La
Prima dal 1979
Moreno offre una cucina impeccabile
e golosa, senza inseguire mode e profezie

Sono più di trent’anni ormai che il Grande
Moreno ci ospita, ci nutre e ci coccola nel suo meraviglioso locale
sito in fondo a corso Unione Sovietica, in un angoletto di Torino
bello ma poco appariscente. Moreno Grossi è una vecchia conoscenza
dei gourmet subalpini: ha fondato e chiuso con alterne fortune alcuni
tra i locali più rinomati della città per poi ritentare
l’avventura tornando nella sua prima sede. E l’ha ricordato
nell’insegna posta sul cancello del giardino. Agli inizi era
“La Smarrita”, siamo alla fine degli anni settanta, e
fu lungamente tra i locali torinesi “stellati”. A Torino
tutti la conoscevano, era il locale più ricercato dai buongustai,
tra i quali la parola ricorrente era “tartufo”. Ma io
dico, non solo tartufo: era il “tempio” della buona cucina,
dove si andava per mangiare semplicemente bene, con materie prime
di altissimo livello elaborate da un “maestro” che parte
dai cibi ed ingredienti migliori e più freschi reperibili sul
mercato, per portare in tavola il frutto di una elaborazione senza
mode e profezie.
Moreno non è mai stato “ostaggio” di tendenza e
termini alla moda, quali “fusion”, “nouvelle cuisine”
e quant’altro: quella di Moreno è una cucina vera, senza
se e senza ma, una cucina che è sostanza, piacere della gola
e della convivialità.
In
questo ristorante, sono passate, in trent’anni, teste coronate
e premi Nobel, attori di grido e imprenditori come Agnelli, De Benedetti,
Tronchetti Provera, solo per citarne alcuni. E come non ricordare
l’inusuale, sorprendente e originalissima divisa dei camerieri
di sala, che consisteva in un lungo grembiule che li avvolgeva dal
petto alle caviglie? Pareva quasi un saio francescano. Ma tutto era
coerente con il termine “La Smarrita”. Si narra che intorno
all’anno mille, sul tetto della magione, del luogo cioè
che offriva riposo e ristoro al viandante, era situata una campana
detta “la smarrita” perché serviva a richiamare
gli eventuali viandanti dispersi nei travagliati viaggi di quel tempo.
I “gestori” dei “luoghi ospitali” erano i
Cavalieri del Tau che, in stato di riposo, per accudire l’ospite
indossavano il saio con la corda attorno alla vita per mostrare che
erano senza armi. Fin qui la storia del passato e la spiegazione del
perché venissero indossati quei particolari abiti. Una cosa
qui non si è certo persa: la strada maestra della buona cucina.
All’ingresso non ci sono grandi insegne: solo un video-citofono
e un simpatico gazebo. Fate un breve percorso in questo giardinetto
ed eccovi nella calda modernità de “La Prima dal 1979”:
un ingresso-bar per bere un aperitivo e poi una vasta sala ellittica
ben illuminata dalle grandi vetrate ove i tavoli tondi sono preparati
con belle tovaglie, centri tavola fatti con i fiori, posate d’argento.
Intorno a voi, una grande fetta della Torino che conta, che viene
qui perché sa di avere a disposizione un menù fresco,
invitante, con quel pizzico di moderna creatività che regala
sempre belle, ghiotte e intelligenti sorprese.
Moreno Grossi vi porterà i piatti di un percorso guidato che
spazia, con estro ed equilibrio, dal pesce alla carne, nel contesto
di una cucina di ricerca e d’impronta mediterranea.
La nostra cena? Si inizia con “Piccole delizie”: ovetto
con tartufo, ostriche con tartufo, thandhuri di sogliola, fritturina
di calamarini e acquadelle. Poi, per antipasto tre portate esemplari
per freschezza della materia prima e maestria di esecuzione: gamberi
d’Imperia con trevisana e leggero salmoriglio, branzino e carciofi
con salsa al rabarbaro, crème Parmentier con astice. Si prosegue
con Plin verdi di cappone al tartufo, e per secondo, filetto di fassone
alla “Locullo”, con dadolata di mele al calvados e purè
di castagne, cui seguono tre divertenti “gusci di noce con fonduta
e tartufo”. Per finire: sorbetto all’uva fragola, croque
en bouche, caffè e friandises. Moreno, con il suo stile inimitabile
di ristorazione, è persona che non si può dimenticare,
anche per la sua arguzia e affabilità. Definito anche il “Gualtiero
Marchesi del Nordovest”, i suoi piatti dovrebbero avere la Stella
Michelin e, a tutt’oggi, inspiegabilmente ancora non l’hanno.
Guido
Tampieri
Apre
a Torino “Joseph”
Ristorante gourmet, bistrot, pizza&pasta

Fascino, stile, gusto: tre parole per indicare Joseph,
il locale polifunzionale appena nato nel cuore di Torino, che si propone
quale sosta del gusto e goloso scrigno di sapori.
Joseph, ampio e centralissimo locale di charme, è sito in via
Ormea 1, e si affaccia sul monumentale corso Vittorio Emanuele II,
l’arteria principale di Torino. Ha visto susseguirsi nei suoi
locali diversi luoghi di ristorazione e di ritrovo, dal più
noto il “Firenze” sino ai più recenti ”Joy
& Joy” e “Glamour”.
Qui si è voluto creare un gioiello di design, che unisce il
piacere di mangiare bene con quello di essere in una suggestiva cornice:
i colori del locale si fondono con note musicali soft, selezionate
con cura, che rendono l’atmosfera magica.
Il colore è l'anima degli spazi di Joseph: il verde della sala
“Vittorio”, per chi vuole gustare il menu “Fusion”
(connubio tra la cucina tradizionale e il gusto gastronomico internazionale)
affiancato da una carta dei vini selezionata con cura, cercando di
accontentare dal palato più fine al più semplice degustatore.
Il lilla identifica lo spazio “Cocktail bar”, a disposizione
anche per la dopo cena, con oltre settanta cocktail internazionali.
Il nero è nell'area “Bistrot”, nata per chi desidera
degustare un buon vino abbinato a un menu che propone dalla semplice
bruschetta ad una selezione di carni grigliate. Nel bianco “Pizza
& Pasta”, lineare e semplice, si offrono primi piatti e
pizze tradizionali ed esotiche.
La cucina è affidata a Giuseppe Nigrelli, affiancato da Valerio
Mezzela: Nigrelli ha consolidato esperienze in Italia, Francia e Tunisia
e ottenuto la Forchetta d'Oro nel 2007.
Nigrelli è un nocchiero esperto e sicuro nelle scelte, innamorato
del suo mestiere e attentissimo alla qualità dei prodotti.
Quello che per lui più conta è l’armonia dei sapori,
la creatività non ha senso se non si rispetta il risultato
finale.
La sua è una carta saggiamente condizionata dall’offerta
‘del mercato’, e quindi studiata per valorizzare ciò
che ogni stagione offre di interessante.
Il menù è semplice da capire, accattivante per l’originale
varietà delle portate. Il tutto all’insegna di una creatività
che parte dalla tradizione – piemontese e mediterranea –
per mettere in scena sempre qualcosa di nuovo, con un gusto per l’innovazione
misurato.
I
nostri piatti? Per aperitivo Champagne Lallier Rosè “Premier
Cru” accompagnato da focaccia lardo e speck. Si comincia con
il radioso “guscio di arancia con gamberetti scottati e crema
di barbabietole”, seguito dalla sfiziosa “battuta di vitello
al coltello”. Tra i primi ci hanno conquistato le “conchiglie
con ripieno di gamberi e zucchine al profumo mediterraneo”,
ma anche il “riso Venere allo speck e pere su letto di crema
di Castelmagno”. Tra i secondi è imperdibile il “cestino
di Parmigiano con filangè di pollo e verdure al gusto esotico”
ma merita un plauso anche il “filettino di vitello alle erbette
provenzali con purè di sedano rapa”. Il tutto abbinato
al Rosenplatz Livio Felluga e al Pinot Nero Colterenzio. Si chiude
in bellezza con il suadente “tortino tiepido con cuore di cioccolato”,
accostato al prezioso Barolo chinato Grimaldi.
Giuseppe Nigrelli, coadiuvato da una valida brigata di cucina che
si divide per la parte ristorante, l'area bistrot e la zona pizza
& pasta di questo vasto ed elegante locale, si propone anche quale
“sdoganatore” della pizza, quella autentica e farcita
con prodotti dop.
La direzione di Joseph è nelle mani di Cristina e Vincenzo,
che accolgono gli ospiti guidandoli nel corso del loro viaggio all’interno
del locale, e facendoli sentire a proprio agio in un ambiente accogliente
e familiare.
Guido
Tampier