Documentary
in Europe
Dopo
il successo della tredicesima edizione, torna a Bardonecchia (To)
la manifestazione internazionale dedicata al mondo del documentario:
Documentary in Europe. Grazie al suo costante impegno nella valorizzazione,
promozione e divulgazione della cultura documentaria in tutte le sue
forme, l’evento è diventato negli anni un appuntamento
imperdibile per
i professionisti del settore. Documentary in Europe è infatti
un’occasione unica di incontro tra produttori, registi, responsabili
delle più importanti emittenti televisive europee, addetti
ai lavori e semplici appassionati per discutere e valutare le proposte
di nuovi documentari e fare il punto sull’evoluzione dello scenario
internazionale del Documentario di creazione. Nel corso delle tredici
edizioni sono stati presentati più di 200 progetti, 60 dei
quali diventati film, sono state invitate più di 40 televisioni
e i partecipanti sono circa 300 l’anno.
Il workshop si articolerà come di consueto nelle due sezioni
del Pitching Forum e del Match Making: riservato ai progetti che hanno
già una produzione, il Pitching quest’anno permetterà
a 25 produttori selezionati di presentare i loro progetti di documentario
alle maggiori reti televisive di tutto il mondo; dedicato invece a
quei documentari che per ora sono ancora delle idee a uno stadio embrionale
e che attendono di essere trasformati in progetti strutturati, il
laboratorio di Match Making, durante il quale 14 autori e registi
selezionati si confronteranno con produttori e distributori europei
e non solo, per valutare in termini di fattibilità e creatività
i loro progetti. Quest’anno Documentary in Europe ha raggiunto
il numero record di 163 progetti tra pitching e match making pervenuti
da ben 27 paesi del mondo. Molti i commissioning editor invitati anche
quest’anno a rappresentare alcune televisioni di Stati Uniti,
Giappone, Germania, Spagna, Belgio, Italia e non solo, fra cui Lorenzo
Hendel di Rai3, Davide Scalenghe di Current tv, Tabitha Jackson e
Shanida Scotland di Channel 4 e BBC, Nathalie Verdier di ARTE, Roberto
Blatt di Multicanal, e Ryota Kotani di NHK.
Per la prima volta inoltre quest’anno il miglior progetto presentato
alla sezione del Match making verrà premiato dalla Genova Liguria
Film Commission che offrirà un premio in denaro del valore
di 500,00 euro e un premio in servizi (bonus noleggio di attrezzature,
utilizzo del teatro di posa e sostegno alla post produzione) erogabili
sul territorio della Regione Liguria per un valore di altri 500,00
euro.
Fra i progetti di documentari presentati per la sezione del Pitching
Forum: You Can’t Keep A Good Woman Down – The Life &
Times of Alice Walker, film ufficiale sulla vita di una delle scrittrici
americane più importanti del nostro tempo, Alice Malsenior
Walker, prima afroamericana vincitrice del Premio Pulitzer per il
romanzo “Il colore viola”; Cyber Vagabonds che indaga
l’impressionante fenomeno delle migliaia di giovani giapponesi
che vivono negli internet cafè, vittime della Rete; e Hotel
Via Padova che racconta la difficile situazione di un quartiere milanese
alle prese con la multi etnicità e la difficoltà di
rapporto fra immigrati. Fra i progetti selezionati per il Match Making:
The Larger Suitcase, incentrato sul tema del riconoscimento delle
coppie omosessuali, e The secret life of Prototypes che esamina come
nascono i prototipi, per cosa vengono usati, come vengono testati
e dove finiscono.
Nella mattinata di mercoledì 7 luglio si apriranno ufficialmente
i lavori del workshop mentre Protagonista di giovedì 8 sarà
invece Homemade Storytelling la masterclass di Boris Mitic: Giornalista
per professione, documentarista per convinzione e sceneggiatore nel
tempo libero a Bardonecchia presenterà alcuni estratti dai
suoi documentari (fra cui l’ultimo documentario Goodbye. How
are you? sugli effetti della guerra e della corruzione in Serbia)
e analizzerà con i partecipanti al workshop il suo particolare
e originale uso del linguaggio cinematografico
Sempre giovedì 8 alle 22.00 Pietro Marcello è stato
invitato a presentare in una proiezione pubblica al Cinema Sabrina
il suo film La Bocca del Lupo, vincitore di numerosi premi fra cui
il Torino Film Festival, il Premio Caligari e il Teddy Award al Festival
Internazionale di Berlino e il David di Donatello per il miglior documentario.
Fitta di appuntamenti anche la giornata di venerdì 9, scandita
dalla presentazione dei progetti selezionati per il Pitching e dalla
proiezione a Palazzo delle Feste dei Successful Pitch fra cui, alle
18.00, Home Alone, di Ionut Carpatorea, un progetto presentato a Bardonecchia
nel 2008 e divenuto film che indaga il dramma di centinaia di bambini
rumeni che, lasciati a casa dai propri genitori partiti per lavorare
all’estero, vivono un disagio così estremo da portare
al suicidio. Particolarmente importante in questo caso il ruolo di
Rai3 e in particolare della produzione di DOC3. Il progetto Home Alone
infatti è stato pienamente sostenuto dalla Rai e da Lorenzo
Hendel che ha presentato il progetto presso varie emittenti straniere
per individuare delle coproduzioni. Il lavoro svolto dalla Rai per
la produzione di Home Alone è l’esempio di una nuova
politica tesa a non occuparsi solo di programmazione ma capace di
intrecciare importanti coproduzioni internazionali.
Venerdì è anche la giornata del secondo appuntamento
con Superottimisti, il progetto di conservazione della memoria filmica
privata, che quest’anno grazie alla collaborazione con l’archivio
marsigliese Cinememoire e l’archivio Liguria in superotto fondato
dall’associazione genovese Zebrè alle 22.00 al Palazzo
delle Feste farà vivere al pubblico bardonecchiese una serata
speciale: il mare nelle pellicole dei cineamatori marsigliesi accompagnerà
e dialogherà con le montagne delle immagini del repertorio
piemontese dando vita a un gioco ritmico e poetico enfatizzato dall'accompagnamento
musicale live di Gattico e Suzuki.
Lunedì 5 luglio alle 21.30 nel cortile di Via Cavour 26 nel
Borgo Vecchio Superottimisti presenterà Mondiali Amatoriali
una selezione delle più belle immagini presenti in archivio
per raccontare il calcio attraverso gli occhi dei cineamatori. Il
finale sarà invece un piccolo tributo al Paese che quest’anno
ospita la Coppa del Mondo: il Sudafrica. L’accompagnamento musicale
sarà la musica occitana dal vivo del gruppo Parenaperde.
Sabato 10 luglio a concludere il workshop saranno due documentari:
L’ultima battaglia delle Alpi di Roberto Cena e Fabio Canepa
in cui protagonista è il racconto di due reduci della Seconda
Guerra Mondiale di un’inedita alleanza fra soldati fascisti
e partigiani per opporsi alle mire annessionistiche da parte dei francesi;
e a seguire Padre Nostro di Carlo Lo Giudice, vincitore della sezione
Documentari del Genova Film Festival edizione 2009.
Contemporaneamente al workshop, non mancherà lo spazio rivolto
al pubblico di appassionati di cinema con la Settimana del documentario,
giunta alla IX edizione. Una rassegna di produzione rigorosamente
made in Italy, gratuita e aperta a tutti, che occuperà tutti
i pomeriggi da lunedì 5 luglio a sabato 10, a partire dalle
17. Regione ospite di quest’anno sarà la Liguria, la
cui Film Commission presenterà i propri progetti e attività
giovedì 8 alle 17.15. A conclusione della rassegna (sabato
10 luglio), verrà assegnato un Premio del Pubblico e un Premio
per il pubblico.
La
manifestazione Documentary in Europe è realizzata in collaborazione
con EDN - European Documentary Network e con il sostegno di: Programma
Media, Regione Piemonte, Comune di Bardonecchia, Compagnia di San
Paolo, Genova Liguria Film Commission, Goethe Institut, Documentor,
Doc.It, F.E.R.T., Reelisor Documentary Network, Docedge e Martini
& Rossi.
Quest’anno è media partner della rassegna Current Tv.
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Vendicami
Un film per gli amanti degli action movie
Uscita cinema: 30/04/2010
Regia: Johnnie To
Sceneggiatura: Johnnie To, Wai Ka-Fai
Attori: Johnny Hallyday, Sylvie Testud, Anthony Wong, Simon Yam, Lam
Ka Tung, Lam Suet, Cheung Siu-Fai, Maggie Shiu, Felix Wong, Yuk Ng
Sau, Vincent Sze
Fotografia: Cheng Siu-keung
Montaggio: David Richardson
Musiche: Lo Tayu
Produzione: Milky Way Image Company, Media Asia Films, ARP Sélection,
Black Jag Production
Distribuzione: Fandango
Paese: Francia, Hong Kong 2009
Genere: Noir
Durata: 108 Min
Formato: Colore
Visto censura: VM14
Questo
è un film imperdibile per gli amanti dei registi orientali
e per gli amanti degli action movie tarantiniani.
Senza una trama particolarmente complessa, il bravo Johnnie To trascina
lo spettatore e anche il protagonista per due ore nella malavita mafiosa
di Hong Kong. Johnny Hallyday, Costello, ha una figlia e una bella
famigliola ad Hong Kong. La famiglia viene sterminata, ma la figlia
(la Sylvie Testud intensissima protagonista dello splendido Lourdes)
sopravvive e chiede al padre vendetta. Costello conosce perfettamente
il mestiere del killer e spacciandosi per cuoco assolda 3 uomini per
fare sommaria giustizia. Il film si fa interessante in parte per le
scene, sublimi e in parte perché il Costello, il padre della
sopravvissuta, perde progressivamente la memoria.
Dimenticando la figlia e il massacro, la vendetta non ha più
senso, ma oramai il meccanismo si è innestato e non si fermerà
fino alla fine.
Certo scorre molto sangue, e molte pallottole, ma le scene e la musica
particolarmente appropriata rapiscono chi le guarda. Attenersi minori
di 14 anni e persone particolarmente sensibili.
Manuela
Pavan
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Il
profeta
Un film crudo e duro
Regia: Jacques Audiard
Sceneggiatura: Jacques Audiard, Thomas Bidegain, Abdel Raouf Dafri,
Nicolas Peufaillit
Con: Tahar Rahim, Niels Arestrup, Adel Bencherif, Reda Kateb, Hichem
Yacoubi, Gilles Cohen, Pierre Leccia, Jean-Philippe Ricci, Antoine
Basler, Leïla Bekhti, Foued Nassah, Jean-Emmanuel Pagni, Frédéric
Graziani, Slimane Dazi
Fotografia: Stéphane Fontaine
Montaggio: Juliette Welfling
MUSICHE: Alexandre Desplat
Produzione: Chic Films, Page 114, Why Not Productions
Distribuzione: BIM Distribuzione
Paese: Francia 2009
Genere: Drammatico
Durata: 149 Min
Formato: Colore
Consiglio
sempre di andare a vedere i film candidati all’oscar come miglior
film straniero, perché spesso si vedono delle belle pellicole
che difficilmente vengono reclamizzate a sufficienza. Il Profeta è
stato candidato all’oscar poi vinto da “Departures”
in uscita nelle nostre sale venerdì 9 aprile. Il film “Il
profeta” non è una passeggiata.
Malik Ed Djebena arriva in carcere appena compiuti i suoi 18 anni,
non sa né leggere né scrivere ma sa cavarsela. Viene
coinvolto da un gruppo di detenuti corsi che lo costringono a fare
per loro qualche lavoretto. Prima nel carcere e poi grazie alle libere
uscite giornaliere fuori dal carcere. Malik è un soggetto particolare,
studia, impara a leggere e scrivere, impara le lingue di chi gli sta
attorno, ha una spiccata intelligenza e sa tirarsi fuori dai guai
con una certa facilità Inserito in questo contesto di malviventi
prima apprende da loro come comportarsi e poi si libera di tutti quelli
che intralciano la sua strada. Riesce nel periodo di detenzione a
costruirsi un futuro fuori dal carcere dei più redditizi. Il
film è ben girato, lo spettatore è sempre sul filo del
rasoio, l’attenzione è viva per due ore e mezza, sembra
di essere lì accanto a Malik ad uccidere, subire, gioire. Resta
il fatto che il film è duro e dedicato alle persone capaci
di immedesimarsi in quello che più si teme, la privazione della
libertà e tutte le sue conseguenze. Il protagonista Tahar Rahim
è bravissimo, diretto benissimo. Il film, lontano da ogni luogo
comune e molto efficace, dai Césars è stato riconosciuto
(nove premi) come il migliore dell'anno in Francia. Bellissima la
scena finale.
Note:
Gran Premio della Giuria al 62esimo Festival di Cannes (2009)
Candidato all'Oscar 2010 come miglior film straniero
Mamuela
Pavan
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Crazy
Heart
La vita del cantautore Bad Blake
Regia:
scott cooper
Sceneggiatura: scott cooper
Attori: jeff bridges, maggie gyllenhaal, robert duvall, colin farrell,
sarah jane morris, beth grant, annie corley, tom bower, luce rains,
josh berry, rick dial, james keane, william marquez, paul herman
Montaggio: john axelrad
Musiche: t-bone burnett, stephen bruton
Produzione: butcher's run films, informant media
Distribuzione: 20th century fox
Paese: usa 2009
Genere: drammatico, musical
Durata: 112 min
Formato: colore
Uscita cinema: 05/03/2010
Il
film è tratto dal romanzo d’esordio di Thomas Cobb che
racconta un tratto di vita del cantautore Bad Blake (Jeff Bridges)
Il cantautore Bad è in una fase della sua carriera in cui la
sua migliore compagnia è l’alcool, suona in bettole girando
per l’America polverosa del country su un furgoncino, Bessy.
La sua vita è condita da bottiglie di wisky e da sigarette
una via l’altra mentre lui si trascina di qua e di là
tra vecchie canzoni e vecchi fans; un giorno arriva in una cittadina
dove incontra una fragile giornalista (Maggie Gyllenhaal). Questo
è un incontro chiave nella vita di Bad che si troverà
davanti ad un buvio, continuare sulla stessa strada, probabilmente
per poco tempo, oppure darsi una ripulita e una nuova possibilità.
I punti fermi di una storia drammatica di questo genere ci sono tutti.
La nostalgia per i bei tempi, la dipendenza dall’alcool, i matrimoni
falliti, un figlio abbandonato, un emergente che gli ruba la scena
e un nuovo difficile amore.
Tutto questo vi suonerà già visto, perché lo
è; la storia è molto semplice e pecca di spunti veramente
coinvolgenti. Da altri pareri espressi dai giornali americani in merito
a questo film trapela che: “vedere un film del genere senza
conoscere la cultura country, senza comprendere le parole delle canzoni
cantate e con un doppiaggio che annulla tutto il lavoro di cesello
fatto sulle inflessioni dialettali è una vera violenza nei
confronti di un'opera che su questo punta per dare autenticità
alla parabola di uno sfasciato tutto americano” Meno male che
c’è Jeff Bridges.
Da notare il ruolo di Colin Farrell sempre bravissimo; da notare la
partecipazione di Robert Duvall (anche produttore del film); è
un film di luoghi e di musica a noi lontani, per fortuna c’è
Jeff Bridges che recita bene, che canta bene ed che all’età
di 61 anni è sempre un gran bell’uomo.
Manuela
Pavan
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Avatar
Regia: James Cameron
Sceneggiatura: James Cameron
Attori: Sam Worthington, Sigourney Weaver, Giovanni Ribisi, Michelle
Rodriguez, Zoe Saldana, Joel David Moore, Laz Alonzo, Wes Studi, Stephen
Lang, Peter Mensah, CCH Pounder, Dileep Rao, Matt Gerald, Scott Lawrence,
Jacob Tomuri Ruoli ed Interpreti
Fotografia: Mauro Fiore
Montaggio: John Refoua, Stephen E. Rivkin
Musiche: James Horner
Produzione: Twentieth Century-Fox Film Corporation, Lightstorm Entertainment,
Giant Studios Inc.
Distribuzione: 20th Century Fox
Paese: USA 2009
Uscita Cinema: 15/01/2010
Genere: Azione, Fantascienza, Thriller, Avventura
Durata: 166 Min
E’
passato qualche tempo dall’uscita di questo
film nelle sale italiane, molti dei nostri lettori l’avranno
già visto, forse, anche più di una volta. La storia
è nota: una moderna Pocahontas e la sua tribù è
insidiata dagli umani che vogliono sfruttare il prezioso giacimento
posto proprio sotto la loro Casa, per la precisione, l’Albero
Casa. Gli uomini vengono in contatto con la tribù per studiarli
e per iniziare con loro una convivenza pacifica. Lo fanno attraverso
il loro Avatar un essere creato con il DNA alieno ed umano che permette
agli umani di sopravvivere su Pandora. Avatar è una parola
di origine giapponese che significa rinascita.
Ora proviamo ad osservare quanto raccontato con occhi sensibili calando
la storia nel nostro “oggi”. La Tribù degli uomini
blu ricorda un po’ tutti i popoli che sono stati sterminati
o lo sono tutt’ora per motivi di colonizzazione o di sfruttamento.
Il loro aspetto è vicino a quello degli Indiani d’America.
Il fatto che queste barbarie ricorrano ancora, nel nostro pianeta
rende il film pur scontato, terribilmente attuale. Uno degli intenti
di J. Cameron forse è proprio questo, far pensare anche solo
per qualche giorno al fatto che nel mondo alcune popolazioni sono
ancora perseguitate e massacrate per via del denaro, tra l’indifferenza
del resto del globo.
Intanto il film è intrattenimento e spettacolo per ben due
ore e mezza; bravi gli attori, magnifica Sigourney Weaver (Alien,
Ghost Buster, ecc…) e fantastiche le scene in cui sono presenti
sia Uomini Blu/Avatar che Umani.
Colpisce l’incredibile mondo che gli autori hanno creato; stupisce
la loro capacità di renderci partecipi di una “realtà”
così selvaggia e piena di colori, perfetta in ogni minimo dettaglio.
Pandora è superlativa, gli animali, le piante, i suoi abitanti.
Il popolo blu è interconnesso con la natura che lo circonda,
con gli animali e fra i diversi individui, tutti vivono in simbiosi.
Questo aspetto è reso straordinario dai mezzi cinematografici
che lo riportano sullo schermo, ma probabilmente non è fantascienza,
è la trasposizione fantastica della realtà di popolazioni
a noi lontane come gli indiani d’america e gli aborigeni australiani
(che pare comunicassero tra loro tramite le telepatia).
Si consiglia la visione di questo è un film nella versione
3D con occhialini attivi, che mi risulta siano utilizzabili solo a
Savigliano nel cinema Cinecittà; per comprendere ancora meglio
la trasposizione cinematografica della tribù fantastica si
consiglia di leggere il libro “La chiamarono due cuori”
della scrittrice Marlo Morgan (una storia vera).
Manuela
Pavan
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Il
regista Bernardo Bertolucci si racconta: da "La Commare secca"
a "Ten minutes older"
"Il
cinema che mi aveva strappato a ventun anni dall'Università di
Roma mi restituisce a quella di Torino
" Con profonda emozione
il Maestro Bernardo Bertolucci ha ricevuto dall'Università di
Torino la Laurea Honoris Causa in discipline dell'arte, della musica
e dello spettacolo.
È in ottima compagnia con lo scrittore italiano Luigi Meneghello
(recentemente scomparso) e il filologo francese Gilbert Ouy.
La carriera artistica di Bertolucci è vastissima e va ben oltre
l'aver vinto più volte il premio Oscar: inizia con "La Commare
secca" e si dipana per quarant'anni con film indimenticabili quali
"Ultimo tango a Parigi", "La strategia del ragno",
"Il conformista", "L'ultimo Imperatore", "Novecento",
"Io ballo da sola", solo per citare i più noti.
L'inizio fu con Pier Paolo Pasolini: anno 1961, al Mandrione, una borgata
di Roma, sta nascendo Accatone un film - come tutti fino a Edipo Re
- prodotto da Alfredo Bini "il mio coetaneo goriziano, di pelo
rosso
" come amava ricordare Pasolini.
"Pier Paolo - ricorda Bertolucci - mi chiamò come primo
assistente alla regia. Mi trovai a lavorare con Adriana Asti, Elsa Morante,
Franco Citti.
Il Maestro - prosegue Bertolucci - introdusse, cosa del tutto inusuale,
i primi piani e contemporaneamente, i campi lunghi, le "carrellate"
e le voci in presa diretta dalle strade. Era un cineasta con un grande
spirito poetico: la periferia che a me sembrava un po' malaticcia, a
Pier Paolo appariva come una pala d'altare. Con una straordinaria capacità
pittorica Pasolini realizzava dei veri e propri affreschi, attingendo
dai pittori più disparati e più affascinanti: Caravaggio,
Sironi, Magritte, senza dimenticare la "Teoria dei colori"
di Goethe."
Quale
fu il passo successivo, l'inizio vero e proprio della sua attività
di regista?
"Avvenne
poco dopo: concluso Accattone, iniziai a girare "La Commare secca",
il mio primo film la cui sceneggiatura fu scritta da Pasolini. Un lungo
percorso che approda a questo mio ultimo lavoro "Ten minutes older
- Più vecchio di dieci minuti", un cortometraggio in bianco
e nero che fa parte di un'opera collettiva alla quale hanno aderito
anche Godard e Wenders."
Di
cosa parla quest'opera che ci presenta in anteprima mondiale?
"Affronto
un tema che mi sta particolarmente a cuore: l'incontro tra due culture
diverse, unica forma di società possibile per il futuro. È
una storia d'amore tra una barista dell'Agro Pontino e un giovane immigrato
bengalese. In questo periodo ci troviamo di fronte a un grande problema:
l'ignoranza. Per sconfiggerla bisogna conoscere le culture che ci circondano."
Lei
ha avuto modo di avvicinare più culture. Penso meriti una riflessione
il suo incontro con il Dalai Lama: quali sensazioni ha provato?
"Il
Dalai Lama trasmette una incredibile gioia di vivere, emana una sorta
di energia da poter prendere tutto così seriamente, talmente
seriamente da poterci "sorridere" sopra. Ritengo sia molto
importante recepire la filosofia dell'impermanenza: con piccoli imbuti
i monaci tibetani separano il rosso dal giallo e il giallo dal blu e
via discorrendo - è sabbia colorata ! - creando quelle splendide
composizioni artistiche formate da miliardi di granelli di sabbia. Poi,
una volta terminato il lavoro, un monaco vi passa sopra una mano: in
un attimo tutto viene dissolto, tutto si cancella. È il simbolo
dell'impermanenza, della caducità, che regna su tutto: una grande
lezione di vita."
|
Una
grande lezione di saggezza e di serenità che traspare da
alcuni suoi capolavori.
Il maestro Bertolucci volge verso la conclusione l'intervista.
Accarezza il bastone tornito ma, con grande signorilità,
intuisce la necessità di trattenersi ancora, di parlare
del futuro.
Quali sono i suoi prossimi progetti?
"Un
film, naturalmente, o
forse due.
Quello certo sarà intitolato "I Sognatori" e
sarà dedicato a tre giovani francesi prima del Maggio del
Sessantotto. Non sarà un film storico e politico in senso
stretto ma piuttosto la narrazione di passioni, di amicizie, di
battaglie civili.
Il secondo, ma è un progetto che deve ancora vedere la
conclusione della sceneggiatura e, quindi, è più
remoto, sarà realizzare un film su Gesualdo da Venosa,
grandissimo musicista della fine del Cinquecento, autore di splendidi
madrigali, ma anche personalità discussa, accusato di aver
assassinato la moglie Maria d'Avalos. Una trama molto affascinante!"
Nicola
Gherlone |
Carlo
Gesualdo da Venosa: Principe musicista
Ancora
oggi a distanza di secoli la musica di Carlo Gesualdo (Napoli
1561 circa - Gesualdo 1613) è in grado di sorprendere tanto
all'ascolto quanto ad un'analisi attenta dei procedimenti compositivi
in essa adottati. Soprattutto negli ultimi esiti della sua opera,
Gesualdo giunge alla creazione di un linguaggio tormentato e immaginoso
che è profondamente radicato nella 'maniera' rinascimentale,
ma, allo stesso tempo, propone soluzioni tanto ardite da sembrare
moderne.
Le origini dell'eccentricità di questa musica non sono
spiegabili, come in passato taluni hanno fatto, in base agli eccessi
che contraddistinguono la biografia del compositore. In realtà,
l'assassinio della moglie Maria d'Avalos e del di lei amante,
l'impunità dovuta al rango (oltre ad essere Principe di
Venosa, egli era nipote di due cardinali, tra cui Carlo Borromeo),
il successivo matrimonio 'politico' con Leonora d'Este, la perenne
'melancholia' degli ultimi anni di vita, sono tutti elementi che,
pur delineando alcuni aspetti della sua personalità, offrono
un contributo modesto per la comprensione dell'estetica dell'autore.
All'interno della sua produzione, ed in particolare di quella
più celebre e cospicua rappresentata dai sei libri di madrigali
a cinque voci, è possibile scorgere, infatti, le tracce
di un percorso artistico estremamente affascinante, che risulta
in gran parte autonomo dai dati più appariscenti della
biografia. Contrassegnato dalla costante ricerca dei mezzi più
adeguati all'espressione delle immagini liriche dei testi poetici
intonati, l'itinerario che a partire dai primi libri di impianto
tradizionale passa attraverso lo snodo costituito da quelli intermedi,
nati dall'incontro con i musicisti ferraresi, si conclude con
un crescendo vertiginoso di audacia stilistica, laddove nelle
ultime due raccolte Gesualdo porta alle estreme conseguenze innovazioni
in precedenza condivise con i contemporanei più d'avanguardia.
Il fatto che egli abbia potuto concedersi una notevole libertà
nelle scelte compositive senza peraltro subire gli stessi attacchi
cui fu sottoposto Monteverdi, questo sì è dovuto
alla sua biografia, ed in modo particolare al suo status sociale
di principe.
Paolo
Ricolfi |
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