Costume & Società

Inaugurazione dell’ Area12
Shopping Center a Torino

 
 


A
ndrea Agnelli, Michael Leclerc e Tommaso Dealessandri, hanno tagliato il nastro tricolore ma è stato il giocatore della Juventus, Claudio Marchisio con un calcio inaugurale ad un pallone a dare il via all’ingresso della Area12 Shopping Center di Strada Altessano, 141 a Torino. Giovedì 27 ottobre, dalle ore venti alle ore ventitre, il nuovo centro commerciale adiacente allo stadio della Juventus, ha preso vita attraverso il folto pubblico presente. Una serata vissuta all’insegna della prima notte dedicata allo shopping. Tanta la curiosità per il primo centro commerciale in Italia di queste dimensioni che, coniuga shopping e grandi eventi sportivi in un contesto unico, dedicato a tutti gli spettatori, ai tifosi, ma soprattutto alle famiglie. La scelta del nome, Area12, associa il concetto di area, intesa sia come area di rigore sia come spazio attrezzato e luogo d’incontro, mentre il dodici viene associato al concetto del dodicesimo uomo in campo, ovvero, il pubblico, i tifosi, le persone comuni.
All’interno di Area12 su una superficie di oltre 30 mila metri quadrati si trovano il primo ipermercato E.Leclerc-Conad di Torino, megastore specializzati, 60 negozi e una grande area food con bar e ristoranti. Un polo di aggregazione, divertimento, shopping e sport da vivere tutti i giorni, in completa tranquillità e sicurezza.
La bontà e la sicurezza di Conad incontrano la convenienza di E.Leclerc, leader europeo della grande distribuzione: il risultato è il nuovo ipermercato E.Leclerc-Conad, in grado di unire ?ducia, valori e risparmio, per soddisfare ogni giorno la voglia di convenienza con prodotti di alta qualità. Oltre 9.000 metri quadrati di assortimento dagli alimentari all’elettronica, e servizi innovativi per la spesa come il nuovissimo servizio Drive. “Il tempo non si può comprare. Però si può risparmiare.” Il servizio Drive di E.Leclerc-Conad è il nuovo modo di fare la spesa facile, gratuito e veloce come un click. www.leclercdrive.it
1 Scegli i prodotti su internet - 2 Ritiri la spesa in auto- 3 Riparti in cinque minuti
Novità, all’interno del nuovo ipermercato Leclerc nell’Area12 è il primo corner vendita diretto di ortofrutta T18. “Siamo davvero soddisfatti che il Gruppo Nordiconad, a cui l’insegna Leclerc appartiene – dice il Direttore Commerciale T18 Massimo Longo – riconoscendo la serietà con cui dal 1890 svolgiamo il nostro lavoro, contraddistinto da qualità e continui controlli per garantire, oltre alla bontà del prodotto, la sicurezza e freschezza alimentare dei prodotti stessi, abbia deciso di riservarci uno spazio tanto importante all’interno dell’ipermercato”.
“Grazie a questo punto vendita diretto, per noi una novità assoluta – afferma Edoardo Ramondo, AD del Gruppo T18 – il consumer potrà scegliere di acquistare direttamente i prodotti a marchio T18, che saranno immediatamente riconoscibili. Un’altra grande novità consiste nell’attivazione, fin dall’apertura, di campagne vendita e promozioni che di volta in volta seguiranno la stagionalità, inoltre i prezzi dei prodotti saranno sempre caratterizzati da un giusto rapporto fra qualità e filiera produttiva”. In occasione dell’inaugurazione, presso il corner T18 si troveranno frutta e verdura dell’autunno: dal porro con le altre verdure piemontesi, ai cachi, fino alle clementine di Calabria.

www.t18.it
info@t18.it

Adriana Cesarò

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La Calabria e l’Accademia del
Bergamotto alla Reggia di Venaria

 
 



Il calore della Calabria e l’essenza del bergamotto, un connubio, sviluppato attraverso le eccellenze dell’enogastronomia, hanno dato risalto alla Cena Regale Calabrese, svoltasi il 21 ottobre nei saloni della Reggia di Venaria. Seicento ospiti hanno apprezzato il viaggio degustativo nei sapori e nel gusto realizzato con la direzione dello chef Fabio Campoli, nominato Ambasciatore per l’Accademia del Bergamotto Sessione Gusto 2011. I Calabresi, maestri, nella lavorazione del peperoncino e nella produzione di salumi, in questa meravigliosa serata, hanno presentato per l’aperitivo, una vasta esposizione di soppressate, capicolli e salsicce con l’indiscussa regina del piccante “nduja”, nome etimologicamente legato al salame di trippa francese (andouille), introdotta in Calabria dagli spagnoli inizio 600. Il bergamotto e l’nduja di Spilinga sono stati i protagonisti principali della tradizione calabrese, insieme, alla degustazione di olii e prelibatezze delle cinque provincie: Cosenza, Crotone, Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria. Il menù del buffet dell’aperitivo ha presentato una miriade di squisite specialità composte da: melanzane e peperoni ripieni, taglieri di formaggi con pecorino, caciocavallo, scamorza, mozzarella, associati alla confettura di peperoncino e cipolla e marmellata di bergamotto. Gli chef sono stati impegnati ai fuochi nella preparazione, a vista, di fagioli con l’nduja, polipo con verdure, ricotta e mozzarelle tiepide. Gli ospiti hanno degustato apprezzando il bellissimo panorama della Fontana del Cervo con i suoi colori e i giochi d’acqua.
Il peperoncino, oltre ad avere il primato nella gastronomia, ha trovato posto anche nell’allestimento dei tavoli preparati per la cena nella Galleria Grande della Reggia. A servire gli ospiti, il catering HB La Bettola di Carisio (Vercelli) con l’antipasto di: “Orzo alla brezza di mare dello Stretto” con bergamotto, alghe, nastrini di pescespada di Bagnara e julienne di pomodori secchi. “Maccheroncini alla pastosa” con ragù di salsiccia, pomodori, finocchietto e ricotta salata e fresca. “Fettuccine di carne podolica al vino Cirò con verdure” con il condimento balsamico di bergamotto.
Il bergamotto è un prezioso agrume che cresce unicamente nell’area costiera tra Crotone e Monasterace. Gli chef hanno preparato per l’evento, circa dieci specialità al bergamotto, esposti nel ricco buffet di dolci, senza dimenticare le altre delizie con le castagne, le mandorle, le arance, il cedro e una particolare crostata con la confettura di cipolla di Tropea.
In questa serata lo chef Fabio Campoli, ha esposto agli ospiti, un progetto destinato a giovani aspiranti cuochi calabresi, che grazie al Circolo dei Buongustai, verranno formati e specializzati nella Cucina al Bergamotto, così da poter veicolare nei ristoranti più rinomati, la cultura della gastronomia al bergamotto.
A fine cena una sfilata di modelle ha presentato i gioielli del Maestro Orafo di fama internazionale Gerardo Sacco, Ambasciatore per l’Accademia del Bergamotto “Sessione Arte 2011”. L’attrice calabrese Mariana Lancellotti ha presentato una preziosa collana in corallo ed oro a forma di agrumi e peperoncino in sintonia con gli orecchini. Arianna Borgiois ha indossato l’abito realizzato in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Le dodici modelle hanno sfilato con i preziosi che richiamano il Mito, con gioielli di perline che sembrano ricami, costumi di scena con i relativi monili realizzati per le varie produzioni cinematografiche e teatrali in cui sono presenti le creazioni di Gerardo Sacco.

A coinvolgere i venariesi e gli ospiti, la degustazione è iniziata venerdì, nella via del centro storico con gli stand dell’eccellenze enogastronomiche e artistiche della Calabria che, si è protratto anche nei giorni successivi alla cena regale. Una opportunità per acquistare i prodotti tipici esposti direttamente dai produttori come: il Salumificio Rosso di Sellia Marina (Cz) con il Suino nero di Calabria e un ventaglio di salumi di produzione propria. La Casa Ligarò di Andali e Cropani Marina (Cz) ha proposto degustazione di olio extravergine, olive e una ricca esposizione di conserve. Lo stand della libreria Laruffa Editore ha presentato libri sulla storia della Calabria.

La serata dedicata alla Calabria è stata organizzata dalla Confcommercio Regionale Calabria e dall’ Accademia del Bergamotto, nell'ambito delle Cene Regali, iniziativa che rientra nel programma di Esperienza Italia promosso dal Comitato Italia 150 e sono organizzate dal Consorzio La Venaria Reale in collaborazione con la Camera di commercio di Torino, Ascom Confcommercio Torino e FIPE - Federazione Italiana Pubblici Esercizi. Le iniziative di Italia 150 godono dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. La prossima Cena Regale sarà 18 novembre dedicata al Piemonte che chiuderà per quest’anno il successo dell’evento.

Prenotazioni: Ufficio Marketing della Venaria Reale Tel. +39 011 4992305 - 011 4322674

Adriana Cesarò

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Moda in Italia
150 anni di eleganza 1861-2011
La moda si riflette nella
splendida Reggia di Venaria

 


“L
a moda è fatta per diventare fuori moda” Coco Chanel; “Fuori moda è tutto ciò che indossano gli altri” Oscar Wilde; “La moda è l’autoritratto di una società” Ennio Flaiano”. Sono alcune frasi celebri che accolgono i visitatori, all’ingresso della bellissima mostra inaugurata, venerdì 16 settembre, alla Reggia di Venaria.
L’evento ha portato a Venaria circa ottocento invitati ed ospiti. Un successo e una passerella di personaggi famosi legati alla moda e al cinema, filo conduttore, della bellissima mostra allestita dal 17 settembre fino all’8 gennaio 2012. Madrina l’attrice del cinema italiano Elsa Martinelli. A fare gli onori di casa il Presidente Reggia di Venaria Reale Fabrizio Del Noce con il Direttore Alberto Vanelli, il Presidente del Comitato Italia 150 e Sindaco di Torino Piero Fassino, gli Assessori alla Cultura Michele Coppola, Ugo Perone e Maurizio Braccialarghe; Dino Trappetti Presidente della Fondazione Tirelli Trappetti, e le direttrici artistiche della mostra Gabriella Pescucci e Franca Sozzani con Michele De Lucchi, l’architetto che ha curato la messa in scena della mostra.
Il sogno della mostra, inizia, ammirando il meraviglioso abito bianco da ballo di Angelica nel Gattopardo, film di Luchino Visconti 1962-63. L’attrice Claudia Cardinale, protagonista nel film, indossava l’abito fatto di organdis e taffetas di seta. Il rifacimento del vestito originale di Angelica è stato a cura della Fondazione Tirelli-Trappetti. Un profumo di zagara inebria e si espande nello spazio in cui è esposto il vestito. Un’originale percorso olfattivo, ideato da Laura Tonatto, percorre ed accompagna il visitatore per tutta la mostra, in ogni ambiente gli abiti esposti profumano di una diversa fragranza. Tra gli abiti esposti un abito scuro, indossato dall’attrice Alida Valli nel film “Senso” di Luchino Visconti del 1954, trasmette ai visitatori tutta la dolorosa furia vendicatrice della Contessa Serpieri.
Duecento abiti esposti ripercorrono e raccontano la “moda italiana”. Il percorso della mostra, messo in scena dal premio Oscar Gabriella Pescucci, incontra l’allestimento con: “L’aspetto etereo della donna romantica che cede spazio a quello della donna borghese”; prosegue con “l’Italia Umbertina”. La moda del decennio 1880 supporta l’eleganza cortigiana e, in una società sempre più dinamica la moda richiede una gonna che si accorcia, lo strascico che si raccoglie e accentua il famoso “cul de Paris”.
Una bella mostra con un viaggio e un cammino verso la storia dello “stile italiano” dal 1861 ai giorni nostri con attenzione alle donne del Risorgimento, agli artisti del Futurismo e alle divine del cinema muto come: Francesca Bertini, Lyda Borelli, Pina Menichelli. Le attrici rifletterono, nei loro costumi di scena, la moda del tempo con busti sinuosi e cappelli che celarono guardi di modernità.
Nel percorso s’incontra un bellissimo abito di corte indossato dalla regina d’Italia Elena del Montenegro. Molti i periodi storici che si intrecciano con una ricercata e curata esposizione. Si passa alla Belle Epoque, l’Europa del “fin de síecle” la vita è pervasa dal positivismo, quindi la gonna si semplifica nella forma ma non nella foggia. L’Italia della Belle Epoque è un’epoca di transizione dove compaiono i primi tailleur e i volant. Gli anni trenta si afferma lo stile gerarchico e militare, i telefoni bianchi dello schermo dove le attrici sorridono, piangono, amano indossando sfarzosi abiti da sera, oggi attualissimi.
Una mostra ricca di effetti speciali rilevate attraverso gli specchi, i pannelli ricchi di foto d’epoca e i video che, proiettano spezzoni di film per rivivere la moda dell’epoca e rivedere attori come: Anna Magnani,, Ingrid Bergman, Lucia Bosè, Cosetta Greco, Ava Gardner, Anita Ekberg ed altre ancora.
Ultima ma non ultima, una stanza che ricrea una sontuosa ed elegante sfilata di moda fatta esclusivamente da manichini, le persone in visita si confondono tra gli spettatori-manichino e tra le modelle-manichino che sfilano, creando un’integrazione quasi reale e romantica, come in una vera passerella di moda dei nostri grandi stilisti. Un ennesimo successo di Franca Sozzani, responsabile di Vogue Italia <Ogni pezzo in esposizione è un’opera ed ho pensato di chiudere questa mostra con una passerella finale composta da manichini - ha spiegato Franca Sozzani - una sfilata nella sfilata con ipotetiche donne, diverse tra loro sia nello stile che nei gusti, con una grande ricerca nello scegliere i vari vestiti da fare indossare ai manichini e tra questi molti sono stati in copertina delle più grandi testate di moda nel mondo>
Fra i personaggi dello spettacolo: Corinne Clery, Simona Izzo, Ricky Tognazzi, Beppe Fiorello, Nancy Brilli, Lucrezia Lante della Rovere, Nicoletta Romanoff, Giorgio Pasotti, Pier Francesco Favino, Massimo Ghini, Giorgia Surina, Vanessa Hessler, Gaia Bermani Amaral, Raffaella Rea, David Coco, Francesca Cavallin, Gabriella Pession, Stefania Rocca, Danilo Brugia, Paolo Conticini, Gianpaolo Morelli e Gloria Bellicchi, Erica Banchi, Martina Stella, Giulia Michelini, Rodrigo Guirao Diaz, Luciana Littizzetto. Fra gli stilisti: Luca e Judith Missoni, Angelica Visconti Ferragamo, Laura Lusuardi di Max Mara, Emilio Capucci, Renato Balestra, Laura Biagiotti, Gabriele Colangelo, Gianvito Rossi, la famiglia Fendi, Tommaso Aquilano e Roberto Arimondi della Fay, Cesare Casadei, Carla Sozzani.
Con il Presidente della Juventus Andrea Agnelli, non è mancata l’adesione dal mondo dei media e da quello dell’industria, dell’economia e della finanza, in particolare le aziende che hanno partecipato alle manifestazioni di Italia 150 (come Lavazza, Tnt, Intesa San Paolo, Telecom, Fiat, Alleanza Toro, Ferrovie Italiane, Coop; oltre a L’Oreal e Franco Curletto che hanno sostenuto la mostra, e Lancia, Martini, Eataly, Ilti.
Sale delle Arti, dal 17 settembre 2011 all'8 gennaio 2012 Per info. e prenotazioni: tel. +39 011 4992333

Adriana Cesarò

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Miss & Mister Pinerolo 2011





T
re giorni di musica, sport e spettacolo hanno coinvolto il centro della città di Pinerolo in una manifestazione organizzata dalla 0121 Events. Nelle vie del centro ed attorno alla centralissima piazza San Donato si sono succeduti da venerdì 24 a domenica 26 giugno un torneo di calcio a 5, spettacoli di musica, ballo e cabaret, eventi per i bimbi, esibizioni di trial e raduni di Vespe e Fiat 500. Grande succeso ha riscosso la serata dell'elezione di Miss e Mister Pinerolo 2011, organizzata dall'agenzia di spettacolo Savastano Production, che ha raccolto in piazza San Donato un gran numero di spettatori divertiti e partecipi. L'agenzia torinese, con sede in via Boucheron 13, ha presentato uno spettacolo di musica (i Do.Ma di Domenico Brighina, Marcello Sound e Federica), danze orientali (scuola di danza BBC di Pinerolo), moda e soprattutto il concorso di bellezza maschile e femminile che ha portato all'elezione ed alla consegna delle varie fasce del concorso nazionale Miss & Mister Made in Italy, di cui la Savastano è titolare. Per la cronaca i vincitori sono stati: Mister Talento Fabio Murè, Mister Fotogenia Amir Buriki, Mister Eleganza Simone Dolce, Mister Style Valerio Lo Russo, Mister Design Marco Picciolli, Mister Made in Italy Mirco Crisantino. Per le ragazze invece le fasce sono andate a: Miss Talento Ambra Cocozza, Miss Fotogenia Sabrina Dembek, Miss Eleganza Francesca Vigna, Miss Style Martina Mercuri, Miss Design Alessia Benevento, Miss Made in Italy Giulia Savasi. Infine le fasce rispettivamente di Miss e Mister Pinerolo sono state vinte da Jessica Taverna e Davide Strambino. Lo spazio moda è stato presentato dai negozi Pitti, New Barcelona, Manu e Miss Roberta. Make up ed hair style a cura di Stefano Falco ed Il Bello delle Donne.
Il concorso della Savastano Production proseguirà ancora con altre serate nei vari comuni piemontesi: da poco si è svolta una selezione al ristorante La Garbatella di Fossano; il 2 luglio sarà la volta di Piossasco, l'8 luglio a Volvera, il 23 luglio a Rivalta. Verranno così selezionati i partecipanti alla finale regionale del 29 luglio a Moncalieri ed alla sucessiva finale nazionale di settembre in Sicilia. I ragazzi e le ragazze che volessero partecipare possono contattare la Savastano Production al numero telefonico 0114407717 ed avere tutti i chiarimenti sulle modalità d'iscrizione al concorso.

Andrea Prizzon

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Chef in fiamme
Primo concorso amatoriale in Val d’Aosta

 
 


E’
una moglie, una mamma, una lavoratrice Graziella Aloisi, vincitrice del primo concorso amatoriale “Chef in fiamme” svoltosi, sabato 18 giugno, nell'aula didattica Baldelli di Chatillon. L’evento è stato organizzato da Aquolinae, prima scuola privata di gusto e cucina nata in Valle d'Aosta. Graziella Aloisi con la ricetta “polpette di melanzane con salsa al profumo di basilico” ha vinto anche per la sua manualità, la sua fantasia e la tradizione della sua Calabria. Un primo premio che le da la possibilità di ricevere un servizio di “chef a domicilio” per due persone e una serie di set da cucina. <Ormai sono quindici anni che sono via dalla mia terra, dal mare della bellissima Calabria, ma i sapori di casa comunque continuano ad accompagnarmi -spiega Graziella Aloisi - proprio facendo le polpette di melanzane che mia mamma cucinava nei giorni di festa, questi ricordi riaffiorano. Il gusto e i profumi di questo semplice piatto ricordano la mia terra, gli affetti, la famiglia tutta riunita intorno al tavolo per fare festa>
“Cibo e memoria” è stato il fil rouge, il tema della gara in cui le finaliste hanno eseguito la preparazione delle ricette, associate ai propri ricordi del passato. Tempo utile di preparazione mezzora, per una contesa amichevole del titolo. Una passione che unisce l’arte del ricevere e della buona cucina ma anche cultura che passa attraverso il cibo. I concorrenti sono stati “aiutate” ai fornelli dall'executive chef Paolo Bertholier, fondatore della scuola. Le finaliste che si sono contese la vittoria sono state: Maura Blangetti di Costigliole (Saluzzo), Graziella Aloisi, Elena Grange di Antey Saint-Andrè, Edda Bizzi di Chatillon. Alcune delle altre delizie presentate: brioches (Saimada) con marmellata di arancia; zabaione in salsa di fragole; mousse al cioccolato. Tutte le finaliste sono state premiate con corsi gratuiti di Aquolinae e set utilissimi in cucina.
La giuria tecnica era formata da alcuni chef del team di Aquolinae: oltre a Paolo Bertholier, Alessandro Giraudo, Nicola Ricciardi e Piero Billia, che, insieme al viticultore e produttoreVincent Grosjean, hanno dato valutazioni sul gusto, l’estetica e l’esecuzione tecnica dei piatti eseguiti in concorso. Una seconda giuria, formata dal pubblico presente ha votato l'esecuzione e la mise en place dei piatti. Tra gli altri ospiti: Murix Ervè (tecnologo), una rappresentanza della Maison Bertolin, Marina Milan e Andrea Zannella (barman), Bruno Fegatelli ristoratore e amministratore delegato della De Bosses, Corrado Ferrarese collaboratore della Valleè Notizie, Andrea Busso caporedattore della futura Aquolinae magazine e una rappresentanza della Baldelli Family. "Siamo molto felici del risultato di questo concorso poiché intorno alle nostre idee sono nate risposte da parte della gente comune, ma sopratutto della valdostanità vera - spiega Wilma Zanelli direttrice e coofondatrice della scuola - i vasti argomenti che proponiamo interessano, appassionano, si muove curiosità intorno al nostro staff. La cucina diventa argomento principe e quindi protagonista, creando cultura, anche attraverso il cibo. E poi, momenti d'aggregazione, serate piacevoli intorno ad un tavolo imbandito di profumi e di sapori."
La kermesse si potrà rivedere sul sito www.aquolinae.com

Ricetta vincitrice di “Chef in fiamme” (per 4 persone)

1 melanzana grande, 1 scatola di tonno da 120 grammi, 1 tuorlo, 2
cucchiai di pangrattato, 5 filetti d'acciuga tritati con capperi, 1
spolverata di pepe.
Sbucciare la melanzana e lessarla a vapore. Strizzarla il più
possibile e quando è fredda, amalgamarla agli altri ingredienti inclusi
i 2 cucchiai di pan grattato. Formare delle piccole palline e passarle
nel pangrattato, metterle in una pirofila su carta da forno e a 180° in
forno per 15 minuti. Servire tiepide.

La salsa: 1 mazzetto di basilico con foglie intere, 5 filetti di
acciuga interi, olio di oliva q.b.
Tritare tutto nel mixer. Amalgamare con olio. In inverno si può
sostituire la salsa con patè di pomodori secchi. Decorare a piacere.

Adriana Cesarò

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La poledance conquista Torino

 


U
ltimamente i media torinesi hanno dedicato molto spazio alla poledance (letteralmente "danza del palo"), questa forma di disciplina sportiva che trae la sua origine dalla famosa o meglio famigerata lapdance, spettacolo erotico in cui ballerine sensuali e bellissime si esibiscono in acrobatici spogliarelli attorno ad un palo nei nightclubs più o meno di lusso. A partire dagli anni 80 però l'aspetto atletico ed elegante di questa disciplina ha cominciato a convincere sempre più ragazze ad escludere il nudo da questo tipo di esibizione ed a privilegiarne invece l'aspetto ginnico e coreografico, con la creazione di figure acrobatiche sempre più complesse ed impegnative, fino alla nascita della poledance come nuova forma di esibizione non più solo artistica ma anche sportiva, tanto che ora punta anche ad essere ammessa tra le competizioni dei prossimi giochi olimpici del 2016.
Per saperne di più sull'argomento abbiamo incontrato Cristina Cortese, che insegna poledance a Torino da due anni ed è titolare della prima scuola di poledance torinese, la Poledancearea Piemonte Torino.
Come sei arrivata alla poledance?
«La mia esperienza di insegnamento è stata per anni legata al fitness ed al pilates, per cui sono sempre stata attratta dalle discipline atletiche che possedessero una certa componente artistica ma che comunque si basassero anche su un impegno fisico importante. Nella poledance ho scoperto la formula per me più congeniale che riunisce questi due elementi e l'ho subito seguita con entusiasmo».
Quanto è diffusa attualmente la poledance in Italia?
«Ci sono sicuramente un grande interesse ed un grande fermento attorno a questa relativamente nuova disciplina. Forse proprio per questo finora è mancato un discorso di coordinamento unitario a livello nazionale. Vi sono infatti almeno 4 o 5 Federazioni in Italia e purtroppo per ora la nascita di una Federazione unica nazionale appare ancora abbastanza lontana. Sarebbe però un passo fondamentale per il discorso che riguarda l'accettazione della poledance come disciplina olimpica e quindi la formazione di una squadra nazionale unica italiana. Oggi come oggi non mancano certamente le competizioni ed i campionati, anche a livello mondiale, ma la partecipazione è affidata alle singole atlete o Federazioni e non ad una squadra nazionale. A questo proposito, per esempio, è stata da poco organizzata dal Team Italia The Pole una manifestazione qui a Torino, che ha messo in gara allieve provenienti dalla mia scuola di Torino, da quella di Milano (della famosa Dana Hesse), di Bergamo (di Elena lamberti) e di Savona (di Daniela De Filippo) e che ha visto la vittoria di una giovane e bravissima ragazza torinese della mia scuola, Erika Rossa Palagonia».
Cosa deve fare chi vuole iscriversi ad un corso di poledance?
«Innanzitutto venire ben conscio che si tratta di una disciplina atletica, quindi di non pensare di essere ad un corso di lapdance (con cui peraltro la poledance, secondo la mia opinione, non deve mai essere confusa), ma bensì di doversi confrontare con un esercizio fisico che, oltre a tonificare i muscoli e la postura, accresce la propria autostima ed insegna dei movimenti e figure sul palo molto eleganti e sinuose (la farfalla, la bandiera, lo scorpione, la rana, il pompiere, solo per citarne alcune). A questo proposito va ricordato che l'abbigliamento da indossare prevede, è vero, molti centimetri di pelle scoperta, ma per il solo fatto che servono per fare presa sul palo e non scivolare a terra. Quindi abbigliamento comodo, mini shorts e niente olii, creme o gioielli che in questo caso potrebbero essere davvero pericolosi. Comunque come tutte le attività atletiche può essere affrontata dal punto di vista agonistico, ma anche dal punto di vista dilettantistico, per cui è una disciplina adatta a tutte le età, nei limiti del ragionevole naturalmente. L'importante è avere pazienza e costanza e lavorare con gradualità (basta un paio di volte a settimana) per capire bene i meccanismi di presa sul palo e vedere i primi risultati».

Per ulteriori informazioni o chiarimenti sui corsi: Cristina Cortese tel.: 3937501568, e-mail: cristina.cortese1969@libero.it. E' consultabile anche una pagina facebook della scuola con il nome Poledancearea Piemonte Torino.

Andrea Prizzon

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Hotel Centro Congressi Parlapà:
L’oasi di relax a dieci minuti da Torino

 


S
ituato nel cuore di una delle zone più belle della prima cintura torinese, tra Alpignano e Pianezza (a pochi chilometri dalle pendici del Musinè e dalla bassa Valle di Susa), raggiungibilissimo dalla tangenziale, vicino alla Reggia di Venaria ed alla Mandria ma anche ai laghi di Avigliana, l’Hotel Centro Congressi Parlapà ha quasi cento stanze, ma non ve ne accorgerete tanto è intimo, ospitale ed accogliente, immerso nel silenzio e nella tranquillità più avvolgente. Il fascino di questo quattro stelle, la sua eleganza, la sua originalità e il suo stile sono assolutamente impagabili: l’albergo è stato creato alcuni anni fa vicino ad una delle più belle fornaci di laterizi del Pemonte, completamente ristrutturata e che svetta, a pochi metri dalla hall con l’ampio piazzale – parcheggio antistante all’hotel. “La Fornace” è ora un grande spazio polifunzionale in grado di ospitare mille e mille eventi di diverso genere: dal meeting al workshop, dalle serate intime, alla cene di gala ed alla presentazione di prodotti; con infinite possibilità di personalizzazione degli allestimenti. Uno spazio flessibile ma moderno, seppure ancorato alla sua storia, con i tradizionali soffitti a volta di mattoni originali, ed il celebre camino immortalato in tante immagini, stampe e cartoline. Tornando all’hotel, le 95 camere e le 6 sale sono dotate di tutti i comfort e delle più sofisticate dotazioni tecnologiche: TV, Internet, e per i clienti anche frigobar, cassaforte con combinazione elettronica, linee personalizzate da bagno, Per chi vuole un’oasi di serenità, si tratta proprio del posto giusto: stanze ampie e ben arredate, atmosfera accogliente e servizio garbato.
Lo stile del bar è confortevole ed intimo, dappertutto dominano la scena splendide affiches di film celebri e d’epoca. Non appena si entra al “Parlapà”, occorre dirlo, l’atmosfera che si respira è di accoglienza e di garbo. Personale discreto, sorridente, gentilissimo ed affabile, ed il Ristorante Bellavista (con una capacità di 150 posti) offre una vasta gamma di piatti della cucina classica italiana, ed è l’ideale, con i suoi grandi spazi, per cene intime ma anche per business - lunches, cerimonie, eventi particolari. La carta dei vini propone anche alcune selezionatissime etichette di eccellenti produttori locali. Ottime le colazioni, servite d’estate anche in un meraviglioso dehor immerso nel verde, con una sinfonia di colori e di profumi naturali davvero impareggiabile. Sorprendente la cura dei particolari, il servizio impeccabile e mai invadente, ed assai divertenti i fumetti che sorridono al cliente dalle pareti di alcune toilettes. Il “Parlapà” è diventato, in pochi mesi, il punto di riferimento obbligato per manager e famiglie, gruppi e romantiche coppie, ma ha anche ospitato convegni e conferenze di livello europeo, corsi di formazione, cerimonie sontuose. L’eclettismo e la multifattorialità dei suoi servizi rappresentano, nel panorama alberghiero piemontese, un sicuro e crescente caleidoscopio di eccellenze che ne fanno uno dei più originali ed accattivanti quattro stelle del nostro territorio. Voto: ottimo. Assolutamente consigliato per i lettori.

Massimo Giusio

Hotel Centro Congressi Parlapa’ - Parlapà - Convention Center - Hotel
95 camere - (4) Quattro stelle - Via Fornace 49, 10091 Alpignano (To) - Italia
Tel (+39) 011 967.99.95 - Fax (+39) 011-9679892
Prezzi: da 70 a 120 euro – Pacchetti ed Offerte Speciali – Convenzione Lingotto Summer Village

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Il tiro con l’arco in Piemonte
Cifre che fanno centro


1.683 in piemonte 18.262 in tutta Italia
gli iscritti ecco le cifre per il tiro con l’arco. E novanta e’ il numero degli atleti che si sono riuniti in un pre-incontro prima dell’attivita’ all’aperto nei presso del Palazzetto dello sport di Caravino. La gara aveva una distanza di 18 metri ed era organizzata dalla Compagnia arcieri del canavese radunando concorrenti del Piemonte, Val d’aosta e Lombardia. Sempre parlando di cifre, l’arciere Federico Panico con i suoi 563 punti ha regalato intense emozioni agli appassionati, nell’arco olimpico femminile invece e’ stata Alessandra Pollo la migliore con 524 punti. La velocità massima ammessa per le frecce in uscita è di 300fps (piedi al secondo)
Una disciplina troppe volte gettata nell’ombra. Uno sport particolare e meno standard rispetto a altri di cui si parla nei mass media. Nello scopo di focalizzare l’attenzione verso questa disciplina il Comitato Regionale Piemonte ha ideato con l’anno nuovo Volee una voce nell’editoria, una pubblicazione riservata alle società regionali e ai tecnici ,in formato leggero per la distribuzione on line e in costante aggiornamento per gli appassionati. Nella posta elettronica arriva direttamente all’interessato con un notevole risparmio di carta e denaro.
Di siti sul tiro con l’arco ne e’ abbastanza ricco il web. Ad esempio vi sono i siti: www.arcieridellealpi.it oppure www.fitarco-italia.org e www. archerymontebelluna.it o http://nuke.arcopiemonte.it/ e la compagnia arcieri di Treviso che descrive il tiro con l’arco cosi:
«Quando per la prima volta prendi in mano un arco per tirare un freccia, esegui un gesto che risale ad almeno ventimila anni fa. L'arco e la freccia un tempo erano determinanti per la sopravvivenza dell'uomo. (....) Gli imperi sono sorti e caduti utilizzando l'arco come arma».
Ecco come ne parla dal punto di vista storico wikipedia:
«Il tiro con l'arco comparve per la prima volta ai Giochi olimpici del 1900 a Parigi(...). In Italia il tiro con l'arco fu a lungo considerato poco più di un passatempo per ragazzi; iniziò ad essere praticato come sport negli Anni Trenta, sotto il regime fascista: questa era infatti la disciplina riservata alle "Giovani Italiane". Fu organizzato anche un campionato femminile promosso dall'Accademia di Educazione Fisica di Orvieto. Nel 1956 a Treviso prese forma la prima società ("Compagnia") italiana e iniziaro a essere organizzate le prime competizioni, aperte a entrambi i sessi».
L’arco moderno nasce nel 1931 in Europa a Leopoli, città polacca. E in quell’anno quindi nasce cosi’ la FITA (Federazione Internazionale di Tiro con l'Arco) e diventa sport olimpionico a Monaco nel 1972.
Il tiro con l’arco si ripartisce in arco olimpico, arco nudo e compund. Nell’ Arco nudo si possono utilizzare solo archi sprovvisti di sistema di mirino e di stabilizzazione supplementare. Sono consentiti esclusivamente un poggia freccia (rest) e un bottone elastico (ammortizzatore di torsione) ed un sistema di pesi che ne fissi l'azione al momento del rilascio, l'insieme flettenti e riser deve, da regolamento passare all'interno di un anello di 12 cm di diametro.
Il termine Arco compound corrisponde alla parola “composto” e risulta esser munito di particolari sistemi di demoltiplicazione della potenza a mezzo di carrucole eccentriche che consentono di ottenere la massima potenza a circa metà della fase di apertura dell'arco per poi essere scaricata di circa il 60-75% (let-off) ottenendo così sia uno sforzo fisico minore ed una maggiore velocità di uscita della freccia che una miglior precisione Un'altra tipologia di tiro con l'arco simile a quella praticata in passato è quella regolamentata dalla prima Federazione Italiana Arcieri Cacciatori,(FIARC) poi diventata Federazione Italiana Arcieri Tiro di Campagna, viene praticato su percorsi naturali il tiro istintivo su distanza sconosciuta e parabola da stabilire osservando solo il bersaglio e non l’arco.
Le squadre costituite da circa 4-6 partecipanti occupano tutte le piazzuole libere e ruotano sino al termine del percorso. La pratica è ripartita in: tiro a sagoma fissa e mobile con varie tipologie di percorso, tracciato e battuta e tiro al volo o la pesca con l’arco.
Questa e’ solo una panoramica generale di quello che e’ il tiro con l’arco ma per sorvolare la parte tecnica e afferrare la bellezza di questa storica e ancestrale disciplina basta soffermarsi a riflettere sull’equilibrio della pozione del corpo, sulla concentrazione giusta da avere mentre basta uno spostamento di aria per cadere in errore e deviare la freccia. Cosi’ si puo’ capire quanto contano le cifre, i numeri, l’allenamento, e come l’uomo possa migliorare la percezione di se, dello spazio che lo circonda e delle distanze grazie a questo sport.
Ad esempio domenica 21 marzo, il primo giorno della primavera, in un cielo grigiastro, durante l’interregionale degli arcieri delle Alpi, presso Rivoli, Danilo Benedetto e’ riuscito a immortalare la magia del momento in cui gli arcieri si preparano a tirare, qualche attimo prima del tiro, quando la tensione raggiunge l’apice. L’arco nudo richiede particolare attenzione a non farsi male al viso ma quando c’e’ passione tutto il resto non conta e come un respiro profondo così l’arciere scocca la freccia in un attimo misto di determinazione, calcolo, studio, paura e rischio di sbagliare.

Maria Letizia Crescenzi

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Zoom parco e Bolder beach
Quando i pinguini fanno la differenza

 


L’estate sta finendo e la pioggia di questi giorni sembra voler mettere un punto a una stagione calda e abbastanza mite. Nei mesi di giugno- luglio e agosto ideale per chi aveva solo i weekend o è rimasto a Torino per le ferie sono state le piscine- comunali e private- un ottimo contesto per il relax del piemontese. Un tuffo in una delle abitudini immancabili per chi amava crogiolarsi sotto il sole o rinfrescarsi anche con il cloro e ha visto nella piscina la risposta ai suoi desideri .
A Venaria, la piscina privata è stata gremita di gente sdraiata sul cemento e il bagnino ha controllato con molta cura che i bimbi non venivano disturbati dai tuffi dei giovani, le prime settimane di giugno sono stati chiamati i vigili urbani per riportare alla calma comitive troppo chiassose , ingombranti, sfrontate e pericolose per i bimbi in acqua. Il parco la Pellerina ha offerto come tutte le estati, l’alternativa di una distesa di verde alla piscina piena di gente ; infatti chi non voleva necessariamente bagnarsi poteva sdraiarsi sul prato immenso e, purtroppo, anche dispersivo. Per citarne altre; la piscina in Corso Lombardia con i suoi i lettini gratuiti, vasca di 25 metri e prato adiacente e quella di Borgaro, la PolisPolisportiva Uisp River Borgaro Palazzetto Sport che offriva il verde, lettino, ombrellone, una piscina olimpionica, con sufficiente spazio per bimbi, ragazzi scalmanati e chi voleva nuotare in tutta pace.
Vi è anche chi non si è accontentato di qualche bracciata e un tuffo e ha preferito allontanarsi un po’ ma scatenarsi con i parchi acquatici: da Ondaland a VicoLungo completo di animazione, discoteche e solarium a Cupole Lido, altrettanto noto sito a Cavallermaggiore (Cuneo) o Atlantis, a San Secondo di Pinerolo in provincia di Alba, ricco di animazione e discoteche anche il Bolle Blu di Borghetto Borbera, con l’inconfondibile laser show.
Una realtà in crescita tra le varie grandi piscine e i parchi acquatici è stato il bolder beach che assieme all’adiacente Zoom parco hanno saputo inserirsi nel panorama delle piscine e dei parchi degli animali facendo pubblicità di sè a 360 gradi; passa parola, manifesti stradali e pubblicità televisiva per non parlare del sito del bolder beach ( www.bolderbeach.it per la piscina con i pinguini e www.zoomtorino.it per gli animali) curato e dai colori vivaci.
Il responsabile marketing della struttura ha accettato di rispondere ad alcune mie domande:

L'aflusso maggiore è stato ad agosto oppure anche a settembre vi sono molti ingressi?
«Luglio ed agosto sono i mesi di maggior affluenza di Zoom + Bolder Beach, le visite al solo parco Zoom raggiungono buoni numeri anche nei mesi di giugno, maggio e settembre»
Il pubblico prevalente sono i bambini con le famiglie ?
«Assolutamente si»
Quanti abbonati avete?
«Quest’anno il parco ha fatto circa 400 abbonati, un buon risultato considerando che siamo in una situazione di “under construction”»
Entro quando è previsto che vengano finite alcune aree dello zoom parco che ho visto essere incomplete?
«Il parco verrà ultimato in diverse fasi: nel 2010 agli attuali exibit si aggiungeranno il Madagascar e l’arcipelago Asiatico, nel 2011 la Savana secca e dopo il 2012 la Savana umida e il Sentiero Indiano»
Vi è più affluenza al parco animali o alla piscina con i pinguini?
«L’affluenza dipende molto dalle condizioni atmosferiche, la stagionalità e la capacità ricettiva del parco sono decisamente superiore a quella della piscina»
E' la stessa gestione che si occupa del parco animali e della piscina o sono due cose distinte?
«La società che gestisce è la stessa»

Oltre allo staff “umano” i protagonisti sono stati quindi anche gli animali. La tigre avanzava lenta sotto gli sguardi della folla e gli uccelli svolazzavano veloci mentre i falconieri descrivevano la specie e i pinguini si guardavano circospetti . Tutto questo fà del parco di Cumiana una tappa quasi obbligatoria, nonostante come molte altre piscine, bisogna armarsi di un po’ di pazienza nel far la fila all’entrata o al bar-punto di ristoro. Comunque vale la pena almeno una volta esplorare quest’oasi deliziosa per chi ama gli animali o semplicemente immergere i piedi nella sabbia che circonda la piscina. Lo stesso responsabile marketing ci tiene comunque a precisare che sono una cosa a sé rispetto ai parchi acquatici:” In realtà noi consideriamo Bolder Beach un habitat per gli “umani”, un’oasi per rilassarsi e rinfrescarsi, da alternare alle varie attività del parco nostro. Il nostro interesse principale è far conoscere al pubblico il mondo animale ed il suo habitat, sensibilizzare le persone sulle tematiche legate all’ambiente ed alla conservazione (naturalmente siamo ancora in una fase di start up, con il crescere della struttura, cresceranno anche le attività legate alla nostra mission)” Quindi non sono interessati solo al pubblico delle piscine (tipo moby dick, le Cupole, Ondaland, etc) ma anche e soprattutto a un pubblico sensibile a certe tematiche.

Maria Letizia Crescenzi

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Sorridendo con Luciana
"Col cavolo che
piangiamo con te"

Nel bene e nel male la nostra è una società che fa piangere ma laddove si può anche ridere. Basta vedere il lato ironico di ogni faccenda, non essere patetici o cinici, non sorridere delle disgrazie altrui ma capire quando intervenire con la battuta, ingigantire ogni difetto, ansia, mania moderna per portarla all’esasperazione. Non piangere ma riderci su. Chi meglio dei comici puo’ fare questo? I Gem boy ridicolizzano il testo “Sincerità” di Arisa, facendo “Fatalità” (“Fatalità, per chi non lo sapesse, fu un brano di enorme successo composto dal gruppo sassarese de “I Bertas” n.d.r.), ricordando con il loro modo di fare demenziale che tanto prima o poi si deve morire, imitando la canzone ma stravolgendo le parole.
Loro riescono a farlo rubandoti un sorriso. Il potere della comicità non conosce confini; ironia e autoironia di Zelig, Colorado Caffè e Buona la prima dove Alez e Franz e molti altri dimostrano il loro talento di improvvisazione.
Luciana Litizzetto è oggi una delle figure di culto nel panorama della comicità italiana. Non perdona niente e nessuno e con il suo modo dissacrante ne esce vittoriosa con oltre un milione di copie è in testa alla classifica dei libri più venduti. Con frasi a volte volgari e sfrecciatine provocatorie ci racconta una verità senza omettere dettagli disgustosi. Passa come un treno in rassegna i momenti di convivenza quotidiana con mariti pigri, i fatti violenti, i politici e le invenzioni tecnologiche moderne discutendone la reale efficacia.
Ora si presta a recitare il ruolo di un insegnante, professione svolta dall’attrice già prima di darsi al mondo dello spettacolo. La fiction si intitola: “A scuola” ed è dedicato al mondo dei giovani, si girerà a Torino da giugno fino a Natale.
Nel suo Iolanda furiosa critica i trailer di film violenti prima di un cartone animato. Perchè se porti tuo figlio a vedere qualcosa di “innocente” non è molto coerente avere l’anteprima di “Jack lo squartatore”.
Nata a Torino, città in cui vive ancora oggi il 29 Ottobre del 1964 e diplomatasi in pianoforte nel Conservatorio della sua città nel lontano 1984, si è poi laureata in Lettere alla facoltà di magistero nel 1990. La sua biografia quindi mostra tutta la versatilità di questa piccola grande comica.
In seguito, per ben nove anni si è dedicata all'insegnamento della musica nelle scuole medie. Tra il 1988 ed il 1990 ha frequentato la scuola di recitazione dell’ ”I.D.A.S.”(Istituto d’Arte e Spettacolo) e ha cominciato così la sua carriera come doppiatrice e autrice di testi per i suoi primi spettacoli: Lacrime, Sogni e Sesso.
Nel 1992 partecipa alla trasmissione "Avanzi" su rai tre. E con la canzone “Naziskina” è autrice alla quarta edizione del Festival di Sanscemo. Nel 1993 è presenza fissa nel programma "Cielito Lindo", in onda su Raitre e condotto da Claudio Bisio ed Athina Cenci, dove presenta il già ricordato personaggio di Sabrina . A fianco di Piero Chiambretti alla radio per la conduzione di un "Hit parade" radiofonica e nel 1998 è stata ospite di alcune puntate di "Mai dire gol", il programma domenicale della Gialappa's Band, e dal 24 Marzo è apparsa nella ripresa del programma "Ciro, il figlio di Target", dove ha presentato i suoi personaggi.
Interviene come ospite da "Matricole" su Italia 1 al "Maurizio Costanzo Show". Ad Aprile 2001 ha esordio alla radio "Le parole che non ti ho mai chiesto", inerente i problemi nei rapporti di coppia.
Luciana Littizzetto nel film "Ravanello pallido" è protagonista e cosceneggiatrice. Il libro Col cavolo, edito nel 2004 è solo un esempio di come riesca a diffondere sorrisi attraverso la penna; un altro è stato “Sola come un gambo di sedano", rivede con la sua solita satira alcuni articoli apparsi su "Torinosette".
E lei stessa si presenta così: «Mi chiamo Luciana Littizzetto, ma sono più conosciuta come Sabrina, Lolita o col nome di qualche altro dei personaggi che interpreto nei miei spettacoli od in televisione; questo un po' perchè spesso capita agli attori ed ai cabarettisti di essere identificati con i propri personaggi, ma anche perchè, oggettivamente, il mio cognome non aiuta molto ad essere ricordati, ed io l'ho sentito storpiare e l'ho visto scrivere in tutte le maniere: Litizzetto, Littizetto, Litizetto, o peggio ancora Letizzetto, Attizzetto, e chi più ne ha più ne metta».
«Ho subito notato una costante che mi avrebbe accompagnato per tutta la carriera, e cioè il pregiudizio per cui una donna non può far ridere: gli uomini possono permettersi di fare battute con doppi sensi, e di loro si ammira la comicità, ma se una ragazza prova a fare una battuta simile viene guardata male...anche in televisione, è sempre molto difficile essere chiamata come ospite se non sei una strafiga...ma bando alle lamentazioni e proseguiamo».
Luciana, piccola e piena di comicità: facci ridere che ne abbiamo bisogno!!

Maria Letizia Crescenzi

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Nobiltà, buongusto, etichetta
Gli “anti-trash” di oggi


L
a nobiltà d’animo è quella più profonda e ammirata dai ben pensanti e vi è la nobiltà dei comportamenti che è più formale e concerne l’atteggiamento, il modo di porsi al di là del proprio carattere.
Il galateo odierno insegna come disporre le posate e dinanzi alla tavola imbandita non bisogna assolutamente dire: «Buon appetito»
La sedia non deve essere sita ne troppo lontana né troppo vicina: i gomiti vicini al corpo ,le buone maniere inoltre insegnano di non riempire mai il bicchiere fino all'orlo, di bere a piccolo sorsi e di non di versare altro vino se non avete prima terminato quello già versato.
Negli ultimi anni, grazie alla globalizzazione che avvicina l'enogastronomia, vi è un riemergere dell’estetica che si affaccia in modo preponderante nell'attuale società andando a scontrarsi con tutta quella serie di atteggiamenti informali e talvolta “trash”.
Non si pensi solo alla compostezza a tavola bensì ad un panorama di più vasto, in cui è il design che domina la scena. Infatti il design stesso è il principale modo di comunicare il buon gusto dei nostri tempi.
Abbiamo quindi un ritorno del buon gusto, dettato da fruitori e consumatori sempre più selettivi: se è vero che ora si va a tavola anche in maglietta, è vero anche che si va al ristorante e si notano particolari che prima la persona media ignorava. Non è un nuovo galateo ma una “sensibilizzazione alla qualità” con cui, i ristoranti che pensano ad ostentare lo sfarzo non accompagnato in modo coerente da una cucina di un certo livello, dovranno fare i conti per evitare di essere “Kitsch” e quindi out, fuori moda, fuori dal commercio di snob ma anche di semplici ragazzi raffinati.
A volte l' etichetta non e' il prodotto di finzione ed esibizionismo ma un atteggiamento costituito da abitudini di vita quotidiana che alla fine diventano”spontanee”.
Un osservatore della società moderna che volesse estrapolare dove vi sono ancora atteggiamenti nobili di certo la sua impresa sarebbe ardua ma arriverebbe a buon fine. Ragazzi che irrompono nella città con stile ed eleganza, curati e come dandy sanno benissimo cosa sia la classe (prerogativa di un elite) oltre che lo stile (prerogativa anche della massa). Camminano per le strade delle grandi città o dei piccoli paesini (in gergo si dice “struscio) con i capelli incollati talmente son pieni di poltiglia gelatinosa, l'abito sempre in ordine, come se fossero appena usciti dalla trasmissione “Il Brutto Anatroccolo” - trasmissione Mediaset in cui venivano valorizzate, sistemate e talvolta anche ritoccate persone che si prestavano al gioco - mani curate, scarpe lucidate, gemelli cintura e borsa abbinata, le sopracciglia perfette, la pelle depilata. Il nuovo dandy è anche un modo di vivere: sempre pacato, con self control. Ad esempio non adopera mai epiteti volgari e non grida.
Incrocio tra modernità e antichità: un weekend di benessere tra i salotti della nobiltà piemontese; allo Ianua Hotel organizzano visite al centro storico di Ovada tra logge cinquecentesche e Chiese barocche, visita guidata al Castello di Piovera con the delle 17 nella serra e lezione di galateo. Al rientro il Rituale del Benessere, un rilassante percorso di sauna, bagno turco, idromassaggio.
Convenzioni e etichette per evitare abusi, volgarità e mancanza di pudore, vi sono anche nelle varie chat room, blog, spazi personali e forum, nonché posta elettronica, messaggistica istantanea e SMS, esistono dei codici di comportamento sia scritti che non scritti, non mandare o inoltrare posta indesiderata, evitare di usare le MAIUSCOLE per enfatizzare poiché è come se tu stessi "urlando.
Si parla di restituire nobiltà alla politica, evitare quindi che sia strumentalizzata per procurare vantaggi personali invece di procurare benessere condivisibile generale.

Alcune ricche famiglie anelano al titolo nobiliare. Alcune menti eccelse furono e vengono tuttora “premiate” con titoli nobiliari, grandi artisti o scienziati.
Principe, Duca, Marchese, Conte, Visconte, Barone, Nobile, nonché Signore, Cavaliere Ereditario, Patrizio e Nobile ecco i titoli nobiliari in ordine gerarchico.
Il dominio dei Savoia, storicamente unificò il Piemonte portandolo ad avere una rilevanza internazionale ma oggi associata al loro nome vi è una raffica di accuse a vario titolo (Vittorio Emanuele; associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, alla corruzione, al falso e gioco d'azzardo.) Mentre Silvia di Savoia è amata e continua la sua attività di Infermiera Volontaria partecipando anche a missioni di emergenza all'estero (Romania; Iraq) e in Italia (em. Profughi Kossovari; em. Terremoto in Molise ecc.). Riceve a Modena, nel 2002, il premio "Profilo Donna".
Per chi vuole approfondire l’evoluzione storica dal Rinascimento alla Rivoluzione Francese vi è Dewald Jonathan con il suo La Nobiltà europea in età moderna in cui descrive, anche adoperando dati statistici le ricchezze accumulate e il potere politico senza tralasciare di descrivere l'evoluzione degli stili di vita della nobiltà all’interno della società. Case antiche della nobiltà in Piemonte: analisi dello Stato Sabuado attraverso i suoi castelli, pubblicato nel 2006, autori vari o Nobiltà e Stato in Piemonte. I Ferrero d'Ormea. Atti del Convegno (Mondovì, 3-5 ottobre 2001).
Uno dei romanzi storici Il Gattopardo parla della differenza tra un nobile di origine e un “arricchito”. Don Fabrizio era il nobile in decadenza che si contrapponeva come figura del romanzo al nuovo arricchito sindaco del paese Calogero Sedara nel romanzo di Lampedusa pubblicato nel 1958. È Tancredi, il nipote di Don Fabrizio nel comunicare al Principe la decisione di unirsi alle truppe piemontesi, che esclama: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi!" A questo punto Don Fabrizio comprende che non può opporsi in alcun modo al cambiamento imminente.
Se Don Fabrizio avesse magicamente il potere di vedere il mondo di oggi si troverebbe ad ammirare la compostezza di alcuni sommelier o la raffinatezza dei dandy e a mettersi le mani nei capelli dinanzi all’inciviltà e la volgarità di molti, plebei e non. Le buone maniere rientrano nell’educazione ma spesso sono un qualcosa di innato, istintivo ad alcuni e lontano mille miglia rispetto ad altri. E l’ignoranza non perdona; tocca tutti i vari strati del tessuto sociale, si può diffondere a macchia d’olio e esser usata come alibi per azioni veramente poco “nobili”.
I valori della nobiltà se così si possono chiamare sono quelli che si tramandano di padre in figlio e che ogni discendente deve sentirne il peso, perchè ciò che la famiglia ha fatto deve essere sempre ricordato e valorizzato , modernizzando ma conservando al tempo stesso la tradizione di una classe. Avere come obiettivo il prestigio e non il guadagno considerato “volgare”. L’onore, nato in ambito aristocratico e successivamente diffuso nelle altre classi sociali, doveva essere salvaguardato a tutti i costi. Oggi c’è da valorizzare quello che è già elegante e migliorare quello che non lo è, al di là di alcuni dettagli del galateo che non si amalgamano bene con la società attuale.

Maria Letizia Crescenzi

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Un sms e ti lascio amore mio
La nuova generazione


A
lcuni ricordano gli anni in cui bisognava fare la coda alla cabina telefonica per parlare, e i cellulari che iniziavano a comparire erano esclusiva di pochi. Ed erano grandi e poco maneggevoli, oppure gli anni in cui non esistevano i televisori piatti o le macchinette fotografiche digitali. Le generazioni odierne hanno la fortuna o sfortuna a seconda dei punti di vista di vivere in un mondo dalla tecnologia avanzata, sofisticata e più si va avanti più studiosi e pensatori si chiedono dove arriveremo, quali sono le conseguenze.
La radio oramai è diventato accessorio superfluo in alcune case, infatti o si ascoltano le reti minori in tv come All Music o MTV per i video oppure si usa il computer dove molti giovani scaricano i brani con emule
Il problema alla base è che in parallelo ad un’evoluzione tecnologica c’è stato da parte di molti genitori un lassismo in cui si tende più a lasciar libero e barcollante in un mondo pieno di input il figlio.
Se il genitore stesso trascura il figlio o la casa per tenersi in forma in centri estetici o palestre non si può pretendere che il figlio abbia un senso del dovere domestico; anche se è capitato di assistere anche a casi in cui il figlio è più responsabile del padre!!
Troppo facile da parte dell’anziano puntare il dito verso una generazione vuota di valori, in realtà proprio come il signore di una certa età brontola e quindi spesso manca della virtù della pazienza cosi il giovane se non è stato educato manca di educazione e non ha sempre il valore del rispetto. Ci sono ancora molti ragazzi che potenzialmente sono ricchi di valori solo che a volte lo manifestano in modo diverso rispetto a un tempo. Invece della lettere d’amore l’E-mail? Sempre amore alla base c’è. Laddove invece i valori mancano c’è da stimolare il genitore a riprendere il suo ruolo non autoritario ma autorevole. Una persona autoritaria è una persona che dice di “NO” senza necessariamente spiegare il perché, invece una persona autorevole spiega le sue motivazioni. Anche i professori si lamentano dell’insolenza della massa.
Nel 68 la massa era ribelle ora è modaiola e considerata “ vuota “ dai grandi.
Invece quando si pensa alla cronaca nera, agli omicidi passionali non ci dimentichiamo che la storia insegna che il delitto passionale era una delle “abitudini criminali” come il delitto d’onore che caratterizza anche periodi storici dell’800. In alcuni aspetti l’uomo, giovane o anziano, uomo o donna più avere comportamenti più o meno convenzionali, più o meno delinquenziali al di la del periodo storico o dei mezzi tecnologici a disposizione.
Il problema della violenza è alla radice; come evitare che si arrivi a un comportamento che i sociologi definirebbero deviato? Troppa libertà, la ripetitività dei mass media amplifica quello che un tempo era il passa parola del vicinato, mass media che a loro volta indagano cercano di spiegare il perché e il per come questa generazione agisca così
E’ cambiato solo il contorno, ovvero sia i mezzi a disposizione o la metalità disinibita e il modo di pensare?
Laddove vi erano le prostitute che si offrivano per massaggi sui giornali e oggi ci sono ancora, oggi c’è anche Internet ove tramite immagini amatoriali si offrono sfruttando uno dei mezzi più potenti e di diffusione esistente
E’ il mezzo che fa l’uomo ladro; anni in cui non esisteva Internet le 13 enni non si spogliavano via web e quindi è vero che certi mezzi in mano a incoscenti sono pericolosi ma le stesse giovani sfrontate anni prima erano quelle che facevano vedere cosa avevano dentro i vestiti magari in bagno a ricreazione. Ora lo fanno e lo mettono su Internet.
L’esibizionismo ha assunto misure così elevate che oggi per avere i 5 minuti di fama citati da Woody Hallen basta essere protagonisti di un video su “you tube” ed ecco che il centesimo volto appare. Esisti perché appari. Ed ecco che la tecnologia da contorno, da semplice mezzo non è innovativa, non cambia un qualcosa ma lo rende manifesto e entra nelle vite di tutti ogni giorno. Infatti da secoli l’uomo ha dato importanza all’apparire da sempre il vestito e i gioielli o la macchina come vanità personale e simbolo di ricchezza. Gli anni 80 sono stati anni un periodo in cui l’apparenza era molto importante.
Il problema è quando lo si fa (mostrare) dinanzi a migliaia di persone nel modo in cui lo fanno alcuni, giovani o adulti, dimenticando il buon senso, ecco che diventa una questione etica cosa mostri e perché.
L’abuso fa male; l’abuso di cibo, di droga, di alcol, e così l’abuso di Internet.
Se un marito la sera preferisce chattare invece che comunicare con la moglie c’è un problema di fondo, se i ragazzi comunicano tramite sms ma dal vivo non ritrovano quello che è il comunicare vero con un gesto uno sguardo o utilizzando l’italiano corretto senza troppe abbreviazioni come “Ke” c’è sempre un problema alla base. Se un adulto dimentica il cellulare acceso in chiesa o teatro non va incriminato o condannato ma deve chiedersi che esempio è per i suoi figli e quindi spiegare al figlio di non fare come fa lui.
Se una coppia si lascia tramite sms c’è da interrogarsi se quello è comunque comunicare o è un tirarsi indietro rispetto alla comunicazione. In questo caso infatti c’è paura di affrontare la persona direttamente guardandola in faccia e si cerca a tutti costi un modo alternativo anche diventando ridicoli. Questo è abuso di un mezzo che deve restare un contorno alla propria vita, non bisogna mai diventare vittime o schiavi o drogati di un cellulare o dare troppa importanza a una frase scritta da persone lontane su un forum di Internet o aggiungere contatti su face book (il nuovo modo di trovare persone del passato che altrimenti non avresti mai chiamato) comportandosi come fossero grandi amici persone che dal vivo avresti ignorato o vi era antipatia. Non dimenticarsi detto in altre parole della realtà delle cose in questo virtuale preponderante.
Internet ovviamente stimola molto la curiosità e come vi è curiosità per il contatto perso in gioventù cosi è giusto esser curiosi sull’ultima notizia e leggere le notizie on-line o se si ha un dubbio su una parola cercarla on-line su Google con “strumenti per le lingue” o su Wikipedia. Internet è cultura a 360 gradi non solo un modo per essere visibili.
Questo dovrebbero insegnare i genitori ai giovani che di tecnologia abbondano e ne abusano, spiegare il tutto con una dose di autorevolezza e non di autoritarismo. Inoltre il telefonino può tranquillizzare il genitore ansioso di trovar sempre il figlio reperibile ma bisogna spiegare a chi si avvicina al mondo dei telefonini che certe suonerie sono a pagamento e spesso si tratta di un pagamento troppo oneroso per cambiarla sempre con la canzone del momento. E che è bello guardare in faccia una ragazza e dirle:” solo tu mi fai sorridere così” al di là di ogni smile usato a fine messaggio.

Maria Letizia Crescenzi

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Passeggiando sotto un debole sole
I Giardini Reali


D
opo anni di abbandono in cui fu anche preda di atti di vandalismo (1945-1960) il complesso di Venaria Reale - uno dei più grandi "contenitori" europei avente una superficie totale di circa 80.000 mq. calpestabili ed un volume di circa 480.000 mq. - è stato dato nel 1960 in consegna alla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici del Piemonte che ha iniziato un primo cantiere di restauro nel 1961.
I lavori concernevano il completamento di 24.000 mq. di coperture, il restauro statico per circa 120.000 mc., il rifacimento di solai e murature, stucchi, infissi e impianti tecnologici, grazie a fondi ordinari a fondi FIO, eliminando così il rischio di crollo.
C’ è stata agitazione alla Reggia di recente è stata oggetto di un fatto di cronaca.
In 175 sono andati davanti la Prefettura e la Provincia di Torino discutendo con i sindacati e il vicesindaco della Reale Ippolito Salvino sul contratto di lavoro che con la nuova gestione della Rear i dipendenti della Reggia potrebbero veder diminuito il loro stipendio. Inoltre è previsto l’annullamento della quattordicesima e riconoscimento della mutua solo dopo il terzo giorno di malattia. «Sono condizioni inaccettabili».
I dipendenti della Reggia di Venaria sono pronti ad incrociare le braccia.
Nei giorni passati in cui Torino è stata protagonista di alluvioni è avvenuto il miracolo: davanti la Reggia non vi era la solita fila megagalattica, la gente era restata a casa vedendo il tempo incerto e per chi vuole godersela con tranquillità è l’occasione ideale.
La natura che fa da scultura: alberi chini su massi di pietra, bronzi che imitano cortecce imponenti e sterminate distese di verde.
Il sito della Reggia di Venaria ne parla cosi: «È in corso il completamento del Giardino delle Sculture Fluide nel Parco basso dei Giardini con l’inaugurazione delle nuove opere d’arte contemporanea del maestro Giuseppe Penone.
Dal mese di giugno nei Giardini, nei pressi delle fondamenta del Tempio di Diana, saranno aperti al pubblico anche i nuovi Labirinti, spettacolari realizzazioni di fiori e verzura nei quali ci si potrà immergere intrattenendosi con le diverse attività proposte».
E dentro la Reggia, dipinti, immagini di nobili sui muri come spettri appaiono con le loro storie che si possono anche ascoltare da voci di sottofondo.
Vestiti d’epoca e ricostruzioni di Torino attraverso un modellismo impeccabile.
Una serie di installazioni multimediali permanenti, messe in relazione con ritratti, armi, armature llustra la millenaria storia dei Savoia dalle origini sino al 1831, quando si estinse il ramo principale della dinastia.
La Reggia offre la possibilità di scegliere tra una passeggiata nel verde o una dentro la struttura e quando saranno completati i lavori di restauro darà ancora di più il meglio di sè.

Maria Letizia Crescenzi

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Ma la Notte no!


E’
notte. L’immagine del capoluogo piemontese ingloba nuove sfaccettature: Torino si veste di abiti diversi. L’oscurità non nasconde i peccati di chi abusa delle illuse bambole dal corpo cosi perfetto da sembrare un manichino.
Si sente pulsare il cuore di questa città, dietro l’angolo di locali eleganti: vibrano le sensazioni amplificate dall’eccitazione della gente che balla, e incalza violenta la sete di divertimento.
Sfogare i propri stress con la musica assordante che ci stimola a lasciarci trasportare. Uomini vicini a commentare i corpi delle cubiste che mostrano e ancheggiano, lasciano poco all’immaginazione ma non si fanno toccare.
Ma la notte non è solo questo; è anche il barcollare di gente ubriaca, i vetri rotti per terra dell’incidente avvenuto per l’aver bevuto troppo: perchè il buio ha reso difficile la guida e certe curve prese a una certa velocità diventa presto causa di morti atroci.
Gente che si trasforma come Dottor Jeckill e Mister Hide; trasformazioni in meglio o trasformazioni in peggio.
Non si può chiedere alla notte di essere meno buia o meno affascinante ; cosi tentatrice come il diavolo, cosi pericolosa.
Parole accennate del mendicante che dorme per terra e ragazze sempre più giovani si apprestano a far follie.
Negli ultimi 10 giorni del mese di ottobre a Torino sono finiti in manette per l’ uso di sostazne stupefacenti 55 tra extracomunitari e italiani. Non era mai successo di arrivare ad un numero tanto elevato, in tutto il 2006 gli arresti per questo tipo di reato erano stati appena 850. Sono cambiate anche le modalità di spaccio, a cominciare dall’arrivo delle donne-pusher, ormai sempre più numerose, soprattutto in determinate zone della città. Si tratta quasi sempre di nigeriane. Il secondo allarme è la crescita davvero preoccupante del consumo di ecstasy una diffusione che tocca soprattutto giovani e giovanissimi, quasi sempre tra il «popolo» delle discoteche. Maxi operazione notturna all’interno di un locale di via Stradella a Torino. Si tratta dell’ ex “Mercury”. Almeno 16 immigrati, tra spacciatori e clandestini, sono stati arrestati
Ma la notte non è l’Inferno; è solo diversa nella sua oscurità ed è legata spesso al mondo dei locali, dei pub e delle discoteche.
Incontro Caterina, 28 anni ha lavorato per circa dieci anni (dai 14 ai 26) per vari locali del Piemonte e della Lombardia (Il Loft, L’Hennesy a Torino e il Magica a Crema ad esempio) e definisce la discoteca come il riflesso di quello che c’è di giorno: è solo un raduno, un raggruppamento di persone che sono le stesse che magari al mattino ti vendono il pane.

Perchè tu hai smesso?

Caterina: “Io ho smesso solo perchè il mio lavoro non era conciliabile con il lavoro di insegnante e il fatto di dover andar tutti i weekend in determinati posti facendo molto tardi ha pesato. Inoltre quando sei più giovane non te ne accorgi ma a 24 anni cominci a leggere la malignità degli sguardi altrui e questo ha cominciato a infastidirmi.”

E quindi cosa ne pensi del modo di divertirsi di molti ragazzi?

Caterina: “Non credo che la discoteca sia un luogo di perdizione.”

Cosa ne pensi degli scandali legati al mondo della droga e quello dei locali?

Caterina: “Io non ne vista girare. A volte vedevo qualcuno “fatto” di suo ma non ho visto nulla ne nei camerini ne nei locali dove andavo io.”


All’Opera Music Villag il vocalist urla al microfono pubblicizzando il locale.

Come si chiama?

“Sergio Flash”

Età?

“Ho 50 anni”.

Quanti anni sono che lavori come vocalist?

Sergio Flash: “Ho iniziato come dj nel 75 e in contemporanea facevo il vocalist animando le serate nelle varie discoteche.”

Hai sempre lavorato all’Opera di Alpignano o anche altrove?

Sergio Flash; “Ho lavorato al College. Ho fatto il Tour Tim nel 2000 poi feste Malboro, Chesterfield quando ancora si potevano promuovere le sigarette . Martedi e domenica alla Rotonda, il venerdi sera al kilometro 5 a Torino. Dal 5 ottobre tutti i venerdi al cubo a Cuneo. ( da non confondere con il Kubo a Torino)”

Si può dire che ne ha viste di tutti i colori o è d’accordo con Caterina, cubista che ho appena intervistato che la discoteca non è un luogo di perdizione?

Sergio Flash: “Ci sono discoteche e discoteche. Locali di tendenza con musica estrema, ad esempio la tecno dove ci va un certo tipo di gente. L’Opera con il latino americano ed il commerciale invece è piu tranquilla. Se c’è un dj commerciale ad esempio Prezioso o Fargetta è diverso.”

Cosa ne pensi degli scandali legati al mondo della droga e quello dei locali?

Sergio: “Esserci c’è ma non come dicono alcuni in modo sfacciato. Tranne quello dei vip che fanno ciò che vogliono. Infatti a mio giudizio gli scandali sono usciti più attinenti al mondo dellle persone famose.”

Sono pochi o molti i locali con la guardia all’entrata come all’Opera?

Sergio: “Ormai l’italia è piena di rumeni, croati, africani e automaticamente c’è gente che non ha capito il senso vero della discoteca. Sono abituati a bere perchè è nella loro cultura quindi a mio giudizio c’è bisogno di controllo. Nei locali di grossa capienza è difficile cercare di contenere la delinquenza: l’Opera è con più sale e c’è bisogno di più guardie. Perde anche l’immagine con le risse. La sicurezza deve essere commisurata quindi alla grandezza del locale”.

Non pensa che con l’entrata economica aumenti la possibilità che entri qualche malintenzionato?

Sergio: “Purtroppo gente che non si comporta bene c’ è anche tra le persone agiate, bisogna vedere che tipo di gente entra. Una donna ha guardato un altro ragazzo tra ricchi e si è creata la rissa.”

Due persone ottimiste mostrano una Torino comunque divertente e tranquilla ma la notte a Torino è problematica da vivere e rischiosa per molte persone oppure è solo ( per citar Caterina): il riflesso di quello che si vive di giorno?
Intanto la notte è vicina e non aspetta. La notte cala su tutta la città e non avverte nessuno quando il divertimento diventa spericolato.

Maria Letizia Crescenzi

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Siae:
Società Invadente Ambigua ed Ermetica


La funzione istituzionale della SIAE consiste nell’attività di intermediazione per la gestione dei diritti d’autore. La SIAE concede, quindi, le autorizzazioni per l’utilizzazione delle opere protette, riscuote i compensi per diritto d’autore e ripartisce i proventi che ne derivano.
Report ha dedicato un servizio a cura di Bernardo Iovene il 4 ottobre del 2001 sulle problematiche di questa società pubblica a gestione privata.
La Siae decide chi deve guadagnare e su cosa e durante il servizio di denuncia di Report sono emersi alcuni punti importanti : il primo è che a guadagnare di più sono le case discografiche, come la Emi la Warner, la Sony ecc. La Siae guadagna anche su concerti gratuiti come quelli del primo maggio e anche se il concerto è in perdita la Siae ha comunque la sua entrata.
Le maggiorazioni vanno anche agli autori ed editori di musica classica e contemporanea. in questo caso, autori ed editori ricevono dalla Siae diritti che superano 6 volte quello che l'organizzatore ha pagato alla stessa Siae. Quindi se per un concerto in chiesa si guadagnano 150 euro l’autore che a volte può essere un organista da solo o qualche composizione banale di un violoncellista arriva a prendere seicento euro considerato anche il fatto che i concerti si ripetono durante il giorno a diversi orari.
La Siae guadagna dalla musica degli ascensori e dalle casse di amplificazione nei bar ( un gestore di un bar a Report dichiarava di pagare circa 45 euro per ogni cassa alla SIAE) ; anche allo stadio, l'inno della squadra diffuso prima e dopo la partita dagli altoparlanti deve essere pagata a seconda del numero degli spettatori.
Secondo punto importante emerso dal servizio di Report è che la Siae guadagna persino dagli enti che fanno beneficenza e dai venditori ambulanti : c’è chi dice e non a torto che è un miracolo che non bisogna pagare la SIAE quando si canta sotto la doccia!
Sono famose le campagne della Siae di lotta contro la pirateria ma un cd è pirata magari solo perché non ha il bollino SIAE. Appurato che il bollino si possa rompere durante l’apertura del cofanetto bisogna ricordare che è posto persino sui cd vergini come a supporre che vi ci si registrerà sopra qualcosa : una sorta di pre-tassa su ciò che verrà poi comunque ulteriormente tassato.
Quando la SIAE controlla la scaletta delle musiche di sottofondo o di primo piano di un’emittente radiofonica come ad esempio Radio dimensione Suono non si preoccupa se manda in onda brani protetti o meno : si preoccupa solo del bilancio della stessa emittente.
Insomma il motto principale della SIAE sembra essere : Vendi? Allora guadagni.
Non vengono protetti talenti nuovi ma vengono protetti gli interessi della stessa SIAE, dei suoi membri (e come cerchia di persone è alquanto ermetica) e premia i programmi radiotelevisivi classificandoli secondo criteri discutibili.
Si può azzardare definendola una sorta di «mafia legalizzata » ; non si uccide nessuno ma c’è un giro di potere e soldi a volte poco chiaro e non molto equo.
Viene considerato varietà il programma della DeFilippi ma non quello della Deusanio ; sembra che la Defilippi apporti più creatività e faccia più spettacolo. Se le storie fossero finte si potrebbe riconoscere una certa fantasia agli autori ma su questo la direttrice della SIAE non si sbilancia….
Non vengono infatti retribuiti dalla SIAE i programmi di contenuto strettamente giornalistico, in compenso il Maurizio Costanzo show si perchè si reputa sia più un varietà ma Tempi Moderni della Bignardi no.
La sigla di Onda verde essendo utilizzata come sottofondo non ha limite : i suoi autori ed editori guadagnano un tot ogni volta che va in onda invece la sigla del telegiornale ha il limite di mezzora : oltre la mezzora non vengono più pagati. Quindi chi sceglie se mettere o meno il sottofondo ha un bel potere.
E Report termina la sua inchiesta avvertendo di stare attenti agli eredi ovvero sia i figli d’Arte : ad esempio l’erede dell’autore della foto di Che Guevara che facendo il giro del mondo ne ha guadagnati di soldi !!
Cosa è cambiato in questi ultimi anni, da dopo il servizio di Report fino ad oggi ?
Novità interna all’ente è la nomina del nuovo Direttore Generale
Domenico Caridi. Lo ha nominato il Consiglio di Amministrazione della Società, in vista della scadenza dell’incarico di Angelo Della Valle il 6 ottobre.
Una novità che riguarda i cittadini è che per facilitare la tutela dei nuovi autori, la SIAE ha previsto, dal 1° gennaio 2007, la possibilità per i minori di età di iscriversi all'ente di gestione collettiva con un apposito mandato che prevede il pagamento di soli 29,24 € per l’imposta di bollo, in luogo della normale quota sociale.
Il mandato garantisce la possibilità di depositare le opere e ricevere i proventi derivanti dall'utilizzazione di queste per i diritti conferiti alla SIAE, ma non comporta una vera e propria associazione dell'ente (è escluso quindi il diritto di voto). Altra novità : non è sufficiente, aver corrisposto il pagamento dei diritti SIAE per poter trasmettere attraverso la radio un’opera protetta. Occorre, corrispondere anche pagare i diritti connessi direttamente alle imprese discografiche dovuti per la riproduzione dei brani musicali con la sentenza N.00626/2007 resa l’ 8 giugno 2007 dalla terza sezione penale. Per quanto riguarda i diritti d'autore, che si legga dal vivo o che si proietti un filmato non cambia nulla: si paga comunque.
Inoltre nel 2005 è entrata in vigore l’eliminazione dell’esame di ammissione alla SIAE per i musicisti che spesso si rivelava un investimento di tempo e di soldi.
Negli ultimi anni, esattamente dall’ 11 luglio 2001 si può sostituire il bollino SIAE che veniva posto sui cofanetti dei CD, con un’autocertificazione che dichiara la presenza stessa del bollino.
La Siae ha fatto una multa di 205 euro a 14 bambini di Chernobyl per violazione del diritto d´autore. I piccoli, di età compresa tra i 7 e 12 anni, avevano preparato un piccolo spettacolo per dire grazie alle famiglie da cui erano stati ospitati. Con una canzone popolare in bielorusso.
Per il titolare dell´ufficio Siae di Martina Franca i bambini bielorussi avevano violato l´articolo 17 della legge numero 633 del 1941. Il reato che gli è stato contestato è quello di esecuzioni di opera di ingegno senza preventiva autorizzazione dell´autore. Bielorusso. «Una decisione sconcertante - denuncia Angela Lobefaro responsabile pugliese di Legambiente Solidarietà - soprattutto a conclusione di una meravigliosa esperienza . Vorrà dire che la Siae si terrà i soldi e noi, nella mente, l´indelebile ricordo dei sorrisi di quei bambini». Paolo Russo (03 settembre 2006)
Carlo Bixio, figlio d’Arte, lamenta che sono pochi gli anni di retribuzione : dalla morte dell’artista il figlio ha diritto di esser retribuito solo fino a 70 anni!
Adriano A., impiegato di 39 anni non è un figlio d’Arte, non si è fatto mantenere economicamente quindi per anni dalla SIAE e mi fa un’osservazione : se una persona acquista il cd di Grignani e acquista anche l’album sempre di Grignani paga due volte la tassa alla SIAE e ciò non ha senso : se la SIAE è interessata a proteggere gli autori e in quel caso l’autore è solo uno, Grignani appunto, che senso ha tutto ciò?
Resta ora da chiedersi quale delle due lamentele ha più senso : a voi l’ardua decisione !

Maria Letizia Crescenzi

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