno cercato di interpretare. Ecco così l’assimetrico, splendido edificio dell’abbazia di Staffarda, oppure i dipinti di un altro pregevole edificio della provincia di Cuneo il castello della Manta. Qui troviamo, oltre alla “fontana della giovinezza”, un tondo sul soffitto con una visione del mondo nella quale compare l’Antartide dipinto nel Cinquecento epoca in cui non era stato ancora scoperto.
Tra gli edifici particolarmente interessanti viene citata anche una piccola, ma splendida chiesa dell’astigiano San Secondo di Cortazzone.
Che dire poi dei riferimenti alla Torino magica ed alla presenza satanica nella nostra città ?
Si possono identificare tre componenti principali di questo fenomeno quella esoterica e spiritica, quella scientifica e la terza è quella religiosa ed in questo libro se ne parla anche se in modo non particolarmente esteso.
Alcune pagine sono dedicate ad una specialità della cucina piemontese “La bagna cauda”.
E chiudiamo questo veloce elenco di argomenti con qualche cosa di più attuale anche se di ugualmente misterioso come la caduta dell’aereo del re d’Arabia Ibn Saud nel 1963, o i dischi volanti di San Germano.

Massimo Centini, nato a Torino nel 1955, è laureato in Antropologia culturale e collabora con alcune università e musei italiani e stranieri. È autore di numerosi studi di antropologia tra i quali ricordiamo “L’uomo selvatico” e “La sindrome di Prometeo”. Per la Newton Compton ha scritto oltre ad alcuni libri sulla storia e la cultura del Piemonte “Misteri d’Italia”, “Torino criminale” e con Andrea Accorsi “La sanguinosa storia dei serial killer”, “I grandi delitti italiani risolti e irrisolti” e ha curato l’aggiornamento del “Il libro nero dei serial killer” e del “Dizionario dei serial killer”.

Silvio Cherio

L’ombra nera
Le stragi nazifasciste
che non ricordiamo più

Indubbiamente il sottotitolo dell’ultima fatica di Gianni Oliva lascia un po’ perplessi.
Non crediamo che il sangue versato da tanti innocenti possa essere dimenticato tanto facilmente.
Piuttosto pensiamo che la eccessiva ingerenza della politica dei giorni nostri nelle celebrazioni commemorative abbia escluso da questi momenti di pubblica memoria tante persone che pure avevano vissuto sulla propria pelle quei tragici eventi, senza parlare poi delle nuove generazioni che di quei tragici fatti spesso non hanno avuto mai notizie se si eccettua per coloro che vivono nelle località dove le stragi si sono verificate.
Ritornando alla pregevole opera dell’assessore alla cultura della regione Piemonte particolarmente interessanti sono le appendici nelle quali vengono elencati data, luogo e numero delle persone uccise in azioni compiute da tedeschi e uomini della RSI ed in molti casi di essi si hanno anche nomi, cognomi e motivazioni dell’esecuzione e l’elenco degli ebrei razziati e tradotti in Germania
nei campi di concentramento elencandoli per località e data di prelievo.
Il libro, tra l’altro, inizia con un massacro potremmo dire di casa nostra perché verificatosi a Cumiana un tranquillo paese alle porte di Torino.
La storia di quei giorni sanguinosi ci lascia sconcertati per l’esplosione di violenza che porta al massacro di 51 ignari e soprattutto innocenti abitanti di questo tranquillo paese di contadini e venti mesi dopo al successivo linciaggio del podestà del paese avvenuto il 3 maggio 1945.. Costui nei giorni del massacro era nascosto a Torino, dopo essere stato minacciato dai partigiani che di quando in quando transitavano nella zona per andare a compiere azioni nella pianura.
In questi due episodi si può forse ricercare una chiave di lettura per spiegare quei tragici mesi in cui gran parte dell’Italia fu teatro di una guerra senza quartiere tra gli eserciti alleati e i gruppi partigiani da una parte e i tedeschi e i reparti della RSI dall’altra e per quanto accadde nei mesi immediatamente successivi al 25 aprile 1945.
La violenza con la quale le forze germaniche hanno tentato di contenere il movimento partigiano per garantirsi tranquille le retrovie del fronte spesso appoggiandosi a unità della RSI, le azioni partigiane che a volte innescavano le rappresaglie delle forze nazifasciste sicuramente hanno giocato un ruolo rilevante nella successiva resa dei conti con la quale le vittime di quelle violenze spesso sono state vendicate con l’uccisione, a volte in modo efferato, non solo di colpevoli accertati di crimini, ma a volte anche di persone solo sospettate di essere fasciste o di familiari di fascisti.

Gianni Oliva nato a Torino nel 1952 da anni si occupa di argomenti nei quali la ricerca storiografica spesso non si cimenta. Mondadori ha pubblicato “I vinti e i liberati. 8 settembre 1943 – 25 aprile 1945” (1994), “i Savoia” (1998), “La resa dei conti” (1999), “Umberto II” (2000), “Foibe” (2002), “Duchi d’Aosta” (2003), “Le tre Italie del 1943” (2004), “Profughi” (2005 Premio Roma), “Si ammazza troppo poco” (2006). Ricordiamo anche le riedizioni della “Storia degli Alpini” e della “Storia dei Carabinieri”.

Silvio Cherio

Fuori da un evidente destino
Giorgio Faletti non cessa di stupire


L’
ennesima fatica letteraria di Giorgio Faletti ha il pregio di sconvolgere i canoni correnti del thriller. La storia si svolge negli Stati Uniti e precisamente in una località a ridosso della riserva indiana abitata dagli indiani Navajos: la città di Flagstaff.
Jim Mackenzie ritorna dopo anni nella sua città. Pilota di elicotteri, il giovane Jim è un mezzosangue e discende da un capo della comunità locale dei Navajos che è morto. Ritornato per i funerali del nonno si trova, suo malgrado, a fare i conti con il suo passato e con alcuni inspiegabili omicidi che accadono nei dintorni della città. Jim ha un particolare curioso che attrae le donne un occhio verde azzurro ed uno nero retaggio della sua origine indiana. E sono proprio le donne a creargli fortune e sfortune.
Il suo arrivo nella natia Flagstaff suscita l’interesse anche dell’uomo più importante della città ovvero di Cohen Wells padrone della banca locale e di tutto quello che c’è di importante e produttivo in loco. Il passato ritorna nelle figure del capo indiano Charles Owl Begay, di April divenuta redattrice del giornale locale, di Swan Gillispie ora famosa attrice e di Alan Wells figlio di Cohen Wells.
Altro personaggio chiave in questa vicenda è il detective Robert Beaudysin anche lui vecchio amico del nostro mezzosangue. Tutti questi personaggi obbligano Jim a riandare al suo passato, a parole mai dette, oppure ad azioni
compiute di cui non ci si può certo vantare. E sullo sfondo di questo percorso legato alla memoria delle azioni compiute in un passato, certo non remoto, incombe un misterioso ed incomprensibile assassino. Diventa un obbligo per Jim affrontare il suo passato ed in esso riscoprire una dignità ed un senso dell’onore proprio dei suoi avi Navajos. Si renderà conto che è impossibile negare la propria natura
e sfuggire ad essa.
Il finale non lo sveliamo ma vi consigliamo di reggervi forte quando iniziate le ultime 50 pagine del ponderoso volume, quasi 500 pagine, che Giorgio Faletti ha scritto.


Giorgio Faletti è nato ad Asti nel 1950. Dopo aver sfondato nel mondo dello spettacolo come cabarettista e autore di canzoni si è dedicato dal 2002 al mondo dei libri con successo crescente.
La sua prima fatica “Io uccido” ha venduto nella sola Italia più di tre milioni di copie ed è stato tradotto in decine di lingue. Il successivo “Niente di nuovo tranne gli occhi” lo ha definitivamente consacrato fra i grandi autori contemporanei di thriller.

Silvio Cherio

Tango e gli altri
Romanzo di una raffica, anzi tre

La storia inizia nell’ ottobre 1944 e trova la sua soluzione dopo quasi sedici anni nel 1960. Un massacro, che si presume commesso da un partigiano di una brigata Garibaldi dell’Appennino emiliano, richiede una indagine e la punizione esemplare per il reo che si dichiara però innocente.
Così si istruisce un processo con a capo della giuria un commissario politico di un’altra brigata Garibaldi, un pubblico accusatore, ed un difensore e si esaminano, seppur con una certa sommarietà, le prove a carico. La sentenza viene emessa, e prevede la fucilazione per il partigiano Bob ritenuto colpevole dell’uccisione del fascista soprannominato Patriarca e della sua famiglia.
Anche il maresciallo dei carabinieri Benedetto Santovito, reduce dal fronte russo, e poi passato alla clandestinità svolge un’indagine, ma giunge troppo tardi per impedire l’esecuzione del giovane.
A distanza di sedici anni, nuovi elementi consentono al maresciallo maggiore Santovito di riprendere le indagini per tentare di dare un volto al vero assassino.
L’ambiente in cui si svolgono le indagini, il difficile momento politico che attraversa l’Italia nel 1960 con il governo Tambroni appoggiato dal Movimento Sociale, rendono la ricerca della verità estremamente difficile.
Se i luoghi nei quali si è svolge la vicenda non sono cambiati, gli uomini e le donne che vi prendono parte si. Alcuni di essi hanno raggiunto una solida posizione, altri sono stati bastonati dalla vita, qualcuno addirittura a raggiunto un posto di potere. Tutti sono cambiati, anche il maresciallo Santovito, ma il suo intuito, unito al valido apporto fornitogli da Raffaella, insegnante del paese, gli consentirà di raggiungere la soluzione di questa intricata vicenda.
La vicenda raccontata da Macchiavelli e Guccini è lo specchio di un periodo storico complesso e di difficile comprensione. Emergono le figure di uomini resi duri dall’esperienza passata di cui non rinnegano alcun passo.

    Francesco Guccini è nato a Modena nel 1940. Cantautore amato da più generazioni, è diventato anche uno scrittore di successo. Esordisce nel 1989 con “Croniche epifaniche” a cui seguono altre opere: “Vacca d’un cane”, “Racconti d’inverno”, “La legge del bar e altre comiche”, “Cittanova blues”.

    Loriano Macchiavelli bolognese, è il creatore di Sarti Antonio, uno dei più popolari poliziotti italiani. Tra le sue opere: “Sarti Antonio, un diavolo per capello”, “Sarti Antonio, caccia tragica”, ed altri sempre della serie del poliziotto Sarti Antonio.

Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli hanno scritto insieme i romanzi gialli “Macaronì”, “Un disco dei Platters”, “Questo sangue che impasta la terra”, “Lo Spirito e altri briganti”.

Silvio Cherio

 

Tenebrae
Quattro gialli nell’antica Roma imperiale


D
a che mondo è mondo il crimine non ha mai cessato di prosperare sia nei bassifondi delle grandi città come nelle tranquille contrade di campagna. Così non c’è da stupirsi se, a volte, non solo gli investigatori, ma anche privati cittadini svolgano indagini. Capita così che ad investigare in queste quattro storie sia un nobile e ricchissimo senatore romano, amico dell’imperatore, che si trova coinvolto suo malgrado in vicende che riguardano nell’ordine la propria famiglia, i propri averi, ed una fugace apparizione accaduta ad una sua cara amica.
La tranquilla campagna, la città di Puteoli, l’attuale Pozzuoli, l’Etruria, e la Roma dei Cesari costituiscono di volta in volta la scena su cui si muovono personaggi quanto mai diversi tra loro.
Vittime e carnefici si alternano assieme in vicende emozionanti in cui il senatore Publio Aurelio Stazio assume sempre ,come ovvio, il ruolo del deus ex machina che trova per ogni crimine il colpevole.
Le trame dei quattro episodi sono ben costruite e non lasciano scoprire con molto anticipo il colpevole, con le motivazioni che lo hanno spinto a commettere l’omicidio.
L’aria cupa, piena di maleodoranti odori dei vicoli più scuri e malfamati dell’Urbe, le misere condizioni di vita degli schiavi sia nelle campagne che nella città, la tranquilla routine delle grandi case nobiliari all’interno delle quali a volte sta per consumarsi un delitto sono caratterizzate in modo magistrale.
Anche il personaggio di questo nobile romano, un po’ fuori dal comune, viene dipinto con sapienti tocchi di colore. La cosa curiosa è che questo donnaiolo impenitente, pronto sempre alla conquista, nasce dalla penna di una donna.


Danila Comastri Montanari, bolognese, due lauree, un marito ed una figlia, è la regina del giallo storico italiano. La fortunata saga di Publio Aurelio Stazio giunta ormai alla tredicesima puntata, è giudicata da critici e pubblico con grande favore. ‘Ars moriendi’ , undicesimo volume, della serie è rimasto per nove settimane nella classifica dei libri più venduti. Le sue storie sono state tradotte in Francia, Germania, Spagna, Grecia, Olanda, Romania e Brasile.

Silvio Cherio

 

Il cielo sopra Torino
1940 e dintorni

Il 1940 è l’anno che ha segnato la vita di tante persone in modo indelebile. La guerra a fianco della Germania nazista sta per portare l’Italia fascista alla rovina. Sotto gli occhi di un Re guerriero come Vittorio Emanuele II, che domina dalla sua alta colonna l’ìincrocio tra Corso Vittorio Emanuele II e corso Galileo Ferrarsi, si intrecciano le storie di alcuni giovani. Carlo Audisio, giovane rampollo di una ricca famiglia canavesana, membro dei Guf e del Partito Fascista viene ucciso senza che il commissario Oddo Olivieri possa indagare sul suo omicidio. Il partito affida all’Ovra, la potente polizia segreta del regime fascista, le indagini dopo poche ore ed al commissario non resta che farsi da parte in un primo tempo.
Ma il suo fiuto lo ha portato subito a comprendere che dietro all’omicidio c’è una giovane donna, Miriam Veronesi, compagna di università dell’ucciso nonché figlia di un docente epurato perché di origini ebraica. La guerra porta lo scompiglio nella città e allontana Miriam, Oddo ed altri da quel tragico incrocio. La verità si scoprirà sessanta anni dopo e sarà una vera sorpresa che non vi vogliamo guastare.
Vogliamo solo spendere ancora qualche riga per raccontarvi l’atmosfera sempre più pesante vissuta dalla città che due giorni dopo l’entrata in guerra subisce già il primo bombardamento che miete le prime vittime.
E poi i tragici giorni successivi all’8 settembre con l’occupazione nazista a cui danno aiuto i militi delle brigate nere e della guardia nazionale repubblicana. La deportazione degli ebrei torinesi verso i campi di concentramento del Nord Europa. La fine della guerra, il ritorno alla vita, che per molti è costellata di incubi ricorrenti che a volte spingono questi poveri sopravvissuti a gesti estremi, ci portano piano piano verso la soluzione dell’enigma.


Corrado Farina è nato a Torino nel 1939 e vive a Roma da molti anni.
Come regista ha scritto e diretto due lungometraggi (Hanno cambiato faccia con Adolfo Celi e Baba Yaga con Caroll Baker) e molti caroselli, documentari e servizi televisivi.
Come scrittore ha pubblicato 3 romanzi gialli Un posto al buio, Giallo antico e Dissolvenza incrociata e due romanzi brevi Storia di sesso e di fumetto e il drammatico Il calzolaio

Silvio Cherio

 

Le strade del mistero di Torino
Un itinerario tra le vie della città testimoni di misteri insoluti

Tra le grandi città italiane Torino è quella che più di tutte gode fama di essere “magica”.
Quasi tutte le strade hanno una loro storia da raccontare e questo vale maggiormente per i quartieri più antichi di questa città bimillenaria. È pur vero che sviluppi urbanistici e guerre hanno cambiato il volto di molte aree del centro urbano ma vecchie storie, spesso legate alla cronaca nera, riaffiorano da ciò che ruspe e bombe hanno risparmiato.
Spesso vecchi portoni, androni e cortili ci fanno ritornare a tempi passati ammantati di mistero.
Non è un caso che un importante regista come Alfred Hitchcock abbia considerato l’atmosfera autunnale di Torino assai interessante per ambientarvi un film giallo. Dario Argento, noto regista di film gialli ed horror, ha scelto la nostra città spesso per le sue pellicole.
Questa aria misteriosa emerge costantemente in questo libro che in modo ordinato, via per via prende in esame tutti quei luoghi che sono stati in qualche modo interessati da eventi mai chiariti.
È così ecco che ci ritornano alla mente gli assedi, le pestilenze, e ,con ancor maggiore facilità, i delitti e le condanne capitali eseguite prima con la forca e poi con la ghigliottina.
Torino città “bianca” per i suoi santi, le sue chiese e per la Sindone, “azzurra” per i colori sabaudi dei suoi duchi e re, “rossa” per i primi passi del socialismo, diventa anche “nera” per le sue tante storie di reati irrisolti. Molti illustri personaggi quali Melville, Champollion e Nietzsche, hanno trovato splendida questa città dai chilometrici portici.
Ed ecco comparire vie ed edifici con storie non solo legate alla cronaca nera, ma anche a semplici eventi curiosi quali, ad esempio, i pellirossa che occhieggiano alle finestre di palazzo Carignano.
Che dire poi del portone del diavolo in via Vittorio Alfieri o del mostro che in via della Consolata
trascinava le bambine in cantina. Leggerete del Ghetto di via Principe Amedeo o dei messaggi dall’aldilà registrati in piazza Zara.
Il consiglio che vi diamo è di leggere questo per scoprire qualche cosa di nuovo sulla nostra città.

Renzo Rossotti è nato a Chieri nel 1930. Giornalista e scrittore ha scritto molti libri. Ha vinto numerosi premi giornalistici e letterari. È socio del PE.N. molte delle sue opere sono ambientate a Torino come i romanzi presentati nella collana “I gialli di Fògola”. Tra i titoli più recenti ricordiamo “Un grillo nella nebbia” , “I palazzi di Torino” , “Le piazze di Torino” , “Storia insolita di Torino” , “Torino gialla e nera” , “Curiosità e misteri di Torino” , “Piemonte magico e misterioso”.

Silvio Cherio

 

Sconosciuto 1945
Le vendette dopo il 25 aprile 1945 nella memoria dei vinti

La storia d’Italia, quella per intenderci insegnata nelle scuole, si ferma con la fine della prima guerra mondiale.
Però molti e tristi fatti accaddero negli anni successivi di cui si cerca di non parlare. Una dittatura, appoggiata dalla monarchia, portò l’Italia prima all’impero e poi alla rovina con la partecipazione alla seconda guerra mondiale. Durante gli ultimi due anni di questa guerra il nostro paese divenne terra in cui si combatterono da un lato l’esercito alleato con l’apporto di un consistente movimento partigiano nato dopo l’8 settembre 1943 e dall’altro le armate naziste appoggiate dall’esercito e dalle milizie della repubblica sociale.
Con il termine della guerra si aprì un periodo di caccia ai vinti che durò alcuni mesi.
Il libro prende le mosse dalle lettere pervenute all’autore dopo l’uscita del libro “il sangue dei vinti”. Bisogna considerare che il clima di odio e violenza cresciuto in modo esponenziale durante i due anni di guerra tra Italiani sia stato uno dei motivi dell’esplosione di odio nella quale molte migliaia di persone vennero fatte sparire.
Che questo clima potesse portare ad azioni violente era cosa tenuta in conto al Comitato di Liberazione nazionale Alta Italia, ma non si poterono evitare le rappresaglie ed i processi sommari contro i fascisti più in vista e, a volte, anche contro personaggi di nessun rilievo.
Ciò che colpisce di più nelle lettere che costituiscono questo libro è il fatto che, a fare le spese del desiderio di vendetta di certi personaggi, che in molti casi non avevano partecipato alla guerra partigiana, fossero personaggi che non sembravano coinvolti più di tanto con i nazisti o con la RSI.
Un altro aspetto sconvolgente sono le torture e il massacro di giovani che non avevano più di 18 anni. Questi ragazzi erano nati durante la dittatura e non potevano certo capire che difendevano un regime totalitario e liberticida ed in molti casi erano plagiati dagli adulti.
Spesso dopo processi organizzati dai comandi partigiani conclusisi con l’assoluzione di indagati costoro venivano fatti sparire da sconosciuti e mai più ritrovati. Il titolo “Sconosciuto 1945” si riferisce alla targa che veniva unita alle salme ritrovate a Milano nei giorni successivi alla Liberazione a cui non si riusciva a dare un nome.
Va anche detto che in alcuni casi i processi vennero istruiti da magistrati che, pur avendo collaborato con il passato regime, per salvarsi si dettero da fare per ricostruirsi una verginità che utilizzarono in seguito per fare una brillante carriera. Questi processi spesso si conclusero con la condanna a morte degli inquisiti i cui corpi in alcuni casi non vennero mai ritrovati.
Un altro aspetto drammatico è rappresentato dall’isolamento e dal clima minaccioso nel quale cadono le famiglie di coloro che sono scomparsi. A loro molte porte si chiusero e se cercarono di avere notizie dei loro cari vennero ignorati o anche minacciati.
Il libro disegna un quadro sconvolgente di quei mesi; e che questa opera sia il frutto della ricerca di un uomo che non ha mai negato i valori della Resistenza e che in essi si ritrova apre una nuova pagina della nostra storia che ci consente di ascoltare anche le voci degli sconfitti.

Giampaolo Pansa nato a Casale Monferrato nel 1935 scrive per L’Espresso e La Repubblica.
Tra i suoi libri ricordiamo “I nostri giorni proibiti” , “La bambina dalle mani sporche” , “la notte dei fuochi” , “Romanzo di un ingenuo” , “I figli dell’aquila” , “Il sangue dei vinti” , “Bestiario d’Italia 1994-2004” , “Prigionieri del silenzio”.

Silvio Cherio

Delitti di regime
Due delitti tra fine Ottocento e primi del Novecento

La storia ci ha spesso insegnato che il potere più è autoritario e più utilizza mezzi illeciti per perpetuarsi.
Il primo racconto è ambientato in Sassonia e precisamente a Dresda nel 1913. L’Europa si sta avviando in modo spensierato verso il baratro della prima guerra mondiale ed i nazionalismi sempre più esasperati stanno minando alle radici la pacifica convivenza tra i popoli. Un giovane ingegnere Italiano di buona famiglia viene accusato dell’omicidio di una giovane americana. Due amici, l’uno avvocato con simpatie per il movimento socialista Luigi Borgonovo, l’altro un acceso fuoriuscito socialista di nome Benito Mussolini, indagano per conto dello zio dell’accusato ex console italiano a Dresda.
Presto scoprono che l’accusato non ha commesso l’omicidio ascrittogli, ma è vittima di una cospirazione che ha come obbiettivo di minare il buon nome degli Italiani in Germania
Scopriranno poi dopo lunghe indagini il vero colpevole grazie anche all’aiuto di un poliziotto tedesco ormai in pensione.
Il secondo racconto è ambientato in Toscana ed esattamente nel comune di Sesto Fiorentino nel 1898. Le cattive condizioni di vita della popolazione sono la causa di manifestazioni di protesta che vengono represse con durezza dall’esercito che spara sulla folla.
Ci sono dei morti e su ciò che è avvenuto indagano un deputato socialista a nome Pescetti e l’avvocato Morosini suo amico. Ma altri delitti insanguinano la contrada e la polizia brancola nel buio. Viene ucciso un certo Settimio Bianchi, individuo alquanto chiacchierato per i suoi legami nascosti con il marchese Ginori potente proprietario terriero locale. Anche la moglie del Bianchi viene trovata morta nella sua dimora sprangata dall’interno.
Morosini riuscirà a dipanare la ingarbugliata matassa e a salvare l’amico Pescetti ed i vertici locali del movimento socialista dalla congiura nella quale stanno per cadere.

Ben Pastor autrice del primo racconto ha insegnato alle università dell’Ohio. dell’Illinois e del Vermont Storia e Scienze Sociali. È autrice dei romanzi Lumen, Luna Bugiarda, Kaput mundi, La canzone del cavaliere e Il morto in piazza del ciclo di Martin Bora ambientati durante la seconda guerra mondiale.

Enrico Solito autore del secondo racconto neuropsichiatria infantile ed ex campione di scacchi è considerato uno dei l massimi esperti di sir Arthur Conan Doyle.

Silvio Cherio

Di un eremitaggio e di un amore

Racconto di Angelo Maggia

Così impavido e felice facendo conoscenza e
deglutendo paure e abituandomi a vivere nella
piccola baita con il bagliore caldo del fuoco a legna e della
lampada a petrolio, nei boschi,
sulla montagna.
Vale la pena di raccontarlo soltanto se scavo a
fondo in ogni cosa.
Perché fu così bello dapprima, anche il particolare
del mio sacco a pelo che a un tratto si mise
eruttare piume nel cuore della notte mentre
mi giravo per dormirci, e così devo alzarmi
e cucirlo alla luce della lampada o al mattino
potrebbe essere vuoto di piume…
Ma il fuoco scoppietta, lo strappo è ricucito, il torrente
gorgoglia e sguscia fuori…
é stupefacente che un torrentello abbia
tante voci, dai buuu, buuu, di timpano della conca
ai sommessi gorgoglianti femminei chioccolii
sulle rocce in superficie, a cori improvvisi
di altri cantori, ciangottano l’intera notte
e il giorno intero divertendomi tanto a tutta
prima.
Meravigliosi momenti iniziali, invero, del primo
pomeriggio in cui rimango solo nella baita
e mi preparo il primo pasto, lavo i piatti
sonnecchio e mi sveglia lo squillo estatico
del silenzio o del paradiso, nel gorgogliare
del torrente e attraverso ad esso…
Quando dici sono solo e la baita è a un tratto
la casa soltanto perché hai cucinato un pasto
e hai lavato i piatti del primo pasto…
Poi il cader della notte e l’accensione religiosa,
della splendida lampada a petrolio dopo averne
lavato con cura il tubo di vetro nel torrente
e averlo asciugato con cura, servendoti di carta
da giornale, che lo rovina appannandolo, per cui
torni a lavarlo nel torrente, e questa volta
ti limiti a lasciare il tubo a gocciolare e ad
asciugarsi al sole, il sole nel tardo pomeriggio
che scompare così rapidamente dietro le
gigantesche pareti che si ergono a fil di cielo.
La nebbia della sera si riversa oltre le parerti,
dilaga e sale lentamente; incomincia a far
freddo, anche le mosche sono tristi quanto
la nebbia sui picchi.
A mano a mano che la luce si ritrae le
mosche si ritraggono come compite mosche,
e quando fa buio sono tutte addormentate
sugli alberi o chissà dove…
A mezzogiorno le hai tutte nella baita con te,
ma con il trascorrere del pomeriggio si spostano
sempre più verso la soglia della porta spalancata,
quanto è strano e grazioso…
c’è il ronzio dello sciame di api, ma dallo strepito
ti verrebbe fatto di pensare
che fosse proprio sul tetto; quando il ronzio delle
api turbina sempre e sempre più vicino ti ritiri
nella baita e aspetti, forse hanno ricevuto l’ordine
di farti visita tutte insieme…
Ma finisci in ultimo con l’abituarti al ronzio
delle api… E così tutto in ultimo è meraviglioso.
Preparo il sacco a pelo fuori della baita ma alle due del
mattino la nebbia incomincia a stillare
tutta la guazza per cui devo entrare con il sacco
a pelo bagnato e sistemarmi in altro modo ma
chi può non dormire come un ghiro in una
baita solitaria in montagna, ti svegli al mattino
così riposato e capisci l’universo, l’universo
è un angelo… Ma è abbastanza facile dirlo
quando della tua fuga dalla città viscida sei
riuscito a fare un successo… è tutto così salubre
e nel silenzio e nella solitudine, dico a me
stesso: “Sii saggio”.
È così stupefacente potersi godere nel pomeriggio
sognati radure d’erica camminando senza meta,
o se sei stanco metterti semplicemente a sedere
accanto al torrente e così sognare ad occhi
aperti e pregare gli spiriti locali e dire:
“Lasciatemi restare qui, voglio soltanto pace”
e quei picchi nebulosi rispondono
silenziosamente si.
In questa innocenza assoluta con un’allegra
canzone mi preparo la cena ed esco nel chiaro
di luna nebuloso (la luna si infiltra
con la sua luminescenza bianca) e mi meraviglio
nel contemplare la nuova rapida, gorgogliante
limpida acqua scorrere con i suoi graziosi
lampi di luce “E quando la nebbia si sarà
dileguata e le stelle e la luna spunteranno
stanotte sarà uno spettacolo bellissimo”.
E cose di questo genere… un guazzabuglio
di piccole felicità come questa a stupirmi
in mille farfuglianti parole…
è difficile spiegare e la miglior cosa da
farsi è non essere falso.
Ma c’è nebbia notturna illuminata di luna, i fiori
Delle fiamme del fuoco… c’è il fatto di dare
una mela al mulo, le grosse labbra protese
con grossi denti lontani dentro il muso peloso,
mai mordendo, soltanto aspirando la mela
del mio palmo teso per poi allontanarsi
masticando malinconico e voltarsi e sfregarsi il
didietro contro un albero…
c’è la ghiandaia azzurra che beve il mio latte
arrovesciando la testa all’indietro con un
batuffolo di latte sul becco…
c’è il topolino che consuma ogni sera
la cena nell’angolo umile ove io ho posto
un piccolo vassoio di delizie pieno di formaggio
ed altre piccole delizie… ancora
Ecco il tasso nella sua nebbia, ecco l’uomo
accanto al focolare, ed entrambi ansiosi di paradiso.
Ecco me di ritorno dalle scorribande notturne,
come un vecchio eremita che borbotta, e incespica
lungo il sentiero…
Eccomi proiettare il fascio di luce della lampada
su un tasso inatteso che si arrampica con il
cuoricino martellante di paura, ed io grido
“Ehi, tu, laggiù, ometto”.
Ecco il vasetto di olive, le mangio ad una a una
Domandandomi dove sono i pendii che le hanno
germinate, che le hanno viste maturare…
Ed ecco i miei spaghetti con salsa di pomodoro
e l’insalata con olio e aceto e la composta di mele
appetitosa, mia cara, e il caffè, la toma e la
mela dopo cena mia cara, tutto nei boschi…
Dieci olive delicate, masticate lentamente
a mezzanotte è qualcosa che nessuno ha mai fatto nei
ristoranti di lusso.
C’è il momento presente saturo di boschi
magico soliloqui, tracciando segni… nella
nebbia nebulosamente illuminata dalla
luna d’agosto tra alte vette sfarzose, che
si levano in schiere più offuscata non so
come rosee nella notte simili ai classici
dipinti orientali, cinesi o giapponesi così
mistici e trascendentali nel contempo…
C’è il ragno nel suo angolo che bada agli affari
suoi…
C’è un insetto, un piccolo strisciatore senz’ali, indifeso,
che annega in un barattolo d’acqua, lo tiro fuori
e vagabonda intontito finché non mi stufo di
guardarlo…
C’è la mezzina di lardo appesa a un gancio
al soffitto della baita…
C’è la semplice legna da ardere e l’attento
pur distratto alimentare il fuoco con essa,
un’attività come tutte le attività è inattività
e al contempo è di per sé una meditazione
soprattutto perché tutti i fuochi di legna, come
fiocchi di neve, sono diversi ogni volta…
si, c’è lo spurgo resinoso di un ceppo di abete
avvolto dalla fiamma…
C’è pure un piccolo frammento di vita
al tramonto…
E poi ci sono tutti questi avidi preparativi per
un sonno decente come la sera che sto
cercando i calzini coi quali dormo, per non
insudiciare l’interno del sacco a pelo…
C’è a metà del sonno la luna che appare…
C’è la sostanza universale che è sostanza
divina perché quale altra cosa può essere?
C’è la famiglia delle marmotte che nei
modulati fischi gioiosi mi dà il buongiorno
all’alba…
C’è tutto questo e ci sono tutti i miei bei pensieri,
nel ricordo di Rossana, una tresca profonda
a vicolo cieco, vieppiù tutta prima un’estasi,
una nuova esplosione di esperienza
da frantumare gli occhi…
Poiché con la musicale, malinconica Rossana
fra le braccia mi colmo ancora una volta
di ingenui stupori, mi pare…
Perché un nuovo amore dà sempre speranza,
la solitudine irrazionale mortale è sempre incoronata,
quella cosa che io avevo veduto (quell’angoscia
di serpentina solitudine) traendo il profondo
respiro è ora giustificato osannato e
innalzato come urna sacra al cielo dal
mero atto di togliersi i vestiti e di cozzare
percezioni e corpi nella voluttà ineffabilmente
nervosamente gloriosa dell’amore…
Giacendo bocca a bocca, bacio a bacio
nell’oscurità del guanciale, lombi contro lombi
nell’incredibile abbandonata dolcezza così
remota da tutte le nostre pavide astrazioni
mentali, vien fatto di domandarti perché
mai gli uomini abbiano definito Dio
antisessuale in qualche modo…
La stuoia della notte, ammette l’amore gemente, glorioso, divino…
e in un certo qualmodo, vagabondiamo sulle nubi
nel tenero amore e nella speranza…
In ogni modo, riusciamo a filosofare così
e a trovarci d’accordo e a ridere insieme
nella dolce nudità…
“Amore siamo pazzi insieme, potremmo
vivere in questa baita e non dire mai
niente per anni, era scritto che dovessimo
incontrarci, ci sposeremo e la sera alla
luce della lampada consumeremo semplici
pasti ed io farò all’amore con te sempre”.
Tra noi c’è l’amore perfetto per sempre, non
c’è dubbio al riguardo ma abbiamo soltanto
due corpi (strana asserzione questa)
“Oh, la triste musica di tutto ciò, ho fatto tutto,
tante cose ho veduto, ho fatto ogni cosa con tutti,
il mondo intero sta venendo avanti, bada la
solita vecchia cantilenate canzone triste verità
della morte
perché la ragione per cui sbraito tanto di morte
è che in realtà sto sbraitando di vita, perché non
puoi avere morte senza vita.
“E tutto perché tu credi di non meritare di
essere amato perché è tempo che tu ti svegli
e venga con me o almeno vada con qualcuno
e apra gli occhi sulla ragione per cui Dio
ti ha messo qui…
Ti traccerò magici cerchi che
Muteranno completamente la tua sorte…”

Direttore Responsabile: dott. Massimo Giusio - - Caporedattore centrale: Nicola Gherlone
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