Inaugurazione
dell’ Area12
Shopping Center a Torino

Andrea
Agnelli, Michael Leclerc e Tommaso Dealessandri, hanno tagliato il
nastro tricolore ma è stato il giocatore della Juventus, Claudio
Marchisio con un calcio inaugurale ad un pallone a dare il via all’ingresso
della Area12 Shopping Center di Strada Altessano, 141 a Torino. Giovedì
27 ottobre, dalle ore venti alle ore ventitre, il nuovo centro commerciale
adiacente allo stadio della Juventus, ha preso vita attraverso il
folto pubblico presente. Una serata vissuta all’insegna della
prima notte dedicata allo shopping. Tanta la curiosità per
il primo centro commerciale in Italia di queste dimensioni che, coniuga
shopping e grandi eventi sportivi in un contesto unico, dedicato a
tutti gli spettatori, ai tifosi, ma soprattutto alle famiglie. La
scelta del nome, Area12, associa il concetto di area, intesa sia come
area di rigore sia come spazio attrezzato e luogo d’incontro,
mentre il dodici viene associato al concetto del dodicesimo uomo in
campo, ovvero, il pubblico, i tifosi, le persone comuni.
All’interno di Area12 su una superficie di oltre 30 mila metri
quadrati si trovano il primo ipermercato E.Leclerc-Conad di Torino,
megastore specializzati, 60 negozi e una grande area food con bar
e ristoranti. Un polo di aggregazione, divertimento, shopping e sport
da vivere tutti i giorni, in completa tranquillità e sicurezza.
La bontà e la sicurezza di Conad incontrano la convenienza
di E.Leclerc, leader europeo della grande distribuzione: il risultato
è il nuovo ipermercato E.Leclerc-Conad, in grado di unire ?ducia,
valori e risparmio, per soddisfare ogni giorno la voglia di convenienza
con prodotti di alta qualità. Oltre 9.000 metri quadrati di
assortimento dagli alimentari all’elettronica, e servizi innovativi
per la spesa come il nuovissimo servizio Drive. “Il tempo non
si può comprare. Però si può risparmiare.”
Il servizio Drive di E.Leclerc-Conad è il nuovo modo di fare
la spesa facile, gratuito e veloce come un click. www.leclercdrive.it
1 Scegli i prodotti su internet - 2 Ritiri la spesa in auto- 3 Riparti
in cinque minuti
Novità, all’interno del nuovo ipermercato Leclerc nell’Area12
è il primo corner vendita diretto di ortofrutta T18. “Siamo
davvero soddisfatti che il Gruppo Nordiconad, a cui l’insegna
Leclerc appartiene – dice il Direttore Commerciale T18 Massimo
Longo – riconoscendo la serietà con cui dal 1890 svolgiamo
il nostro lavoro, contraddistinto da qualità e continui controlli
per garantire, oltre alla bontà del prodotto, la sicurezza
e freschezza alimentare dei prodotti stessi, abbia deciso di riservarci
uno spazio tanto importante all’interno dell’ipermercato”.
“Grazie a questo punto vendita diretto, per noi una novità
assoluta – afferma Edoardo Ramondo, AD del Gruppo T18 –
il consumer potrà scegliere di acquistare direttamente i prodotti
a marchio T18, che saranno immediatamente riconoscibili. Un’altra
grande novità consiste nell’attivazione, fin dall’apertura,
di campagne vendita e promozioni che di volta in volta seguiranno
la stagionalità, inoltre i prezzi dei prodotti saranno sempre
caratterizzati da un giusto rapporto fra qualità e filiera
produttiva”. In occasione dell’inaugurazione, presso il
corner T18 si troveranno frutta e verdura dell’autunno: dal
porro con le altre verdure piemontesi, ai cachi, fino alle clementine
di Calabria.
www.t18.it
info@t18.it
Adriana Cesarò
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La
Calabria e l’Accademia del
Bergamotto alla Reggia di Venaria

Il
calore della Calabria e l’essenza del bergamotto, un connubio,
sviluppato attraverso le eccellenze dell’enogastronomia, hanno
dato risalto alla Cena Regale Calabrese, svoltasi il 21 ottobre nei
saloni della Reggia di Venaria. Seicento ospiti hanno apprezzato il
viaggio degustativo nei sapori e nel gusto realizzato con la direzione
dello chef Fabio Campoli, nominato Ambasciatore per l’Accademia
del Bergamotto Sessione Gusto 2011. I Calabresi, maestri, nella lavorazione
del peperoncino e nella produzione di salumi, in questa meravigliosa
serata, hanno presentato per l’aperitivo, una vasta esposizione
di soppressate, capicolli e salsicce con l’indiscussa regina
del piccante “nduja”, nome etimologicamente legato al
salame di trippa francese (andouille), introdotta in Calabria dagli
spagnoli inizio 600. Il bergamotto e l’nduja di Spilinga sono
stati i protagonisti principali della tradizione calabrese, insieme,
alla degustazione di olii e prelibatezze delle cinque provincie: Cosenza,
Crotone, Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria. Il menù
del buffet dell’aperitivo ha presentato una miriade di squisite
specialità composte da: melanzane e peperoni ripieni, taglieri
di formaggi con pecorino, caciocavallo, scamorza, mozzarella, associati
alla confettura di peperoncino e cipolla e marmellata di bergamotto.
Gli chef sono stati impegnati ai fuochi nella preparazione, a vista,
di fagioli con l’nduja, polipo con verdure, ricotta e mozzarelle
tiepide. Gli ospiti hanno degustato apprezzando il bellissimo panorama
della Fontana del Cervo con i suoi colori e i giochi d’acqua.
Il peperoncino, oltre ad avere il primato nella gastronomia, ha trovato
posto anche nell’allestimento dei tavoli preparati per la cena
nella Galleria Grande della Reggia. A servire gli ospiti, il catering
HB La Bettola di Carisio (Vercelli) con l’antipasto di: “Orzo
alla brezza di mare dello Stretto” con bergamotto, alghe, nastrini
di pescespada di Bagnara e julienne di pomodori secchi. “Maccheroncini
alla pastosa” con ragù di salsiccia, pomodori, finocchietto
e ricotta salata e fresca. “Fettuccine di carne podolica al
vino Cirò con verdure” con il condimento balsamico di
bergamotto.
Il bergamotto è un prezioso agrume che cresce unicamente nell’area
costiera tra Crotone e Monasterace. Gli chef hanno preparato per l’evento,
circa dieci specialità al bergamotto, esposti nel ricco buffet
di dolci, senza dimenticare le altre delizie con le castagne, le mandorle,
le arance, il cedro e una particolare crostata con la confettura di
cipolla di Tropea.
In questa serata lo chef Fabio Campoli, ha esposto agli ospiti, un
progetto destinato a giovani aspiranti cuochi calabresi, che grazie
al Circolo dei Buongustai, verranno formati e specializzati nella
Cucina al Bergamotto, così da poter veicolare nei ristoranti
più rinomati, la cultura della gastronomia al bergamotto.
A fine cena una sfilata di modelle ha presentato i gioielli del Maestro
Orafo di fama internazionale Gerardo Sacco, Ambasciatore per l’Accademia
del Bergamotto “Sessione Arte 2011”. L’attrice calabrese
Mariana Lancellotti ha presentato una preziosa collana in corallo
ed oro a forma di agrumi e peperoncino in sintonia con gli orecchini.
Arianna Borgiois ha indossato l’abito realizzato in occasione
del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Le dodici modelle hanno sfilato con i preziosi che richiamano il Mito,
con gioielli di perline che sembrano ricami, costumi di scena con
i relativi monili realizzati per le varie produzioni cinematografiche
e teatrali in cui sono presenti le creazioni di Gerardo Sacco.
A coinvolgere i venariesi e gli ospiti, la degustazione è iniziata
venerdì, nella via del centro storico con gli stand dell’eccellenze
enogastronomiche e artistiche della Calabria che, si è protratto
anche nei giorni successivi alla cena regale. Una opportunità
per acquistare i prodotti tipici esposti direttamente dai produttori
come: il Salumificio Rosso di Sellia Marina (Cz) con il Suino nero
di Calabria e un ventaglio di salumi di produzione propria. La Casa
Ligarò di Andali e Cropani Marina (Cz) ha proposto degustazione
di olio extravergine, olive e una ricca esposizione di conserve. Lo
stand della libreria Laruffa Editore ha presentato libri sulla storia
della Calabria.
La serata dedicata alla Calabria è stata organizzata
dalla Confcommercio Regionale Calabria e dall’ Accademia del
Bergamotto, nell'ambito delle Cene Regali, iniziativa che rientra
nel programma di Esperienza Italia promosso dal Comitato Italia 150
e sono organizzate dal Consorzio La Venaria Reale in collaborazione
con la Camera di commercio di Torino, Ascom Confcommercio Torino e
FIPE - Federazione Italiana Pubblici Esercizi. Le iniziative di Italia
150 godono dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.
La prossima Cena Regale sarà 18 novembre dedicata al Piemonte
che chiuderà per quest’anno il successo dell’evento.
Prenotazioni:
Ufficio Marketing della Venaria Reale Tel. +39 011 4992305 - 011 4322674
Adriana
Cesarò
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Moda
in Italia
150 anni di eleganza 1861-2011
La moda si riflette nella
splendida Reggia di Venaria

“La
moda è fatta per diventare fuori moda” Coco Chanel; “Fuori
moda è tutto ciò che indossano gli altri” Oscar
Wilde; “La moda è l’autoritratto di una società”
Ennio Flaiano”. Sono alcune frasi celebri che accolgono i visitatori,
all’ingresso della bellissima mostra inaugurata, venerdì
16 settembre, alla Reggia di Venaria.
L’evento ha portato a Venaria circa ottocento invitati ed ospiti.
Un successo e una passerella di personaggi famosi legati alla moda
e al cinema, filo conduttore, della bellissima mostra allestita dal
17 settembre fino all’8 gennaio 2012. Madrina l’attrice
del cinema italiano Elsa Martinelli. A fare gli onori di casa il Presidente
Reggia di Venaria Reale Fabrizio Del Noce con il Direttore Alberto
Vanelli, il Presidente del Comitato Italia 150 e Sindaco di Torino
Piero Fassino, gli Assessori alla Cultura Michele Coppola, Ugo Perone
e Maurizio Braccialarghe; Dino Trappetti Presidente della Fondazione
Tirelli Trappetti, e le direttrici artistiche della mostra Gabriella
Pescucci e Franca Sozzani con Michele De Lucchi, l’architetto
che ha curato la messa in scena della mostra.
Il sogno della mostra, inizia, ammirando il meraviglioso abito bianco
da ballo di Angelica nel Gattopardo, film di Luchino Visconti 1962-63.
L’attrice Claudia Cardinale, protagonista nel film, indossava
l’abito fatto di organdis e taffetas di seta. Il rifacimento
del vestito originale di Angelica è stato a cura della Fondazione
Tirelli-Trappetti. Un profumo di zagara inebria e si espande nello
spazio in cui è esposto il vestito. Un’originale percorso
olfattivo, ideato da Laura Tonatto, percorre ed accompagna il visitatore
per tutta la mostra, in ogni ambiente gli abiti esposti profumano
di una diversa fragranza. Tra gli abiti esposti un abito scuro, indossato
dall’attrice Alida Valli nel film “Senso” di Luchino
Visconti del 1954, trasmette ai visitatori tutta la dolorosa furia
vendicatrice della Contessa Serpieri.
Duecento abiti esposti ripercorrono e raccontano la “moda italiana”.
Il percorso della mostra, messo in scena dal premio Oscar Gabriella
Pescucci, incontra l’allestimento con: “L’aspetto
etereo della donna romantica che cede spazio a quello della donna
borghese”; prosegue con “l’Italia Umbertina”.
La moda del decennio 1880 supporta l’eleganza cortigiana e,
in una società sempre più dinamica la moda richiede
una gonna che si accorcia, lo strascico che si raccoglie e accentua
il famoso “cul de Paris”.
Una bella mostra con un viaggio e un cammino verso la storia dello
“stile italiano” dal 1861 ai giorni nostri con attenzione
alle donne del Risorgimento, agli artisti del Futurismo e alle divine
del cinema muto come: Francesca Bertini, Lyda Borelli, Pina Menichelli.
Le attrici rifletterono, nei loro costumi di scena, la moda del tempo
con busti sinuosi e cappelli che celarono guardi di modernità.
Nel percorso s’incontra un bellissimo abito di corte indossato
dalla regina d’Italia Elena del Montenegro. Molti i periodi
storici che si intrecciano con una ricercata e curata esposizione.
Si passa alla Belle Epoque, l’Europa del “fin de síecle”
la vita è pervasa dal positivismo, quindi la gonna si semplifica
nella forma ma non nella foggia. L’Italia della Belle Epoque
è un’epoca di transizione dove compaiono i primi tailleur
e i volant. Gli anni trenta si afferma lo stile gerarchico e militare,
i telefoni bianchi dello schermo dove le attrici sorridono, piangono,
amano indossando sfarzosi abiti da sera, oggi attualissimi.
Una
mostra ricca di effetti speciali rilevate attraverso gli specchi,
i pannelli ricchi di foto d’epoca e i video che, proiettano
spezzoni di film per rivivere la moda dell’epoca e rivedere
attori come: Anna Magnani,, Ingrid Bergman, Lucia Bosè, Cosetta
Greco, Ava Gardner, Anita Ekberg ed altre ancora.
Ultima ma non ultima, una stanza che ricrea una sontuosa ed elegante
sfilata di moda fatta esclusivamente da manichini, le persone in visita
si confondono tra gli spettatori-manichino e tra le modelle-manichino
che sfilano, creando un’integrazione quasi reale e romantica,
come in una vera passerella di moda dei nostri grandi stilisti. Un
ennesimo successo di Franca Sozzani, responsabile di Vogue Italia
<Ogni pezzo in esposizione è un’opera ed ho pensato
di chiudere questa mostra con una passerella finale composta da manichini
- ha spiegato Franca Sozzani - una sfilata nella sfilata con ipotetiche
donne, diverse tra loro sia nello stile che nei gusti, con una grande
ricerca nello scegliere i vari vestiti da fare indossare ai manichini
e tra questi molti sono stati in copertina delle più grandi
testate di moda nel mondo>
Fra i personaggi dello spettacolo: Corinne Clery, Simona Izzo, Ricky
Tognazzi, Beppe Fiorello, Nancy Brilli, Lucrezia Lante della Rovere,
Nicoletta Romanoff, Giorgio Pasotti, Pier Francesco Favino, Massimo
Ghini, Giorgia Surina, Vanessa Hessler, Gaia Bermani Amaral, Raffaella
Rea, David Coco, Francesca Cavallin, Gabriella Pession, Stefania Rocca,
Danilo Brugia, Paolo Conticini, Gianpaolo Morelli e Gloria Bellicchi,
Erica Banchi, Martina Stella, Giulia Michelini, Rodrigo Guirao Diaz,
Luciana Littizzetto. Fra gli stilisti: Luca e Judith Missoni, Angelica
Visconti Ferragamo, Laura Lusuardi di Max Mara, Emilio Capucci, Renato
Balestra, Laura Biagiotti, Gabriele Colangelo, Gianvito Rossi, la
famiglia Fendi, Tommaso Aquilano e Roberto Arimondi della Fay, Cesare
Casadei, Carla Sozzani.
Con il Presidente della Juventus Andrea Agnelli, non è mancata
l’adesione dal mondo dei media e da quello dell’industria,
dell’economia e della finanza, in particolare le aziende che
hanno partecipato alle manifestazioni di Italia 150 (come Lavazza,
Tnt, Intesa San Paolo, Telecom, Fiat, Alleanza Toro, Ferrovie Italiane,
Coop; oltre a L’Oreal e Franco Curletto che hanno sostenuto
la mostra, e Lancia, Martini, Eataly, Ilti.
Sale delle Arti, dal 17 settembre 2011 all'8 gennaio 2012 Per info.
e prenotazioni: tel. +39 011 4992333
Adriana
Cesarò
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Miss
& Mister Pinerolo 2011


Tre
giorni di musica, sport e spettacolo hanno coinvolto il centro della
città di Pinerolo in una manifestazione organizzata dalla 0121
Events. Nelle vie del centro ed attorno alla centralissima piazza
San Donato si sono succeduti da venerdì 24 a domenica 26 giugno
un torneo di calcio a 5, spettacoli di musica, ballo e cabaret, eventi
per i bimbi, esibizioni di trial e raduni di Vespe e Fiat 500. Grande
succeso ha riscosso la serata dell'elezione di Miss e Mister Pinerolo
2011, organizzata dall'agenzia di spettacolo Savastano Production,
che ha raccolto in piazza San Donato un gran numero di spettatori
divertiti e partecipi. L'agenzia torinese, con sede in via Boucheron
13, ha presentato uno spettacolo di musica (i Do.Ma di Domenico Brighina,
Marcello Sound e Federica), danze orientali (scuola di danza BBC di
Pinerolo), moda e soprattutto il concorso di bellezza maschile e femminile
che ha portato all'elezione ed alla consegna delle varie fasce del
concorso nazionale Miss & Mister Made in Italy, di cui la Savastano
è titolare. Per la cronaca i vincitori sono stati: Mister Talento
Fabio Murè, Mister Fotogenia Amir Buriki, Mister Eleganza Simone
Dolce, Mister Style Valerio Lo Russo, Mister Design Marco Picciolli,
Mister Made in Italy Mirco Crisantino. Per le ragazze invece le fasce
sono andate a: Miss Talento Ambra Cocozza, Miss Fotogenia Sabrina
Dembek, Miss Eleganza Francesca Vigna, Miss Style Martina Mercuri,
Miss Design Alessia Benevento, Miss Made in Italy Giulia Savasi. Infine
le fasce rispettivamente di Miss e Mister Pinerolo sono state vinte
da Jessica Taverna e Davide Strambino. Lo spazio moda è stato
presentato dai negozi Pitti, New Barcelona, Manu e Miss Roberta. Make
up ed hair style a cura di Stefano Falco ed Il Bello delle Donne.
Il concorso della Savastano Production proseguirà ancora con
altre serate nei vari comuni piemontesi: da poco si è svolta
una selezione al ristorante La Garbatella di Fossano; il 2 luglio
sarà la volta di Piossasco, l'8 luglio a Volvera, il 23 luglio
a Rivalta. Verranno così selezionati i partecipanti alla finale
regionale del 29 luglio a Moncalieri ed alla sucessiva finale nazionale
di settembre in Sicilia. I ragazzi e le ragazze che volessero partecipare
possono contattare la Savastano Production al numero telefonico 0114407717
ed avere tutti i chiarimenti sulle modalità d'iscrizione al
concorso.
Andrea
Prizzon
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Chef
in fiamme
Primo concorso amatoriale in Val d’Aosta

E’
una moglie, una mamma, una lavoratrice Graziella
Aloisi, vincitrice del primo concorso amatoriale “Chef
in fiamme” svoltosi, sabato 18 giugno, nell'aula didattica Baldelli
di Chatillon. L’evento è stato organizzato da Aquolinae,
prima scuola privata di gusto e cucina nata in Valle d'Aosta. Graziella
Aloisi con la ricetta “polpette di melanzane con salsa al profumo
di basilico” ha vinto anche per la sua manualità, la
sua fantasia e la tradizione della sua Calabria. Un primo premio che
le da la possibilità di ricevere un servizio di “chef
a domicilio” per due persone e una serie di set da cucina. <Ormai
sono quindici anni che sono via dalla mia terra, dal mare della bellissima
Calabria, ma i sapori di casa comunque continuano ad accompagnarmi
-spiega Graziella Aloisi - proprio facendo le polpette di melanzane
che mia mamma cucinava nei giorni di festa, questi ricordi riaffiorano.
Il gusto e i profumi di questo semplice piatto ricordano la mia terra,
gli affetti, la famiglia tutta riunita intorno al tavolo per fare
festa>
“Cibo e memoria” è stato il fil rouge, il tema
della gara in cui le finaliste hanno eseguito la preparazione delle
ricette, associate ai propri ricordi del passato. Tempo utile di preparazione
mezzora, per una contesa amichevole del titolo. Una passione che unisce
l’arte del ricevere e della buona cucina ma anche cultura che
passa attraverso il cibo. I concorrenti sono stati “aiutate”
ai fornelli dall'executive chef Paolo Bertholier, fondatore della
scuola. Le finaliste che si sono contese la vittoria sono state: Maura
Blangetti di Costigliole (Saluzzo), Graziella Aloisi, Elena Grange
di Antey Saint-Andrè, Edda Bizzi di Chatillon. Alcune delle
altre delizie presentate: brioches (Saimada) con marmellata di arancia;
zabaione in salsa di fragole; mousse al cioccolato. Tutte le finaliste
sono state premiate con corsi gratuiti di Aquolinae e set utilissimi
in cucina.
La giuria tecnica era formata da alcuni chef del team di Aquolinae:
oltre a Paolo Bertholier, Alessandro Giraudo, Nicola Ricciardi e Piero
Billia, che, insieme al viticultore e produttoreVincent Grosjean,
hanno dato valutazioni sul gusto, l’estetica e l’esecuzione
tecnica dei piatti eseguiti in concorso. Una seconda giuria, formata
dal pubblico presente ha votato l'esecuzione e la mise en place dei
piatti. Tra gli altri ospiti: Murix Ervè (tecnologo), una rappresentanza
della Maison Bertolin, Marina Milan e Andrea Zannella (barman), Bruno
Fegatelli ristoratore e amministratore delegato della De Bosses, Corrado
Ferrarese collaboratore della Valleè Notizie, Andrea Busso
caporedattore della futura Aquolinae magazine e una rappresentanza
della Baldelli Family. "Siamo molto felici del risultato di questo
concorso poiché intorno alle nostre idee sono nate risposte
da parte della gente comune, ma sopratutto della valdostanità
vera - spiega Wilma Zanelli direttrice e coofondatrice della scuola
- i vasti argomenti che proponiamo interessano, appassionano, si muove
curiosità intorno al nostro staff. La cucina diventa argomento
principe e quindi protagonista, creando cultura, anche attraverso
il cibo. E poi, momenti d'aggregazione, serate piacevoli intorno ad
un tavolo imbandito di profumi e di sapori."
La kermesse si potrà rivedere sul sito www.aquolinae.com
Ricetta
vincitrice di “Chef in fiamme” (per 4 persone)
1
melanzana grande, 1 scatola di tonno da 120 grammi, 1 tuorlo, 2
cucchiai di pangrattato, 5 filetti d'acciuga tritati con capperi,
1
spolverata di pepe.
Sbucciare la melanzana e lessarla a vapore. Strizzarla il più
possibile e quando è fredda, amalgamarla agli altri ingredienti
inclusi
i 2 cucchiai di pan grattato. Formare delle piccole palline e passarle
nel pangrattato, metterle in una pirofila su carta da forno e a 180°
in
forno per 15 minuti. Servire tiepide.
La
salsa: 1
mazzetto di basilico con foglie intere, 5 filetti di
acciuga interi, olio di oliva q.b.
Tritare tutto nel mixer. Amalgamare con olio. In inverno si può
sostituire la salsa con patè di pomodori secchi. Decorare a
piacere.
Adriana
Cesarò
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La
poledance conquista Torino

Ultimamente
i media torinesi hanno dedicato molto spazio alla poledance (letteralmente
"danza del palo"), questa forma di disciplina sportiva che
trae la sua origine dalla famosa o meglio famigerata lapdance, spettacolo
erotico in cui ballerine sensuali e bellissime si esibiscono in acrobatici
spogliarelli attorno ad un palo nei nightclubs più o meno di
lusso. A partire dagli anni 80 però l'aspetto atletico ed elegante
di questa disciplina ha cominciato a convincere sempre più
ragazze ad escludere il nudo da questo tipo di esibizione ed a privilegiarne
invece l'aspetto ginnico e coreografico, con la creazione di figure
acrobatiche sempre più complesse ed impegnative, fino alla
nascita della poledance come nuova forma di esibizione non più
solo artistica ma anche sportiva, tanto che ora punta anche ad essere
ammessa tra le competizioni dei prossimi giochi olimpici del 2016.
Per saperne di più sull'argomento abbiamo incontrato Cristina
Cortese, che insegna poledance a Torino da due anni ed è titolare
della prima scuola di poledance torinese, la Poledancearea Piemonte
Torino.
Come sei arrivata alla poledance?
«La mia esperienza di insegnamento è stata per anni legata
al fitness ed al pilates, per cui sono sempre stata attratta dalle
discipline atletiche che possedessero una certa componente artistica
ma che comunque si basassero anche su un impegno fisico importante.
Nella poledance ho scoperto la formula per me più congeniale
che riunisce questi due elementi e l'ho subito seguita con entusiasmo».
Quanto è diffusa attualmente la poledance in Italia?
«Ci sono sicuramente un grande interesse ed un grande fermento
attorno a questa relativamente nuova disciplina. Forse proprio per
questo finora è mancato un discorso di coordinamento unitario
a livello nazionale. Vi sono infatti almeno 4 o 5 Federazioni in Italia
e purtroppo per ora la nascita di una Federazione unica nazionale
appare ancora abbastanza lontana. Sarebbe però un passo fondamentale
per il discorso che riguarda l'accettazione della poledance come disciplina
olimpica e quindi la formazione di una squadra nazionale unica italiana.
Oggi come oggi non mancano certamente le competizioni ed i campionati,
anche a livello mondiale, ma la partecipazione è affidata alle
singole atlete o Federazioni e non ad una squadra nazionale. A questo
proposito, per esempio, è stata da poco organizzata dal Team
Italia The Pole una manifestazione qui a Torino, che ha messo in gara
allieve provenienti dalla mia scuola di Torino, da quella di Milano
(della famosa Dana Hesse), di Bergamo (di Elena lamberti) e di Savona
(di Daniela De Filippo) e che ha visto la vittoria di una giovane
e bravissima ragazza torinese della mia scuola, Erika Rossa Palagonia».
Cosa deve fare chi vuole iscriversi ad un corso di poledance?
«Innanzitutto venire ben conscio che si tratta di una disciplina
atletica, quindi di non pensare di essere ad un corso di lapdance
(con cui peraltro la poledance, secondo la mia opinione, non deve
mai essere confusa), ma bensì di doversi confrontare con un
esercizio fisico che, oltre a tonificare i muscoli e la postura, accresce
la propria autostima ed insegna dei movimenti e figure sul palo molto
eleganti e sinuose (la farfalla, la bandiera, lo scorpione, la rana,
il pompiere, solo per citarne alcune). A questo proposito va ricordato
che l'abbigliamento da indossare prevede, è vero, molti centimetri
di pelle scoperta, ma per il solo fatto che servono per fare presa
sul palo e non scivolare a terra. Quindi abbigliamento comodo, mini
shorts e niente olii, creme o gioielli che in questo caso potrebbero
essere davvero pericolosi. Comunque come tutte le attività
atletiche può essere affrontata dal punto di vista agonistico,
ma anche dal punto di vista dilettantistico, per cui è una
disciplina adatta a tutte le età, nei limiti del ragionevole
naturalmente. L'importante è avere pazienza e costanza e lavorare
con gradualità (basta un paio di volte a settimana) per capire
bene i meccanismi di presa sul palo e vedere i primi risultati».
Per
ulteriori informazioni o chiarimenti sui corsi: Cristina Cortese tel.:
3937501568, e-mail: cristina.cortese1969@libero.it. E' consultabile
anche una pagina facebook della scuola con il nome Poledancearea Piemonte
Torino.
Andrea
Prizzon
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Hotel
Centro Congressi Parlapà:
L’oasi di relax a dieci minuti da Torino
Situato nel cuore di una delle zone più belle
della prima cintura torinese, tra Alpignano e Pianezza (a pochi chilometri
dalle pendici del Musinè e dalla bassa Valle di Susa), raggiungibilissimo
dalla tangenziale, vicino alla Reggia di Venaria ed alla Mandria ma
anche ai laghi di Avigliana, l’Hotel Centro Congressi Parlapà
ha quasi cento stanze, ma non ve ne accorgerete tanto è intimo,
ospitale ed accogliente, immerso nel silenzio e nella tranquillità
più avvolgente. Il fascino di questo quattro stelle, la sua
eleganza, la sua originalità e il suo stile sono assolutamente
impagabili: l’albergo è stato creato alcuni anni fa vicino
ad una delle più belle fornaci di laterizi del Pemonte, completamente
ristrutturata e che svetta, a pochi metri dalla hall con l’ampio
piazzale – parcheggio antistante all’hotel. “La
Fornace” è ora un grande spazio polifunzionale in grado
di ospitare mille e mille eventi di diverso genere: dal meeting al
workshop, dalle serate intime, alla cene di gala ed alla presentazione
di prodotti; con infinite possibilità di personalizzazione
degli allestimenti. Uno spazio flessibile ma moderno, seppure ancorato
alla sua storia, con i tradizionali soffitti a volta di mattoni originali,
ed il celebre camino immortalato in tante immagini, stampe e cartoline.
Tornando all’hotel, le 95 camere e le 6 sale sono dotate di
tutti i comfort e delle più sofisticate dotazioni tecnologiche:
TV, Internet, e per i clienti anche frigobar, cassaforte con combinazione
elettronica, linee personalizzate da bagno, Per chi vuole un’oasi
di serenità, si tratta proprio del posto giusto: stanze ampie
e ben arredate, atmosfera accogliente e servizio garbato.
Lo stile del bar è confortevole ed intimo, dappertutto dominano
la scena splendide affiches di film celebri e d’epoca. Non appena
si entra al “Parlapà”, occorre dirlo, l’atmosfera
che si respira è di accoglienza e di garbo. Personale discreto,
sorridente, gentilissimo ed affabile, ed il Ristorante Bellavista
(con una capacità di 150 posti) offre una vasta gamma di piatti
della cucina classica italiana, ed è l’ideale, con i
suoi grandi spazi, per cene intime ma anche per business - lunches,
cerimonie, eventi particolari. La carta dei vini propone anche alcune
selezionatissime etichette di eccellenti produttori locali. Ottime
le colazioni, servite d’estate anche in un meraviglioso dehor
immerso nel verde, con una sinfonia di colori e di profumi naturali
davvero impareggiabile. Sorprendente la cura dei particolari, il servizio
impeccabile e mai invadente, ed assai divertenti i fumetti che sorridono
al cliente dalle pareti di alcune toilettes. Il “Parlapà”
è diventato, in pochi mesi, il punto di riferimento obbligato
per manager e famiglie, gruppi e romantiche coppie, ma ha anche ospitato
convegni e conferenze di livello europeo, corsi di formazione, cerimonie
sontuose. L’eclettismo e la multifattorialità dei suoi
servizi rappresentano, nel panorama alberghiero piemontese, un sicuro
e crescente caleidoscopio di eccellenze che ne fanno uno dei più
originali ed accattivanti quattro stelle del nostro territorio. Voto:
ottimo. Assolutamente consigliato per i lettori.
Massimo
Giusio
Hotel
Centro Congressi Parlapa’ - Parlapà - Convention Center
- Hotel
95 camere - (4) Quattro stelle - Via Fornace 49, 10091 Alpignano (To)
- Italia
Tel (+39) 011 967.99.95 - Fax (+39) 011-9679892
Prezzi: da 70 a 120 euro – Pacchetti ed Offerte Speciali –
Convenzione Lingotto Summer Village
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Il
tiro con l’arco in Piemonte
Cifre che fanno centro

1.683 in piemonte 18.262 in tutta Italia gli iscritti ecco
le cifre per il tiro con l’arco. E novanta e’ il numero
degli atleti che si sono riuniti in un pre-incontro prima dell’attivita’
all’aperto nei presso del Palazzetto dello sport di Caravino.
La gara aveva una distanza di 18 metri ed era organizzata dalla Compagnia
arcieri del canavese radunando concorrenti del Piemonte, Val d’aosta
e Lombardia. Sempre parlando di cifre, l’arciere Federico Panico
con i suoi 563 punti ha regalato intense emozioni agli appassionati,
nell’arco olimpico femminile invece e’ stata Alessandra
Pollo la migliore con 524 punti. La velocità massima ammessa
per le frecce in uscita è di 300fps (piedi al secondo)
Una disciplina troppe volte gettata nell’ombra. Uno sport particolare
e meno standard rispetto a altri di cui si parla nei mass media. Nello
scopo di focalizzare l’attenzione verso questa disciplina il
Comitato Regionale Piemonte ha ideato con l’anno nuovo Volee
una voce nell’editoria, una pubblicazione riservata alle società
regionali e ai tecnici ,in formato leggero per la distribuzione on
line e in costante aggiornamento per gli appassionati. Nella posta
elettronica arriva direttamente all’interessato con un notevole
risparmio di carta e denaro.
Di siti sul tiro con l’arco ne e’ abbastanza ricco il
web. Ad esempio vi sono i siti: www.arcieridellealpi.it oppure www.fitarco-italia.org
e www. archerymontebelluna.it o http://nuke.arcopiemonte.it/ e la
compagnia arcieri di Treviso che descrive il tiro con l’arco
cosi:
«Quando per la prima volta prendi in mano un arco per tirare
un freccia, esegui un gesto che risale ad almeno ventimila anni fa.
L'arco e la freccia un tempo erano determinanti per la sopravvivenza
dell'uomo. (....) Gli imperi sono sorti e caduti utilizzando l'arco
come arma».
Ecco come ne parla dal punto di vista storico wikipedia:
«Il tiro con l'arco comparve per la prima volta ai Giochi olimpici
del 1900 a Parigi(...). In Italia il tiro con l'arco fu a lungo considerato
poco più di un passatempo per ragazzi; iniziò ad essere
praticato come sport negli Anni Trenta, sotto il regime fascista:
questa era infatti la disciplina riservata alle "Giovani Italiane".
Fu organizzato anche un campionato femminile promosso dall'Accademia
di Educazione Fisica di Orvieto. Nel 1956 a Treviso prese forma la
prima società ("Compagnia") italiana e iniziaro a
essere organizzate le prime competizioni, aperte a entrambi i sessi».
L’arco moderno nasce nel 1931 in Europa a Leopoli, città
polacca. E in quell’anno quindi nasce cosi’ la FITA (Federazione
Internazionale di Tiro con l'Arco) e diventa sport olimpionico a Monaco
nel 1972.
Il tiro con l’arco si ripartisce in arco olimpico, arco nudo
e compund. Nell’ Arco nudo si possono utilizzare solo archi
sprovvisti di sistema di mirino e di stabilizzazione supplementare.
Sono consentiti esclusivamente un poggia freccia (rest) e un bottone
elastico (ammortizzatore di torsione) ed un sistema di pesi che ne
fissi l'azione al momento del rilascio, l'insieme flettenti e riser
deve, da regolamento passare all'interno di un anello di 12 cm di
diametro.
Il termine Arco compound corrisponde alla parola “composto”
e risulta esser munito di particolari sistemi di demoltiplicazione
della potenza a mezzo di carrucole eccentriche che consentono di ottenere
la massima potenza a circa metà della fase di apertura dell'arco
per poi essere scaricata di circa il 60-75% (let-off) ottenendo così
sia uno sforzo fisico minore ed una maggiore velocità di uscita
della freccia che una miglior precisione Un'altra tipologia di tiro
con l'arco simile a quella praticata in passato è quella regolamentata
dalla prima Federazione Italiana Arcieri Cacciatori,(FIARC) poi diventata
Federazione Italiana Arcieri Tiro di Campagna, viene praticato su
percorsi naturali il tiro istintivo su distanza sconosciuta e parabola
da stabilire osservando solo il bersaglio e non l’arco.
Le squadre costituite da circa 4-6 partecipanti occupano tutte le
piazzuole libere e ruotano sino al termine del percorso. La pratica
è ripartita in: tiro a sagoma fissa e mobile con varie tipologie
di percorso, tracciato e battuta e tiro al volo o la pesca con l’arco.
Questa e’ solo una panoramica generale di quello che e’
il tiro con l’arco ma per sorvolare la parte tecnica e afferrare
la bellezza di questa storica e ancestrale disciplina basta soffermarsi
a riflettere sull’equilibrio della pozione del corpo, sulla
concentrazione giusta da avere mentre basta uno spostamento di aria
per cadere in errore e deviare la freccia. Cosi’ si puo’
capire quanto contano le cifre, i numeri, l’allenamento, e come
l’uomo possa migliorare la percezione di se, dello spazio che
lo circonda e delle distanze grazie a questo sport.
Ad esempio domenica 21 marzo, il primo giorno della primavera, in
un cielo grigiastro, durante l’interregionale degli arcieri
delle Alpi, presso Rivoli, Danilo Benedetto e’ riuscito a immortalare
la magia del momento in cui gli arcieri si preparano a tirare, qualche
attimo prima del tiro, quando la tensione raggiunge l’apice.
L’arco nudo richiede particolare attenzione a non farsi male
al viso ma quando c’e’ passione tutto il resto non conta
e come un respiro profondo così l’arciere scocca la freccia
in un attimo misto di determinazione, calcolo, studio, paura e rischio
di sbagliare.
Maria
Letizia Crescenzi
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Zoom
parco e Bolder beach
Quando i pinguini fanno la differenza
L’estate
sta finendo e la pioggia di questi giorni sembra voler mettere un
punto a una stagione calda e abbastanza mite. Nei mesi di giugno-
luglio e agosto ideale per chi aveva solo i weekend o è rimasto
a Torino per le ferie sono state le piscine- comunali e private- un
ottimo contesto per il relax del piemontese. Un tuffo in una delle
abitudini immancabili per chi amava crogiolarsi sotto il sole o rinfrescarsi
anche con il cloro e ha visto nella piscina la risposta ai suoi desideri
.
A Venaria, la piscina privata è stata gremita di gente sdraiata
sul cemento e il bagnino ha controllato con molta cura che i bimbi
non venivano disturbati dai tuffi dei giovani, le prime settimane
di giugno sono stati chiamati i vigili urbani per riportare alla calma
comitive troppo chiassose , ingombranti, sfrontate e pericolose per
i bimbi in acqua. Il parco la Pellerina ha offerto come tutte le estati,
l’alternativa di una distesa di verde alla piscina piena di
gente ; infatti chi non voleva necessariamente bagnarsi poteva sdraiarsi
sul prato immenso e, purtroppo, anche dispersivo. Per citarne altre;
la piscina in Corso Lombardia con i suoi i lettini gratuiti, vasca
di 25 metri e prato adiacente e quella di Borgaro, la PolisPolisportiva
Uisp River Borgaro Palazzetto Sport che offriva il verde, lettino,
ombrellone, una piscina olimpionica, con sufficiente spazio per bimbi,
ragazzi scalmanati e chi voleva nuotare in tutta pace.
Vi è anche chi non si è accontentato di qualche bracciata
e un tuffo e ha preferito allontanarsi un po’ ma scatenarsi
con i parchi acquatici: da Ondaland a VicoLungo completo di animazione,
discoteche e solarium a Cupole Lido, altrettanto noto sito a Cavallermaggiore
(Cuneo) o Atlantis, a San Secondo di Pinerolo in provincia di Alba,
ricco di animazione e discoteche anche il Bolle Blu di Borghetto Borbera,
con l’inconfondibile laser show.
Una realtà in crescita tra le varie grandi piscine e i parchi
acquatici è stato il bolder beach che assieme all’adiacente
Zoom parco hanno saputo inserirsi nel panorama delle piscine e dei
parchi degli animali facendo pubblicità di sè a 360
gradi; passa parola, manifesti stradali e pubblicità televisiva
per non parlare del sito del bolder beach ( www.bolderbeach.it per
la piscina con i pinguini e www.zoomtorino.it per gli animali) curato
e dai colori vivaci.
Il responsabile marketing della struttura ha accettato di rispondere
ad alcune mie domande:
L'aflusso maggiore è stato ad agosto oppure anche a
settembre vi sono molti ingressi?
«Luglio ed agosto sono i mesi di maggior affluenza di Zoom
+ Bolder Beach, le visite al solo parco Zoom raggiungono buoni numeri
anche nei mesi di giugno, maggio e settembre»
Il pubblico prevalente sono i bambini con le famiglie ?
«Assolutamente si»
Quanti abbonati avete?
«Quest’anno il parco ha fatto circa 400 abbonati,
un buon risultato considerando che siamo in una situazione di “under
construction”»
Entro quando è previsto che vengano finite alcune aree
dello zoom parco che ho visto essere incomplete?
«Il parco verrà ultimato in diverse fasi: nel 2010
agli attuali exibit si aggiungeranno il Madagascar e l’arcipelago
Asiatico, nel 2011 la Savana secca e dopo il 2012 la Savana umida
e il Sentiero Indiano»
Vi è più affluenza al parco animali o alla piscina
con i pinguini?
«L’affluenza dipende molto dalle condizioni atmosferiche,
la stagionalità e la capacità ricettiva del parco sono
decisamente superiore a quella della piscina»
E' la stessa gestione che si occupa del parco animali e della
piscina o sono due cose distinte?
«La società che gestisce è la stessa»
Oltre allo staff “umano” i protagonisti sono stati quindi
anche gli animali. La tigre avanzava lenta sotto gli sguardi della
folla e gli uccelli svolazzavano veloci mentre i falconieri descrivevano
la specie e i pinguini si guardavano circospetti . Tutto questo fà
del parco di Cumiana una tappa quasi obbligatoria, nonostante come
molte altre piscine, bisogna armarsi di un po’ di pazienza nel
far la fila all’entrata o al bar-punto di ristoro. Comunque
vale la pena almeno una volta esplorare quest’oasi deliziosa
per chi ama gli animali o semplicemente immergere i piedi nella sabbia
che circonda la piscina. Lo stesso responsabile marketing ci tiene
comunque a precisare che sono una cosa a sé rispetto ai parchi
acquatici:” In realtà noi consideriamo Bolder Beach un
habitat per gli “umani”, un’oasi per rilassarsi
e rinfrescarsi, da alternare alle varie attività del parco
nostro. Il nostro interesse principale è far conoscere al pubblico
il mondo animale ed il suo habitat, sensibilizzare le persone sulle
tematiche legate all’ambiente ed alla conservazione (naturalmente
siamo ancora in una fase di start up, con il crescere della struttura,
cresceranno anche le attività legate alla nostra mission)”
Quindi non sono interessati solo al pubblico delle piscine (tipo moby
dick, le Cupole, Ondaland, etc) ma anche e soprattutto a un pubblico
sensibile a certe tematiche.
Maria
Letizia Crescenzi
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Sorridendo
con Luciana
"Col cavolo che
piangiamo con te"

Nel
bene e nel male la nostra è una società che fa piangere
ma laddove si può anche ridere. Basta vedere il lato ironico
di ogni faccenda, non essere patetici o cinici, non sorridere delle
disgrazie altrui ma capire quando intervenire con la battuta, ingigantire
ogni difetto, ansia, mania moderna per portarla all’esasperazione.
Non piangere ma riderci su. Chi meglio dei comici puo’ fare
questo? I Gem boy ridicolizzano il testo “Sincerità”
di Arisa, facendo “Fatalità” (“Fatalità,
per chi non lo sapesse, fu un brano di enorme successo composto dal
gruppo sassarese de “I Bertas” n.d.r.), ricordando con
il loro modo di fare demenziale che tanto prima o poi si deve morire,
imitando la canzone ma stravolgendo le parole.
Loro riescono a farlo rubandoti un sorriso. Il potere della comicità
non conosce confini; ironia e autoironia di Zelig, Colorado Caffè
e Buona la prima dove Alez e Franz e molti altri dimostrano il loro
talento di improvvisazione.
Luciana Litizzetto è oggi una delle figure di culto nel panorama
della comicità italiana. Non perdona niente e nessuno e con
il suo modo dissacrante ne esce vittoriosa con oltre un milione di
copie è in testa alla classifica dei libri più venduti.
Con frasi a volte volgari e sfrecciatine provocatorie ci racconta
una verità senza omettere dettagli disgustosi. Passa come un
treno in rassegna i momenti di convivenza quotidiana con mariti pigri,
i fatti violenti, i politici e le invenzioni tecnologiche moderne
discutendone la reale efficacia.
Ora si presta a recitare il ruolo di un insegnante, professione svolta
dall’attrice già prima di darsi al mondo dello spettacolo.
La fiction si intitola: “A scuola” ed è dedicato
al mondo dei giovani, si girerà a Torino da giugno fino a Natale.
Nel
suo Iolanda furiosa critica i trailer di film violenti prima di un
cartone animato. Perchè se porti tuo figlio a vedere qualcosa
di “innocente” non è molto coerente avere l’anteprima
di “Jack lo squartatore”.
Nata a Torino, città in cui vive ancora oggi il 29 Ottobre
del 1964 e diplomatasi in pianoforte nel Conservatorio della sua città
nel lontano 1984, si è poi laureata in Lettere alla facoltà
di magistero nel 1990. La sua biografia quindi mostra tutta la versatilità
di questa piccola grande comica.
In seguito, per ben nove anni si è dedicata all'insegnamento
della musica nelle scuole medie. Tra il 1988 ed il 1990 ha frequentato
la scuola di recitazione dell’ ”I.D.A.S.”(Istituto
d’Arte e Spettacolo) e ha cominciato così la sua carriera
come doppiatrice e autrice di testi per i suoi primi spettacoli: Lacrime,
Sogni e Sesso.
Nel 1992 partecipa alla trasmissione "Avanzi" su rai tre.
E con la canzone “Naziskina” è autrice alla quarta
edizione del Festival di Sanscemo. Nel 1993 è presenza fissa
nel programma "Cielito Lindo", in onda su Raitre e condotto
da Claudio Bisio ed Athina Cenci, dove presenta il già ricordato
personaggio di Sabrina . A fianco di Piero Chiambretti alla radio
per la conduzione di un "Hit parade" radiofonica e nel 1998
è stata ospite di alcune puntate di "Mai dire gol",
il programma domenicale della Gialappa's Band, e dal 24 Marzo è
apparsa nella ripresa del programma "Ciro, il figlio di Target",
dove ha presentato i suoi personaggi.
Interviene come ospite da "Matricole" su Italia 1 al "Maurizio
Costanzo Show". Ad Aprile 2001 ha esordio alla radio "Le
parole che non ti ho mai chiesto", inerente i problemi nei rapporti
di coppia.
Luciana Littizzetto nel film "Ravanello pallido" è
protagonista e cosceneggiatrice. Il libro Col cavolo, edito nel 2004
è solo un esempio di come riesca a diffondere sorrisi attraverso
la penna; un altro è stato “Sola come un gambo di sedano",
rivede con la sua solita satira alcuni articoli apparsi su "Torinosette".
E lei stessa si presenta così: «Mi chiamo Luciana Littizzetto,
ma sono più conosciuta come Sabrina, Lolita o col nome di qualche
altro dei personaggi che interpreto nei miei spettacoli od in televisione;
questo un po' perchè spesso capita agli attori ed ai cabarettisti
di essere identificati con i propri personaggi, ma anche perchè,
oggettivamente, il mio cognome non aiuta molto ad essere ricordati,
ed io l'ho sentito storpiare e l'ho visto scrivere in tutte le maniere:
Litizzetto, Littizetto, Litizetto, o peggio ancora Letizzetto, Attizzetto,
e chi più ne ha più ne metta».
«Ho subito notato una costante che mi avrebbe accompagnato per
tutta la carriera, e cioè il pregiudizio per cui una donna
non può far ridere: gli uomini possono permettersi di fare
battute con doppi sensi, e di loro si ammira la comicità, ma
se una ragazza prova a fare una battuta simile viene guardata male...anche
in televisione, è sempre molto difficile essere chiamata come
ospite se non sei una strafiga...ma bando alle lamentazioni e proseguiamo».
Luciana, piccola e piena di comicità: facci ridere che ne abbiamo
bisogno!!
Maria Letizia Crescenzi
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Nobiltà,
buongusto, etichetta
Gli “anti-trash” di oggi

La
nobiltà d’animo è quella più profonda e
ammirata dai ben pensanti e vi è la nobiltà dei comportamenti
che è più formale e concerne l’atteggiamento,
il modo di porsi al di là del proprio carattere.
Il galateo odierno insegna come disporre le posate e dinanzi alla
tavola imbandita non bisogna assolutamente dire: «Buon appetito»
La sedia non deve essere sita ne troppo lontana né troppo vicina:
i gomiti vicini al corpo ,le buone maniere inoltre insegnano di non
riempire mai il bicchiere fino all'orlo, di bere a piccolo sorsi e
di non di versare altro vino se non avete prima terminato quello già
versato.
Negli ultimi anni, grazie alla globalizzazione che avvicina l'enogastronomia,
vi è un riemergere dell’estetica che si affaccia in modo
preponderante nell'attuale società andando a scontrarsi con
tutta quella serie di atteggiamenti informali e talvolta “trash”.
Non si pensi solo alla compostezza a tavola bensì ad un panorama
di più vasto, in cui è il design che domina la scena.
Infatti il design stesso è il principale modo di comunicare
il buon gusto dei nostri tempi.
Abbiamo quindi un ritorno del buon gusto, dettato da fruitori e consumatori
sempre più selettivi: se è vero che ora si va a tavola
anche in maglietta, è vero anche che si va al ristorante e
si notano particolari che prima la persona media ignorava. Non è
un nuovo galateo ma una “sensibilizzazione alla qualità”
con cui, i ristoranti che pensano ad ostentare lo sfarzo non accompagnato
in modo coerente da una cucina di un certo livello, dovranno fare
i conti per evitare di essere “Kitsch” e quindi out, fuori
moda, fuori dal commercio di snob ma anche di semplici ragazzi raffinati.
A volte l' etichetta non e' il prodotto di finzione ed esibizionismo
ma un atteggiamento costituito da abitudini di vita quotidiana che
alla fine diventano”spontanee”.
Un osservatore della società moderna che volesse estrapolare
dove vi sono ancora atteggiamenti nobili di certo la sua impresa sarebbe
ardua ma arriverebbe a buon fine. Ragazzi che irrompono nella città
con stile ed eleganza, curati e come dandy sanno benissimo cosa sia
la classe (prerogativa di un elite) oltre che lo stile (prerogativa
anche della massa). Camminano per le strade delle grandi città
o dei piccoli paesini (in gergo si dice “struscio) con i capelli
incollati talmente son pieni di poltiglia gelatinosa, l'abito sempre
in ordine, come se fossero appena usciti dalla trasmissione “Il
Brutto Anatroccolo” - trasmissione Mediaset in cui venivano
valorizzate, sistemate e talvolta anche ritoccate persone che si prestavano
al gioco - mani curate, scarpe lucidate, gemelli cintura e borsa abbinata,
le sopracciglia perfette, la pelle depilata. Il nuovo dandy è
anche un modo di vivere: sempre pacato, con self control. Ad esempio
non adopera mai epiteti volgari e non grida.
Incrocio tra modernità e antichità: un weekend di benessere
tra i salotti della nobiltà piemontese; allo Ianua Hotel organizzano
visite al centro storico di Ovada tra logge cinquecentesche e Chiese
barocche, visita guidata al Castello di Piovera con the delle 17 nella
serra e lezione di galateo. Al rientro il Rituale del Benessere, un
rilassante percorso di sauna, bagno turco, idromassaggio.
Convenzioni e etichette per evitare abusi, volgarità e mancanza
di pudore, vi sono anche nelle varie chat room, blog, spazi personali
e forum, nonché posta elettronica, messaggistica istantanea
e SMS, esistono dei codici di comportamento sia scritti che non scritti,
non mandare o inoltrare posta indesiderata, evitare di usare le MAIUSCOLE
per enfatizzare poiché è come se tu stessi "urlando.
Si parla di restituire nobiltà alla politica, evitare quindi
che sia strumentalizzata per procurare vantaggi personali invece di
procurare benessere condivisibile generale.
Alcune
ricche famiglie anelano al titolo nobiliare. Alcune menti eccelse
furono e vengono tuttora “premiate” con titoli nobiliari,
grandi artisti o scienziati.
Principe, Duca, Marchese, Conte, Visconte, Barone, Nobile, nonché
Signore, Cavaliere Ereditario, Patrizio e Nobile ecco i titoli nobiliari
in ordine gerarchico.
Il dominio dei Savoia, storicamente unificò il Piemonte portandolo
ad avere una rilevanza internazionale ma oggi associata al loro nome
vi è una raffica di accuse a vario titolo (Vittorio Emanuele;
associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione,
alla corruzione, al falso e gioco d'azzardo.) Mentre Silvia di Savoia
è amata e continua la sua attività di Infermiera Volontaria
partecipando anche a missioni di emergenza all'estero (Romania; Iraq)
e in Italia (em. Profughi Kossovari; em. Terremoto in Molise ecc.).
Riceve a Modena, nel 2002, il premio "Profilo Donna".
Per chi vuole approfondire l’evoluzione storica dal Rinascimento
alla Rivoluzione Francese vi è Dewald Jonathan con il suo La
Nobiltà europea in età moderna in cui descrive, anche
adoperando dati statistici le ricchezze accumulate e il potere politico
senza tralasciare di descrivere l'evoluzione degli stili di vita della
nobiltà all’interno della società. Case antiche
della nobiltà in Piemonte: analisi dello Stato Sabuado attraverso
i suoi castelli, pubblicato nel 2006, autori vari o Nobiltà
e Stato in Piemonte. I Ferrero d'Ormea. Atti del Convegno (Mondovì,
3-5 ottobre 2001).
Uno dei romanzi storici Il Gattopardo parla della differenza tra un
nobile di origine e un “arricchito”. Don Fabrizio era
il nobile in decadenza che si contrapponeva come figura del romanzo
al nuovo arricchito sindaco del paese Calogero Sedara nel romanzo
di Lampedusa pubblicato nel 1958. È Tancredi, il nipote di
Don Fabrizio nel comunicare al Principe la decisione di unirsi alle
truppe piemontesi, che esclama: "Se vogliamo che tutto rimanga
come è, bisogna che tutto cambi!" A questo punto Don Fabrizio
comprende che non può opporsi in alcun modo al cambiamento
imminente.
Se Don Fabrizio avesse magicamente il potere di vedere il mondo di
oggi si troverebbe ad ammirare la compostezza di alcuni sommelier
o la raffinatezza dei dandy e a mettersi le mani nei capelli dinanzi
all’inciviltà e la volgarità di molti, plebei
e non. Le buone maniere rientrano nell’educazione ma spesso
sono un qualcosa di innato, istintivo ad alcuni e lontano mille miglia
rispetto ad altri. E l’ignoranza non perdona; tocca tutti i
vari strati del tessuto sociale, si può diffondere a macchia
d’olio e esser usata come alibi per azioni veramente poco “nobili”.
I valori della nobiltà se così si possono chiamare sono
quelli che si tramandano di padre in figlio e che ogni discendente
deve sentirne il peso, perchè ciò che la famiglia ha
fatto deve essere sempre ricordato e valorizzato , modernizzando ma
conservando al tempo stesso la tradizione di una classe. Avere come
obiettivo il prestigio e non il guadagno considerato “volgare”.
L’onore, nato in ambito aristocratico e successivamente diffuso
nelle altre classi sociali, doveva essere salvaguardato a tutti i
costi. Oggi c’è da valorizzare quello che è già
elegante e migliorare quello che non lo è, al di là
di alcuni dettagli del galateo che non si amalgamano bene con la società
attuale.
Maria
Letizia Crescenzi
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Un
sms e ti lascio amore mio
La nuova generazione

Alcuni
ricordano gli anni in cui bisognava fare la coda alla cabina telefonica
per parlare, e i cellulari che iniziavano a comparire erano esclusiva
di pochi. Ed erano grandi e poco maneggevoli, oppure gli anni in cui
non esistevano i televisori piatti o le macchinette fotografiche digitali.
Le generazioni odierne hanno la fortuna o sfortuna a seconda dei punti
di vista di vivere in un mondo dalla tecnologia avanzata, sofisticata
e più si va avanti più studiosi e pensatori si chiedono
dove arriveremo, quali sono le conseguenze.
La radio oramai è diventato accessorio superfluo in alcune
case, infatti o si ascoltano le reti minori in tv come All Music o
MTV per i video oppure si usa il computer dove molti giovani scaricano
i brani con emule
Il problema alla base è che in parallelo ad un’evoluzione
tecnologica c’è stato da parte di molti genitori un lassismo
in cui si tende più a lasciar libero e barcollante in un mondo
pieno di input il figlio.
Se il genitore stesso trascura il figlio o la casa per tenersi in
forma in centri estetici o palestre non si può pretendere che
il figlio abbia un senso del dovere domestico; anche se è capitato
di assistere anche a casi in cui il figlio è più responsabile
del padre!!
Troppo facile da parte dell’anziano puntare il dito verso una
generazione vuota di valori, in realtà proprio come il signore
di una certa età brontola e quindi spesso manca della virtù
della pazienza cosi il giovane se non è stato educato manca
di educazione e non ha sempre il valore del rispetto. Ci sono ancora
molti ragazzi che potenzialmente sono ricchi di valori solo che a
volte lo manifestano in modo diverso rispetto a un tempo. Invece della
lettere d’amore l’E-mail? Sempre amore alla base c’è.
Laddove invece i valori mancano c’è da stimolare il genitore
a riprendere il suo ruolo non autoritario ma autorevole. Una persona
autoritaria è una persona che dice di “NO” senza
necessariamente spiegare il perché, invece una persona autorevole
spiega le sue motivazioni. Anche i professori si lamentano dell’insolenza
della massa.
Nel 68 la massa era ribelle ora è modaiola e considerata “
vuota “ dai grandi.
Invece quando si pensa alla cronaca nera, agli omicidi passionali
non ci dimentichiamo che la storia insegna che il delitto passionale
era una delle “abitudini criminali” come il delitto d’onore
che caratterizza anche periodi storici dell’800. In alcuni aspetti
l’uomo, giovane o anziano, uomo o donna più avere comportamenti
più o meno convenzionali, più o meno delinquenziali
al di la del periodo storico o dei mezzi tecnologici a disposizione.
Il problema della violenza è alla radice; come evitare che
si arrivi a un comportamento che i sociologi definirebbero deviato?
Troppa libertà, la ripetitività dei mass media amplifica
quello che un tempo era il passa parola del vicinato, mass media che
a loro volta indagano cercano di spiegare il perché e il per
come questa generazione agisca così
E’ cambiato solo il contorno, ovvero sia i mezzi a disposizione
o la metalità disinibita e il modo di pensare?
Laddove vi erano le prostitute che si offrivano per massaggi sui giornali
e oggi ci sono ancora, oggi c’è anche Internet ove tramite
immagini amatoriali si offrono sfruttando uno dei mezzi più
potenti e di diffusione esistente
E’ il mezzo che fa l’uomo ladro; anni in cui non esisteva
Internet le 13 enni non si spogliavano via web e quindi è vero
che certi mezzi in mano a incoscenti sono pericolosi ma le stesse
giovani sfrontate anni prima erano quelle che facevano vedere cosa
avevano dentro i vestiti magari in bagno a ricreazione. Ora lo fanno
e lo mettono su Internet.
L’esibizionismo
ha assunto misure così elevate che oggi per avere i 5 minuti
di fama citati da Woody Hallen basta essere protagonisti di un video
su “you tube” ed ecco che il centesimo volto appare. Esisti
perché appari. Ed ecco che la tecnologia da contorno, da semplice
mezzo non è innovativa, non cambia un qualcosa ma lo rende
manifesto e entra nelle vite di tutti ogni giorno. Infatti da secoli
l’uomo ha dato importanza all’apparire da sempre il vestito
e i gioielli o la macchina come vanità personale e simbolo
di ricchezza. Gli anni 80 sono stati anni un periodo in cui l’apparenza
era molto importante.
Il problema è quando lo si fa (mostrare) dinanzi a migliaia
di persone nel modo in cui lo fanno alcuni, giovani o adulti, dimenticando
il buon senso, ecco che diventa una questione etica cosa mostri e
perché.
L’abuso fa male; l’abuso di cibo, di droga, di alcol,
e così l’abuso di Internet.
Se un marito la sera preferisce chattare invece che comunicare con
la moglie c’è un problema di fondo, se i ragazzi comunicano
tramite sms ma dal vivo non ritrovano quello che è il comunicare
vero con un gesto uno sguardo o utilizzando l’italiano corretto
senza troppe abbreviazioni come “Ke” c’è
sempre un problema alla base. Se un adulto dimentica il cellulare
acceso in chiesa o teatro non va incriminato o condannato ma deve
chiedersi che esempio è per i suoi figli e quindi spiegare
al figlio di non fare come fa lui.
Se una coppia si lascia tramite sms c’è da interrogarsi
se quello è comunque comunicare o è un tirarsi indietro
rispetto alla comunicazione. In questo caso infatti c’è
paura di affrontare la persona direttamente guardandola in faccia
e si cerca a tutti costi un modo alternativo anche diventando ridicoli.
Questo è abuso di un mezzo che deve restare un contorno alla
propria vita, non bisogna mai diventare vittime o schiavi o drogati
di un cellulare o dare troppa importanza a una frase scritta da persone
lontane su un forum di Internet o aggiungere contatti su face book
(il nuovo modo di trovare persone del passato che altrimenti non avresti
mai chiamato) comportandosi come fossero grandi amici persone che
dal vivo avresti ignorato o vi era antipatia. Non dimenticarsi detto
in altre parole della realtà delle cose in questo virtuale
preponderante.
Internet ovviamente stimola molto la curiosità e come vi è
curiosità per il contatto perso in gioventù cosi è
giusto esser curiosi sull’ultima notizia e leggere le notizie
on-line o se si ha un dubbio su una parola cercarla on-line su Google
con “strumenti per le lingue” o su Wikipedia. Internet
è cultura a 360 gradi non solo un modo per essere visibili.
Questo dovrebbero insegnare i genitori ai giovani che di tecnologia
abbondano e ne abusano, spiegare il tutto con una dose di autorevolezza
e non di autoritarismo. Inoltre il telefonino può tranquillizzare
il genitore ansioso di trovar sempre il figlio reperibile ma bisogna
spiegare a chi si avvicina al mondo dei telefonini che certe suonerie
sono a pagamento e spesso si tratta di un pagamento troppo oneroso
per cambiarla sempre con la canzone del momento. E che è bello
guardare in faccia una ragazza e dirle:” solo tu mi fai sorridere
così” al di là di ogni smile usato a fine messaggio.
Maria
Letizia Crescenzi
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Passeggiando
sotto un debole sole
I Giardini Reali

Dopo
anni di abbandono in cui fu anche preda di atti di vandalismo (1945-1960)
il complesso di Venaria Reale - uno dei più grandi "contenitori"
europei avente una superficie totale di circa 80.000 mq. calpestabili
ed un volume di circa 480.000 mq. - è stato dato nel 1960 in
consegna alla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici
del Piemonte che ha iniziato un primo cantiere di restauro nel 1961.
I lavori concernevano il completamento di 24.000 mq. di coperture,
il restauro statico per circa 120.000 mc., il rifacimento di solai
e murature, stucchi, infissi e impianti tecnologici, grazie a fondi
ordinari a fondi FIO, eliminando così il rischio di crollo.
C’ è stata agitazione alla Reggia di recente è
stata oggetto di un fatto di cronaca.
In 175 sono andati davanti la Prefettura e la Provincia di Torino
discutendo con i sindacati e il vicesindaco della Reale Ippolito Salvino
sul contratto di lavoro che con la nuova gestione della Rear i dipendenti
della Reggia potrebbero veder diminuito il loro stipendio. Inoltre
è previsto l’annullamento della quattordicesima e riconoscimento
della mutua solo dopo il terzo giorno di malattia. «Sono condizioni
inaccettabili».
I dipendenti della Reggia di Venaria sono pronti ad incrociare le
braccia.
Nei giorni passati in cui Torino è stata protagonista di alluvioni
è avvenuto il miracolo: davanti la Reggia non vi era la solita
fila megagalattica, la gente era restata a casa vedendo il tempo incerto
e per chi vuole godersela con tranquillità è l’occasione
ideale.
La natura che fa da scultura: alberi chini su massi di pietra, bronzi
che imitano cortecce imponenti e sterminate distese di verde.
Il sito della Reggia di Venaria ne parla cosi: «È in
corso il completamento del Giardino delle Sculture Fluide nel Parco
basso dei Giardini con l’inaugurazione delle nuove opere d’arte
contemporanea del maestro Giuseppe Penone.
Dal mese di giugno nei Giardini, nei pressi delle fondamenta del Tempio
di Diana, saranno aperti al pubblico anche i nuovi Labirinti, spettacolari
realizzazioni di fiori e verzura nei quali ci si potrà immergere
intrattenendosi con le diverse attività proposte».
E dentro la Reggia, dipinti, immagini di nobili sui muri come spettri
appaiono con le loro storie che si possono anche ascoltare da voci
di sottofondo.
Vestiti d’epoca e ricostruzioni di Torino attraverso un modellismo
impeccabile.
Una serie di installazioni multimediali permanenti, messe in relazione
con ritratti, armi, armature llustra la millenaria storia dei Savoia
dalle origini sino al 1831, quando si estinse il ramo principale della
dinastia.
La Reggia offre la possibilità di scegliere tra una passeggiata
nel verde o una dentro la struttura e quando saranno completati i
lavori di restauro darà ancora di più il meglio di sè.
Maria
Letizia Crescenzi
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Ma
la Notte no!

E’ notte. L’immagine del capoluogo piemontese
ingloba nuove sfaccettature: Torino si veste di abiti diversi. L’oscurità
non nasconde i peccati di chi abusa delle illuse bambole dal corpo
cosi perfetto da sembrare un manichino.
Si sente pulsare il cuore di questa città, dietro l’angolo
di locali eleganti: vibrano le sensazioni amplificate dall’eccitazione
della gente che balla, e incalza violenta la sete di divertimento.
Sfogare i propri stress con la musica assordante che ci stimola a
lasciarci trasportare. Uomini vicini a commentare i corpi delle cubiste
che mostrano e ancheggiano, lasciano poco all’immaginazione
ma non si fanno toccare.
Ma la notte non è solo questo; è anche il barcollare
di gente ubriaca, i vetri rotti per terra dell’incidente avvenuto
per l’aver bevuto troppo: perchè il buio ha reso difficile
la guida e certe curve prese a una certa velocità diventa presto
causa di morti atroci.
Gente che si trasforma come Dottor Jeckill e Mister Hide; trasformazioni
in meglio o trasformazioni in peggio.
Non si può chiedere alla notte di essere meno buia o meno affascinante
; cosi tentatrice come il diavolo, cosi pericolosa.
Parole accennate del mendicante che dorme per terra e ragazze sempre
più giovani si apprestano a far follie.
Negli ultimi 10 giorni del mese di ottobre a Torino sono finiti in
manette per l’ uso di sostazne stupefacenti 55 tra extracomunitari
e italiani. Non era mai successo di arrivare ad un numero tanto elevato,
in tutto il 2006 gli arresti per questo tipo di reato erano stati
appena 850. Sono cambiate anche le modalità di spaccio, a cominciare
dall’arrivo delle donne-pusher, ormai sempre più numerose,
soprattutto in determinate zone della città. Si tratta quasi
sempre di nigeriane. Il secondo allarme è la crescita davvero
preoccupante del consumo di ecstasy una diffusione che tocca soprattutto
giovani e giovanissimi, quasi sempre tra il «popolo» delle
discoteche. Maxi operazione notturna all’interno di un locale
di via Stradella a Torino. Si tratta dell’ ex “Mercury”.
Almeno 16 immigrati, tra spacciatori e clandestini, sono stati arrestati
Ma la notte non è l’Inferno; è solo diversa nella
sua oscurità ed è legata spesso al mondo dei locali,
dei pub e delle discoteche.
Incontro Caterina, 28 anni ha lavorato per circa dieci anni (dai 14
ai 26) per vari locali del Piemonte e della Lombardia (Il Loft, L’Hennesy
a Torino e il Magica a Crema ad esempio) e definisce la discoteca
come il riflesso di quello che c’è di giorno: è
solo un raduno, un raggruppamento di persone che sono le stesse che
magari al mattino ti vendono il pane.
Perchè
tu hai smesso?
Caterina:
“Io ho smesso solo perchè il mio lavoro non era conciliabile
con il lavoro di insegnante e il fatto di dover andar tutti i weekend
in determinati posti facendo molto tardi ha pesato. Inoltre quando
sei più giovane non te ne accorgi ma a 24 anni cominci a leggere
la malignità degli sguardi altrui e questo ha cominciato a
infastidirmi.”
E
quindi cosa ne pensi del modo di divertirsi di molti ragazzi?
Caterina:
“Non credo che la discoteca sia un luogo di perdizione.”
Cosa
ne pensi degli scandali legati al mondo della droga e quello dei locali?
Caterina:
“Io non ne vista girare. A volte vedevo qualcuno “fatto”
di suo ma non ho visto nulla ne nei camerini ne nei locali dove andavo
io.”
All’Opera Music Villag il vocalist urla al microfono pubblicizzando
il locale.
Come
si chiama?
“Sergio
Flash”
Età?
“Ho
50 anni”.
Quanti
anni sono che lavori come vocalist?
Sergio
Flash: “Ho iniziato come dj nel 75 e in contemporanea facevo
il vocalist animando le serate nelle varie discoteche.”
Hai
sempre lavorato all’Opera di Alpignano o anche altrove?
Sergio
Flash; “Ho lavorato al College. Ho fatto il Tour Tim nel 2000
poi feste Malboro, Chesterfield quando ancora si potevano promuovere
le sigarette . Martedi e domenica alla Rotonda, il venerdi sera al
kilometro 5 a Torino. Dal 5 ottobre tutti i venerdi al cubo a Cuneo.
( da non confondere con il Kubo a Torino)”
Si
può dire che ne ha viste di tutti i colori o è d’accordo
con Caterina, cubista che ho appena intervistato che la discoteca
non è un luogo di perdizione?
Sergio
Flash: “Ci sono discoteche e discoteche. Locali di tendenza
con musica estrema, ad esempio la tecno dove ci va un certo tipo di
gente. L’Opera con il latino americano ed il commerciale invece
è piu tranquilla. Se c’è un dj commerciale ad
esempio Prezioso o Fargetta è diverso.”
Cosa
ne pensi degli scandali legati al mondo della droga e quello dei locali?
Sergio:
“Esserci c’è ma non come dicono alcuni in modo
sfacciato. Tranne quello dei vip che fanno ciò che vogliono.
Infatti a mio giudizio gli scandali sono usciti più attinenti
al mondo dellle persone famose.”
Sono
pochi o molti i locali con la guardia all’entrata come all’Opera?
Sergio:
“Ormai l’italia è piena di rumeni, croati, africani
e automaticamente c’è gente che non ha capito il senso
vero della discoteca. Sono abituati a bere perchè è
nella loro cultura quindi a mio giudizio c’è bisogno
di controllo. Nei locali di grossa capienza è difficile cercare
di contenere la delinquenza: l’Opera è con più
sale e c’è bisogno di più guardie. Perde anche
l’immagine con le risse. La sicurezza deve essere commisurata
quindi alla grandezza del locale”.
Non
pensa che con l’entrata economica aumenti la possibilità
che entri qualche malintenzionato?
Sergio:
“Purtroppo gente che non si comporta bene c’ è
anche tra le persone agiate, bisogna vedere che tipo di gente entra.
Una donna ha guardato un altro ragazzo tra ricchi e si è creata
la rissa.”
Due
persone ottimiste mostrano una Torino comunque divertente e tranquilla
ma la notte a Torino è problematica da vivere e rischiosa per
molte persone oppure è solo ( per citar Caterina): il riflesso
di quello che si vive di giorno?
Intanto la notte è vicina e non aspetta. La notte cala su tutta
la città e non avverte nessuno quando il divertimento diventa
spericolato.
Maria
Letizia Crescenzi
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Siae:
Società Invadente
Ambigua ed Ermetica

La
funzione istituzionale della SIAE consiste nell’attività
di intermediazione per la gestione dei diritti d’autore. La
SIAE concede, quindi, le autorizzazioni per l’utilizzazione
delle opere protette, riscuote i compensi per diritto d’autore
e ripartisce i proventi che ne derivano.
Report ha dedicato un servizio a cura di Bernardo Iovene il 4 ottobre
del 2001 sulle problematiche di questa società pubblica a gestione
privata.
La Siae decide chi deve guadagnare e su cosa e durante il servizio
di denuncia di Report sono emersi alcuni punti importanti : il primo
è che a guadagnare di più sono le case discografiche,
come la Emi la Warner, la Sony ecc. La Siae guadagna anche su concerti
gratuiti come quelli del primo maggio e anche se il concerto è
in perdita la Siae ha comunque la sua entrata.
Le maggiorazioni vanno anche agli autori ed editori di musica classica
e contemporanea. in questo caso, autori ed editori ricevono dalla
Siae diritti che superano 6 volte quello che l'organizzatore ha pagato
alla stessa Siae. Quindi se per un concerto in chiesa si guadagnano
150 euro l’autore che a volte può essere un organista
da solo o qualche composizione banale di un violoncellista arriva
a prendere seicento euro considerato anche il fatto che i concerti
si ripetono durante il giorno a diversi orari.
La Siae guadagna dalla musica degli ascensori e dalle casse di amplificazione
nei bar ( un gestore di un bar a Report dichiarava di pagare circa
45 euro per ogni cassa alla SIAE) ; anche allo stadio, l'inno della
squadra diffuso prima e dopo la partita dagli altoparlanti deve essere
pagata a seconda del numero degli spettatori.
Secondo punto importante emerso dal servizio di Report è che
la Siae guadagna persino dagli enti che fanno beneficenza e dai venditori
ambulanti : c’è chi dice e non a torto che è un
miracolo che non bisogna pagare la SIAE quando si canta sotto la doccia!
Sono famose le campagne della Siae di lotta contro la pirateria ma
un cd è pirata magari solo perché non ha il bollino
SIAE. Appurato che il bollino si possa rompere durante l’apertura
del cofanetto bisogna ricordare che è posto persino sui cd
vergini come a supporre che vi ci si registrerà sopra qualcosa
: una sorta di pre-tassa su ciò che verrà poi comunque
ulteriormente tassato.
Quando la SIAE controlla la scaletta delle musiche di sottofondo o
di primo piano di un’emittente radiofonica come ad esempio Radio
dimensione Suono non si preoccupa se manda in onda brani protetti
o meno : si preoccupa solo del bilancio della stessa emittente.
Insomma il motto principale della SIAE sembra essere : Vendi? Allora
guadagni.
Non vengono protetti talenti nuovi ma vengono protetti gli interessi
della stessa SIAE, dei suoi membri (e come cerchia di persone è
alquanto ermetica) e premia i programmi radiotelevisivi classificandoli
secondo criteri discutibili.
Si può azzardare definendola una sorta di «mafia legalizzata
» ; non si uccide nessuno ma c’è un giro di potere
e soldi a volte poco chiaro e non molto equo.
Viene considerato varietà il programma della DeFilippi ma non
quello della Deusanio ; sembra che la Defilippi apporti più
creatività e faccia più spettacolo. Se le storie fossero
finte si potrebbe riconoscere una certa fantasia agli autori ma su
questo la direttrice della SIAE non si sbilancia….
Non vengono infatti retribuiti dalla SIAE i programmi di contenuto
strettamente giornalistico, in compenso il Maurizio Costanzo show
si perchè si reputa sia più un varietà ma Tempi
Moderni della Bignardi no.
La sigla di Onda verde essendo utilizzata come sottofondo non ha limite
: i suoi autori ed editori guadagnano un tot ogni volta che va in
onda invece la sigla del telegiornale ha il limite di mezzora : oltre
la mezzora non vengono più pagati. Quindi chi sceglie se mettere
o meno il sottofondo ha un bel potere.
E Report termina la sua inchiesta avvertendo di stare attenti agli
eredi ovvero sia i figli d’Arte : ad esempio l’erede dell’autore
della foto di Che Guevara che facendo il giro del mondo ne ha guadagnati
di soldi !!
Cosa è cambiato in questi ultimi anni, da dopo il servizio
di Report fino ad oggi ?
Novità interna all’ente è la nomina del nuovo
Direttore Generale
Domenico Caridi. Lo ha nominato il Consiglio di Amministrazione della
Società, in vista della scadenza dell’incarico di Angelo
Della Valle il 6 ottobre.
Una novità che riguarda i cittadini è che per facilitare
la tutela dei nuovi autori, la SIAE ha previsto, dal 1° gennaio
2007, la possibilità per i minori di età di iscriversi
all'ente di gestione collettiva con un apposito mandato che prevede
il pagamento di soli 29,24 € per l’imposta di bollo, in
luogo della normale quota sociale.
Il mandato garantisce la possibilità di depositare le opere
e ricevere i proventi derivanti dall'utilizzazione di queste per i
diritti conferiti alla SIAE, ma non comporta una vera e propria associazione
dell'ente (è escluso quindi il diritto di voto). Altra novità
: non è sufficiente, aver corrisposto il pagamento dei diritti
SIAE per poter trasmettere attraverso la radio un’opera protetta.
Occorre, corrispondere anche pagare i diritti connessi direttamente
alle imprese discografiche dovuti per la riproduzione dei brani musicali
con la sentenza N.00626/2007 resa l’ 8 giugno 2007 dalla terza
sezione penale. Per quanto riguarda i diritti d'autore, che si legga
dal vivo o che si proietti un filmato non cambia nulla: si paga comunque.
Inoltre nel 2005 è entrata in vigore l’eliminazione dell’esame
di ammissione alla SIAE per i musicisti che spesso si rivelava un
investimento di tempo e di soldi.
Negli ultimi anni, esattamente dall’ 11 luglio 2001 si può
sostituire il bollino SIAE che veniva posto sui cofanetti dei CD,
con un’autocertificazione che dichiara la presenza stessa del
bollino.
La Siae ha fatto una multa di 205 euro a 14 bambini di Chernobyl per
violazione del diritto d´autore. I piccoli, di età compresa
tra i 7 e 12 anni, avevano preparato un piccolo spettacolo per dire
grazie alle famiglie da cui erano stati ospitati. Con una canzone
popolare in bielorusso.
Per il titolare dell´ufficio Siae di Martina Franca i bambini
bielorussi avevano violato l´articolo 17 della legge numero
633 del 1941. Il reato che gli è stato contestato è
quello di esecuzioni di opera di ingegno senza preventiva autorizzazione
dell´autore. Bielorusso. «Una decisione sconcertante -
denuncia Angela Lobefaro responsabile pugliese di Legambiente Solidarietà
- soprattutto a conclusione di una meravigliosa esperienza . Vorrà
dire che la Siae si terrà i soldi e noi, nella mente, l´indelebile
ricordo dei sorrisi di quei bambini». Paolo Russo (03 settembre
2006)
Carlo Bixio, figlio d’Arte, lamenta che sono pochi gli anni
di retribuzione : dalla morte dell’artista il figlio ha diritto
di esser retribuito solo fino a 70 anni!
Adriano A., impiegato di 39 anni non è un figlio d’Arte,
non si è fatto mantenere economicamente quindi per anni dalla
SIAE e mi fa un’osservazione : se una persona acquista il cd
di Grignani e acquista anche l’album sempre di Grignani paga
due volte la tassa alla SIAE e ciò non ha senso : se la SIAE
è interessata a proteggere gli autori e in quel caso l’autore
è solo uno, Grignani appunto, che senso ha tutto ciò?
Resta ora da chiedersi quale delle due lamentele ha più senso
: a voi l’ardua decisione !
Maria
Letizia Crescenzi