Avatar
Regia: James Cameron
Sceneggiatura: James Cameron
Attori: Sam Worthington, Sigourney Weaver, Giovanni Ribisi, Michelle
Rodriguez, Zoe Saldana, Joel David Moore, Laz Alonzo, Wes Studi, Stephen
Lang, Peter Mensah, CCH Pounder, Dileep Rao, Matt Gerald, Scott Lawrence,
Jacob Tomuri Ruoli ed Interpreti
Fotografia: Mauro Fiore
Montaggio: John Refoua, Stephen E. Rivkin
Musiche: James Horner
Produzione: Twentieth Century-Fox Film Corporation, Lightstorm Entertainment,
Giant Studios Inc.
Distribuzione: 20th Century Fox
Paese: USA 2009
Uscita Cinema: 15/01/2010
Genere: Azione, Fantascienza, Thriller, Avventura
Durata: 166 Min
E’
passato qualche tempo dall’uscita di questo
film nelle sale italiane, molti dei nostri lettori l’avranno
già visto, forse, anche più di una volta. La storia
è nota: una moderna Pocahontas e la sua tribù è
insidiata dagli umani che vogliono sfruttare il prezioso giacimento
posto proprio sotto la loro Casa, per la precisione, l’Albero
Casa. Gli uomini vengono in contatto con la tribù per studiarli
e per iniziare con loro una convivenza pacifica. Lo fanno attraverso
il loro Avatar un essere creato con il DNA alieno ed umano che permette
agli umani di sopravvivere su Pandora. Avatar è una parola
di origine giapponese che significa rinascita.
Ora proviamo ad osservare quanto raccontato con occhi sensibili calando
la storia nel nostro “oggi”. La Tribù degli uomini
blu ricorda un po’ tutti i popoli che sono stati sterminati
o lo sono tutt’ora per motivi di colonizzazione o di sfruttamento.
Il loro aspetto è vicino a quello degli Indiani d’America.
Il fatto che queste barbarie ricorrano ancora, nel nostro pianeta
rende il film pur scontato, terribilmente attuale. Uno degli intenti
di J. Cameron forse è proprio questo, far pensare anche solo
per qualche giorno al fatto che nel mondo alcune popolazioni sono
ancora perseguitate e massacrate per via del denaro, tra l’indifferenza
del resto del globo.
Intanto il film è intrattenimento e spettacolo per ben due
ore e mezza; bravi gli attori, magnifica Sigourney Weaver (Alien,
Ghost Buster, ecc…) e fantastiche le scene in cui sono presenti
sia Uomini Blu/Avatar che Umani.
Colpisce l’incredibile mondo che gli autori hanno creato; stupisce
la loro capacità di renderci partecipi di una “realtà”
così selvaggia e piena di colori, perfetta in ogni minimo dettaglio.
Pandora è superlativa, gli animali, le piante, i suoi abitanti.
Il popolo blu è interconnesso con la natura che lo circonda,
con gli animali e fra i diversi individui, tutti vivono in simbiosi.
Questo aspetto è reso straordinario dai mezzi cinematografici
che lo riportano sullo schermo, ma probabilmente non è fantascienza,
è la trasposizione fantastica della realtà di popolazioni
a noi lontane come gli indiani d’america e gli aborigeni australiani
(che pare comunicassero tra loro tramite le telepatia).
Si consiglia la visione di questo è un film nella versione
3D con occhialini attivi, che mi risulta siano utilizzabili solo a
Savigliano nel cinema Cinecittà; per comprendere ancora meglio
la trasposizione cinematografica della tribù fantastica si
consiglia di leggere il libro “La chiamarono due cuori”
della scrittrice Marlo Morgan (una storia vera).
Manuela
Pavan
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Valsusa
FilmFest
XIV Edizione - 2010
Festival di film e video sui temi del recupero della memoria storica
e della difesa dell'ambiente
dal 4 marzo al 25 aprile 2010
proiezione opere in concorso dal 15 al 24 aprile – premiazioni
il 25 aprile
Nei
comuni di Condove, Bardonecchia, Avigliana, Bussoleno, Vaie, Salbertrand,
Mattie (TO).
Il 25 aprile proiezione vincitore Memoria
Storica
al Museo Diffuso della Resistenza di Torino
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Il
concetto di “Comunità aperte” è il tema
centrale sul quale sono stati organizzati una retrospettiva ed un
convegno - concorso con oltre 300 opere pervenute da tutta Italia,
Francia, Spagna, Svizzera, Polonia e Argentina – Premio Bruno
Carli agli operai dell’INNSE – tra gli ospiti Giorgio
Diritti e Massimo Carlotto
Non
ancora terminata “Cinema in Verticale”, la rassegna sul
cinema e la cultura di montagna che il 7 marzo 2010 prevede l’appuntamento
con lo scrittore Erri De Luca in veste di scalatore e alpinista, il
4 marzo si apre ufficialmente la XIV edizione del Valsusa Filmfest
con ospite d’onore Giorgio Diritti che presenterà al
pubblico il suo nuovo film “L’uomo che verrà”,
vincitore del Gran Premio della Giuria Marc'Aurelio d'Argento al Festival
Internazionale del Film di Roma e uscito recentemente nelle sale.
Il
Valsusa Filmfest è soprattutto un concorso per film e video
sul recupero della memoria storica e sulla difesa dell'ambiente ma
non solo; oltre alle proiezioni dei film in concorso ogni anno viene
proposta una retrospettiva sul tema principale e molti altri eventi
che da 13 anni animano la Valle e la caratterizzano come spazio aperto
d'incontro e di confronto culturale.
I
comuni della Val di Susa in cui si svolgeranno gli appuntamenti di
quest’anno sono Avigliana, Bardonecchia, Bussoleno, Condove,
Mattie, Salbertrand e Vaie, tutti in provincia di Torino. Il 25 aprile
ci sarà anche la proiezione del filmato vincitore della sezione
Memoria Storica al Museo Diffuso della Resistenza di Torino.
Il
tema centrale della XIV edizione è il concetto di comunità
aperte, cioè comunità composte da persone che dialogano
e superano l’individualismo al di là delle differenze
di religione, provenienza geografica, idee, età, genere e abilità.
Le
proiezioni delle opere selezionate e partecipanti al concorso si svolgeranno
tra il 15 ed il 24 aprile. Anche quest’anno si è superato
il record del numero di filmati iscritti con 314 video arrivati da
tutta Italia ma anche da Francia, Spagna, Svizzera, Polonia e Argentina.
Oltre alle storiche sezioni (Le Alpi, Cortometraggi, Documentari e
Scuole), sono state confermate due sezioni inserite nella passata
edizione: “Occhio al cielo”, in collaborazione con la
Società Meteorologica Italiana e con Luca Mercalli, per video
sul continuo divenire del cielo, sia esso lo sviluppo di una nube
o il mutare delle stagioni o gli effetti di qualche fenomeno meteorologico
inconsueto; “Videoclip Musicali”, per filmati musicali
a tema libero della durata massima di 6', senza preclusioni di stili
o generi musicali. Come lo scorso anno, l’obiettivo della sezione
Videoclip Musicali di coinvolgere giovani appassionati di musica è
stato ampiamente raggiunto grazie all’iscrizione al concorso
di 40 videoclip.
La premiazione dei vincitori di tutte le sezioni si svolgerà
il 25 aprile al Palazzo delle Feste di Bardonecchia.
Per
le proiezioni fuori concorso, oltre a “L’uomo che verrà”
che apre il Filmfest il 4 marzo con il regista Giorgio Diritti presente,
è stata organizzata al Cinema di Condove una retrospettiva
sul tema delle “Comunità aperte” con le seguenti
proiezioni: l’11 marzo “Giù al Nord” di Dany
Boon, il 18 marzo “La bocca del lupo” di Pietro Marcello
(vincitore del Torino Film Festival), il 25 marzo “Si può
fare” di Giulio Manfredonia e il 1 aprile “Il Nastro bianco”
di Michael Haneke (Vincitore Palma d’Oro al Festival di Cannes).
Un’
importante novità di questa edizione è la collaborazione
con il Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra,
dei Diritti e della Libertà di Torino che si concretizzerà
il giorno 25 aprile con la proiezione del filmato vincitore della
sezione Memoria Storica nella sede del Museo. Valsusa Filmfest e Museo
Diffuso della Resistenza stanno collaborando anche nella promozione
congiunta dei rispettivi eventi e stanno mettendo le basi per una
più ampia e articolata relazione futura.
Il
6 marzo a Condove alle ore 17 è previsto il “Convegno
sulle Comunità Aperte - Progetti di integrazione sul territorio”,
incontro aperto al pubblico che avrà come relatori il Dottor
Italo Dosio - responsabile Centro di Salute Mentale di Susa, Massimo
Garavelli - responsabile Ecomuseo Colombano Romean, Diego Bunino della
cooperativa sociale Amico, Beppe Gromi - direttore della compagnia
teatrale Fabularasa e del progetto Teatro Senza Confini e Riccardo
Culatti con esperienze di presidi sul territorio valsusino.
Il
20 marzo al Teatro Fassino di Avigliana alle ore 16 è
stato organizzato in collaborazione con la libreria “La Città
del Sole” di Bussoleno un incontro-dibattito con lo scrittore
Massimo Carlotto dal titolo L'ambiente e le "grandi opere"
del Nordest su alcuni temi sociali raccontati nei suoi romanzi noir:
corruzione, riciclaggio, xenofobia, intolleranza, ambiente, crisi
dell’informazione e molto altro ancora in un’Italia sempre
più infiltrata dalle culture mafiose e votata alla rinuncia
di diventare un Paese migliore. Massimo Carlotto sarà accompagnato
nelle letture dalla musica del sassofonista Maurizio Camardi.
Il
13 aprile a Condove “Mondi Animati – 2007/09”,
serata a cura di Tommaso Cerasuolo (appassionato di filmati di animazione
e cantante dei Perturbazione) dedicata alla presentazione di alcuni
dei più interessanti cortometraggi d’animazione prodotti
a livello internazionale negli ultimi due anni.
Il
17 aprile a Vaie sarà consegnato il premio Bruno Carli,
ogni anno dedicato a giovani esponenti di realtà impegnate
sul territorio in difesa dei diritti e dell'ambiente in quella che
a buon titolo può essere definita Nuova Resistenza, agli operai
dell’INNSE di Milano, saliti alle ribalte delle cronache nazionali
lo scorso mese di agosto per essere rimasti otto giorni sopra una
gru impedendo lo smontaggio dei macchinari, la loro vendita e la conseguente
chiusura della fabbrica.
Il
24 aprile a Mattie “Incontro con altri festival indipendenti”
gemellati con il Valsusa Filmfest con rappresentanti di Riaceinfestival,
Lampedusainfestival, Festival S/paesati di Trieste, Festival Del Cinema
e Diritti di Napoli, Festival CineMarghine di Bororoe e Silanus (NU)
e Territori e paesaggi narrano-Festival della Fondazione G. Borghese
a Polizzi Generosa (PA).
Già nella presentazione al pubblico del bando di concorso,
lo scorso 24 ottobre, era presente un rappresentante del Lampedusainfestival
e il presidente del Valsusa Filmfest Roberto Canu aveva sottolineato
come quest’anno stia finalmente accadendo ciò che il
Filmfest si prefiggeva da anni e cioè la creazione di una vera
rete tra diverse comunità d’Italia e tra piccoli festival
indipendenti. Il Valsusa Filmfest collabora attivamente con queste
altre realtà italiane, da Trieste a Lampedusa e da quest’anno
anche in Sardegna.
Sabato
10 Aprile presso a Bussoleno ci sarà una serata di
canti e balli con la Comunità Albanese, in omaggio alla ricorrenza
dei venti anni dal loro primo arrivo nella Val di Susa.
La
XIV edizione del Valsusa Filmfest è organizzata grazie al contributo
di Regione Piemonte, Provincia di Torino, Fondazione CRT, Compagnia
di San Paolo, Comuni di Condove e Bardonecchia.
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Il
regista Bernardo Bertolucci si racconta: da "La Commare secca"
a "Ten minutes older"
"Il
cinema che mi aveva strappato a ventun anni dall'Università di
Roma mi restituisce a quella di Torino
" Con profonda emozione
il Maestro Bernardo Bertolucci ha ricevuto dall'Università di
Torino la Laurea Honoris Causa in discipline dell'arte, della musica
e dello spettacolo.
È in ottima compagnia con lo scrittore italiano Luigi Meneghello
(recentemente scomparso) e il filologo francese Gilbert Ouy.
La carriera artistica di Bertolucci è vastissima e va ben oltre
l'aver vinto più volte il premio Oscar: inizia con "La Commare
secca" e si dipana per quarant'anni con film indimenticabili quali
"Ultimo tango a Parigi", "La strategia del ragno",
"Il conformista", "L'ultimo Imperatore", "Novecento",
"Io ballo da sola", solo per citare i più noti.
L'inizio fu con Pier Paolo Pasolini: anno 1961, al Mandrione, una borgata
di Roma, sta nascendo Accatone un film - come tutti fino a Edipo Re
- prodotto da Alfredo Bini "il mio coetaneo goriziano, di pelo
rosso
" come amava ricordare Pasolini.
"Pier Paolo - ricorda Bertolucci - mi chiamò come primo
assistente alla regia. Mi trovai a lavorare con Adriana Asti, Elsa Morante,
Franco Citti.
Il Maestro - prosegue Bertolucci - introdusse, cosa del tutto inusuale,
i primi piani e contemporaneamente, i campi lunghi, le "carrellate"
e le voci in presa diretta dalle strade. Era un cineasta con un grande
spirito poetico: la periferia che a me sembrava un po' malaticcia, a
Pier Paolo appariva come una pala d'altare. Con una straordinaria capacità
pittorica Pasolini realizzava dei veri e propri affreschi, attingendo
dai pittori più disparati e più affascinanti: Caravaggio,
Sironi, Magritte, senza dimenticare la "Teoria dei colori"
di Goethe."
Quale
fu il passo successivo, l'inizio vero e proprio della sua attività
di regista?
"Avvenne
poco dopo: concluso Accattone, iniziai a girare "La Commare secca",
il mio primo film la cui sceneggiatura fu scritta da Pasolini. Un lungo
percorso che approda a questo mio ultimo lavoro "Ten minutes older
- Più vecchio di dieci minuti", un cortometraggio in bianco
e nero che fa parte di un'opera collettiva alla quale hanno aderito
anche Godard e Wenders."
Di
cosa parla quest'opera che ci presenta in anteprima mondiale?
"Affronto
un tema che mi sta particolarmente a cuore: l'incontro tra due culture
diverse, unica forma di società possibile per il futuro. È
una storia d'amore tra una barista dell'Agro Pontino e un giovane immigrato
bengalese. In questo periodo ci troviamo di fronte a un grande problema:
l'ignoranza. Per sconfiggerla bisogna conoscere le culture che ci circondano."
Lei
ha avuto modo di avvicinare più culture. Penso meriti una riflessione
il suo incontro con il Dalai Lama: quali sensazioni ha provato?
"Il
Dalai Lama trasmette una incredibile gioia di vivere, emana una sorta
di energia da poter prendere tutto così seriamente, talmente
seriamente da poterci "sorridere" sopra. Ritengo sia molto
importante recepire la filosofia dell'impermanenza: con piccoli imbuti
i monaci tibetani separano il rosso dal giallo e il giallo dal blu e
via discorrendo - è sabbia colorata ! - creando quelle splendide
composizioni artistiche formate da miliardi di granelli di sabbia. Poi,
una volta terminato il lavoro, un monaco vi passa sopra una mano: in
un attimo tutto viene dissolto, tutto si cancella. È il simbolo
dell'impermanenza, della caducità, che regna su tutto: una grande
lezione di vita."
|
Una
grande lezione di saggezza e di serenità che traspare da
alcuni suoi capolavori.
Il maestro Bertolucci volge verso la conclusione l'intervista.
Accarezza il bastone tornito ma, con grande signorilità,
intuisce la necessità di trattenersi ancora, di parlare
del futuro.
Quali sono i suoi prossimi progetti?
"Un
film, naturalmente, o
forse due.
Quello certo sarà intitolato "I Sognatori" e
sarà dedicato a tre giovani francesi prima del Maggio del
Sessantotto. Non sarà un film storico e politico in senso
stretto ma piuttosto la narrazione di passioni, di amicizie, di
battaglie civili.
Il secondo, ma è un progetto che deve ancora vedere la
conclusione della sceneggiatura e, quindi, è più
remoto, sarà realizzare un film su Gesualdo da Venosa,
grandissimo musicista della fine del Cinquecento, autore di splendidi
madrigali, ma anche personalità discussa, accusato di aver
assassinato la moglie Maria d'Avalos. Una trama molto affascinante!"
Nicola
Gherlone |
Carlo
Gesualdo da Venosa: Principe musicista
Ancora
oggi a distanza di secoli la musica di Carlo Gesualdo (Napoli
1561 circa - Gesualdo 1613) è in grado di sorprendere tanto
all'ascolto quanto ad un'analisi attenta dei procedimenti compositivi
in essa adottati. Soprattutto negli ultimi esiti della sua opera,
Gesualdo giunge alla creazione di un linguaggio tormentato e immaginoso
che è profondamente radicato nella 'maniera' rinascimentale,
ma, allo stesso tempo, propone soluzioni tanto ardite da sembrare
moderne.
Le origini dell'eccentricità di questa musica non sono
spiegabili, come in passato taluni hanno fatto, in base agli eccessi
che contraddistinguono la biografia del compositore. In realtà,
l'assassinio della moglie Maria d'Avalos e del di lei amante,
l'impunità dovuta al rango (oltre ad essere Principe di
Venosa, egli era nipote di due cardinali, tra cui Carlo Borromeo),
il successivo matrimonio 'politico' con Leonora d'Este, la perenne
'melancholia' degli ultimi anni di vita, sono tutti elementi che,
pur delineando alcuni aspetti della sua personalità, offrono
un contributo modesto per la comprensione dell'estetica dell'autore.
All'interno della sua produzione, ed in particolare di quella
più celebre e cospicua rappresentata dai sei libri di madrigali
a cinque voci, è possibile scorgere, infatti, le tracce
di un percorso artistico estremamente affascinante, che risulta
in gran parte autonomo dai dati più appariscenti della
biografia. Contrassegnato dalla costante ricerca dei mezzi più
adeguati all'espressione delle immagini liriche dei testi poetici
intonati, l'itinerario che a partire dai primi libri di impianto
tradizionale passa attraverso lo snodo costituito da quelli intermedi,
nati dall'incontro con i musicisti ferraresi, si conclude con
un crescendo vertiginoso di audacia stilistica, laddove nelle
ultime due raccolte Gesualdo porta alle estreme conseguenze innovazioni
in precedenza condivise con i contemporanei più d'avanguardia.
Il fatto che egli abbia potuto concedersi una notevole libertà
nelle scelte compositive senza peraltro subire gli stessi attacchi
cui fu sottoposto Monteverdi, questo sì è dovuto
alla sua biografia, ed in modo particolare al suo status sociale
di principe.
Paolo
Ricolfi |
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