Cinema

Documentary in Europe

Dopo il successo della tredicesima edizione, torna a Bardonecchia (To) la manifestazione internazionale dedicata al mondo del documentario: Documentary in Europe. Grazie al suo costante impegno nella valorizzazione, promozione e divulgazione della cultura documentaria in tutte le sue forme, l’evento è diventato negli anni un appuntamento imperdibile per
i professionisti del settore. Documentary in Europe è infatti un’occasione unica di incontro tra produttori, registi, responsabili delle più importanti emittenti televisive europee, addetti ai lavori e semplici appassionati per discutere e valutare le proposte di nuovi documentari e fare il punto sull’evoluzione dello scenario internazionale del Documentario di creazione. Nel corso delle tredici edizioni sono stati presentati più di 200 progetti, 60 dei quali diventati film, sono state invitate più di 40 televisioni e i partecipanti sono circa 300 l’anno.
Il workshop si articolerà come di consueto nelle due sezioni del Pitching Forum e del Match Making: riservato ai progetti che hanno già una produzione, il Pitching quest’anno permetterà a 25 produttori selezionati di presentare i loro progetti di documentario alle maggiori reti televisive di tutto il mondo; dedicato invece a quei documentari che per ora sono ancora delle idee a uno stadio embrionale e che attendono di essere trasformati in progetti strutturati, il laboratorio di Match Making, durante il quale 14 autori e registi selezionati si confronteranno con produttori e distributori europei e non solo, per valutare in termini di fattibilità e creatività i loro progetti. Quest’anno Documentary in Europe ha raggiunto il numero record di 163 progetti tra pitching e match making pervenuti da ben 27 paesi del mondo. Molti i commissioning editor invitati anche quest’anno a rappresentare alcune televisioni di Stati Uniti, Giappone, Germania, Spagna, Belgio, Italia e non solo, fra cui Lorenzo Hendel di Rai3, Davide Scalenghe di Current tv, Tabitha Jackson e Shanida Scotland di Channel 4 e BBC, Nathalie Verdier di ARTE, Roberto Blatt di Multicanal, e Ryota Kotani di NHK.
Per la prima volta inoltre quest’anno il miglior progetto presentato alla sezione del Match making verrà premiato dalla Genova Liguria Film Commission che offrirà un premio in denaro del valore di 500,00 euro e un premio in servizi (bonus noleggio di attrezzature, utilizzo del teatro di posa e sostegno alla post produzione) erogabili sul territorio della Regione Liguria per un valore di altri 500,00 euro.
Fra i progetti di documentari presentati per la sezione del Pitching Forum: You Can’t Keep A Good Woman Down – The Life & Times of Alice Walker, film ufficiale sulla vita di una delle scrittrici americane più importanti del nostro tempo, Alice Malsenior Walker, prima afroamericana vincitrice del Premio Pulitzer per il romanzo “Il colore viola”; Cyber Vagabonds che indaga l’impressionante fenomeno delle migliaia di giovani giapponesi che vivono negli internet cafè, vittime della Rete; e Hotel Via Padova che racconta la difficile situazione di un quartiere milanese alle prese con la multi etnicità e la difficoltà di rapporto fra immigrati. Fra i progetti selezionati per il Match Making: The Larger Suitcase, incentrato sul tema del riconoscimento delle coppie omosessuali, e The secret life of Prototypes che esamina come nascono i prototipi, per cosa vengono usati, come vengono testati e dove finiscono.
Nella mattinata di mercoledì 7 luglio si apriranno ufficialmente i lavori del workshop mentre Protagonista di giovedì 8 sarà invece Homemade Storytelling la masterclass di Boris Mitic: Giornalista per professione, documentarista per convinzione e sceneggiatore nel tempo libero a Bardonecchia presenterà alcuni estratti dai suoi documentari (fra cui l’ultimo documentario Goodbye. How are you? sugli effetti della guerra e della corruzione in Serbia) e analizzerà con i partecipanti al workshop il suo particolare e originale uso del linguaggio cinematografico
Sempre giovedì 8 alle 22.00 Pietro Marcello è stato invitato a presentare in una proiezione pubblica al Cinema Sabrina il suo film La Bocca del Lupo, vincitore di numerosi premi fra cui il Torino Film Festival, il Premio Caligari e il Teddy Award al Festival Internazionale di Berlino e il David di Donatello per il miglior documentario.
Fitta di appuntamenti anche la giornata di venerdì 9, scandita dalla presentazione dei progetti selezionati per il Pitching e dalla proiezione a Palazzo delle Feste dei Successful Pitch fra cui, alle 18.00, Home Alone, di Ionut Carpatorea, un progetto presentato a Bardonecchia nel 2008 e divenuto film che indaga il dramma di centinaia di bambini rumeni che, lasciati a casa dai propri genitori partiti per lavorare all’estero, vivono un disagio così estremo da portare al suicidio. Particolarmente importante in questo caso il ruolo di Rai3 e in particolare della produzione di DOC3. Il progetto Home Alone infatti è stato pienamente sostenuto dalla Rai e da Lorenzo Hendel che ha presentato il progetto presso varie emittenti straniere per individuare delle coproduzioni. Il lavoro svolto dalla Rai per la produzione di Home Alone è l’esempio di una nuova politica tesa a non occuparsi solo di programmazione ma capace di intrecciare importanti coproduzioni internazionali.
Venerdì è anche la giornata del secondo appuntamento con Superottimisti, il progetto di conservazione della memoria filmica privata, che quest’anno grazie alla collaborazione con l’archivio marsigliese Cinememoire e l’archivio Liguria in superotto fondato dall’associazione genovese Zebrè alle 22.00 al Palazzo delle Feste farà vivere al pubblico bardonecchiese una serata speciale: il mare nelle pellicole dei cineamatori marsigliesi accompagnerà e dialogherà con le montagne delle immagini del repertorio piemontese dando vita a un gioco ritmico e poetico enfatizzato dall'accompagnamento musicale live di Gattico e Suzuki.
Lunedì 5 luglio alle 21.30 nel cortile di Via Cavour 26 nel Borgo Vecchio Superottimisti presenterà Mondiali Amatoriali una selezione delle più belle immagini presenti in archivio per raccontare il calcio attraverso gli occhi dei cineamatori. Il finale sarà invece un piccolo tributo al Paese che quest’anno ospita la Coppa del Mondo: il Sudafrica. L’accompagnamento musicale sarà la musica occitana dal vivo del gruppo Parenaperde.
Sabato 10 luglio a concludere il workshop saranno due documentari: L’ultima battaglia delle Alpi di Roberto Cena e Fabio Canepa in cui protagonista è il racconto di due reduci della Seconda Guerra Mondiale di un’inedita alleanza fra soldati fascisti e partigiani per opporsi alle mire annessionistiche da parte dei francesi; e a seguire Padre Nostro di Carlo Lo Giudice, vincitore della sezione Documentari del Genova Film Festival edizione 2009.
Contemporaneamente al workshop, non mancherà lo spazio rivolto al pubblico di appassionati di cinema con la Settimana del documentario, giunta alla IX edizione. Una rassegna di produzione rigorosamente made in Italy, gratuita e aperta a tutti, che occuperà tutti i pomeriggi da lunedì 5 luglio a sabato 10, a partire dalle 17. Regione ospite di quest’anno sarà la Liguria, la cui Film Commission presenterà i propri progetti e attività giovedì 8 alle 17.15. A conclusione della rassegna (sabato 10 luglio), verrà assegnato un Premio del Pubblico e un Premio per il pubblico.

La manifestazione Documentary in Europe è realizzata in collaborazione con EDN - European Documentary Network e con il sostegno di: Programma Media, Regione Piemonte, Comune di Bardonecchia, Compagnia di San Paolo, Genova Liguria Film Commission, Goethe Institut, Documentor, Doc.It, F.E.R.T., Reelisor Documentary Network, Docedge e Martini & Rossi.
Quest’anno è media partner della rassegna Current Tv.

_________________________________________________________________________

Vendicami
Un film per gli amanti degli action movie

Uscita cinema: 30/04/2010
Regia: Johnnie To
Sceneggiatura: Johnnie To, Wai Ka-Fai
Attori: Johnny Hallyday, Sylvie Testud, Anthony Wong, Simon Yam, Lam Ka Tung, Lam Suet, Cheung Siu-Fai, Maggie Shiu, Felix Wong, Yuk Ng Sau, Vincent Sze
Fotografia: Cheng Siu-keung
Montaggio: David Richardson
Musiche: Lo Tayu
Produzione: Milky Way Image Company, Media Asia Films, ARP Sélection, Black Jag Production
Distribuzione: Fandango
Paese: Francia, Hong Kong 2009
Genere: Noir
Durata: 108 Min
Formato: Colore
Visto censura: VM14

Questo è un film imperdibile per gli amanti dei registi orientali e per gli amanti degli action movie tarantiniani.
Senza una trama particolarmente complessa, il bravo Johnnie To trascina lo spettatore e anche il protagonista per due ore nella malavita mafiosa di Hong Kong. Johnny Hallyday, Costello, ha una figlia e una bella famigliola ad Hong Kong. La famiglia viene sterminata, ma la figlia (la Sylvie Testud intensissima protagonista dello splendido Lourdes) sopravvive e chiede al padre vendetta. Costello conosce perfettamente il mestiere del killer e spacciandosi per cuoco assolda 3 uomini per fare sommaria giustizia. Il film si fa interessante in parte per le scene, sublimi e in parte perché il Costello, il padre della sopravvissuta, perde progressivamente la memoria.
Dimenticando la figlia e il massacro, la vendetta non ha più senso, ma oramai il meccanismo si è innestato e non si fermerà fino alla fine.
Certo scorre molto sangue, e molte pallottole, ma le scene e la musica particolarmente appropriata rapiscono chi le guarda. Attenersi minori di 14 anni e persone particolarmente sensibili.

Manuela Pavan

_________________________________________________________________________

Il profeta
Un film crudo e duro

Regia: Jacques Audiard
Sceneggiatura: Jacques Audiard, Thomas Bidegain, Abdel Raouf Dafri, Nicolas Peufaillit
Con: Tahar Rahim, Niels Arestrup, Adel Bencherif, Reda Kateb, Hichem Yacoubi, Gilles Cohen, Pierre Leccia, Jean-Philippe Ricci, Antoine Basler, Leïla Bekhti, Foued Nassah, Jean-Emmanuel Pagni, Frédéric Graziani, Slimane Dazi
Fotografia: Stéphane Fontaine
Montaggio: Juliette Welfling
MUSICHE: Alexandre Desplat
Produzione: Chic Films, Page 114, Why Not Productions
Distribuzione: BIM Distribuzione
Paese: Francia 2009
Genere: Drammatico
Durata: 149 Min
Formato: Colore

Consiglio sempre di andare a vedere i film candidati all’oscar come miglior film straniero, perché spesso si vedono delle belle pellicole che difficilmente vengono reclamizzate a sufficienza. Il Profeta è stato candidato all’oscar poi vinto da “Departures” in uscita nelle nostre sale venerdì 9 aprile. Il film “Il profeta” non è una passeggiata.
Malik Ed Djebena arriva in carcere appena compiuti i suoi 18 anni, non sa né leggere né scrivere ma sa cavarsela. Viene coinvolto da un gruppo di detenuti corsi che lo costringono a fare per loro qualche lavoretto. Prima nel carcere e poi grazie alle libere uscite giornaliere fuori dal carcere. Malik è un soggetto particolare, studia, impara a leggere e scrivere, impara le lingue di chi gli sta attorno, ha una spiccata intelligenza e sa tirarsi fuori dai guai con una certa facilità Inserito in questo contesto di malviventi prima apprende da loro come comportarsi e poi si libera di tutti quelli che intralciano la sua strada. Riesce nel periodo di detenzione a costruirsi un futuro fuori dal carcere dei più redditizi. Il film è ben girato, lo spettatore è sempre sul filo del rasoio, l’attenzione è viva per due ore e mezza, sembra di essere lì accanto a Malik ad uccidere, subire, gioire. Resta il fatto che il film è duro e dedicato alle persone capaci di immedesimarsi in quello che più si teme, la privazione della libertà e tutte le sue conseguenze. Il protagonista Tahar Rahim è bravissimo, diretto benissimo. Il film, lontano da ogni luogo comune e molto efficace, dai Césars è stato riconosciuto (nove premi) come il migliore dell'anno in Francia. Bellissima la scena finale.
Note:
Gran Premio della Giuria al 62esimo Festival di Cannes (2009)
Candidato all'Oscar 2010 come miglior film straniero

Mamuela Pavan

_________________________________________________________________________

Crazy Heart
La vita del cantautore Bad Blake

Regia: scott cooper
Sceneggiatura: scott cooper
Attori: jeff bridges, maggie gyllenhaal, robert duvall, colin farrell, sarah jane morris, beth grant, annie corley, tom bower, luce rains, josh berry, rick dial, james keane, william marquez, paul herman
Montaggio: john axelrad
Musiche: t-bone burnett, stephen bruton
Produzione: butcher's run films, informant media
Distribuzione: 20th century fox
Paese: usa 2009
Genere: drammatico, musical
Durata: 112 min
Formato: colore
Uscita cinema: 05/03/2010

Il film è tratto dal romanzo d’esordio di Thomas Cobb che racconta un tratto di vita del cantautore Bad Blake (Jeff Bridges)
Il cantautore Bad è in una fase della sua carriera in cui la sua migliore compagnia è l’alcool, suona in bettole girando per l’America polverosa del country su un furgoncino, Bessy.
La sua vita è condita da bottiglie di wisky e da sigarette una via l’altra mentre lui si trascina di qua e di là tra vecchie canzoni e vecchi fans; un giorno arriva in una cittadina dove incontra una fragile giornalista (Maggie Gyllenhaal). Questo è un incontro chiave nella vita di Bad che si troverà davanti ad un buvio, continuare sulla stessa strada, probabilmente per poco tempo, oppure darsi una ripulita e una nuova possibilità. I punti fermi di una storia drammatica di questo genere ci sono tutti. La nostalgia per i bei tempi, la dipendenza dall’alcool, i matrimoni falliti, un figlio abbandonato, un emergente che gli ruba la scena e un nuovo difficile amore.
Tutto questo vi suonerà già visto, perché lo è; la storia è molto semplice e pecca di spunti veramente coinvolgenti. Da altri pareri espressi dai giornali americani in merito a questo film trapela che: “vedere un film del genere senza conoscere la cultura country, senza comprendere le parole delle canzoni cantate e con un doppiaggio che annulla tutto il lavoro di cesello fatto sulle inflessioni dialettali è una vera violenza nei confronti di un'opera che su questo punta per dare autenticità alla parabola di uno sfasciato tutto americano” Meno male che c’è Jeff Bridges.
Da notare il ruolo di Colin Farrell sempre bravissimo; da notare la partecipazione di Robert Duvall (anche produttore del film); è un film di luoghi e di musica a noi lontani, per fortuna c’è Jeff Bridges che recita bene, che canta bene ed che all’età di 61 anni è sempre un gran bell’uomo.

Manuela Pavan

_________________________________________________________________________

Avatar
Regia: James Cameron
Sceneggiatura: James Cameron
Attori: Sam Worthington, Sigourney Weaver, Giovanni Ribisi, Michelle Rodriguez, Zoe Saldana, Joel David Moore, Laz Alonzo, Wes Studi, Stephen Lang, Peter Mensah, CCH Pounder, Dileep Rao, Matt Gerald, Scott Lawrence, Jacob Tomuri Ruoli ed Interpreti
Fotografia: Mauro Fiore
Montaggio: John Refoua, Stephen E. Rivkin
Musiche: James Horner
Produzione: Twentieth Century-Fox Film Corporation, Lightstorm Entertainment, Giant Studios Inc.
Distribuzione: 20th Century Fox
Paese: USA 2009
Uscita Cinema: 15/01/2010
Genere: Azione, Fantascienza, Thriller, Avventura
Durata: 166 Min

E’ passato qualche tempo dall’uscita di questo film nelle sale italiane, molti dei nostri lettori l’avranno già visto, forse, anche più di una volta. La storia è nota: una moderna Pocahontas e la sua tribù è insidiata dagli umani che vogliono sfruttare il prezioso giacimento posto proprio sotto la loro Casa, per la precisione, l’Albero Casa. Gli uomini vengono in contatto con la tribù per studiarli e per iniziare con loro una convivenza pacifica. Lo fanno attraverso il loro Avatar un essere creato con il DNA alieno ed umano che permette agli umani di sopravvivere su Pandora. Avatar è una parola di origine giapponese che significa rinascita.
Ora proviamo ad osservare quanto raccontato con occhi sensibili calando la storia nel nostro “oggi”. La Tribù degli uomini blu ricorda un po’ tutti i popoli che sono stati sterminati o lo sono tutt’ora per motivi di colonizzazione o di sfruttamento. Il loro aspetto è vicino a quello degli Indiani d’America. Il fatto che queste barbarie ricorrano ancora, nel nostro pianeta rende il film pur scontato, terribilmente attuale. Uno degli intenti di J. Cameron forse è proprio questo, far pensare anche solo per qualche giorno al fatto che nel mondo alcune popolazioni sono ancora perseguitate e massacrate per via del denaro, tra l’indifferenza del resto del globo.
Intanto il film è intrattenimento e spettacolo per ben due ore e mezza; bravi gli attori, magnifica Sigourney Weaver (Alien, Ghost Buster, ecc…) e fantastiche le scene in cui sono presenti sia Uomini Blu/Avatar che Umani.
Colpisce l’incredibile mondo che gli autori hanno creato; stupisce la loro capacità di renderci partecipi di una “realtà” così selvaggia e piena di colori, perfetta in ogni minimo dettaglio. Pandora è superlativa, gli animali, le piante, i suoi abitanti. Il popolo blu è interconnesso con la natura che lo circonda, con gli animali e fra i diversi individui, tutti vivono in simbiosi. Questo aspetto è reso straordinario dai mezzi cinematografici che lo riportano sullo schermo, ma probabilmente non è fantascienza, è la trasposizione fantastica della realtà di popolazioni a noi lontane come gli indiani d’america e gli aborigeni australiani (che pare comunicassero tra loro tramite le telepatia).
Si consiglia la visione di questo è un film nella versione 3D con occhialini attivi, che mi risulta siano utilizzabili solo a Savigliano nel cinema Cinecittà; per comprendere ancora meglio la trasposizione cinematografica della tribù fantastica si consiglia di leggere il libro “La chiamarono due cuori” della scrittrice Marlo Morgan (una storia vera).

Manuela Pavan

_________________________________________________________________________

Il regista Bernardo Bertolucci si racconta: da "La Commare secca" a "Ten minutes older"

"Il cinema che mi aveva strappato a ventun anni dall'Università di Roma mi restituisce a quella di Torino…" Con profonda emozione il Maestro Bernardo Bertolucci ha ricevuto dall'Università di Torino la Laurea Honoris Causa in discipline dell'arte, della musica e dello spettacolo.
È in ottima compagnia con lo scrittore italiano Luigi Meneghello (recentemente scomparso) e il filologo francese Gilbert Ouy.
La carriera artistica di Bertolucci è vastissima e va ben oltre l'aver vinto più volte il premio Oscar: inizia con "La Commare secca" e si dipana per quarant'anni con film indimenticabili quali "Ultimo tango a Parigi", "La strategia del ragno", "Il conformista", "L'ultimo Imperatore", "Novecento", "Io ballo da sola", solo per citare i più noti.
L'inizio fu con Pier Paolo Pasolini: anno 1961, al Mandrione, una borgata di Roma, sta nascendo Accatone un film - come tutti fino a Edipo Re - prodotto da Alfredo Bini "il mio coetaneo goriziano, di pelo rosso…" come amava ricordare Pasolini.
"Pier Paolo - ricorda Bertolucci - mi chiamò come primo assistente alla regia. Mi trovai a lavorare con Adriana Asti, Elsa Morante, Franco Citti.
Il Maestro - prosegue Bertolucci - introdusse, cosa del tutto inusuale, i primi piani e contemporaneamente, i campi lunghi, le "carrellate" e le voci in presa diretta dalle strade. Era un cineasta con un grande spirito poetico: la periferia che a me sembrava un po' malaticcia, a Pier Paolo appariva come una pala d'altare. Con una straordinaria capacità pittorica Pasolini realizzava dei veri e propri affreschi, attingendo dai pittori più disparati e più affascinanti: Caravaggio, Sironi, Magritte, senza dimenticare la "Teoria dei colori" di Goethe."

Quale fu il passo successivo, l'inizio vero e proprio della sua attività di regista?

"Avvenne poco dopo: concluso Accattone, iniziai a girare "La Commare secca", il mio primo film la cui sceneggiatura fu scritta da Pasolini. Un lungo percorso che approda a questo mio ultimo lavoro "Ten minutes older - Più vecchio di dieci minuti", un cortometraggio in bianco e nero che fa parte di un'opera collettiva alla quale hanno aderito anche Godard e Wenders."

Di cosa parla quest'opera che ci presenta in anteprima mondiale?

"Affronto un tema che mi sta particolarmente a cuore: l'incontro tra due culture diverse, unica forma di società possibile per il futuro. È una storia d'amore tra una barista dell'Agro Pontino e un giovane immigrato bengalese. In questo periodo ci troviamo di fronte a un grande problema: l'ignoranza. Per sconfiggerla bisogna conoscere le culture che ci circondano."

Lei ha avuto modo di avvicinare più culture. Penso meriti una riflessione il suo incontro con il Dalai Lama: quali sensazioni ha provato?

"Il Dalai Lama trasmette una incredibile gioia di vivere, emana una sorta di energia da poter prendere tutto così seriamente, talmente seriamente da poterci "sorridere" sopra. Ritengo sia molto importante recepire la filosofia dell'impermanenza: con piccoli imbuti i monaci tibetani separano il rosso dal giallo e il giallo dal blu e via discorrendo - è sabbia colorata ! - creando quelle splendide composizioni artistiche formate da miliardi di granelli di sabbia. Poi, una volta terminato il lavoro, un monaco vi passa sopra una mano: in un attimo tutto viene dissolto, tutto si cancella. È il simbolo dell'impermanenza, della caducità, che regna su tutto: una grande lezione di vita."

Una grande lezione di saggezza e di serenità che traspare da alcuni suoi capolavori.
Il maestro Bertolucci volge verso la conclusione l'intervista. Accarezza il bastone tornito ma, con grande signorilità, intuisce la necessità di trattenersi ancora, di parlare del futuro.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

"Un film, naturalmente, o… forse due.
Quello certo sarà intitolato "I Sognatori" e sarà dedicato a tre giovani francesi prima del Maggio del Sessantotto. Non sarà un film storico e politico in senso stretto ma piuttosto la narrazione di passioni, di amicizie, di battaglie civili.
Il secondo, ma è un progetto che deve ancora vedere la conclusione della sceneggiatura e, quindi, è più remoto, sarà realizzare un film su Gesualdo da Venosa, grandissimo musicista della fine del Cinquecento, autore di splendidi madrigali, ma anche personalità discussa, accusato di aver assassinato la moglie Maria d'Avalos. Una trama molto affascinante!
"

Nicola Gherlone

Carlo Gesualdo da Venosa: Principe musicista


Ancora oggi a distanza di secoli la musica di Carlo Gesualdo (Napoli 1561 circa - Gesualdo 1613) è in grado di sorprendere tanto all'ascolto quanto ad un'analisi attenta dei procedimenti compositivi in essa adottati. Soprattutto negli ultimi esiti della sua opera, Gesualdo giunge alla creazione di un linguaggio tormentato e immaginoso che è profondamente radicato nella 'maniera' rinascimentale, ma, allo stesso tempo, propone soluzioni tanto ardite da sembrare moderne.
Le origini dell'eccentricità di questa musica non sono spiegabili, come in passato taluni hanno fatto, in base agli eccessi che contraddistinguono la biografia del compositore. In realtà, l'assassinio della moglie Maria d'Avalos e del di lei amante, l'impunità dovuta al rango (oltre ad essere Principe di Venosa, egli era nipote di due cardinali, tra cui Carlo Borromeo), il successivo matrimonio 'politico' con Leonora d'Este, la perenne 'melancholia' degli ultimi anni di vita, sono tutti elementi che, pur delineando alcuni aspetti della sua personalità, offrono un contributo modesto per la comprensione dell'estetica dell'autore. All'interno della sua produzione, ed in particolare di quella più celebre e cospicua rappresentata dai sei libri di madrigali a cinque voci, è possibile scorgere, infatti, le tracce di un percorso artistico estremamente affascinante, che risulta in gran parte autonomo dai dati più appariscenti della biografia. Contrassegnato dalla costante ricerca dei mezzi più adeguati all'espressione delle immagini liriche dei testi poetici intonati, l'itinerario che a partire dai primi libri di impianto tradizionale passa attraverso lo snodo costituito da quelli intermedi, nati dall'incontro con i musicisti ferraresi, si conclude con un crescendo vertiginoso di audacia stilistica, laddove nelle ultime due raccolte Gesualdo porta alle estreme conseguenze innovazioni in precedenza condivise con i contemporanei più d'avanguardia. Il fatto che egli abbia potuto concedersi una notevole libertà nelle scelte compositive senza peraltro subire gli stessi attacchi cui fu sottoposto Monteverdi, questo sì è dovuto alla sua biografia, ed in modo particolare al suo status sociale di principe.

Paolo Ricolfi

Cinema
Direttore Responsabile: dott. Massimo Giusio - - Caporedattore centrale: Nicola Gherlone
Reg. Tribunale Di Torino n. 4227/90 - Tutti i diritti riservati - Suppl. dep. ASI - Torino