Contagion
Thriller, Azione
2010
Stati Uniti d'America
Warner Bros
Data di uscita: 09-09-2011
Regia: Steven Soderbergh
Matt Damon, Jude Law, Gwyneth Paltrow, Marion Cotillard, Kate Winslet,
Laurence Fishburne
Immaginiamo
cosa può essere successo quando si è diffusa l’epidemia
dell’Influenza Spagnola del 1918-20 che fece 20.000.000 di morti
e ora immaginiamo cosa succederebbe se un virus simile e sconosciuto
si diffondesse oggi. Si può facilmente intuire che i mezzi
di trasporto odierni potrebbero fare da tramite alla diffusione del
virus molto velocemente, molto più velocemente rispetto al
1920. Questa è la storia che racconta il film di Soderbergh
(regista già noto per Ocean’s Eleven, Traffic, Il Che).
Il giorno 0 Beth viene a contatto con il virus; Beth è una
donna in carriera, frequenta il giorno stesso delle persone in un
casinò, un amante, prende un aereo un taxi e torna a casa.
In questo tragitto si porta appresso il virus che nel frattempo ha
infettato altre persone. I tempi di diffusione sono ripidissimi e
le persone iniziano a morire. Soderbergh fa una fotografia realistica
di ciò che accadrebbe, ospedali pieni, saccheggi di negozi
e case, morte di persone care, frontiere chiuse, quarantene, fosse
comuni. In più la reazione sul web da parte di un giornalista
free lance, la diffusione delle informazioni tramite la rete, il pericolo/opportunità
di questo nuovo strumento e la totale inadeguatezza degli strumenti
tradizionali. E’ un film catastrofico che lascia interdetti
per la sua immediatezza e per la sensazione di reale possibilità
che si concretizzi un evento del genere.
Il cast è stellare e naturalmente sono tutti molto bravi; bella
l’immagine finale.
Manuela
Pavan
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Transformers
3
Transformers: Dark of the Moon
Origine e data: Usa 2011
Data di uscita: mercoledì 29 giugno 2011
Colore e durata: col. 122 min
Genere: Azione
Regia: Michael Bay
Attori: Shia LaBeouf, Tyrese Gibson, Frances McDormand, John Turturro,
John Malkovich, Keiko Agena, Ken Jeong, Hugo Weaving, Alan Tudyk,
Patrick Dempsey, Rosie Huntington-Whiteley, Josh Duhamel
Sceneggiatura: Ehren Kruger
Fotografia: Amir M. Mokri
Montaggio: Roger Barton, William Goldenberg, Joel Negron
Musica: Steve Jablonsky
Scenografia: Benjamin Edelberg, Kevin Ishioka, Richard L. Johnson
Costumi: Deborah Lynn Scott
Terzo
episodio della saga degli Autobot nata dal cartone animato omonimo.
Gli Autobot capitanati da Optimum Prime vivono oramai da qualche tempo
sul pianeta terra e aiutano i terrestri (americani) nelle loro politiche
di protezione interne ed esterne. Il protagonista umano dei precedenti
episodi Sam (Laboef ) è alla ricerca di un lavoro e ha una
nuova bellissima fidanzata Carly (Huntington-Whiteley) che lavora
per un collezionista di automobili.
Intanto Optimus scopre che gli umani hanno mentito agli Autoboot e
che sulla luna c’è un oggetto non identificato che ha
scatenato gli Stati Uniti e l’URSS alla corsa allo spazio. Gli
astronauti scoprirono una navicella spaziale aliena precipitata che
non presentava alcun segno di vita. Sessant'anni dopo scopriamo che
l'astronave conteneva una pericolosa tecnologia in grado di stravolgere
la pace terrestre. Con un tranello i cattivi Decepticons riescono
a far riattivare un loro alleato e grazie a lui tenteranno di riaprire
una porta spaziale per portare il loro mondo sulla Terra, rendere
schiavi gli umani e distruggere gli Autobots.
E’ un film per gli amanti del genere, con effetti speciali straordinari
e per la prima volta è possibile vedere la pellicola in 3D.
Gli attori interpretano più che altro la parte dei sopravvissuti
a mille salti e mille cadute; difficile valutare la loro capacità
interpretativa. I transformers sono sempre più grandi e sempre
più potenti. Il film è, ripeto per gli appassionati
del genere da vedere. Per tutti gli altri si tratta di ben due ore
e mezza di solite scene di guerra impossibili.
Manuela
Pavan
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Black
Swan
“Il cigno nero”
Regia: Darren Aronofsky
Sceneggiatura: Darren Aronofsky, Mark Heyman, John McLaughlin
Attori: Natalie Portman, Vincent Cassel, Mila Kunis, Winona Ryder,
Barbara Hershey, Kristina Anapau, Benjamin Millepied, Ksenia Solo,
Janet Montgomery,Sebastian Stan, Toby Hemingway, Sergio Torrado, Mark
Margolis, Tina Sloan, Abe Aronofsky, Charlotte Aronofsky, Christopher
Gartin
Fotografia: Matthew Libatique
Montaggio: Andrew Weisblum
Musiche: Clint Mansell
Produzione: Cross Creek Pictures, Phoenix Pictures, Protozoa Pictures
Distribuzione: 20th Century Fox
Paese: USA 2010
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 103 Min
Nina
(N.Portman) ballerina da sempre, spinta da una mamma che riversa su
di lei tutte le sue insoddisfazioni giovanili è giunta al momento
di fare il salto di qualità per diventare una vera star. Viene
scelta dal produttore (V.Cassel) del balletto Il lago dei Cigni per
interpretare il ruolo della protagonista. La sua più grande
difficoltà sarà uscire dalla sua personalità
di ragazza debole il cigno bianco e riuscire ad interpretare anche
il cigno nero, il lato oscuro e forte del balletto.
A rendere la cosa più difficile ma anche più intrigante
è la concorrenza di un’altra bellissima ballerina (M.
Kunis) che possiede rispetto a Nina una vita libera, sessualmente
disinibita e un fascino femminile irresistibile. Il thriller psicologico
si apre così e si snoda attraverso la storia, la rivalità
delle due ballerine fino all’epilogo straordinario. Da un lato
Nina una donna sola, con una mamma invadente e un continuo, pesante,
impegno per raggiungere la perfezione in tutte le sue forme; dall’altra
la leggerezza della sua rivale, la spensieratezza e la gioia di vivere.
La costruzione delle scene regala allo spettatore momenti di sorpresa
e paura, sempre mantenendo al tensione al massimo. Alcune scene scorrono
veloci sullo schermo come flash terrificanti degni dei migliori film
horror. Il tutto girato magistralmente da Anorofsky già noto
per film eccezionali come The Wrestler, L’albero della vita,
Requiem for a Dream. Brava Natalie Portman, un oscar meritato.
Il film è vietato ai minori di 14 anni; si consiglia la visione
in compagnia per le persone particolarmente sensibili.
Manuela
Pavan
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The
Green Hornet
Uscita cinema: 28/01/2011
Regia: Michel Gondry
Sceneggiatura: Evan Goldberg, Seth Rogen
Attori: Seth Rogen, Jay Chou, Christoph Waltz, Cameron Diaz, Edward
James Olmos, Tom Wilkinson, Edward Furlong, Chad Coleman, Analeigh
Tipton, Eddie Rouse, Robert Clotworthy, David Harbour, Joe O'Connor,
Sarah Skeeters, Jill Remez,Sterling Cooper, Joshua Erenberg, Adam
Dubowsky, Gary Anderson, Carl Ciarfalio
Fotografia: John Schwartzman
Montaggio: Michael Tronick, Sally Menke
Musiche: Danny Elfman
Produzione: Original Film, Sony Pictures Entertainment
Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia
Paese: USA 2011
genere: Azione, Giallo, Thriller
Durata: 120 Min
Formato: Colore 3D
Il
28 gennaio 2011 è uscito in Italia The Green Hornet, film diretto
dal regista francese Michel Gondry (Se mi lasci, ti cancello e L’arte
del sogno).
Il Calabrone Verde (The Green Hornet) è un personaggio, ormai
storico, affascinante. E’ nato nel 1936 per un serial radiofonico
americano, da un’ idea di George W. Trendle e Fran Striker,
con la voce di Al Hodge. Un ragazzo viziato eredita dal padre la direzione
di uno dei più importanti quotidiani della sua città,
annoiato e schiacciato dalla figura paterna si trova a cercare nella
lotta contro il crimine la sua motivazione di vita. Segretamente indossa
una maschera nera e un vestito elegante verde e in compagnia del suo
aiuto asiatico Kato cerca di combattere il dilagare del crimine.
Il personaggio è un prototipo dei supereroi mascherati che
qualche anno più tardi domineranno le riviste a fumetti. Risalta
la forza del potere mediatico sulle persone, la sua capacità
di controllare le opinioni e di diffondere una sensazione di sicurezza
oppure di paura. Nel film il goffo protagonista scopre che unendo
il potere mediatico del suo giornale e alcune demenziali apparizioni
di Green Hornet si può far nascere dal nulla un supereroe.
Accanto a lui però, non può mancare l’eroe vero,
quello che un po’ di super poteri li ha è il personaggio
di Kato interpretato oggi da un rapper famosissimo in oriente Jay
Chou; nella storia cinematografica Kato è stato interpretato
da diversi attori, tra cui menzioniamo Bruce Lee che nella serie televisiva
del 1966 era co-protagonista con Van Williams.
Il film che è ora in sala non è del livello che ci si
aspettava da un regista così interessante come Gondry. La prima
parte del film è fiacca sembra un filmetto per ragazzi e la
seconda parte pur essendo migliore non può risollevare completamente
la pellicola. Peccato, perché il cattivo è interpretato
da un attore straordinario Cristoph Walz (Inglourious Basterds) e
perché è comunque una storia che ha uno spaccato estremamente
attuale dove i confini tra potere della carta stampata e della politica
sono molto sottili a tratti sovrapposti.
Manuela
Pavan
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Hereafter
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Peter Morgan
Attori: Matt Damon, Cécile de France, Bryce Dallas Howard,
Jay Mohr, Mylène Jampanoï, Thierry Neuvic, Richard Kind,
Jenifer Lewis, Steve Schirripa, Lyndsey Marshal, Marthe Keller, Niamh
Cusack, Nikki Harrup, Fileena Bahris, Charlie Holliday, Kelli Shane,
John Nielsen, Annette Georgiou, Jack Bence, Frankie McLaren
Fotografia: Tom Stern
Montaggio: Joel Cox, Gary Roach
Produzione: The Kennedy/Marshall Company, Malpaso Productions, Road
Rebel
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 129 Min
Il
film racconta di tre vite che si incrociano ad un tratto, un tratto
che le accomuna in ciò che è l’unica vera certezza:
la morte.
La bella giornalista televisiva Marie Lelay viene travolta, mentre
è in vacanza con l’amante, dallo tsunami. Fortunatamente
sopravvive, ma ha avuto il tempo di dare un’occhiata all’aldilà,
quel magico momento in cui si è trovata sospesa tra la vita
e la morte. Dopo questo velocissimo passaggio la sua vita non sarà
più la stessa. Marcus e il fratello Jason hanno una vita difficile
e cercano di cavarsela tra la scuola, la mamma tossicodipendente e
i gli assistenti sociali.
Purtroppo uno dei due rimane solo e la sua vita cambia letteralmente;
la ricerca di Marcus di riavere suo fratello passa attraverso medium
e veggenti di vario titolo, finchè non arriva a incontrare
per caso George Lonegan sensitivo di cui ha visto pubblicazioni su
internet.
George ha il dono di poter parlare con i defunti, quindi ha una qualche
idea di che cosa ci sia nell’aldilà. George vive questo
dono che lo rende speciale come una condanna che fino ad ora gli ha
riservato una vita di solitudine. Per questo motivo, smette di ricevere
ansiosi clienti e inizia a fare l’operaio in una grande azienda
che presto entra in crisi per esubero. Il fratello tenta di riportarlo
a fare il sensitivo per assicurare un futuro economicamente stabile
ad entrambi
George preso dallo sconforto decide di partire per l’Inghilterra
e la sua passione per Dickens lo porterà ad incrociare Marcus
e Marie Lelay. Il tema di cosa ci sia dopo la morte appassiona tutti
e l’anziano regista lo sa bene. Però questo film rimane
un film sui vivi, sulle loro felicità, difficoltà e
sofferenze. Un film sulla solitudine e sulla società crudele
di oggi. Pur contenendo scene spettacolari che lasciano il segno,
Hereafter non racchiude in se la potenza dei precedenti Million Dollar
Baby o Gran Torino. Da vedere.
Manuela
Pavan
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Woody
Allen
Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Attori: Anthony Hopkins, Josh Brolin, Naomi Watts, Antonio Banderas,
Anna Friel, Freida Pinto, Ewen Bremner, Lucy Punch, Gemma Jones, Anupam
Kher, Jim Piddock, Pauline Collins, Roger Ashton-Griffiths, Jonathan
Ryland, Eleanor Gecks, Pearce Quigley
Ruoli ed Interpreti
Uscita cinema: 03/12/2010
Fotografia: Vilmos Zsigmond
Montaggio: Alisa Lepselter
Produzione: Gravier Productions, Mediapro
Distribuzione: Medusa
Paese: Spagna, USA 2010
Genere: Commedia, Sentimentale
Durata: 98 Min
Formato: Colore 1.85 : 1

Si parla d’amore nell’ultimo
film di Woody Allen, tema a lui noto e spesso cardine delle sue pellicole.
Si parla di due coppie una più attempata quella formata da
Alfie (A.Hopkins) ed Helena (G. Jones) e quella più giovane
di Sally (N. Watts) e del marito Roy (Josh Brolin). Alfie ha lasciato
Helena dopo una vita insieme per correre dietro alla giovinezza e
ad una “professionista” dalle gambe mozzafiato, mentre
Sally sopporta il marito scrittore fallito e indeciso sui figli. La
povera Helena presa dallo sconforto, inizia a frequentare una cartomante
ciarlatana che Le dà un paio di buoni consigli e che la tira
fuori dalla paura di restare da sola. Intanto la figlia si allontana
sempre di più dal marito immobile che intanto è attratto
da un’affascinante vicina di casa (Freida Pinto). Spunta anche
un impacciato Banderas a turbare Sally.
Il film non ha l’happy ending desiderato, anzi le storie si
accartocciano sempre più su se stesse.
Forse è questa mancanza di lieto fine, o forse sono le storie
amare, ma questo film non è riuscito come alcuni altri prodotti
dal regista; sembra che non abbia una conclusione e in effetti certe
storie di vita una conclusione non ce l’hanno. Consigliamo la
visione solo agli affezionati del regista.
Manuela
Pavan
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The
American
Regia: Anton Corbijn
Sceneggiatura: Rowan Joffe
Attori: George Clooney, Bruce Altman, Violante Placido, Thekla Reuten,
Paolo Bonacelli, Filippo Timi, Irina Björklund, Samuli Vauramo,
Björn Granath
Fotografia: Martin Ruhe
Montaggio: Andrew Hulme
Produzione: Focus Features, Smoke House, This Is That Productions
Distribuzione: Universal Pictures
Paese: USA 2010
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 103 Min
Mentre
aspettiamo le altre uscite dei film del festival di Venezia 2010 abbiamo
nelle sale già alcune scelte: il leone d’Oro Somewhere
di Sofia Coppola e The American tra gli altri.
Il soggetto è tratto dal romanzo di Martin Booth "A Very
Private Gentleman”
The American è la storia di Jack (G. Clooney) un killer solo
e in fuga che si trasferisce in Abruzzo; durante la sua permanenza
scopriamo alcune cose del suo presente, Jack è un artigiano
delle armi, è una persona molto schiva e le sue interazioni
con l’esterno sono minime. Frequenta raramente il parroco del
paese e saltuariamente anche un bordello casalingo dove troverà
Clara (Violante Placido), una bella ragazza che deciderà di
frequentare assiduamente.
Lo scopo del film è probabilmente di far vivere allo spettatore
le sensazioni del protagonista; queste sensazioni sono la solitudine,
la noia, l’estraneità al posto in cui vive. In questo
modo si può provare noia alla visione di queste giornate sempre
uguali.
Tutto passa in secondo piano se lo spettatore sposta l’attenzione
e si gode le bellissime riprese di Anton Corbijn, che sono davvero
il punto forte del film.
Peccato per il doppiaggio del protagonista; forse si poteva cogliere
l’occasione dei pochi dialoghi per far parlare Clooney in italiano.
Visto la sua interpretazione di un americano sarebbe stato sicuramente
più credibile che non doppiato.
Manuela Pavan
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Il
regista Bernardo Bertolucci si racconta: da "La Commare secca"
a "Ten minutes older"
"Il
cinema che mi aveva strappato a ventun anni dall'Università di
Roma mi restituisce a quella di Torino
" Con profonda emozione
il Maestro Bernardo Bertolucci ha ricevuto dall'Università di
Torino la Laurea Honoris Causa in discipline dell'arte, della musica
e dello spettacolo.
È in ottima compagnia con lo scrittore italiano Luigi Meneghello
(recentemente scomparso) e il filologo francese Gilbert Ouy.
La carriera artistica di Bertolucci è vastissima e va ben oltre
l'aver vinto più volte il premio Oscar: inizia con "La Commare
secca" e si dipana per quarant'anni con film indimenticabili quali
"Ultimo tango a Parigi", "La strategia del ragno",
"Il conformista", "L'ultimo Imperatore", "Novecento",
"Io ballo da sola", solo per citare i più noti.
L'inizio fu con Pier Paolo Pasolini: anno 1961, al Mandrione, una borgata
di Roma, sta nascendo Accatone un film - come tutti fino a Edipo Re
- prodotto da Alfredo Bini "il mio coetaneo goriziano, di pelo
rosso
" come amava ricordare Pasolini.
"Pier Paolo - ricorda Bertolucci - mi chiamò come primo
assistente alla regia. Mi trovai a lavorare con Adriana Asti, Elsa Morante,
Franco Citti.
Il Maestro - prosegue Bertolucci - introdusse, cosa del tutto inusuale,
i primi piani e contemporaneamente, i campi lunghi, le "carrellate"
e le voci in presa diretta dalle strade. Era un cineasta con un grande
spirito poetico: la periferia che a me sembrava un po' malaticcia, a
Pier Paolo appariva come una pala d'altare. Con una straordinaria capacità
pittorica Pasolini realizzava dei veri e propri affreschi, attingendo
dai pittori più disparati e più affascinanti: Caravaggio,
Sironi, Magritte, senza dimenticare la "Teoria dei colori"
di Goethe."
Quale
fu il passo successivo, l'inizio vero e proprio della sua attività
di regista?
"Avvenne
poco dopo: concluso Accattone, iniziai a girare "La Commare secca",
il mio primo film la cui sceneggiatura fu scritta da Pasolini. Un lungo
percorso che approda a questo mio ultimo lavoro "Ten minutes older
- Più vecchio di dieci minuti", un cortometraggio in bianco
e nero che fa parte di un'opera collettiva alla quale hanno aderito
anche Godard e Wenders."
Di
cosa parla quest'opera che ci presenta in anteprima mondiale?
"Affronto
un tema che mi sta particolarmente a cuore: l'incontro tra due culture
diverse, unica forma di società possibile per il futuro. È
una storia d'amore tra una barista dell'Agro Pontino e un giovane immigrato
bengalese. In questo periodo ci troviamo di fronte a un grande problema:
l'ignoranza. Per sconfiggerla bisogna conoscere le culture che ci circondano."
Lei
ha avuto modo di avvicinare più culture. Penso meriti una riflessione
il suo incontro con il Dalai Lama: quali sensazioni ha provato?
"Il
Dalai Lama trasmette una incredibile gioia di vivere, emana una sorta
di energia da poter prendere tutto così seriamente, talmente
seriamente da poterci "sorridere" sopra. Ritengo sia molto
importante recepire la filosofia dell'impermanenza: con piccoli imbuti
i monaci tibetani separano il rosso dal giallo e il giallo dal blu e
via discorrendo - è sabbia colorata ! - creando quelle splendide
composizioni artistiche formate da miliardi di granelli di sabbia. Poi,
una volta terminato il lavoro, un monaco vi passa sopra una mano: in
un attimo tutto viene dissolto, tutto si cancella. È il simbolo
dell'impermanenza, della caducità, che regna su tutto: una grande
lezione di vita."
|
Una
grande lezione di saggezza e di serenità che traspare da
alcuni suoi capolavori.
Il maestro Bertolucci volge verso la conclusione l'intervista.
Accarezza il bastone tornito ma, con grande signorilità,
intuisce la necessità di trattenersi ancora, di parlare
del futuro.
Quali sono i suoi prossimi progetti?
"Un
film, naturalmente, o
forse due.
Quello certo sarà intitolato "I Sognatori" e
sarà dedicato a tre giovani francesi prima del Maggio del
Sessantotto. Non sarà un film storico e politico in senso
stretto ma piuttosto la narrazione di passioni, di amicizie, di
battaglie civili.
Il secondo, ma è un progetto che deve ancora vedere la
conclusione della sceneggiatura e, quindi, è più
remoto, sarà realizzare un film su Gesualdo da Venosa,
grandissimo musicista della fine del Cinquecento, autore di splendidi
madrigali, ma anche personalità discussa, accusato di aver
assassinato la moglie Maria d'Avalos. Una trama molto affascinante!"
Nicola
Gherlone |
Carlo
Gesualdo da Venosa: Principe musicista
Ancora
oggi a distanza di secoli la musica di Carlo Gesualdo (Napoli
1561 circa - Gesualdo 1613) è in grado di sorprendere tanto
all'ascolto quanto ad un'analisi attenta dei procedimenti compositivi
in essa adottati. Soprattutto negli ultimi esiti della sua opera,
Gesualdo giunge alla creazione di un linguaggio tormentato e immaginoso
che è profondamente radicato nella 'maniera' rinascimentale,
ma, allo stesso tempo, propone soluzioni tanto ardite da sembrare
moderne.
Le origini dell'eccentricità di questa musica non sono
spiegabili, come in passato taluni hanno fatto, in base agli eccessi
che contraddistinguono la biografia del compositore. In realtà,
l'assassinio della moglie Maria d'Avalos e del di lei amante,
l'impunità dovuta al rango (oltre ad essere Principe di
Venosa, egli era nipote di due cardinali, tra cui Carlo Borromeo),
il successivo matrimonio 'politico' con Leonora d'Este, la perenne
'melancholia' degli ultimi anni di vita, sono tutti elementi che,
pur delineando alcuni aspetti della sua personalità, offrono
un contributo modesto per la comprensione dell'estetica dell'autore.
All'interno della sua produzione, ed in particolare di quella
più celebre e cospicua rappresentata dai sei libri di madrigali
a cinque voci, è possibile scorgere, infatti, le tracce
di un percorso artistico estremamente affascinante, che risulta
in gran parte autonomo dai dati più appariscenti della
biografia. Contrassegnato dalla costante ricerca dei mezzi più
adeguati all'espressione delle immagini liriche dei testi poetici
intonati, l'itinerario che a partire dai primi libri di impianto
tradizionale passa attraverso lo snodo costituito da quelli intermedi,
nati dall'incontro con i musicisti ferraresi, si conclude con
un crescendo vertiginoso di audacia stilistica, laddove nelle
ultime due raccolte Gesualdo porta alle estreme conseguenze innovazioni
in precedenza condivise con i contemporanei più d'avanguardia.
Il fatto che egli abbia potuto concedersi una notevole libertà
nelle scelte compositive senza peraltro subire gli stessi attacchi
cui fu sottoposto Monteverdi, questo sì è dovuto
alla sua biografia, ed in modo particolare al suo status sociale
di principe.
Paolo
Ricolfi |
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