
Gli
interessanti appuntamenti al "Circolo dei lettori"
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Caravaggio,
la strage nel silenzio
Antonio
Nola si propone in questa sua opera prima come creatore di un’intricata
vicenda fatta di crimini efferati, grande mistero e un amore viscerale
e morboso per l’arte.
Una serie di delitti viene compiuta nel corso degli anni da un assassino
che indisturbato si aggira per l’Europa, rendendo le scene del
delitto più inquietanti di quanto la morte da sola non faccia.
Le vittime si presentano infatti abbigliate e posizionate in maniera
tale da rappresentare fedelmente i quadri del grande pittore Caravaggio.
Tutto è frutto di un’accurata scelta: dai modelli sacrificati
alla luce che illumina i volti senza vita. Un cupo percorso che porterà
l’assassino a fare anche della sua stessa esistenza un tributo
al pittore, conducendola in maniera tale da imitarne le tappe fino
alla morte.
Un libro di grande suspence che abbina una puntuale conoscenza dell’arte
ad un’accurata ricostruzione psicologica delle turbe più
oscure dell’animo umano.
Comunicato
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“Io
mi chiamo…”
Nasce il dizionario dei cognomi piemontesi
Perché
un dizionario sui cognomi piemontesi? La risposta è semplice:
non è mai stato scritto sino ad oggi. Peraltro, i pochi testi
reperibili in materia si riducono a raccogliere cognomizzazioni relative
a spicchi di territorio o si rivolgono a gruppi etnici (vedi le
famiglie valdesi e quelle ebree) o a una sparuta schiera di cognomi
tipici. Su scala nazionale, i prodotti esistenti si rifanno peraltro
ai grandi ceppi legati alla toponomastica e all'onomastica, tralasciando
di fatto quei cognomi che attingono dalla tradizione contadina, il
più delle volte attraverso il dialetto. In nessuno di questi
volumi troveremo, così, cognomi del tipo Pautasso o Mautino,
Tarello o Barotto, Nivolo o Goitre. Su queste basi è nata l’idea
il giornalista Piero Abrate ha deciso di realizzare “Io mi chiamo…”
edito da Abacus Edizioni. Cinque anni di studi e di ricerche lo hanno
portato a raccogliere quasi 4.500 cognomi, ognuno dei quali vanta
in Piemonte un ceppo radicato e predominante, o addirittura unico
e senza precedenti in altre regioni italiane. Di ogni voce l'autore
ha analizzato l'etimologia, gli eventuali precedenti storici e nobiliari,
i personaggi celebri che hanno dato lustro al cognome, così
come la diffusione geografica, i ceppi predominanti e le frequenze
anagrafiche. Un lavoro unico e senza precedenti che, presentandosi
come un vero e proprio dizionario, va a colmare un vuoto storico e
letterario.
“Di fatto - spiega Abrate - ho voluto proporre,
attraverso una rilettura in chiave etimologica, storica e di diffusione
sul territorio, quei cognomi che hanno caratterizzato dal Medioevo
ad oggi l'evolversi delle famiglie piemontesi, anche attraverso i
flussi migratori dalle campagne al capoluogo”.
Il volume sarà in tutte le librerie del Piemonte a partire
dagli inizi di novembre 2009 e dal 20 ottobre in vendita in Internet.
L'editore d'accordo con l'autore ha deciso di devolvere il 20 per
cento del prezzo di copertina delle copie prenotate sul sito www.abacusedizioni.com
a favore del Comitato Aiutiamo Roberto, costituito la scorsa primavera
a Settimo Torinese perraccogliere fondi a favore del piccolo Roberto
Gigliotti, affetto da paralisi cerebrale infantile.
Piero
Abrate è nato nel 1955 e vive a Torino. Giornalista professionista,
ha lavorato a
Stampa Sera e La Stampa dirigendo poi il mensile a diffusione nazionale
La Mia Auto,Torino Sera, uno dei primi quotidiani free-press in Italia,
e il settimanale La Nuova. E’anche docente di giornalismo all’Università
Popolare di Torino. E' autore di numerosi
volumi sulla storia e le tradizioni locali. Nel 2005 ha scritto per
Servizi Editoriali di Genova “Il Piemonte del crimine”.
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Un
breve racconto del nostro collaboratore Claudio Raineri
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Gemellaggio con Tau Ceti & Epsilon Eridani
Qui
è Cambiano, piccolo paese del Pianeta Terra. Lontani
abitanti di Tau Ceti e di Epsilon Eridani rispondete, rispondete…
Non siamo ancora in grado di collegarci con voi perché
siamo piccoli uomini, tecnologicamente arretrati, schiavi della
forza di gravità, fallibili, deboli, egoisti, egocentrici
e dopo molti millenni non abbiamo ancora smesso di accapigliarci,
di odiarci. Non sappiamo ancora che ruolo abbiamo nell’universo
anche se giriamo intorno al Sole. Ci illumina la Luna e la nostra
straordinaria volta celeste piena zeppa di meravigliose costellazioni
ci lascia quasi indifferenti. Facciamo parte tutti quanti della
Via Lattea, la nostra galassia, che conta cento miliardi di
stelle più una cinquantina di miliardi di pianeti che
si perdono nell’immensità cosmica, sconosciuta
e misteriosa.
Fino a poco tempo fa eravamo talmente presuntuosi e convinti
di essere gli unici esseri presenti sulla scena universale perché
non conoscevamo a fondo i progressi dell’astronomia, della
chimica, della fisica e della biologia che finalmente non escludono
più l’esistenza di altri esseri intelligenti come
sicuramente potreste essere voi, per adesso, misteriosi abitanti
di Tau Ceti e di Epsilon Eridani che fate parte delle 41 stelle
alla nostra portata dove potrebbe fiorire una vita planetaria.
Analizzando diverse meteoriti che periodicamente piombano sulla
Terra dallo spazio, si sono trovate sostanze chimiche simili
a quelle legate al sorgere della vita, presenti sul nostro pianeta.
Tutte le analisi confermano che gli stessi processi evolutivi
avvenuti qui, sono avvenuti anche altrove e la ricerca scientifica
e planetaria un giorno dimostrerà che non siamo gli unici.
Nelle notti serene riusciamo a vedervi brillare e chissà
quando e in che modo saremo in grado di stabilire un emozionantissimo
contatto con voi.
La vita come la conosciamo oggi ha tre esigenze fondamentali:
una stella analoga al Sole che distribuisca luce e calore, un’età
planetaria pari almeno a cinque miliardi di anni, un’atmosfera
simile alla nostra; ed ecco che il conto che fanno gli scienziati
prevede l’esistenza da cento milioni a cento miliardi
di pianeti abitati nell’universo che conosciamo anche
perché i processi chimici terrestri sono continui ed
estesi all’intero cosmo. In alcuni di questi mondi potrebbero
esserci degli esseri superiori che da chissà quanto tempo,
aspettano pazientemente un contatto e una risposta ai loro segnali
che non riusciamo ancora a captare.
Affermare che esiste la vita nello spazio è una cosa,
riuscire a collegarsi con essa é molto più difficile;
oggi sembra ancora impossibile, domani, sicuramente, si avvererà
il grande sogno fantascientifico dell’’umanità.
Cari amici di Tau Ceti e di Epsilon Eridani, vi scrivo da Cambiano,
piccolo paese della Provincia di Torino, distante 112 mila miliardi
di chilometri, l’equivalente di 11,8 e 10,8 anni luce!
Chissà quando riceverete questa intergalassica-e-mail....
Io la butto nello spazio sperando che riusciate ad intercettarla
con le vostre avveniristiche tecnologie…e che un giorno
possiate raccontarci la vostra storia.
Ed ecco come vi descrivono i nostri astronomi, gli scienziati
che passano le notti a studiare la volta celeste e che ormai
vi conoscono molto bene:
“Tau Ceti è una stella” vicina “alla
Terra, visibile ad occhio nudo. Fa parte della Costellazione
della Balena e impiega 31 giorni a compiere il suo processo
di rotazione. Rassomiglia moltissimo alla sua vicina Epsilon
Eridani, considerata la sorella. Pure lei, nelle notti stellate
è chiaramente visibile a occhio nudo e fa parte della
costellazione dell’Eridano. E’ la terza stella più
vicina alla Terra visibile senza l’aiuto di un telescopio.
Ruota su se stessa in 11 giorni ed ha una vita stimata di qualche
decina di miliardi di anni con due pianeti che le orbitano attorno
e che portano il suo stesso nome con le sigle b e c. Poiché
é la “single” più vicina e simile
al sole, è spesso protagonista in molti libri di fantascienza”.
Ci sono serie possibilità che i processi evolutivi avvenuti
sulla Terra, siano avvenuti anche da voi che magari ci abbiate
già mandato dei segnali con trasmittenti molto più
potenti delle nostre che possono esserci sfuggiti per pochi
minuti, per giorni, per secoli, per ere geologiche anche perché
i nostri radio telescopi sono in funzione da pochi lustri e
chissà come si fa per stabilire un contatto e con quale
lingua ci si potrebbe capire, magari iniziando dai preliminari
scambiandoci simboli scientifici come le coordinate di un semplice
quadrato o la tabella periodica degli elementi chimici. Si potrebbe
iniziare con un sillabario televisivo, con parole accompagnate
da immagini. Con gli attuali mezzi a nostra disposizione, possono
passare anche cento anni prima che i messaggi compiano il viaggio
di andata e ritorno.
Molti scienziati del nostro pianeta consigliano la massima prudenza
prima di instaurare qualsiasi tipo di rapporto con Voi perché
sono convinti che si finisca per essere colonizzati e diventare
una specie di “collaboratori cosmici” alle vostre
dipendenze. Secondo me il rischio è tutto vostro perché
se vi capitasse di scendere giù da noi, e chissà
che non l’abbiate mai fatto, ve ne succederebbero di tutti
i colori. E non è per il momento il caso di spaventarvi.
Il piacere di ricevere un messaggio, di sentire come parlate,
di capire chi siete, come vi riproducete, se provate le stesse
gioie e gli stessi dolori che proviamo sulla terra, se discendete
dallo stesso nostro Creatore che nella notte dei tempi, in principio
fece dal nulla il cielo e la terra, poi la luce e il firmamento,
tutti gli animali e infine l’uomo, il maschio e la donna,
la femmina. Chissà come saranno carine le vostre!
Il nostro Creatore, secondo le Scritture, che sono testi sui
quali si basano le più importanti religioni praticate
sulla Terra, il primo uomo lo chiamò Adamo e lo collocò
con la sua compagna Eva, che ricavò dal suo costato,
nel Paradiso terrestre, un luogo di perfetta delizia, situato
ad Est della Palestina in una regione ricca di acque, di splendida
vegetazione tra cui gli alberi della vita, della scienza, del
bene e del male, con animali pacifici dove tutti vivevano felici
nell’abbondanza. Da questo luogo furono poi cacciati per
disobbedienza e arroganza e costretti a guadagnarsi da vivere
sul resto della Terra, senza privilegi, con tutti i loro discendenti,
tra i quali ci siamo pure noi. .
E’ molto probabile che da molto tempo abbiate inventato
dei canali di osservazione con la Terra e
siamo convinti che dalla vostra lontanissima costellazione riusciate
a sentirci e a vederci perfettamente e proprio per questo, conoscendoci
bene, non facciate nulla per allacciare incontri ravvicinati
con noi.
Noi siamo persone molto strane, spesso pericolose; anche il
nostro Creatore che ci ha fatti a sua immagine e somiglianza,
dopo averci cacciati dal Paradiso, ha poi dovuto sacrificare
invano suo figlio sulla Terra per cercare di salvarci.
Qui da noi si pratica ancora la guerra, forse una parola a voi
sconosciuta, che vuol dire usare mezzi e armi micidiali capaci
di distruggere l’intera umanità, che in moltissimi
casi non ha abbastanza da mangiare, acqua da bere e medicine
per curarsi.
In molte zone della Terra, si potrebbe vivere bene perché
ci sono case confortevoli, riscaldate, con acqua corrente, servizi
igienici e concrete possibilità di lavoro, che è
un modo per esercitare le forze del corpo e della mente, facendo
un mestiere o una professione ottenendone in cambio un adeguato
compenso in denaro, che è una merce legale di scambio
tra gli uomini. Su quasi tutto il nostro pianeta è possibile
spostarsi in automobile che è una piccola navicella con
quattro ruote, che non vola, spinta da un motore che brucia
benzina, un idrocarburo, che si trova nel sottosuolo terrestre.
Guidata da un pilota, può portare almeno quattro persone
e viaggiare su delle speciali piste dette autostrade. Con l’aeroplano
che é una brutta copia di una vostra navicella spaziale,
possiamo volare in poche ore da un capo all’altro del
mondo. Un’altra grande conquista è quella del telefono
che è un piccolo apparecchio che collegato ad una speciale
rete e oggi anche con l’aiuto dei satelliti artificiali,
ci consente di parlare con persone residenti in quasi tutte
le parti della Terra e chissà che un giorno non si riesca
ad arrivare lassù da voi.
La vita media sulla Terra è di circa 70 anni ed è
molto facile ammalarsi perché molto spesso il nostro
corpo subisce delle alterazioni. In questo caso ci sono gli
ospedali che sono i luoghi dove degli specialisti chiamati medici,
ci curano con i farmaci che sono sostanze ricavate dalla natura,
o con interventi operatori usando degli speciali attrezzi.L’uomo
e la donna, per la continuità della specie umana, generalmente
si sposano e si uniscono per dare luogo ad una famiglia. Congiungendo
poi i loro organi sessuali, dopo nove mesi potranno far nascere
un piccolo uomo o una piccola donna che vedrà la luce
uscendo dalle viscere della femmina che, diventando “mamma”
nei primi mesi potrà nutrirli col latte prodotto dal
suo corpo. La famiglia a questo punto sarà composta dall’uomo,
il padre, la donna, la madre e dai figli che vivranno insieme
nella loro casa. Oggi sulla terra siamo più di 6 miliardi
di persone! Pochi raggi di un anno luce sarebbero sufficienti
per scaldarci ed illuminarci tutti quanti!
Per voi la parola anno potrà sembrare sconosciuta. Per
noi si tratta del periodo di tempo impiegato dalla Terra a compiere
un giro attorno al Sole e dura 365 giorni, 5 ore e 49 minuti
e dieci secondi.
I giorni, le ore, i minuti e i secondi, sono le nostre unità
di misura del tempo. Il periodo di rotazione diurna della Terra
dura 24 ore Inizia con il sorgere del sole e termina con il
suo tramonto che darà origine alla notte che è
il periodo riservato al riposo ed il momento che voi preferite
per le vostre esplorazioni.
Fin dall’antichità, sulla Terra, si sono regolarmente
verificati nei posti più impensati degli eventi straordinari
che fanno pensare a rapporti sempre più ravvicinati con
voi. I nostri scienziati continuano ad etichettarvi come alieni
a bordo di non ancora ben identificati oggetti volanti.
Dalle tracce scoperte in antichi templi, su manufatti trovati
in caverne, negli scavi archeologici, nei libri sacri e nelle
scritture dei Profeti c’è sempre qualche avvistamento
di oggetti volanti risalenti ai tempi biblici e prima ancora
nei testi sacri dell’India e dei paesi dell’America
del Sud.
Antiche cronache raccontano di fenomeni celesti, inspiegabili
e misteriosi e di incontri con esseri straordinari in arrivo
su carri di fuoco…
Probabilmente voi siete i nostri fratelli maggiori; molto evoluti
e progrediti e dotati di una straordinaria forma di vita e di
intelligenza, completamente al di fuori del nostro piccolo pianeta.
Quando arrivate sulla Terra viaggiate su dei fantomatici dischi
volanti che le nostre autorità volutamente non riconoscono,
forse per non seminare panico tra la popolazione.
Di recente, gli astronauti americani, i primi nella storia dell’umanità
a scendere sulla Luna e i cosmonauti sovietici, vi hanno visti
nello spazio viaggiare affiancati alle loro navicelle ed ecco
una straordinaria testimonianza rilasciata dall’americano
Gordon Cooper :
“Io credo che questi veicoli extraterrestri e i loro equipaggi
visitino questo pianeta provenendo da altri pianeti, che ovviamente
sono tecnologicamente più progrediti della Terra. Penso
che dovremmo avere un programma coordinato ad altissimo livello
per raccogliere ed analizzare scientificamente i dati provenienti
da tutto il mondo circa ogni tipo di incontro, e per determinare
quale sia il comportamento migliore da assumere per fronteggiare
amichevolmente questi visitatori. Probabilmente dovremmo dimostrare
che abbiamo imparato a risolvere i nostri problemi pacificamente,
invece che con la guerra, prima di essere accettati come membri
pienamente qualificati del consesso universale.
Quest’acettazione avrebbe possibilità spaventose
di far progredire il nostro mondo in tutti i campi. In quest’evenienza
mi sembra che le Nazioni Unite abbiano un interesse ben preciso
nel trattare propriamente questo argomento. (Gordon Cooper astronauta
NASA, l’ente spaziale americano..
Così dice di voi Gennai Strekalov, per due volte astronauta
ed Eroe dell’Unione Sovietica: “Ci siamo visti venire
incontro un corpo luminoso che ci ha incrociato in direzione
opposta alla nostra stazione spaziale MIR. Come una palla di
fuoco. Era una fonte di luce cangiante, irridescente. Ricordava
un po’ le luminarie di un albero di Natale. Era sferica,
o sferoidale. L’avvistamento è durato 7 secondi,
direi, e meno di dieci. Era un oggetto che non sono stato in
grado di identificare e non avrebbe dovuto essere dov’era…”
Il 24 luglio 1994, Buzz Aldrin, astronauta NASA e conquistatore
della Luna, a venticinque anni dallo sbarco, rilasciò
questa straordinaria dichiarazione:”Un UFO (Oggetto volante
non identificato) c’era con noi… Poco dopo aver
lasciato il campo gravitazionale della Terra diretti alla Luna,
tutti e tre, Neil Armstrong, Mike Collins e io, vedemmo apparire
nell’oblò un oggetto luminoso che ci seguiva a
distanza…. Ne informammo Houston, la base. Pensammo fosse
l’ultimo stadio del Saturno 5, il missile che ci aveva
lanciato, ma i conti non tornavano. Non poteva essere neppure
la sonda robot lanciata dai sovietici per batterci almeno simbolicamente
nella corsa alla Luna, perché era più avanti di
noi. Che cos’era? Non lo so, non lo scoprimmo mai. L’oggetto
ci accompagnò per molte ore poi scomparve…”
L’inizio degli avvistamenti di oggetti provenienti dallo
spazio iniziò nel mese di luglio del 1947 nel New Mexico
nella cittadina di Roswell dove moltissimi abitanti videro sfrecciare
verso le ore 21,50, durante un furioso temporale, un grande
oggetto luminoso a forma elicoidale come due piatti rovesciati
che procedeva ad altissima velocità dopo essere stato
colpito da un fulmine per poi andare a schiantarsi verso la
Piana di S,.Augustin a Ovest di Socoro.
Il giorno seguente il “Daily Record” (foglio quotidiano,
da noi chiamato giornale, dove si registrano le cose notevoli
che accadono.) comunicava ai suoi lettori che nei pressi di
Forth Worth, nel Texas… erano stati recuperati i corpi
di quattro umanoidi … il relitto fu trovato a 75 miglia
a Nord ovest di Roswell… i quattro corpi furono eiettati
fuori dall’oggetto volante poco prima dell’impatto
col terreno e furono trovati in stato di decomposizione e danneggiati
da animali predatori.
Un'altra testimonianza di un ingegnere Barney Barnett di Socoro
recitava così: Lavoravo come ingegnere per il governo
federale nella zona delle Pianure di Magdalena, ad Ovest di
Socoro, e una mattina fui colpito da un bagliore emanato da
un grosso oggetto metallico che doveva essere caduto durante
la notte. Mi avvicinai…era a forma di disco, largo da
sette a nove metri. Notai i corpi sul terreno e pensai ce ne
fossero altri all’interno dell’oggetto; sembrava
fatto di acciaio inossidabile opaco e si era spaccato aprendosi
completamente per una esplosione o per l’impatto col terreno.
I corpi a terra somigliavano agli esseri umani, ma non lo erano…
teste tonde… occhi
piccolissimi molto distanti tra loro… privi di capelli…
il cranio molto grosso rispetto al corpo… abiti di un
solo pezzo di colore grigio, nessuna cerniera lampo o cintura.
L’oggetto venne recuperato dai militari e portato via
a bordo di un grosso camion….
L’autopsia dei corpi (sulla Terra, in certi particolari
casi, per risalire alle cause della morte, viene sezionato il
corpo del defunto) secondo indiscrezioni fornite da prof.Weisberg,
docente di fisica in una università della California,
forniva il seguente reperto: normali corpi umani di taglia piccola.
La descrizione della cabina: sulle pareti o pannelli caratteri
di un linguaggio sconosciuto… non si capiva come venisse
pilotato.
Un altro caso inquietante si verificò nel mese di agosto
del 1952 a Pueblo nel Colorado quando il dirigente di una radio
locale (la radio è l’invenzione che un giorno ci
permetterà di entrare in contatto con voi.) Joseph Roher,
dichiarò alla stampa che il Governo USA aveva recuperato
i rottami di sette UFO precipitati, tre dei quali caduti in
Montana.Uno dei piloti, catturato in una località californiana,
sarebbe stato tenuto in vita per due anni prima di morire. Un
altro alieno nel mese di marzo del 1960 atterra a New Palz,
nei pressi di New York con altri due piccoli colleghi. Viene
catturato dopo l’atterraggio mentre gli altri due riescono
a decollare e fuggire. Anche questa volta il prigioniero, affidato
ai servizi segreti morirà 28 giorni dopo.Altre fonti
confermano che molti cadaveri di alieni, precipitati in varie
località della Terra, sarebbero conservati nelle basi
americane con i relitti delle loro navicelle, a fini scientifici
e nel più assoluto riserbo.
Da parecchi anni, specialmente in Inghilterra, si verificano
stranissimi fenomeni che spesso creano sconcerto tra la gente.Compaiono
misteriosi cerchi su prati e campi coltivati a grano che formano
grandi motivi geometrici di una perfezione incredibile, dapprima
cerchi singoli, relativamente piccoli, poi a partire dal 1985
cominciano a diventare gruppi compositi a dozzine e a centinaia,
contemporaneamente a segnalazione di oggetti misteriosi non
identificati che ruotano nel cielo, prima, dopo e durante le
apparizioni. Il tutto cominciò in una notte di agosto
nel 1972, quando dopo l’avvistamento di un UFO, un energia
sconosciuta impresse sul terreno lo stampo della sua forma.
Gli studiosi di questi fenomeni. dicono che probabilmente questo
è un modo usato da voi extraterrestri per annunciare
un imminente arrivo sulla Terra.
Ci sono parecchi filmati (documenti che riproducono la realtà)
che riprendono piccole sfere di luce mentre sorvolando i campi
di grano, disegnano dei cerchi. Sono piccolissime entità
intelligenti che stanno eseguendo con estrema precisione il
loro lavoro che spesso si rifà ad antiche simbologie
universali o a precise relazioni matematiche, numeri o date.
Gli esperti che seguono queste straordinarie manifestazioni,
sostengono che analoghi segni si trovano nell’alfabeto
degli indiani Hopi, degli aborigeni australiani, dei Dogan africani,
tutti quanti concordi nel sostenere e difendere la Madre Terra,
afflitta dall’inquinamento, dal crollo delle costanti
ambientali, dal cambiamento delle stagioni. Non deve più
stupirci il continuo aumento di questi fenomeni, diversi da
nazione a nazione, specifici per ogni cultura. Dapprima richiamano
l’attenzione, poi passando il tempo diventano più
elaborati costringendoci a capire a ad interpretare i messaggi,
spesso tra l’incredulità generale e il completo
riserbo delle autorità che sanno ma non parlano.
E adesso cari amici di Tau Ceti e di Epsilon Eridani, vi raccontiamo
di un clamoroso caso di “Abduction” termine scientifico
usato dagli ufologi per descrivere un rapimento perpetrato da
entità animate e sconosciute in una zona del Piemonte
(Regione nell’Italia NO) da parte degli occupanti di un
UFO atterrato in una notte sull’aia di una cascina (spiazzo
di terreno piano e liscio presso le case dei contadini) del
Roero, la famosa zona vinicola dove si produce un famoso vitigno
detto Nebbiolo dal quale derivano altri vini pregiatissimi come
il Barolo, il Barbaresco l’Arneis, il Barbera e la Bonarda,
poi pesche, fragole, nocciole, asparagi e tartufi di grande
qualità. (prodotti famosi ed esclusivi di questa zona,
ricercatissimi dai buongustai.)
Che notte quella notte del 1950! Fiorino Manera viveva sulla
punta di una collina in uno dei paesini sperduti della “Provincia
Granda”, nella piccolissima “Frazione Anime”!
Era l’ultimo di una famiglia di ex vignaioli, quasi tutti
inurbati a Torino in cerca del posto sicuro in fabbrica. Vide
partire ad uno ad uno i suoi fratelli per la città. Sarebbero
poi tornati a trovarlo raramente con mogli e figli. Ormai cittadini
a tutti gli effetti.
La sfortuna lo perseguitò fin dalla tenera età.
Durante una trebbiatura del grano finiva nell’imballatore
(macchina agricola che lega la paglia) dal quale ne usciva praticamente
a pezzi e per il grande spavento con la favella roca e cavernosa.
Era appena guarito quando cadeva nel grande mastello pieno di
cenere e acqua bollente del bucato e solo l’intervento
del cane da pagliaio della cascina detto “Paris”,
contribuiva a metterlo in salvo. (Il bucato, nelle campagne,
per lavare i panni si faceva con acqua bollente e cenere.)
Dopo tre mesi di ospedale, Fiorino tornò a casa con le
gote e le braccia (parti del viso e del corpo) irrimediabilmente
ustionate.
Questo inconveniente gli precluderà per sempre l’assunzione
in una famosa fabbrica di auto n.d.a) nonostante le raccomandazioni
(qui da noi è un modo per ottenere favori da qualcuno
in modo illegale n.d.a) del parroco (religioso che cura le anime
e la chiesa del paese. nda.) e del sindaco (la persona eletta
dai cittadini per amministrare il Comune n.d.a)
Le poche ragazze rimaste nella frazione non lo degnavano di
uno sguardo e neanche l’ultimo sensale di matrimoni il
“bacialé” (in campagna il bacialé,
di mestiere, combinava i matrimoni n.d.a) Gasperino Bella, era
riuscito a rimediargli uno straccetto di moglie.
Si rassegnò alla solitudine, specialmente dopo la morte
del vecchio padre, l’ultimo patriarca, col quale, nella
bella stagione, dopo la dura giornata di lavoro, cenava sotto
un antico albero di albicocche e d’inverno al calduccio
nella grande stalla a parlare di brente e di potature. (La brenta
è una bigoncia a forma di cono rovesciato nella quale
si caricavano sulle spalle i grappoli d’uva durante la
vendemmia (quando si raccoglie l’uva matura) e misura
mezzo ettolitro (50 litri) di vino, (il litro è un’unità
di misura per i liquidi e corrisponde a un decimetro cubo; la
potatura è una tecnica per tagliare ad arte i rami delle
viti per ottenere grappoli abbondanti e saporiti n.d.a)
Era giovane e forte, pieno di iniziative e di progetti. Alla
Fiera di Verona (città del Nord-Est dove si svolge ogni
anno un importante mercato di macchine agricole n.d.a), trovò
l’occorrente per trasformare con moderni macchinari la
sua vecchia cascina.
Incominciò con la Compagnia Elicotteri (l’elicottero
è una macchina volante con eliche giranti in senso inverso
n.d.a) che iniziò a spargergli dal cielo, sui filari,
il solfato di rame (ossido di rame, disinfestante, indispensabile
per coltivare la vite n.d.a).Sul vecchio gioco da bocce dove
la domenica si giocava con palle e pallini di legno, nacque
la pista di atterraggio; la stalla (luogo chiuso e coperto dove
vivono cavalli, buoi, mucche e vitelli n.d.a) diventò
un salotto. Pulita, ordinata con i più famosi esemplari
delle razze bovine del Piemonte.
Dopo estenuanti trattative con un suo coscritto (coetaneo, nato
nello stesso anno n.d.a) riuscì a farsi vendere le venti
giornate di bosco (la giornata è una misura di superficie
usata in Piemonte ed equivale a 38,10 are n.d.a) che confinavano
con i suoi terreni.
In pochi anni era in funzione la più bella vigna dei
Roeri e il vino a super denominazione di origine controllata
e garantita andava letteralmente a ruba.(termine in uso sulla
Terra quando un prodotto incontra il favore dei compratori n.d.a)
Fiorino faceva sempre fatica a parlare e quando cambiava la
luna (il tempo delle varie fasi lunari n.d.a) le guance gli
bruciavano fastidiosamente.
Da un po’ di tempo, come tramontava il sole, sentiva strani
rumori sul pagliaio e sul fienile(luoghi dove di deposita il
foraggio per gli animali n.d.a.)
I galli e le galline (volatili con cresta, becco, piume dai
colori vivaci n.d.a), starnazzavano agitatissime come se qualcuno
le inseguisse per acchiapparle; i vitelli (figli del toro e
della vacca n.d.a) e gli altri animali si slegavano dalle mangiatoie
della stalla e fuggivano spaventati.
Paris, il vecchio cane della cascina, si nascondeva tra le balle
di paglia e non dava più segni di vita.
Al mattino mancavano all’appello, molte galline.(le galline,
le femmine e i galli i maschi sono chiamati animali da cortile
n.d.a). Le superstiti si ammucchiavano in un angolo sotto la
grande tettoia, (copertura sostenuta da pilastri per riparare
attrezzi ed animali n.d.a); molte erano spennacchiate e rifiutavano
il pastone (mangime a base di crusca n.d.a.) Non facevano più
le uova. (le uova escono dal corpo delle galline e sono a forma
rotondeggiante, molto gustose e nutrienti. Possono essere fecondate
dal maschio, il gallo. Dopo che la gallina le avrà covate,
scaldandole col suo corpo, nasceranno piccoli galli e piccole
galline detti pulcini n.d.a.).
In cantina, molte bottiglie (vasi di vetro di forma cilindrica.
sigillati per conservare i vini n.d.a.) pur conservandosi intatte,
risultavano incredibilmente vuote. Erano spariti l’aglio,
le cipolle, le patate da semina (aglio e cipolle sono piante
della terra da condimento come le patate che sono tuberi e si
mangiano cotte n.d.a.) una vecchia bicicletta (mezzo di trasporto
a due ruote uguali mosso da pedali girevoli n.d.a.) di suo padre,
una “Edoardo Bianchi”.(famosa marca italiana di
biciclette n.d.a.)
Mancavano pure molte viti (arbusti rampicanti che danno l’uva
dalla quale si ricava il vino n.d.a.) dai filari (le viti allineate
nel loro campo che danno origine alla vigna n.d.a.) e nell’orto
(pezzo di terreno dove si coltivano erbe e frutti n.d.a.) si
vedevano delle strane orme.
Per molte notti Fiorino restò di guardia dall’abbaino
del solaio (piccola finestra sopra i tetti n.d.a.). Di lassù
si dominava tutto il vallone dove un tempo c’era il bosco
(estensione di terreno coperta da alberi n.d.a.). Lontano si
vedevano le luci di Canale e di Alba (Centri agricoli-commerciali
della bassa Langa n.d.a.) e ogni tanto degli strani bagliori,
come lampi di fulmine, silenziosi ma terrificanti.
E finalmente successe il fattaccio. Arrivò leggero e
silenziosissimo sulla pista degli elicotteri uno dei vostri
strani oggetti volanti che noi qui chiamiamo UFO, oggetti volanti
non identificati.
Fiorino si ricordava benissimo quando ai tempi delle “Brigate
Garibaldi” (erano gli anni dell’ultima Guerra Mondiale
n.d.a.) gli Americani e gli Inglesi facevano lanci per gli alleati
dai loro aeroplani con i paracadute (congegni che si aprivano
a forma di ombrello per scendere lentamente e senza pericolo
anche da grandi altezze n.d.a.) e, proprio in una notte di luna
piena, se ne erano posati due sull’aia della cascina.
I “Garibaldini e i Badogliani” (così si chiamavano
i partigiani che combattevano una guerra chiamata “La
Resistenza”; ma questa è una storia difficile da
spiegarvi adesso… n.d.a.) pur essendo alleati, l’avevano
quasi fatta a schioppettate per impadronirsi di quei grossi
sacchi neri pieni di armi e di viveri.
Purtroppo la realtà era completamente diversa. La navicella
era simile ad una grossa “Carera” (tipo di botte
usata nelle cantine del Roero per depositare il vino n.d.a.).
Era trasparente e piena di luci colorate.
Quando si aprirono gli sportelli, apparvero dei personaggi molto
strani. Subito Fiorino pensò ai Marziani (vostri vicini
di galassia n.d.a.) dei quali sapeva tutto; era un fedele abbonato
ed accanito, lettore di Famiglia Cristiana”. (Giornale
cattolico che esce una volta la settimana, molto letto nelle
campagne n.d.a.).
Questi erano alti, con tute fluorescenti e caschi perfettamente
illuminati e trasparenti. I visi e le fattezze quasi come noi
terrestri per quello che si poteva vedere. Erano in cinque e
improvvisamente se li trovò davanti. Chissà perché
gli venne in mente di quella volta alla fiera di Santo Stefano
Roero (grande mercato in occasione delle feste religiose n.d.a.)
quando dietro al ballo a palchetto (sala danzante all’aperto
a forma circolare, coperta da un telone con musicanti che suonano
per quelli che ballano; uomini e donne che fanno certi movimenti,
con i piedi e con il corpo secondo il ritmo del suono o del
canto n.d.a.), per colpa di una ragazza, aveva fatto a pugni
contro cinque rivali, lui da solo. Si era preso un sacco di
botte (spesso noi terrestri per farci del male ci diamo le botte,
a mani chiuse o con rami d’albero, bastoni n.d.a.). però
anche gli altri se ne erano andati via mal ridotti.
Scesero tutti in cantina e finalmente Fiorino capì perché
le bottiglie pur col tappo intatto erano completamente vuote.Uno
di quei tipi, con uno speciale aggeggio luminoso, riusciva a
succhiare il prezioso liquido, un altro aveva trovato una perticata
di salami e salsicce (carni di maiale, tritate, salate e insaccate
appese per la stagionatura n.d.a..). L’alieno più
curioso scopriva le delizie dei peperoni (pianta erbacea i cui
frutti hanno sapore piccante n.d.a.) sott’aceto e dei
salami conservati sotto il grasso.
Ormai erano tutti quanti davanti a lui, bellissimi, capelli
biondi, occhi azzurri. I vostri colleghi caduti a Roswell avevano,
come scritto nei rapporti “teste tonde, occhi piccolissimi,
molto distanti tra loro, privi di capelli, il cranio molto grosso
rispetto al corpo con abiti di un solo pezzo di color grigio,
senza cerniere lampo o cinture… Veramente bruttissimi…”
Fiorino che era sceso a precipizio dal granaio con la doppietta.(fucile
da caccia con due canne n.d.a.). si rese immediatamente conto
di essersi messo in un bel pasticciaccio. Incominciò
a tremare come una foglia mentre i visitatori bighellonavano
in lungo e in largo per la cantina con le lucine tutte accese
sui caschi..
Il più piccolo del gruppo stava in disparte alle prese
con una bottiglia di Nebbiolo del 1939 fino a quando le sue
lucine non incominciarono ad impazzire. Dopo la grande bevuta,
forse non reggendo la forza di gravità 15° del Roero,
incominciò a fare una serie di capriole tra le carere
e le damigiane, (grossi vasi di vetro rivestiti di vimini per
trasportare il vino n.d.a.) fino a che uno dei colleghi lo prese
in braccio e lo portò a bordo della navicella ubriaco
fradicio (alterato dal vino n.d.a.)
Anche il capo del vostro collega alieno aveva la voce roca e
cavernosa e questo rassicurò Fiorino che molti anni dopo,
come leggerete in seguito, descrisse senza essere creduto il
suo straordinario incontro ravvicinato ai Carabinieri che lo
avevano fermato mentre cercava di entrare di nascosto nella
sua vecchia cascina abbandonata “Veniamo da lontano e
non siamo qui per farle del male. Nel nostro pianeta la vita
è quasi simile alla vostra. La invitiamo a venire con
noi, con le sue piante, i suoi animali e tutte le botti piene
di quello straordinario vino. Ci manca un uomo con la sua esperienza
e la sua tenacia. Vogliamo riprodurre nella nostra galassia
un paese uguale al suo. Noi le promettiamo che se vorrà
la riporteremo indietro sano e salvo, le faremo riacquistare
la parola e in più lassù le faremo trovare una
compagna bellissima disposta poi a seguirlo anche nei Roeri.
Abbiamo in serbo una grande sorpresa per lei e se ne accorgerà
quando potrà riabbracciare quei suoi vecchi amici della
borgata, quelli che lavoravano in fabbrica a Torino, scomparsi
misteriosamente dalla Terra e che ormai vivono felicemente con
noi da molte lune…”
Usciti dalla cantina, si trovarono davanti al portellone della
navicella illuminata a giorno super imbottita come un materasso.Improvvisamente
e incredibilmente uscirono dalla stalla, in fila indiana, prima
il vecchio cavallo e man mano tutti gli altri animali fino all’ultimo
porcellino d’India appena nato.
Tutti al piano inferiore trasformato per l’occasione in
Arca di Noé (la nave che secondo le Scritture salvò
Noé e i suoi animali dal Diluvio Universale n.d.a.).
Dal pagliaio venne risucchiato tutto il foraggio, dal granaio
arrivarono intatti i sacchi dell’ultimo raccolto con tutte
le sementi pronte per l’autunno.
Dalla cantina sparirono le carere, le damigiane, centinaia di
bottiglie, i salami, i formaggi e dalla tettoia i trattori e
tutti i macchinari che aveva comprato alla Fiera di Verona.
Mentre si stavano completando le operazioni di carico, Fiorino
si infilò il suo giaccone di velluto marrone con la cacciatora,
chiese il permesso di portarsi dietro il vecchio “Guzzino”
(famoso motociclo di quei tempi n.d.a.), l’ultima cotta
di pane (nelle campagne, ogni famiglia, due volte al mese, cuoceva
il pane nel forno della borgata n.d.a.), la doppietta e la cartucciera
(fascia di stoffa per tenere le cartucce n.d.a.).
Chiuso il portone della cascina, si incamminò verso la
pista dove gli infilarono una tuta nuova di zecca e un casco
che sembrava un televisore. Aveva dimenticato il vecchio cane
che vincendo la grande paura era uscito dal suo nascondiglio
e abbaiava sotto la scaletta. Si aprì un portellone e
in un attimo fu issato a bordo. Subito dopo, il decollo, silenzioso
e velocissimo.
Si volava ad una velocità impressionante fino a quando
si iniziò a scendere in una enorme vallata, come quelle
che si vedevano nei film western con i cow boys (guardiani di
mandrie a cavallo n.d.a.), poi rocce, canyon, altipiani verdissimi
con corsi d’acqua e animali in libertà per nulla
intimoriti.
Appena giunti a destinazione dopo il lunghissimo viaggio, si
aprirono tutti i portelloni e comparvero numerosi personaggi,
rapidi e silenziosi, che iniziarono le operazioni di scarico.
C’era un fresco venticello che accarezzava gli strani
alberi del misterioso pianeta e i primi passi di Fiorino Manera
nella nuova galassia, furono molto emozionanti. Miracolosamente
le gote e le braccia erano tornate lisce e vellutate. Anche
il vecchio cane scodinzolava allegro come in gioventù
e lo seguì su di un veicolo silenzioso che iniziò
a viaggiare a pochi centimetri dal suolo sotto una enorme cupola
trasparente che copriva tutta la vallata.
Arrivato in uno strano edificio, Fiorino Manera venne affidato
ad un gruppo di scienziati che lo visitarono attentamente. Gli
prelevarono il sangue, gli sistemarono le unghie incarnate dei
piedi, gli rimisero a nuovo, senza alcun dolore, i denti devastati
dal “trinciato forte”(foglia di un’ erba che
disseccata, conciata poi chiamata tabacco, fumata, respirata,
nuoce gravemente alla salute n.d.a.).
Sulle gote e sulle braccia gli spalmarono un unguento miracoloso
che in pochi minuti gli fece sparire le antiche cicatrici provocate
dalle ustioni che si era procurato cadendo nel grande mastello
del bucato. Paris dovette lasciare a malincuore il suo padrone
e a nulla valsero le sue proteste. Venne accompagnato in uno
speciale recinto dove incontrò gli animali della cascina,
quelli che da un po’ di tempo sparivano misteriosamente,
ancora in osservazione.
In un anglo del palazzo, il famoso torpedone blu scuro “Numero
40” con rimorchio, “Modello Fiat 666”, in
servizio sulla Linea Torino-Canale-Alba, il wagon-lit dei contadini-lavoratori
che lavoravano alla Fiat, misteriosamente scomparso subito dopo
la seconda guerra mondiale, con trenta baracchini-dppiolavoristi
a bordo, stanchi morti e addormentati, che tornavano a casa
dopo aver fatto il secondo turno a Mirafiori. Era sparito nel
nulla, senza lasciare alcuna traccia di sé.
Un mistero celebrato per anni dagli ultimi cantastorie nelle
piazze delle fiere e nelle veglie nelle stalle.
Nell’ufficio del governatore del pianeta sconosciuto,
Fiorino Manera vide il plastico che riproduceva fedelmente la
sua cascina nei minimi particolari.
Lo fecero salire su di un altro veicolo e lo accompagnarono
in una vallata vicina. Il Nostro questa volta rimase letteralmente
a bocca aperta. La sua casa, i suoi campi, la pista degli elicotteri.
Il pozzo con la catena e il secchiello, tutto tale e quale come
nel Roero.
Lo lasciarono solo sull’aia mentre nel cielo, un sole
e una luna splendevano contemporaneamente, una sensazione incredibile,
uno spettacolo straordinario.
Sulla porta della cascina, comparve una creatura splendida,
una fata dagli occhi turchini; gli venne subito in mente quella
del libro di Collodi.
Il colpo questa volta fu durissimo. Per un attimo tornò
a perdere la parola e a sentire uno strano bruciore alle gote
e alle braccia fino a che incontrò lo sguardo rassicurante
della bellissima aliena che parlava pure in perfetto dialetto
monferrino. “Mi prenderò cura di te, non avere
paura, le donne della nostra galassia sono dolci, fedeli, appassionate,
non avere paura…”
Raggiunsero il salotto, tirato a lucido come mai prima di allora.
Fiorino si tolse la tuta, si infilò in una tiepida vasca
da bagno mentre il camino scoppiettava allegramente. Chiuse
gli occhi per un momento e il pensiero tornò alla sua
vecchia casa ormai lontanissima. Si accesero tutte le lucine
di controllo mentre il suo cuore picchiava come uno stantuffo
ed era l’inizio di una grande crisi di panico. Arrivò
la bellissima fatina che sorridendo dolcemente incominciò
ad accarezzarlo e a massaggiarlo con degli strani unguenti.
Poi comparve uno strano vassoio con degli altrettanto strani
bicchieri che però contenevano purissimo Nebbiolo della
cascina. Dopo la cena, misteriosa ma molto abbondante e saporita,
le lucine di controllo si spensero lentamente fino a quando
ci fu un altro attimo di grande smarrimento. Improvvisamente
si trovò fra le braccia la sinuosa creatura.
Per la seconda volta doveva affrontare una situazione molto
imbarazzante anche perché, visti i precedenti, non sapeva
proprio da che parte incominciare.
Intanto, sulla Terra, dagli eredi venne dichiarato “morto
presunto”, con regolare sentenza del Tribunale di Cuneo.
La “Cascina delle Masche”, così ribattezzata
dai borghigiani, venne messa in vendita, senza successo.
Lo sapevano tutti che di notte, specialmente con la luna piena,
sull’aia, si radunavano dei misteriosi personaggi. Si
vedevano bagliori, si sentivano sibili mentre i cani delle cascine
vicine impazzivano letteralmente a forza di abbaiare.
Molte volte c’era chi giurava di sentire in lontananza
la voce roca di Fiorino, addirittura chi giurava di averlo visto
tra i filari e di avergli parlato.
Intanto sul pianeta sconosciuto dell’altrettanto sconosciuta
galassia, distante dal Roero, trecentomila milioni di miliardi,
di miliardi, di miliardi di miliardi di “Giornate Piemontesi”,
(misura di superficie equivalente a 38,10 are e si divide in
100 tavole e ogni tavola in 12 piedi che è poi lo spazio
di terreno che si lavorava in una giornata n.d.a.) Fiorino Manera
aveva finalmente trovato la pace e la serenità, la compagna
della vita e tutto quello che gli mancava sulla Terra.
Si costruì sull’aia un ballo a palchetto, la sua
grande passione, uguale identico a quello del suo vecchio amico
Bologna di San Marzanotto.
All’inaugurazione arrivarono in massa gli amici del Pulmann
della “Satti N°40”, quelli rapiti misteriosamente
in quella notte di temporale.
Se sulla Terra erano dei modesti doppiolavoristi-baracchini-vignaioli,
sul nuovo pianeta erano diventati degli affermati imprenditori-coltivatori.
Soltanto più un brutto ricordo la vita grama Tutti ringiovaniti,
denti bianchissimi, fisici atletici, con flessuose compagne,
per fortuna, extra terresti, altro che certe vecchie morose
lasciate sulla Terra.
Per sempre dimenticati i tradimenti, la tempesta, la filossera,
la cantina sociale, i diserbanti i pesticidi, la cassa integrazione.
Sotto la meravigliosa cupola, vendemmia assicurata con serate
di gala sull’aia. Tutti i condomini della galassia agricola
sono grandi appassionati di ballo a palchetto. Scuola di “liscio”
per le aliene con ricchi premi e cotillons per tutti.
Direttamente collegati con le balere langarole e monferrine,
Mario Piovano e i Musicanti di Riva presso Chieri con i loro
grandi repertori a grandissima richiesta.
Sulle note di “Cimitero di rose” o del “Cacciatore
del bosco” è commozione generale e quanti ricordi
quando si sentono i suoni della tradizione contadina e dei balli
in cascina.
Grandi tavolate, si mangia, si beve, si ricordano i tempi passati
sulla Terra ormai piccola e lontana.
Poi all’alba, ognuno sul suo silenziosissimo “Galassia
Wagon, sparisce allegramente nello spazio.
Quel giorno, i Carabinieri di servizio nel Roero, trovarono
un uomo anziano, senza documenti che cercava di entrare nella
“Cascina delle Masche”, da anni disabitata e invasa
dalle erbacce. Probabilmente lo scambiarono per un immigrato
senza permesso di soggiorno. Parlava a stento il dialetto dei
suoi bricchi e ogni tanto, con ampi gesti delle braccia e delle
mani, si esprimeva in una lingua incomprensibile.
Fu accompagnato e ricoverato nella locale casa di riposo in
attesa dell’esito delle indagini sul suo conto. Durante
l’interrogatorio incominciò a raccontare la sua
incredibile storia e nessuno, all’infuori di un anziano
ospite dell’ospizio, che l’aveva riconosciuto, lo
prese sul serio, anzi, si fecero tutti un sacco di risate credendo
di avere a che fare con il solito anziano fuori con la testa.
Con l’aiuto del vecchio coscritto della “Frazione
Anime”, nel cuore della notte, si calò dalla finestrella
del bagno con un lenzuolo attorcigliato. Scavalcò poi
il muretto di cinta e a grandi passi raggiunse la sua vecchia
cascina, un affettuoso ritorno sui luoghi della memoria e della
giovinezza.
Alle prime luci dell’alba, Fiorino Manera scomparve definitivamente
e di lui non si seppe più nulla.
Claudio Raineri
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La
vera storia della Lega Lombarda
Analisi di un mito
In questi ultimi anni la storia della Lega Lombarda
è tornata prepotentemente alla ribalta uscendo da quel limbo
in cui era caduta dopo la fine del Risorgimento e del movimento romantico.
Merito di coloro che riferendosi ad essa ne hanno fatto una delle
loro bandiere. Ma se volete avere notizie più accurate e storicamente
provate sull’argomento ecco un bel libro che vi racconta attraverso
la rivisitazione dei documenti ciò che fu veramente la Lega
Lombarda e cosa rappresentò per le popolazioni che abitavano
un vasto territorio qual è il nord Italia.
Lontano dalle visioni romantiche e patriottiche che animarono le popolazioni
di Piemonte, Lombardia e Veneto nel 1800 Franco Cardini analizza i
motivi economici, politici ed ambientali che spinsero una cospicua
fetta delle città del nord ad impugnare le armi ed a battersi
contro l’esercito imperiale di Federico Hohenstaufen detto il
Barbarossa. Desiderio di libertà, istanze religiose, motivi
economici sono alla base di questo ampio e variegato movimento che
prese le armi contro un imperatore straniero che voleva riaffermare
i suoi diritti sul suolo italico da cui aveva ricche entrate.
Quali furono i motivi che spinsero tanti uomini e donne a mettere
a repentaglio i propri beni e le proprie vite contro una macchina
bellica ben rodata e supportata da scelte politiche ispirate da rigidi
principi lo si potrà scoprire in queste avvincenti pagine che
con uno stile scarno, molto simile ad un resoconto giornalistico,
scorreranno veloci tra le dita.
Le immagini di Pontida, il grande raduno per giurare il patto antitedesco
e di Legnano la grande battaglia che diede alla Lega Lombarda la tanto
agognata vittoria, appaiono ben diverse dalle immagini che ne danno
Giovanni Berchet e Goffredo Mameli.
Franco
Cardini (Firenze 1940) insegna Storia medievale nell’Ateneo
della sua città.
Da oltre 40 anni si occupa di rapporti tra Cristianità ed Islam,
di crociate, pellegrinaggi, storia mediterranea, con una ricca esperienza
di insegnamento presso Atenei esteri.
Collabora con la Rai ed ha scritto saggi su Federico Barbarossa, San
Francesco d’Assisi e Giovanna d’Arco. In collaborazione
con altri scrittori ha pubblicato “Il guardiano del santo sepolcro”,
“Le radici perdute dell’Europa” e “Il Signore
della Paura”.
Silvio
Cherio
Bardonecchia
1940-1943
Memorie di un ufficiale della G. A. F.
Quando
parliamo genericamente di memorie il pensiero va immediatamente ad
un resoconto autobiografico, o ripreso da altri, in cui vengono narrati
episodi significativi di qualche personaggio.
Il tenente Francesco Della Beffa ha fatto molto di più. Ci
ha lasciato, oltre che la storia dei suoi quattro anni di guerra passati
nei dintorni di una delle perle dell’arco alpino occidentale,
una gran quantità di fotografie che ci permettono di meglio
comprendere quanto scritto.
Giovanotto del 1914 faceva ancora alla venerabile età di 88
anni lunghe passeggiate su quei monti che da sempre aveva amato e
nella quiete della natura trovava spesso il pretesto per raccontare
qualche episodio dei tempi che furono. Amava dire che davanti ai suoi
occhi erano passati 500 soldati e 5000 allievi visto che al termine
della guerra si dedicò all’insegnamento, carriera già
iniziata durante la sua permanenza sotto le armi con corsi di alfabetizzazione
per i soldati del reparto di appartenenza.
Osservando le foto e leggendo gli stralci delle sue memorie è
così possibile farsi un’idea di ciò che era la
vita sulle alte cime nei mesi caldi e nel tepore, mai eccessivo, delle
caserme a valle.
Si potrà capire il dissenso via-via crescente nei confronti
della guerra che dopo un inizio positivo, non certo per la preparazione
e i per mezzi di cui i soldati italiani potevano giovarsi, giunge
al fine al suo tragico epilogo dellì8 settembre con l’ignominiosa
fuga del re e dei suoi consiglieri e con l’abbandono di due
terzi del paese nelle mani dei tedeschi e dei repubblichini.
Il libro è anche interessante per coloro si dilettano di architettura
militare visto che parte delle foto fanno riferimento al forte del
Bramafan ed ad altre istallazioni militari ormai in rovina.
Non è quindi strano che a realizzare questo libro sia stato
uno dei più grandi esperti di questa materia in Piemonte Pier
Giorgio Corino.
Pier Giorgio Corino è nato
a Torino nel 1954.
E’ uno dei maggiori esperti in fortificazioni dell’arco
alpino occidentale. Nel 1990 fonda con Piero Gastaldo e Massimo Sibour
l’Associazione per gli studi di Storia ed Architettura Militare.
Ha scritto molti eccellenti libri sull’argomento tra cui ricordiamo:
“Una strada per il Moncenisio”, “La montagna fortificata”,
“L’opera in caverna del Vallo Atlantico”, “Il
forte di Vinadio – Memorie fotografiche”, “Fortificazioni
e spie”, “In viaggio di istruzione con i cadetti”,
“Forte Bramafan”, “Alta Roja fortificata”.
Silvio
Cherio
I
lancieri di Novara
Storia di un reggimento di cavalleria
dal Risorgimento al Dopoguerra
Questa è la quarta ristampa
del libro di Giorgio Pugliaro, pubblicato per la prima volta nel 1978,
a testimonianza del grande interesse che esiste attorno a questo reggimento
che ha appuntato sul suo stendardo un numero di medaglie maggiore
rispetto ad ogni altro reparto di Cavalleria.
Nato il 24 dicembre 1828 con il nome di “Dragoni di Piemonte”
riceve la sua denominazione definitiva di “Novara Cavalleria”
il 3 gennaio 1832.
A partire da quella data i “bianchi lancieri” così
chiamati per il collo o, in seguito per le fiamme bianche, saranno
sempre presenti in tutte le campagne del Risorgimento, nella guerra
di Crimea, in piccole aliquote nelle guerre in Africa, nella prima
come nella seconda guerra mondiale.
Non vogliamo qui elencare i tanti fatti d’arme in cui i Lancieri
di Novara si coprirono di gloria pagando per il loro amor di patria
un prezzo altissimo testimoniato dalla gran quantità di decorazioni
e promozioni ottenute sul campo di battaglia.
Anche nei periodi di pace il Novara Cavalleria si distinse grazie
ai suoi migliori uomini soprattutto nei Concorsi Ippici in cui, sfruttando
la tecnica di quel grande genio dell’arte dell’equitazione
a nome Caprilli, ottennero grandissimi risultati.
Tra le tante storie legate al reggimento da ricordare la pattuglia
di cavalieri che partì da Firenze allora sede del reparto ed
a cavallo, in pieno assetto di guerra, e giunse in Germania a seguito
dell’invito ricevuto dal Principe Vittorio Emanuele conte di
Torino, comandante del Reggimento in soli 15 giorni.
Ma purtroppo la guerra, e le storie ad essa legate la fanno da padrone
in questo volume e non poteva essere diversamente.
Le cariche dell’ottocento, la resistenza a Pozzolo del Friuli,
e poi le tante azioni in assalti appiedati o in incredibili cariche
a cavallo sul fronte russo o, in ultimo, a bordo di piccoli e scarsamente
protetti carri armati in Africa sono il percorso seguito nell’arco
della vita di questo reggimento di Cavalleria che svolge attualmente
un delicato ruolo nell’ambito della forza di pace italiana in
Libano.
Una menzione particolare la merita la storia del tenente Andrea Paglieri
che, decorato di medaglia d’argento sul fronte russo, dette
la vita per la nuova Italia che stava nascendo cadendo vittima della
barbarie nazifascista nella sua Fossano il 9 agosto 1944 meritandosi
per il suo eroico comportamento la medaglia d’oro al valor militare.
Particolarmente interessante è la ricca parte di allegati che
forniscono molti elementi di riflessione.
Giorgio Pugliaro ha frequentato
l’Accademia di Modena da dove è uscito nel 1943 assegnato
al Novara Cavalleria, Avvocato dopo aver lasciato il servizio è
diventato presidente della sezione fiorentina dell’Associazione
Nazionale Arma di Cavalleria.
Silvio
Cherio
Angelo
Jacomuzzi
Ricordo di un eccellente
poeta e letterato piemontese
Piemontese di Cambiano, Angelo Jacomuzzi nacque a
Novi Ligure in provincia di Alessandria il 30 giugno 1929. Fin da
ragazzo, precocemente portato per lo studio, dalla terza elementare
passò direttamente alla prima media , Studiò nel Ginnasio-Liceo
di Saluzzo fino al secondo anno , ottenendo poi la “maturità”
al Liceo Classico di Chieri. Iscrittosi alla facoltà di lettere
e filosofia all’Università di Torino, si laureò
appena ventenne discutendo una tesi sul concetto di poesia di Gianbattista
Vico. Fra i suoi maestri ebbe Guzzo, Getto, Abbagnano, Pareyson.
Jacomuzzi insegnò per alcuni anni al liceo classico “Carlo
Alberto” di Moncalieri, poi al “Sommeiller” di Torino.
Assistente di ruolo della facoltà di lettere dell’Ateneo
torinese negli anni 1971-75, ottenne nel ’77 la libera docenza.
Visse in quegli anni una lunga storia d’amore che si concluse
quasi alla vigilia delle nozze. Divenne professore ordinario di ruolo
nel 1979 e dal 1980 fu titolare della cattedra di Storia della Critica
letteraria.
Profondo studioso di autori e periodi della nostra letteratura, in
particolare si occupò di Dante di cui era profondo conoscitore
e sulla cui opera ha pubblicato i fondamentali “L’imago
al cerchio”, “Invenzione e visione della Divina Commedia”
(1968) e “Il Palinsesto della retorica e altri studi danteschi”
(1972) e di Eugenio Montale alla cui poesia ha dedicato “La
poesia di Montale(1968)”.
Ha svolto anche attività di giornalismo letterario con collaborazioni
alle terze pagine di quotidiani e riviste letterarie. Fu amico di
poeti e scrittori come Montale, Arpino, Erba, Primo Levi e Lalla Romano.
Con il fratello Stefano (1924-1996), docente universitario presso
lo stesso Ateneo torinese dove insegnava Storia della Letteratura
Moderna e Contemporanea, critico letterario ed apprezzato romanziere,
Angelo Jacomuzzi costituì uno straordinario sodalizio culturale.
Morì il 3 novembre 1995 in una clinica di Torino, dopo essere
stato investito ad Aosta mentre attraversava a piedi una strada.
Le opere: Poesia: “Critica in versi”, Bergamo , Il Bagatto
1980; “La grotta d’Elia”, Torino, “L’arzanà.
1980 “; L’abbagliante oscurità”, Alessandria
, Edizioni dell’Orso. 1996 “Nove poesie inedite”
(con appunti di lettura di Franco Pappalardo La Rosa), ne “La
clessidra” (Novi Ligure), A.VII, n.1, aprile 2001; “Undici
poesie inedite dal “Quaderno delle giovanili” 1944-1949
(con nota critica di Franco Pappalardo La Rosa), ivi, A.VIII, n.2,
novembre 2002..
Critica letteraria: “L’imago al cerchio. Invenzione e
visione nella Divina Commedia. “ Milano,Silva 1968; “Il
palinsesto della retorica e altri studi danteschi”Firenze, Olschki,
1972; “La poesia di Montale”, Torino, Einaudi, 1968 (nuova
edizione: “La poesia di Montale. Dagli “Ossi” ai
“Diari”, ibidem, 1978); “Una poetica strumentale”:
G.d’Annunzio, ibidem, 1974.
In
una chiesa gotica di Maggio: Forse sarà per queste stupende
navate/per l’incenso che fu abominio,/per il canto di cui permangono
le folate/o per quel taglio di luce sul leggio/per queste nozze tra
sapienze ed archi/per un’ascesi che renda legale/questa gioia
di un pomeriggio di maggio/forse per questo siamo sostenuti?/O è
veramente storia dell’Altissimo?/
4 Ottobre - S.Francesco Patrono d’Italia: Vennero a noi come
topi di sacrestia/e per trenta primavere/fiutammo almeno odore d’incenso;/ma
dentro sono topi di chiavica e ora il freddo li caccia / dentro luoghi
incredibili ch’erano i nomi più belli del mondo. / Francesco,
fratello d’Italia,/non ti gravò le ciglia che ottennero
voti/un mattino d’aprile a San Rufino?/
Ottobre 1976).
Claudio
Raineri
Romanzo
Padano
La storia della Lega
attraverso quella del suo fondatore
La
Lega Nord è il primo dei partiti sorti dalle ceneri della Prima
Repubblica ammesso che questa sia mai finita. Sicuramente molti dei
soggetti politici che la costituivano sono scomparsi vedi la Democrazia
Cristiana o si sono sensibilmente ridotti e divisi in più realtà
politiche spesso in lite per il vecchio simbolo vedi i partiti nati
dal dissolvimento del Partito Socialista. Altri, attraverso una lungo
e sofferto percorso, hanno cambiato non solo il simbolo, ma anche
sostanza politica vedi il Partito Comunista, divenuto prima Democratici
di Sinistra e, poi partito Democratico o il Movimento Sociale Italiano
divenuto Alleanza Nazionale ed in procinto di fondersi in un soggetto
politico più ampio chiamato Partito delle Libertà con
Forza Italia, partito che ha raccolto nelle sue file molti ex democristiani,
socialisti, repubblicani.
La Lega invece ha mantenuto inalterata la sua struttura di movimento
politico radicato sul territorio del nord Italia. Ora anzi, la crescita
del partito fondato da Umberto Bossi lo sta portando in altre regioni
in passato feudi della sinistra vedi Emilia Romagna e Toscana.
Per capire questo fenomeno politico che, inizialmente, aveva suscitato
molte perplessità tra i nostri politologi che lo accreditavano
di una scarsa possibilità di durata ecco giungere questo libro
che è il frutto del lavoro congiunto di due giovani, ma già
navigati giornalisti, che rispondono ai nomi di David Parendo e Davide
Romano.
Principalmente attraverso la storia di Umberto Bossi, leader indiscusso
del Partito, si riesce a capire perché spesso la Lega ha saputo
anticipare, raccogliere e far sue le istanze di fasce di elettori
sempre più ampie. Si capisce perché, superato il limite
attribuitogli di movimento di protesta, ha saputo divenire ago della
bilancia della nostra politica. Contro il politichese imperante alcuni
dei più attivi uomini della Lega hanno spesso usato l’invettiva
creando, in qualche modo, un nuovo modo di far politica spesso con
slogan pesanti, ma idonei a coinvolgere ed a legare a se sempre più
i disillusi dalla politica tradizionale. Non è un caso che
molti voti alle ultime elezioni politiche siano giunti da quelle aree
una volta feudi indiscussi di quella Sinistra che sempre più
si è staccata dai suoi elettori tradizionali per avvicinarsi
alla piccola e media borghesia.
Dal “dio Po” al federalismo fiscale Bossi ed i suoi si
muovono tra elementi folcloristici e progetti reali di innovazione
per il nostro Paese quali il federalismo fiscale, passando agevolmente
tra i prati di Pontida pieni di camicie verdi padane fino ai palazzi
del potere di Roma.
Venti anni di storia in un libro da non perdere!
David
Parendo, nato a Padova nel 1976, è
giornalista televisivo. Conduce dal 2004 il talk show Iceberg su Telelombardia.
Davide Romano, nato a Milano nel 1969,
è editorialista della Repubblica ed ha collaborato in passato
con il Circuito Radio Cristiane. Collabora con il mensile ebraico
Shalom.
Silvio
Cherio
Razza
Baracchina
La Fiat vissuta dal basso
Sicuramente
l’unico punto sul quale non mi trovo d’accordo con Claudio
Raineri, autore di questo pregevole libro, è il sottotitolo.
Credo che più giustamente si dovrebbe usare l’espressione
“da dentro”. Ho il massimo rispetto di quelle decine di
migliaia di “baracchini” che hanno sudato per decine di
anni all’interno di quella grande azienda italiana, forse la
più grande, creando i presupposti per quel boom economico che
ci ha consentito di vivere alla grande per un bel po’ di tempo.
In verità siano strasicuri che la nostra piccola osservazione
sia anche condivisa dall’autore.
Se si leggono attentamente i vividi quadretti che si susseguono nelle
133 pagine di questo gradevole libro ci rendiamo conto di quel mondo
pittoresco e variegato che viveva all’interno dello stabilimento
di Mirafiori luogo in cui inizia l’attività il nostro
Raineri. La paura e l’emozione del primo giorno, la fatica a
reggere i ritmi della produzione alla catena di montaggio per un novellino
come lui, che suscita le ire dei colleghi di linea costretti a sobbarcarsi
anche un po’ del suo lavoro e a ridurre il tempo per il loro
riposo so palpabili.
Ma la fortuna batte sulla spalla del nostro e lo porta, dopo aver
svolto il servizio militare, prima ad un reparto più tranquillo,
e poi a salire agli uffici per svolgere altri lavori ugualmente faticosi
che gli fanno considerare la nuova collocazione come un nuovo aspetto
della realtà baracchina di cui fa parte.
Anzi, forse proprio in questi ambienti, risulta più evidente
il distacco e la supponenza con cui vengono accolti i nuovi arrivati
da parte dei capi e dei capetti che devono gestirli.
La carriera di Raineri lo porta ad entrare in contatto con personaggi
di grande livello e gli incarichi che gli vengono affidati sicuramente
testimoniano il suo grande impegno e la sua grande competenza, ma
non è di questo che parla. I suoi personaggi curiosi come il
“baracchino gentiluomo”, Fernando, gli autori e le vittime
della truffa baracchina, il gestore della piòla della stazione
del Lingotto, il Bepi della Stella Rossa e tanti altri fanno parte
di un mondo che ormai è scomparso portandosi via oltre ai “cavalieri”,
ai capetti, ai sindacalisti, ai confinati nel reparto “Stella
Rossa”, i personaggi che hanno gestito quel grandioso progetto
industriale chiamato Fiat nel mondo, e la Feroce al suo interno più
profondo; parliamo di Vittorio Valletta, di Giovanni ed Umberto Agnelli,
e dei tanti manager quali De Benedetti, Catella, Romiti, Ghidella,
Cantarella, Garuzzo.
Silvio
Cherio
I
catari
Eresia, crociata, inquisizione
dal XI al XIV secolo
All’inizio del XI secolo nel territorio compreso
tra i Pirenei ad ovest e le Alpi verso est, si affermò un movimento
religioso i cui adepti vennero chiamati Catari o anche Albigesi, visto
che la città di Albì fu uno dei centri di questo credo.
Il termine “cataro” deriva del greco e sta per puro, e
“perfetti” e “perfette” erano le persone che
avevano ricevuto il “consolamentum” che era una sorta
di battesimo di “fuoco e di Spirito Santo” con il quale
si entrava a far parte della schiera di coloro che potevano esercitare
il magistero ecclesiastico all’interno del movimento.
Il libro di Michel Roquebert che tratta del fenomeno cataro ha il
grande pregio di fornire informazioni, oltre che sui concetti fondamentali
su cui poggia, anche sulla sua storia e sugli stretti legami che il
movimento intreccia con il potente Conte di Tolosa Raimondo VI e con
suo figlio Raimondo VII oltre che con molti vassalli di costoro che
controllavano un vastissimo territorio.
Il sud della Francia in cui si diffuse il credo cataro aveva connotati
culturali ben definiti ed identificabili con quella lingua d’oc
che è tuttora diffusa in alcune vallate del nostro Piemonte.
Non sappiamo se la diaspora derivata dalle crociate contro i catari
e dalla successiva fuga dall’ Inquisizione diedero più
ampio respiro a questo fenomeno culturale, ma e storicamente provato
che molti perfetti e perfette attraversarono le Alpi e scelsero di
fermarsi in Piemonte oppure di proseguire il loro viaggio fino alla
Lombardia.
È certo che in città quali Cuneo, Alessandria ed Asti
vi è traccia di catari provenienti dalla Francia del sud che
mantengono la loro fede intatta e fanno opera di proselitismo là
dove si fermano.
La tolleranza delle autorità di queste nostre città
consente loro una permanenza abbastanza tranquilla al contrario di
quanto accade in Lombardia ove i credenti catari vengono alfine assediati
e sconfitti a Sirmione.
Sirmione ricorda un pò Montsegur ultima roccaforte difesa con
le armi da un manipolo di nobili vicini al movimento che per alcuni
mesi resistono ad un cospicuo esercito crociato che cinge d’assedio
il luogo.
Michel
Roquebert vincitore del Grand Prix d’Histoire dell’Academie
Francaise è uno dei più noti studiosi di storia del
catarismo. “L’épopée cathare” in 5
volumi è la sua opera più completa di cui questo libro
è un compendio ed è stata scritta tra il 1970 ed il
1998.
Ha scritto numerosi altri libri tra cui “Montsegur les cendres
de la libertè”, “Rues tolosanes”, “Les
cathares e le Graal”.
Silvio
Cherio
Il
Piemonte del crimine
Storie maledette
Piero
Abrate, per anni redattore di noti giornali piemontesi, ha raccolto
in un libro molti dei più noti fatti di cronaca nera che si
sono svolti nella nostra regione a partire dai primi del Novecento.
La prefazione a questo libro di Milo Julini prende in considerazione
la nascita della cronaca giudiziaria che, proprio a Torino, ebbe i
suoi natali e dà alcune interessanti notizie sulla progressiva
umanizzazione della giustizia nel Piemonte dell’800 a cui un
gran contributo dette il re Carlo Alberto, il primo tra i Savoia a
modificare il codice penale portando una maggiore umanità nei
confronti dei colpevoli.
I meno giovani tra i lettori ricorderanno parecchie delle storie raccontate
in questo libro.
Nomi come quello di Martine Beauregard, il cui cadavere venne ritrovato
a Vinovo, e di Ugo Goano e Carlo Campagna divennero famosi nella seconda
metà del 1969 rubando le prime pagine sui giornali torinesi
ai fatti di quell’anno caldo della contestazione giovanile esplosa
nel 1968.
Altra storia criminale che attirò l’attenzione dei media
è quella legata alla sparizione di Fulvio Magliacani nel giugno
del 1972. Della sua sparizione e dell’omicidio vennero accusati
la moglie Franca Ballerini, il suo amante Paolo Pan ed il fratello
Tarcisio. La storia intricata è legata anche ad un altro omicidio
e trova definitiva soluzione solo dopo 10 anni nel 1982 con l’assoluzione
per insufficienza di prove per la Ballerini ed un anno prima con la
condanna di Paolo Pan all’ergastolo e l’assoluzione del
fratello Tarcisio.
Ovviamente non potevano mancare i crimini avvenuti in famiglia come
la strage compiuta da Doretta Graneris e dal suo fidanzato Guido Badini
che ebbe come vittime il padre, la madre,il fratello e i nonni materni,
o l’agghiacciante doppio omicidio perpetrato da Erika de Nardo
e dal fidanzatino Omar Mauro Favaro nei confronti della mamma Susy
Cassini e del fratellino Gianluca.
Non mancano comunque storie più datate come il massacro di
Villarbasse avvenuto il 20 novembre 1945 o quella ottocentesca della
Jena di San Giorgio. Particolarmente tristi sono poi quelle che riguardano
i minori come quella del mostro della Consolata o della povera Maria
Teresa Novara.
Pietro
Abrate, giornalista e scrittore, è nato a Sommaria del Bosco
nel 1955. Ha lavorato per anni come redattore nei quotidiani Stampa
Sera e La Stampa ed attualmente dirige il settimanale La Nuova con
sede a Settimo Torinese. In passato ha diretto il quotidiano Torino
Sera. Ha scritto alcuni saggi sulla storia del giornalismo ed il libro,
scritto in collaborazione con l’amico giornalista Germano Longo,
“Cento anni di cinema in Piemonte”.
Silvio
Cherio
Il
grande libro dei misteri
del Piemonte risolti e irrisolti
Misteri più o meno conosciuti
nella nostra regione
Che
in tutte le terre del mondo con una grande storia alle spalle i misteri
e gli enigmi irrisolti siano molti non vi è alcun dubbio. Anche
il nostro Piemonte con la sua storia di decine di secoli non fa eccezione.
In questo libro, opera di Massimo Centini, suddivisi per provincia
vengono elencati e raccontati molti misteri della nostra regione.
Così ecco che in provincia di Alessandria compaiono affreschi
che celebrano il ciclo di Artù e Lancillotto e si celebra Gagliaudo
eroe dell’assedio del Barbarossa alla città divenuto
cariatide che sostiene una mensola posta sulla facciata del Duomo.
Ma se il passato lascia tracce inquietanti anche la nostra era con
cerchi di luce misteriosi e cerchi nei campi di grano non è
da meno.
Anche un celebre imperatore come Carlo Magno trova spazio in una leggenda
legata al santuario
dedicato a Nostra Signora di Vezzolano.
Non possono mancare alchimisti e maghi, masce e streghe, presenze
demoniache ed orribili mostri in tante delle nostre belle contrade.
Compaiono spesso in tutto il Piemonte i saraceni la cui presenza nell’alto
medioevo è documentata da numerosi racconti, relazioni di storici
attendibili e resti di edifici, in particolare torri e caseforti.
In numerosi edifici compaiono simboli esoterici che gli studiosi hanno
cercato di interpretare. Ecco così l’assimetrico, splendido
edificio dell’abbazia di Staffarda, oppure i dipinti di un altro
pregevole edificio della provincia di Cuneo il castello della Manta.
Qui troviamo, oltre alla “fontana della giovinezza”, un
tondo sul soffitto con una visione del mondo nella quale compare l’Antartide
dipinto nel Cinquecento epoca in cui non era stato ancora scoperto.
Tra gli edifici particolarmente interessanti viene citata anche una
piccola, ma splendida chiesa dell’astigiano San Secondo di Cortazzone.
Che dire poi dei riferimenti alla Torino magica ed alla presenza satanica
nella nostra città ?
Si possono identificare tre componenti principali di questo fenomeno
quella esoterica e spiritica, quella scientifica e la terza è
quella religiosa ed in questo libro se ne parla anche se in modo non
particolarmente esteso.
Alcune pagine sono dedicate ad una specialità della cucina
piemontese “La bagna cauda”.
E chiudiamo questo veloce elenco di argomenti con qualche cosa di
più attuale anche se di ugualmente misterioso come la caduta
dell’aereo del re d’Arabia Ibn Saud nel 1963, o i dischi
volanti di San Germano.
Massimo
Centini, nato a Torino nel 1955, è laureato in Antropologia
culturale e collabora con alcune università e musei italiani
e stranieri. È autore di numerosi studi di antropologia tra
i quali ricordiamo “L’uomo selvatico” e “La
sindrome di Prometeo”. Per la Newton Compton ha scritto oltre
ad alcuni libri sulla storia e la cultura del Piemonte “Misteri
d’Italia”, “Torino criminale” e con Andrea
Accorsi “La sanguinosa storia dei serial killer”, “I
grandi delitti italiani risolti e irrisolti” e ha curato l’aggiornamento
del “Il libro nero dei serial killer” e del “Dizionario
dei serial killer”.
Silvio
Cherio
L’ombra
nera
Le stragi nazifasciste
che non ricordiamo più
Indubbiamente
il sottotitolo dell’ultima fatica di Gianni Oliva lascia un
po’ perplessi.
Non crediamo che il sangue versato da tanti innocenti possa essere
dimenticato tanto facilmente.
Piuttosto pensiamo che la eccessiva ingerenza della politica dei giorni
nostri nelle celebrazioni commemorative abbia escluso da questi momenti
di pubblica memoria tante persone che pure avevano vissuto sulla propria
pelle quei tragici eventi, senza parlare poi delle nuove generazioni
che di quei tragici fatti spesso non hanno avuto mai notizie se si
eccettua per coloro che vivono nelle località dove le stragi
si sono verificate.
Ritornando alla pregevole opera dell’assessore alla cultura
della regione Piemonte particolarmente interessanti sono le appendici
nelle quali vengono elencati data, luogo e numero delle persone uccise
in azioni compiute da tedeschi e uomini della RSI ed in molti casi
di essi si hanno anche nomi, cognomi e motivazioni dell’esecuzione
e l’elenco degli ebrei razziati e tradotti in Germania
nei campi di concentramento elencandoli per località e data
di prelievo.
Il libro, tra l’altro, inizia con un massacro potremmo dire
di casa nostra perché verificatosi a Cumiana un tranquillo
paese alle porte di Torino.
La storia di quei giorni sanguinosi ci lascia sconcertati per l’esplosione
di violenza che porta al massacro di 51 ignari e soprattutto innocenti
abitanti di questo tranquillo paese di contadini e venti mesi dopo
al successivo linciaggio del podestà del paese avvenuto il
3 maggio 1945.. Costui nei giorni del massacro era nascosto a Torino,
dopo essere stato minacciato dai partigiani che di quando in quando
transitavano nella zona per andare a compiere azioni nella pianura.
In questi due episodi si può forse ricercare una chiave di
lettura per spiegare quei tragici mesi in cui gran parte dell’Italia
fu teatro di una guerra senza quartiere tra gli eserciti alleati e
i gruppi partigiani da una parte e i tedeschi e i reparti della RSI
dall’altra e per quanto accadde nei mesi immediatamente successivi
al 25 aprile 1945.
La violenza con la quale le forze germaniche hanno tentato di contenere
il movimento partigiano per garantirsi tranquille le retrovie del
fronte spesso appoggiandosi a unità della RSI, le azioni partigiane
che a volte innescavano le rappresaglie delle forze nazifasciste sicuramente
hanno giocato un ruolo rilevante nella successiva resa dei conti con
la quale le vittime di quelle violenze spesso sono state vendicate
con l’uccisione, a volte in modo efferato, non solo di colpevoli
accertati di crimini, ma a volte anche di persone solo sospettate
di essere fasciste o di familiari di fascisti.
Gianni
Oliva nato a Torino nel 1952 da anni si occupa di argomenti nei quali
la ricerca storiografica spesso non si cimenta. Mondadori ha pubblicato
“I vinti e i liberati. 8 settembre 1943 – 25 aprile 1945”
(1994), “i Savoia” (1998), “La resa dei conti”
(1999), “Umberto II” (2000), “Foibe” (2002),
“Duchi d’Aosta” (2003), “Le tre Italie del
1943” (2004), “Profughi” (2005 Premio Roma), “Si
ammazza troppo poco” (2006). Ricordiamo anche le riedizioni
della “Storia degli Alpini” e della “Storia dei
Carabinieri”.
Silvio
Cherio
Fuori
da un evidente destino
Giorgio Faletti non cessa di stupire
L’ennesima
fatica letteraria di Giorgio Faletti ha il pregio di sconvolgere i
canoni correnti del thriller. La storia si svolge negli Stati Uniti
e precisamente in una località a ridosso della riserva indiana
abitata dagli indiani Navajos: la città di Flagstaff.
Jim Mackenzie ritorna dopo anni nella sua città. Pilota di
elicotteri, il giovane Jim è un mezzosangue e discende da un
capo della comunità locale dei Navajos che è morto.
Ritornato per i funerali del nonno si trova, suo malgrado, a fare
i conti con il suo passato e con alcuni inspiegabili omicidi che accadono
nei dintorni della città. Jim ha un particolare curioso che
attrae le donne un occhio verde azzurro ed uno nero retaggio della
sua origine indiana. E sono proprio le donne a creargli fortune e
sfortune.
Il suo arrivo nella natia Flagstaff suscita l’interesse anche
dell’uomo più importante della città ovvero di
Cohen Wells padrone della banca locale e di tutto quello che c’è
di importante e produttivo in loco. Il passato ritorna nelle figure
del capo indiano Charles Owl Begay, di April divenuta redattrice del
giornale locale, di Swan Gillispie ora famosa attrice e di Alan Wells
figlio di Cohen Wells.
Altro personaggio chiave in questa vicenda è il detective Robert
Beaudysin anche lui vecchio amico del nostro mezzosangue. Tutti questi
personaggi obbligano Jim a riandare al suo passato, a parole mai dette,
oppure ad azioni
compiute di cui non ci si può certo vantare. E sullo sfondo
di questo percorso legato alla memoria delle azioni compiute in un
passato, certo non remoto, incombe un misterioso ed incomprensibile
assassino. Diventa un obbligo per Jim affrontare il suo passato ed
in esso riscoprire una dignità ed un senso dell’onore
proprio dei suoi avi Navajos. Si renderà conto che è
impossibile negare la propria natura
e sfuggire ad essa.
Il finale non lo sveliamo ma vi consigliamo di reggervi forte quando
iniziate le ultime 50 pagine del ponderoso volume, quasi 500 pagine,
che Giorgio Faletti ha scritto.
Giorgio Faletti è nato ad Asti nel 1950. Dopo aver sfondato
nel mondo dello spettacolo come cabarettista e autore di canzoni si
è dedicato dal 2002 al mondo dei libri con successo crescente.
La sua prima fatica “Io uccido” ha venduto nella sola
Italia più di tre milioni di copie ed è stato tradotto
in decine di lingue. Il successivo “Niente di nuovo tranne gli
occhi” lo ha definitivamente consacrato fra i grandi autori
contemporanei di thriller.
Silvio Cherio
Tango
e gli altri
Romanzo di una raffica, anzi tre
La
storia inizia nell’ ottobre 1944 e trova la sua soluzione dopo
quasi sedici anni nel 1960. Un massacro, che si presume commesso da
un partigiano di una brigata Garibaldi dell’Appennino emiliano,
richiede una indagine e la punizione esemplare per il reo che si dichiara
però innocente.
Così si istruisce un processo con a capo della giuria un commissario
politico di un’altra brigata Garibaldi, un pubblico accusatore,
ed un difensore e si esaminano, seppur con una certa sommarietà,
le prove a carico. La sentenza viene emessa, e prevede la fucilazione
per il partigiano Bob ritenuto colpevole dell’uccisione del
fascista soprannominato Patriarca e della sua famiglia.
Anche il maresciallo dei carabinieri Benedetto Santovito, reduce dal
fronte russo, e poi passato alla clandestinità svolge un’indagine,
ma giunge troppo tardi per impedire l’esecuzione del giovane.
A distanza di sedici anni, nuovi elementi consentono al maresciallo
maggiore Santovito di riprendere le indagini per tentare di dare un
volto al vero assassino.
L’ambiente in cui si svolgono le indagini, il difficile momento
politico che attraversa l’Italia nel 1960 con il governo Tambroni
appoggiato dal Movimento Sociale, rendono la ricerca della verità
estremamente difficile.
Se i luoghi nei quali si è svolge la vicenda non sono cambiati,
gli uomini e le donne che vi prendono parte si. Alcuni di essi hanno
raggiunto una solida posizione, altri sono stati bastonati dalla vita,
qualcuno addirittura a raggiunto un posto di potere. Tutti sono cambiati,
anche il maresciallo Santovito, ma il suo intuito, unito al valido
apporto fornitogli da Raffaella, insegnante del paese, gli consentirà
di raggiungere la soluzione di questa intricata vicenda.
La vicenda raccontata da Macchiavelli e Guccini è lo specchio
di un periodo storico complesso e di difficile comprensione. Emergono
le figure di uomini resi duri dall’esperienza passata di cui
non rinnegano alcun passo.
Francesco Guccini è nato a Modena nel 1940. Cantautore
amato da più generazioni, è diventato anche uno scrittore
di successo. Esordisce nel 1989 con “Croniche epifaniche”
a cui seguono altre opere: “Vacca d’un cane”, “Racconti
d’inverno”, “La legge del bar e altre comiche”,
“Cittanova blues”.
Loriano Macchiavelli bolognese, è il creatore di Sarti
Antonio, uno dei più popolari poliziotti italiani. Tra le sue
opere: “Sarti Antonio, un diavolo per capello”, “Sarti
Antonio, caccia tragica”, ed altri sempre della serie del poliziotto
Sarti Antonio.
Francesco
Guccini e Loriano Macchiavelli hanno scritto insieme i romanzi gialli
“Macaronì”, “Un disco dei Platters”,
“Questo sangue che impasta la terra”, “Lo Spirito
e altri briganti”.
Silvio Cherio
Tenebrae
Quattro gialli nell’antica Roma imperiale
Da
che mondo è mondo il crimine non ha mai cessato di prosperare
sia nei bassifondi delle grandi città come nelle tranquille
contrade di campagna. Così non c’è da stupirsi
se, a volte, non solo gli investigatori, ma anche privati cittadini
svolgano indagini. Capita così che ad investigare in queste
quattro storie sia un nobile e ricchissimo senatore romano, amico
dell’imperatore, che si trova coinvolto suo malgrado in vicende
che riguardano nell’ordine la propria famiglia, i propri averi,
ed una fugace apparizione accaduta ad una sua cara amica.
La tranquilla campagna, la città di Puteoli, l’attuale
Pozzuoli, l’Etruria, e la Roma dei Cesari costituiscono di volta
in volta la scena su cui si muovono personaggi quanto mai diversi
tra loro.
Vittime e carnefici si alternano assieme in vicende emozionanti in
cui il senatore Publio Aurelio Stazio assume sempre ,come ovvio, il
ruolo del deus ex machina che trova per ogni crimine il colpevole.
Le trame dei quattro episodi sono ben costruite e non lasciano scoprire
con molto anticipo il colpevole, con le motivazioni che lo hanno spinto
a commettere l’omicidio.
L’aria cupa, piena di maleodoranti odori dei vicoli più
scuri e malfamati dell’Urbe, le misere condizioni di vita degli
schiavi sia nelle campagne che nella città, la tranquilla routine
delle grandi case nobiliari all’interno delle quali a volte
sta per consumarsi un delitto sono caratterizzate in modo magistrale.
Anche il personaggio di questo nobile romano, un po’ fuori dal
comune, viene dipinto con sapienti tocchi di colore. La cosa curiosa
è che questo donnaiolo impenitente, pronto sempre alla conquista,
nasce dalla penna di una donna.
Danila Comastri Montanari, bolognese,
due lauree, un marito ed una figlia, è la regina del giallo
storico italiano. La fortunata saga di Publio Aurelio Stazio giunta
ormai alla tredicesima puntata, è giudicata da critici e pubblico
con grande favore. ‘Ars moriendi’ , undicesimo volume,
della serie è rimasto per nove settimane nella classifica dei
libri più venduti. Le sue storie sono state tradotte in Francia,
Germania, Spagna, Grecia, Olanda, Romania e Brasile.
Silvio
Cherio
Il
cielo sopra Torino
1940 e dintorni
Il
1940 è l’anno che ha segnato la vita di tante persone
in modo indelebile. La guerra a fianco della Germania nazista sta
per portare l’Italia fascista alla rovina. Sotto gli occhi di
un Re guerriero come Vittorio Emanuele II, che domina dalla sua alta
colonna l’ìincrocio tra Corso Vittorio Emanuele II e
corso Galileo Ferrarsi, si intrecciano le storie di alcuni giovani.
Carlo Audisio, giovane rampollo di una ricca famiglia canavesana,
membro dei Guf e del Partito Fascista viene ucciso senza che il commissario
Oddo Olivieri possa indagare sul suo omicidio. Il partito affida all’Ovra,
la potente polizia segreta del regime fascista, le indagini dopo poche
ore ed al commissario non resta che farsi da parte in un primo tempo.
Ma il suo fiuto lo ha portato subito a comprendere che dietro all’omicidio
c’è una giovane donna, Miriam Veronesi, compagna di università
dell’ucciso nonché figlia di un docente epurato perché
di origini ebraica. La guerra porta lo scompiglio nella città
e allontana Miriam, Oddo ed altri da quel tragico incrocio. La verità
si scoprirà sessanta anni dopo e sarà una vera sorpresa
che non vi vogliamo guastare.
Vogliamo solo spendere ancora qualche riga per raccontarvi l’atmosfera
sempre più pesante vissuta dalla città che due giorni
dopo l’entrata in guerra subisce già il primo bombardamento
che miete le prime vittime.
E poi i tragici giorni successivi all’8 settembre con l’occupazione
nazista a cui danno aiuto i militi delle brigate nere e della guardia
nazionale repubblicana. La deportazione degli ebrei torinesi verso
i campi di concentramento del Nord Europa. La fine della guerra, il
ritorno alla vita, che per molti è costellata di incubi ricorrenti
che a volte spingono questi poveri sopravvissuti a gesti estremi,
ci portano piano piano verso la soluzione dell’enigma.
Corrado Farina è nato a Torino
nel 1939 e vive a Roma da molti anni.
Come regista ha scritto e diretto due lungometraggi (Hanno cambiato
faccia con Adolfo Celi e Baba Yaga con Caroll Baker) e molti caroselli,
documentari e servizi televisivi.
Come scrittore ha pubblicato 3 romanzi gialli Un posto al buio, Giallo
antico e Dissolvenza incrociata e due romanzi brevi Storia di sesso
e di fumetto e il drammatico Il calzolaio
Silvio
Cherio
Le
strade del mistero di Torino
Un itinerario tra le vie della città testimoni di misteri insoluti
Tra
le grandi città italiane Torino è quella che più
di tutte gode fama di essere “magica”.
Quasi tutte le strade hanno una loro storia da raccontare e questo
vale maggiormente per i quartieri più antichi di questa città
bimillenaria. È pur vero che sviluppi urbanistici e guerre
hanno cambiato il volto di molte aree del centro urbano ma vecchie
storie, spesso legate alla cronaca nera, riaffiorano da ciò
che ruspe e bombe hanno risparmiato.
Spesso vecchi portoni, androni e cortili ci fanno ritornare a tempi
passati ammantati di mistero.
Non è un caso che un importante regista come Alfred Hitchcock
abbia considerato l’atmosfera autunnale di Torino assai interessante
per ambientarvi un film giallo. Dario Argento, noto regista di film
gialli ed horror, ha scelto la nostra città spesso per le sue
pellicole.
Questa aria misteriosa emerge costantemente in questo libro che in
modo ordinato, via per via prende in esame tutti quei luoghi che sono
stati in qualche modo interessati da eventi mai chiariti.
È così ecco che ci ritornano alla mente gli assedi,
le pestilenze, e ,con ancor maggiore facilità, i delitti e
le condanne capitali eseguite prima con la forca e poi con la ghigliottina.
Torino città “bianca” per i suoi santi, le sue
chiese e per la Sindone, “azzurra” per i colori sabaudi
dei suoi duchi e re, “rossa” per i primi passi del socialismo,
diventa anche “nera” per le sue tante storie di reati
irrisolti. Molti illustri personaggi quali Melville, Champollion e
Nietzsche, hanno trovato splendida questa città dai chilometrici
portici.
Ed ecco comparire vie ed edifici con storie non solo legate alla cronaca
nera, ma anche a semplici eventi curiosi quali, ad esempio, i pellirossa
che occhieggiano alle finestre di palazzo Carignano.
Che dire poi del portone del diavolo in via Vittorio Alfieri o del
mostro che in via della Consolata
trascinava le bambine in cantina. Leggerete del Ghetto di via Principe
Amedeo o dei messaggi dall’aldilà registrati in piazza
Zara.
Il consiglio che vi diamo è di leggere questo per scoprire
qualche cosa di nuovo sulla nostra città.
Renzo
Rossotti è nato a Chieri nel 1930. Giornalista e scrittore
ha scritto molti libri. Ha vinto numerosi premi giornalistici e letterari.
È socio del PE.N. molte delle sue opere sono ambientate a Torino
come i romanzi presentati nella collana “I gialli di Fògola”.
Tra i titoli più recenti ricordiamo “Un grillo nella
nebbia” , “I palazzi di Torino” , “Le piazze
di Torino” , “Storia insolita di Torino” , “Torino
gialla e nera” , “Curiosità e misteri di Torino”
, “Piemonte magico e misterioso”.
Silvio
Cherio
Sconosciuto
1945
Le vendette dopo il 25 aprile 1945 nella memoria dei vinti
La
storia d’Italia, quella per intenderci insegnata nelle scuole,
si ferma con la fine della prima guerra mondiale.
Però molti e tristi fatti accaddero negli anni successivi di
cui si cerca di non parlare. Una dittatura, appoggiata dalla monarchia,
portò l’Italia prima all’impero e poi alla rovina
con la partecipazione alla seconda guerra mondiale. Durante gli ultimi
due anni di questa guerra il nostro paese divenne terra in cui si
combatterono da un lato l’esercito alleato con l’apporto
di un consistente movimento partigiano nato dopo l’8 settembre
1943 e dall’altro le armate naziste appoggiate dall’esercito
e dalle milizie della repubblica sociale.
Con il termine della guerra si aprì un periodo di caccia ai
vinti che durò alcuni mesi.
Il libro prende le mosse dalle lettere pervenute all’autore
dopo l’uscita del libro “il sangue dei vinti”. Bisogna
considerare che il clima di odio e violenza cresciuto in modo esponenziale
durante i due anni di guerra tra Italiani sia stato uno dei motivi
dell’esplosione di odio nella quale molte migliaia di persone
vennero fatte sparire.
Che questo clima potesse portare ad azioni violente era cosa tenuta
in conto al Comitato di Liberazione nazionale Alta Italia, ma non
si poterono evitare le rappresaglie ed i processi sommari contro i
fascisti più in vista e, a volte, anche contro personaggi di
nessun rilievo.
Ciò che colpisce di più nelle lettere che costituiscono
questo libro è il fatto che, a fare le spese del desiderio
di vendetta di certi personaggi, che in molti casi non avevano partecipato
alla guerra partigiana, fossero personaggi che non sembravano coinvolti
più di tanto con i nazisti o con la RSI.
Un altro aspetto sconvolgente sono le torture e il massacro di giovani
che non avevano più di 18 anni. Questi ragazzi erano nati durante
la dittatura e non potevano certo capire che difendevano un regime
totalitario e liberticida ed in molti casi erano plagiati dagli adulti.
Spesso dopo processi organizzati dai comandi partigiani conclusisi
con l’assoluzione di indagati costoro venivano fatti sparire
da sconosciuti e mai più ritrovati. Il titolo “Sconosciuto
1945” si riferisce alla targa che veniva unita alle salme ritrovate
a Milano nei giorni successivi alla Liberazione a cui non si riusciva
a dare un nome.
Va anche detto che in alcuni casi i processi vennero istruiti da magistrati
che, pur avendo collaborato con il passato regime, per salvarsi si
dettero da fare per ricostruirsi una verginità che utilizzarono
in seguito per fare una brillante carriera. Questi processi spesso
si conclusero con la condanna a morte degli inquisiti i cui corpi
in alcuni casi non vennero mai ritrovati.
Un altro aspetto drammatico è rappresentato dall’isolamento
e dal clima minaccioso nel quale cadono le famiglie di coloro che
sono scomparsi. A loro molte porte si chiusero e se cercarono di avere
notizie dei loro cari vennero ignorati o anche minacciati.
Il libro disegna un quadro sconvolgente di quei mesi; e che questa
opera sia il frutto della ricerca di un uomo che non ha mai negato
i valori della Resistenza e che in essi si ritrova apre una nuova
pagina della nostra storia che ci consente di ascoltare anche le voci
degli sconfitti.
Giampaolo
Pansa nato a Casale Monferrato nel 1935 scrive per L’Espresso
e La Repubblica.
Tra i suoi libri ricordiamo “I nostri giorni proibiti”
, “La bambina dalle mani sporche” , “la notte dei
fuochi” , “Romanzo di un ingenuo” , “I figli
dell’aquila” , “Il sangue dei vinti” , “Bestiario
d’Italia 1994-2004” , “Prigionieri del silenzio”.
Silvio
Cherio
Delitti
di regime
Due delitti tra fine Ottocento e primi del Novecento
La
storia ci ha spesso insegnato che il potere più è autoritario
e più utilizza mezzi illeciti per perpetuarsi.
Il primo racconto è ambientato in Sassonia e precisamente a
Dresda nel 1913. L’Europa si sta avviando in modo spensierato
verso il baratro della prima guerra mondiale ed i nazionalismi sempre
più esasperati stanno minando alle radici la pacifica convivenza
tra i popoli. Un giovane ingegnere Italiano di buona famiglia viene
accusato dell’omicidio di una giovane americana. Due amici,
l’uno avvocato con simpatie per il movimento socialista Luigi
Borgonovo, l’altro un acceso fuoriuscito socialista di nome
Benito Mussolini, indagano per conto dello zio dell’accusato
ex console italiano a Dresda.
Presto scoprono che l’accusato non ha commesso l’omicidio
ascrittogli, ma è vittima di una cospirazione che ha come obbiettivo
di minare il buon nome degli Italiani in Germania
Scopriranno poi dopo lunghe indagini il vero colpevole grazie anche
all’aiuto di un poliziotto tedesco ormai in pensione.
Il secondo racconto è ambientato in Toscana ed esattamente
nel comune di Sesto Fiorentino nel 1898. Le cattive condizioni di
vita della popolazione sono la causa di manifestazioni di protesta
che vengono represse con durezza dall’esercito che spara sulla
folla.
Ci sono dei morti e su ciò che è avvenuto indagano un
deputato socialista a nome Pescetti e l’avvocato Morosini suo
amico. Ma altri delitti insanguinano la contrada e la polizia brancola
nel buio. Viene ucciso un certo Settimio Bianchi, individuo alquanto
chiacchierato per i suoi legami nascosti con il marchese Ginori potente
proprietario terriero locale. Anche la moglie del Bianchi viene trovata
morta nella sua dimora sprangata dall’interno.
Morosini riuscirà a dipanare la ingarbugliata matassa e a salvare
l’amico Pescetti ed i vertici locali del movimento socialista
dalla congiura nella quale stanno per cadere.
Ben
Pastor autrice del primo racconto ha insegnato alle università
dell’Ohio. dell’Illinois e del Vermont Storia e Scienze
Sociali. È autrice dei romanzi Lumen, Luna Bugiarda, Kaput
mundi, La canzone del cavaliere e Il morto in piazza del ciclo di
Martin Bora ambientati durante la seconda guerra mondiale.
Enrico
Solito autore del secondo racconto neuropsichiatria infantile ed ex
campione di scacchi è considerato uno dei l massimi esperti
di sir Arthur Conan Doyle.
Silvio
Cherio
Di
un eremitaggio e di un amore
Racconto di Angelo Maggia
Così
impavido e felice facendo conoscenza e
deglutendo paure e abituandomi a vivere nella
piccola baita con il bagliore caldo del fuoco a legna e della
lampada a petrolio, nei boschi,
sulla montagna.
Vale la pena di raccontarlo soltanto se scavo a
fondo in ogni cosa.
Perché fu così bello dapprima, anche il particolare
del mio sacco a pelo che a un tratto si mise
eruttare piume nel cuore della notte mentre
mi giravo per dormirci, e così devo alzarmi
e cucirlo alla luce della lampada o al mattino
potrebbe essere vuoto di piume…
Ma il fuoco scoppietta, lo strappo è ricucito, il torrente
gorgoglia e sguscia fuori…
é stupefacente che un torrentello abbia
tante voci, dai buuu, buuu, di timpano della conca
ai sommessi gorgoglianti femminei chioccolii
sulle rocce in superficie, a cori improvvisi
di altri cantori, ciangottano l’intera notte
e il giorno intero divertendomi tanto a tutta
prima.
Meravigliosi momenti iniziali, invero, del primo
pomeriggio in cui rimango solo nella baita
e mi preparo il primo pasto, lavo i piatti
sonnecchio e mi sveglia lo squillo estatico
del silenzio o del paradiso, nel gorgogliare
del torrente e attraverso ad esso…
Quando dici sono solo e la baita è a un tratto
la casa soltanto perché hai cucinato un pasto
e hai lavato i piatti del primo pasto…
Poi il cader della notte e l’accensione religiosa,
della splendida lampada a petrolio dopo averne
lavato con cura il tubo di vetro nel torrente
e averlo asciugato con cura, servendoti di carta
da giornale, che lo rovina appannandolo, per cui
torni a lavarlo nel torrente, e questa volta
ti limiti a lasciare il tubo a gocciolare e ad
asciugarsi al sole, il sole nel tardo pomeriggio
che scompare così rapidamente dietro le
gigantesche pareti che si ergono a fil di cielo.
La nebbia della sera si riversa oltre le parerti,
dilaga e sale lentamente; incomincia a far
freddo, anche le mosche sono tristi quanto
la nebbia sui picchi.
A mano a mano che la luce si ritrae le
mosche si ritraggono come compite mosche,
e quando fa buio sono tutte addormentate
sugli alberi o chissà dove…
A mezzogiorno le hai tutte nella baita con te,
ma con il trascorrere del pomeriggio si spostano
sempre più verso la soglia della porta spalancata,
quanto è strano e grazioso…
c’è il ronzio dello sciame di api, ma dallo strepito
ti verrebbe fatto di pensare
che fosse proprio sul tetto; quando il ronzio delle
api turbina sempre e sempre più vicino ti ritiri
nella baita e aspetti, forse hanno ricevuto l’ordine
di farti visita tutte insieme…
Ma finisci in ultimo con l’abituarti al ronzio
delle api… E così tutto in ultimo è meraviglioso.
Preparo il sacco a pelo fuori della baita ma alle due del
mattino la nebbia incomincia a stillare
tutta la guazza per cui devo entrare con il sacco
a pelo bagnato e sistemarmi in altro modo ma
chi può non dormire come un ghiro in una
baita solitaria in montagna, ti svegli al mattino
così riposato e capisci l’universo, l’universo
è un angelo… Ma è abbastanza facile dirlo
quando della tua fuga dalla città viscida sei
riuscito a fare un successo… è tutto così salubre
e nel silenzio e nella solitudine, dico a me
stesso: “Sii saggio”.
È così stupefacente potersi godere nel pomeriggio
sognati radure d’erica camminando senza meta,
o se sei stanco metterti semplicemente a sedere
accanto al torrente e così sognare ad occhi
aperti e pregare gli spiriti locali e dire:
“Lasciatemi restare qui, voglio soltanto pace”
e quei picchi nebulosi rispondono
silenziosamente si.
In questa innocenza assoluta con un’allegra
canzone mi preparo la cena ed esco nel chiaro
di luna nebuloso (la luna si infiltra
con la sua luminescenza bianca) e mi meraviglio
nel contemplare la nuova rapida, gorgogliante
limpida acqua scorrere con i suoi graziosi
lampi di luce “E quando la nebbia si sarà
dileguata e le stelle e la luna spunteranno
stanotte sarà uno spettacolo bellissimo”.
E cose di questo genere… un guazzabuglio
di piccole felicità come questa a stupirmi
in mille farfuglianti parole…
è difficile spiegare e la miglior cosa da
farsi è non essere falso.
Ma c’è nebbia notturna illuminata di luna, i fiori
Delle fiamme del fuoco… c’è il fatto di dare
una mela al mulo, le grosse labbra protese
con grossi denti lontani dentro il muso peloso,
mai mordendo, soltanto aspirando la mela
del mio palmo teso per poi allontanarsi
masticando malinconico e voltarsi e sfregarsi il
didietro contro un albero…
c’è la ghiandaia azzurra che beve il mio latte
arrovesciando la testa all’indietro con un
batuffolo di latte sul becco…
c’è il topolino che consuma ogni sera
la cena nell’angolo umile ove io ho posto
un piccolo vassoio di delizie pieno di formaggio
ed altre piccole delizie… ancora
Ecco
il tasso nella sua nebbia, ecco l’uomo
accanto al focolare, ed entrambi ansiosi di paradiso.
Ecco me di ritorno dalle scorribande notturne,
come un vecchio eremita che borbotta, e incespica
lungo il sentiero…
Eccomi proiettare il fascio di luce della lampada
su un tasso inatteso che si arrampica con il
cuoricino martellante di paura, ed io grido
“Ehi, tu, laggiù, ometto”.
Ecco il vasetto di olive, le mangio ad una a una
Domandandomi dove sono i pendii che le hanno
germinate, che le hanno viste maturare…
Ed ecco i miei spaghetti con salsa di pomodoro
e l’insalata con olio e aceto e la composta di mele
appetitosa, mia cara, e il caffè, la toma e la
mela dopo cena mia cara, tutto nei boschi…
Dieci olive delicate, masticate lentamente
a mezzanotte è qualcosa che nessuno ha mai fatto nei
ristoranti di lusso.
C’è il momento presente saturo di boschi
magico soliloqui, tracciando segni… nella
nebbia nebulosamente illuminata dalla
luna d’agosto tra alte vette sfarzose, che
si levano in schiere più offuscata non so
come rosee nella notte simili ai classici
dipinti orientali, cinesi o giapponesi così
mistici e trascendentali nel contempo…
C’è il ragno nel suo angolo che bada agli affari
suoi…
C’è un insetto, un piccolo strisciatore senz’ali,
indifeso,
che annega in un barattolo d’acqua, lo tiro fuori
e vagabonda intontito finché non mi stufo di
guardarlo…
C’è la mezzina di lardo appesa a un gancio
al soffitto della baita…
C’è la semplice legna da ardere e l’attento
pur distratto alimentare il fuoco con essa,
un’attività come tutte le attività è inattività
e al contempo è di per sé una meditazione
soprattutto perché tutti i fuochi di legna, come
fiocchi di neve, sono diversi ogni volta…
si, c’è lo spurgo resinoso di un ceppo di abete
avvolto dalla fiamma…
C’è pure un piccolo frammento di vita
al tramonto…
E poi ci sono tutti questi avidi preparativi per
un sonno decente come la sera che sto
cercando i calzini coi quali dormo, per non
insudiciare l’interno del sacco a pelo…
C’è a metà del sonno la luna che appare…
C’è la sostanza universale che è sostanza
divina perché quale altra cosa può essere?
C’è la famiglia delle marmotte che nei
modulati fischi gioiosi mi dà il buongiorno
all’alba…
C’è tutto questo e ci sono tutti i miei bei pensieri,
nel ricordo di Rossana, una tresca profonda
a vicolo cieco, vieppiù tutta prima un’estasi,
una nuova esplosione di esperienza
da frantumare gli occhi…
Poiché con la musicale, malinconica Rossana
fra le braccia mi colmo ancora una volta
di ingenui stupori, mi pare…
Perché un nuovo amore dà sempre speranza,
la solitudine irrazionale mortale è sempre incoronata,
quella cosa che io avevo veduto (quell’angoscia
di serpentina solitudine) traendo il profondo
respiro è ora giustificato osannato e
innalzato come urna sacra al cielo dal
mero atto di togliersi i vestiti e di cozzare
percezioni e corpi nella voluttà ineffabilmente
nervosamente gloriosa dell’amore…
Giacendo bocca a bocca, bacio a bacio
nell’oscurità del guanciale, lombi contro lombi
nell’incredibile abbandonata dolcezza così
remota da tutte le nostre pavide astrazioni
mentali, vien fatto di domandarti perché
mai gli uomini abbiano definito Dio
antisessuale in qualche modo…
La stuoia della notte, ammette l’amore gemente, glorioso, divino…
e in un certo qualmodo, vagabondiamo sulle nubi
nel tenero amore e nella speranza…
In ogni modo, riusciamo a filosofare così
e a trovarci d’accordo e a ridere insieme
nella dolce nudità…
“Amore siamo pazzi insieme, potremmo
vivere in questa baita e non dire mai
niente per anni, era scritto che dovessimo
incontrarci, ci sposeremo e la sera alla
luce della lampada consumeremo semplici
pasti ed io farò all’amore con te sempre”.
Tra noi c’è l’amore perfetto per sempre, non
c’è dubbio al riguardo ma abbiamo soltanto
due corpi (strana asserzione questa)
“Oh, la triste musica di tutto ciò, ho fatto tutto,
tante cose ho veduto, ho fatto ogni cosa con tutti,
il mondo intero sta venendo avanti, bada la
solita vecchia cantilenate canzone triste verità
della morte
perché la ragione per cui sbraito tanto di morte
è che in realtà sto sbraitando di vita, perché
non
puoi avere morte senza vita.
“E tutto perché tu credi di non meritare di
essere amato perché è tempo che tu ti svegli
e venga con me o almeno vada con qualcuno
e apra gli occhi sulla ragione per cui Dio
ti ha messo qui…
Ti traccerò magici cerchi che
Muteranno completamente la tua sorte…”
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