Si
conclude il Concorso Musicale
Internazionale Città di Asti 2010
Sax contro violoncello

Sax contro violoncello è il motivo d’interesse
della finale del Concorso Musicale Internazionale “Città
di Asti” 2010. Accoglie la sfida il palcoscenico del Teatro Alfieri.
Suonano gli strumenti due artisti residenti in Toscana. L’uno,
Marco Caverni, originario di Empoli, con studi in pianoforte
e armonia, ma con il sax talmente nel cuore che con bravura e tecnica
si diploma al Conservatorio “Cherubini” di Firenze con il
massimo dei voti e la lode. E proprio con il sassofono baritono s’impone
in più concorsi e, con la voglia di fare musica insieme, s’inserisce
in un Quartetto di Sassofoni e in altri ensemble, sempre facendo incetta
di premi e dedicandosi a un’intensa attività concertistica.
E’ legato al Piemonte affermandosi ai concorsi internazionali
di musica da camera “Marco Fiorindo” edizione 2006 di Nichelino
(unica formazione italiana premiata) e “Vittoria Caffa Righetti”
di Cortemilia.
L’altra, Attilia Kiyoko (Tilly) Cernitori, romana,
si diploma, quindicenne, col massimo dei voti e lode dapprima in flauto
dolce, quindi, appena diciassettenne, ottiene il diploma in violoncello
con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio Cherubini
di Firenze, città dove ora vive. Conquista molti primi premi
assoluti in più di venti concorsi nazionali e internazionali,
collabora con artisti di fama internazionale e suona come solista con
importanti orchestre, esibendosi in concerti e recital in alcuni dei
più importanti teatri d'Italia e all'estero. Si perfeziona con
illustri maestri (anche R. Filippini) e attualmente studia con M. Brunello
E’ considerata una delle migliori violoncelliste emergenti italiane.
Marco Caverni dimostra subito, con “Paquena Czardas” di
Iturralde, grande espressività, ritmo e virtuosismo, mentre Attilia
Kiyoko, con il terzo e quarto tempo del “Concerto per violoncello”
di Šostakovic, dopo la delicatezza e intensità iniziale,
rivela forza vitale, piglio aggressivo ed estrosità timbrica.
Con entrambi, collabora al pianoforte Michela Varda, assai brillante
nelle due esecuzioni, tra il ritmo sfavillante con il sax e l’originalità
ardita con il violoncello. Risultato del concorso? La giuria designa
il primo premio al sassofonista con (dicono) un solo punto sulla violoncellista,
peraltro penalizzata dal suono più flebile (pur energico per
il brano scelto) rispetto a quello del sax, e, con ancora e soprattutto,
l’effetto sonoro rivolto -come deve essere- verso il pubblico,
ma con la giuria (assurdo!) posta in bella mostra sul palcoscenico,
dietro all’artista.
Il Concorso, che cresce di anno in anno, si rivela di buon livello e
tra i premiati spiccano molti giovanissimi e si mette particolarmente
in luce la violinista astigiana Emanuela Schiavonetti e a livello lirico,
il mezzosoprano Sabrina Bessi che riceve con “Nacqui all’affanno”
da La Cenerentola di Rossini, il Premio scelto dall’Associazione
“Amici della Musica di Asti”, mentre dimostrano buone doti
il baritono Salvatore Terrazzino e il tenore Simone Barbato.
Walter
Baldasso
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Nuovo
presidente
alla Fondazione Merz
A
seguito della recente nomina di Beatrice Merz a condirettore del Castello
di Rivoli, l’assemblea dei fondatori della Fondazione Merz ha
deliberato la nomina a nuovo Presidente dell’architetto Mariano
Boggia dal 1 febbraio 2010.
La
scelta è stata dettata dalla sua specifica competenza nella gestione
di mostre d’arte contemporanea e per la profonda conoscenza dell’opera
di Mario Merz, a cui la Fondazione è dedicata. Ha conosciuto
Mario Merz nel 1984 e da allora non ha mai interrotto la collaborazione
professionale fino alla morte dell’artista avvenuta nel 2003.
Da allora ha affiancato Beatrice Merz, oltre che come consulente artistico
del progetto di ristrutturazione della centrale termica Lancia divenuta
sede della Fondazione, nella gestione dell’Archivio Merz, degli
allestimenti espositivi e della collezione.
Il Presidente, come il suo predecessore, è affiancato nelle scelte
artistiche e curatoriali della Fondazione Merz dal Comitato Scientifico,
ormai consolidato nel tempo, formato da autorevoli esponenti del mondo
dell’arte internazionale: Richard Flood, Dieter Schwarz e Vicente
Todolí.
Con l’occasione si segnala la
programmazione espositiva del 2010:
•
È allestita fino al 28 febbraio la mostra Ottonella
Mocellin e Nicola Pellegrini. Messico Famigliare.
•
Dal 10 marzo al 18 aprile si svolgerà la mostra dei
due giovani artisti-registi torinesi Gianluca e Massimiliano De Serio.
L’esposizione ruota attorno ad una video–installazione realizzata
in occasione dell’arrivo a Torino di 45 Bramini indiani. Per una
settimana, dall’1 al 7 giugno 2009, i due registi hanno filmato
i sacerdoti induisti durante tutta la loro permanenza a Torino e in
particolare durante i rituali del fuoco che hanno officiato alla Fondazone
Merz. L’evento è stato la conclusione della mostra dell’artista
Wolfgang Laib.
•
Dal 26 aprile al 2 maggio gli spazi della Fondazione Merz saranno
a disposizione per il progetto Atelier/Collaborations, una settimana
di eventi, incontri laboratori, a cura dei Dipartimenti Educazione dei
seguenti musei: Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea,
Cittadellarte Fondazione Pistoletto, Gam Galleria Civica d’Arte
Moderna e Contemporanea di Torino, Fondazione Merz, Fondazione Sandretto
Re Rebaudengo, Pav Parco Arte Vivente.
•
Dal 12 maggio al 26 settembre sarà presentata la mostra
Mario Merz, Corteo della Pittura, una ventina di grandi pitture selezionate
da Rudi Fuchs Una volta vidi Mario Merz mentre creava alcuni dei dipinti
che oggi costituiscono il tema di questa speciale mostra... Più
che dipingere sembrava disegnasse: curve e movimenti di linee lunghe
ed estese che prendevano la forma di figure particolari... Erano forme
distinte, dai contorni e dai colori poderosi....” (Rudi Fuchs).
•
Dal 22 giugno al 21 luglio terza edizione di Meteorite in Giardino,
cinque appuntamenti tematici dedicati alla sinergia tra arte, scienza
e musica. Ogni evento prevede un concerto di musica classica contemporanea,
un’installazione di arte visiva, una breve conferenza tenuta da
esponenti del mondo della scienza.
•
In autunno sarà ospitata la sezione dedicata all’arte
contemporanea della manifestazione Il Prisma Iraniano. Il progetto esplora
i diversi ambiti della cultura iraniana contemporanea, dall’arte
visiva, al cinema, alla letteratura. Il programma si svolgerà
alla Fondazione Merz, al Museo Nazionale del Cinema e al Circolo dei
Lettori.
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L’efficienza
del Piemonte sabaudo
La precisazione di un nostro redattore
riguardo un articolo apparso su “La Stampa”

Un paio di settimane fa è stato pubblicato su
La Stampa un intervento firmato da un noto esponente politico che, celebrando
le "magnifiche sorti e progressive" di una Torino "integrata"
con Milano e di un Piemonte proteso a condividere (leggasi cedere?)
le proprio risorse con l’adiacente Lombardia, esprimeva un azzardato
(e totalmente infondato) giudizio storico riguardante la presunta maggiore
efficienza dell'amministrazione asburgica rispetto a quella sabauda,
cioè piemontese-savoiarda.
Un'analisi seria dei fatti storici, immune da implicazioni ideologiche
e da letture faziose, mette in luce l'infondatezza di questa affermazione,
che – mi si permetta - ha un vago sapore propagandistico, oltre
a non trovare appigli probatori ai quali appoggiarsi.
Infatti, dalla simbiosi savoiardo-piemontese s'era formata una classe
dirigente di primissimo piano, capace di suscitare gli elogi incondizionati
della diplomazia occidentale. Come annota lo storico e scrittore Carlo
Rosselli (non certo tenero verso Casa Savoia), i dispacci della diplomazia
europea alla metà del XIX secolo traboccavano di giudizi entusiasti
dai quali traspariva l’ammirazione incondizionata per la “floridezza”
e la "perfezione” dell'amministrazione sabauda.
Gli inglesi mostravano di considerare il Piemonte come “la prima
tra le Potenze di second’ordine”, senz’altro in grado
di reggere il confronto con gli Stati di media grandezza nell’Europa
del tempo.
Verso la metà del Settecento, il britannico Lord Chesterfield
si compiaceva del fatto che il figlio fosse stato destinato alla sede
di Torino, dove "avrebbe imparato moltissimo" per affrontare
la carriera diplomatica. Stendhal scrisse che, se fosse stato re, si
sarebbe circondato di ministri piemontesi.
Geoffrey Simcox, storico americano, nel saggio dedicato alla figura
di Vittorio Amedeo II, personificazione dell’assolutismo settecentesco
e artefice del “processo di modernizzazione” degli Stati
Sabaudi che comportò “la compressione dei residui d’impronta
feudale, il superamento delle divisioni istituzionali e il contenimento
dei privilegi ecclesiastici”, elogia l'efficienza dell'amministrazione
sabauda, giudicata più imparziale e molto meno propensa alla
"venalità delle cariche" rispetto a quella francese.
Con le riforme di Vittorio Amedeo II, “che aveva imposto a sé
non soltanto sacrifici ma anche austerità” e che “si
era affermato non soltanto con la durezza ma anche con un ideale di
energia”, il Piemonte divenne, nel panorama dell’attuale
Italia, “lo Stato burocratico-militaresco più efficiente
e organizzato, con una dinastia che godeva della piena fiducia dei sudditi”(Stuart
Woolf in “Storia politica e sociale”).
Il principe Belozèrskij, nobile d’età cateriniana
e ambasciatore russo alla corte di Torino, dopo un incontro con il re
Vittorio Amedeo III nel 1792, trasmise con una lettera a San Pietroburgo
le impressioni ricavate, evidenziando con ostentata ammirazione la lezione
di responsabilità politica e di coscienza dei propri doveri che
gli era stata impartita dal sovrano piemontese. Il re, trattando della
condizione degli émigrés dalla Francia, gli esuli della
Rivoluzione che trovarono riparo in Piemonte (tra cui il conte di Provenza
e d’Artois, generi del sovrano), deprecò il modo con cui
si educavano i rampolli alla corte di Francia, facendo loro credere
di essere “sciolti dal rispetto che tutti debbono alla religione,
ai buoni costumi, alle leggi dello Stato” pur di raggiungere i
propri scopi e soddisfare la propria ambizione politica.
Vittorio Amedeo III, sorprendendo favorevolmente l’interlocutore,
contrappose all’immagine degli adulatori e cortigiani francesi,
impegnati a “sussurrare alle orecchie” dei giovani pretendenti
al trono che “lo Stato appartiene al re e alla sua famiglia”,
una visione diversa, rivelatrice d’una concezione del potere monarchico
molto più attenta alle esigenze dei sudditi che non ai capricci
o alle ambizioni del sovrano.
Non è lo Stato ad appartenere al sovrano e alla sua famiglia
bensì è vero l’inverso, che è il re stesso
ad appartenere allo Stato, con ciò che ne consegue in termini
di sottoposizione del monarca al rispetto di quelle stesse regole e
all’adempimento di quegli stessi doveri che un qualsiasi suddito
è chiamato ad osservare. Una lezione di moralità politica
che rende onore a re Vittorio Amedeo III e che non sfuggì all’acume
del principe russo.
Concludendo con le parole della Marchesa d'Azeglio, che annota malinconicamente
"se invece di rendere il Piemonte italiano, si cercasse di rendere
l'Italia piemontese, le cose andrebbero meglio",
consigliamo alla classe dirigente subalpina di approfondire la storia
del Piemonte come presupposto indispensabile per un governo di questa
nostra terra che sia consapevole e, soprattutto, coerente con l’identità
e con i trascorsi storici che ci contraddistinguono e che segnano il
nostro presente.
Paolo
Barosso
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Piero
Novelli:
cronaca nera e poesia
La magica “penna” che descrisse
la Torino degli anni ’60 ‘80

Neanche un grande pittore sarebbe riuscito a dare di
Torino, quella degli anni ’60-80, un ritratto più realistico
di quello uscito dalla magica penna di Piero Novelli (1929-1983), l’indimenticabile
poeta-giornalista de l’Unità fino ai fatti d’Ungheria,
poi della Gazzetta del Popolo, inviato speciale in giro per il mondo
anche per altre testate come Tempo illustrato, il Giorno, Sorrisi Tv,
ecc.
Si tratta di storie del proletariato subalpino, fatti di cronaca nera,
storie di malavita, di regolamenti di conti, di coltellate, di quella
varia umanità che popolava le piole torinesi, vissute e raccontate
rigorosamente in dialetto con vivaci incursioni sul gergo di Porta Palazzo,
un manuale di saggezza e di ironia popolare ormai in estinzione, con
i suoi salaci e spesso crudeli eufemismi, da far tremare le vene e i
polsi ai benpensanti. Parole e aggettivi storpiati ad arte, derivati
ed elaborati da linguaggi importati dall’imponente immigrazione
approdata nella futura metropoli col miraggio della Fiat e del posto
sicuro.
Il successo di Piero Novelli inizia quando, con i fratelli Balocco,
scrive i testi per le “Cansson d’la piola” , cabaret
dialettale che ha fatto ormai il giro del mondo, una sapiente indagine
per ricordare la particolare atmosfera delle oltre seimila osterie subalpine
popolate da personaggi straordinari che bevendo, cantando e ubriacandosi
cercavano di sfuggire al disagio metropolitano, almeno ci provavano….
Negli
anni ’70 uscì un long playng intitolato “Torino Cronaca”,
con i testi di Piero Novelli, le musiche e la voce di Mario Piovano,
altro giramondo e talentuoso musicista. Due straordinari artisti, amici
d’infanzia, assidui frequentatori, nelle ore dei gatti grigi,
di piole-bistrot, molto simili a quelle della loro amatissima “ville
lumière”, ricche di personaggi e momenti magici per nostalgie
e ispirazioni.
I titoli del disco, rigorosamente in piemontese, rispecchiano quegli
irripetibili anni: “La donna pavone, Son andait a Casablanca,
La mia fisa, Mi chiel e ‘l merlo, El Po s’na frega, ‘L
gat gris, La cansson dij lofi, Ah! le fomne ed Turin, Marijuana, L’ultim
amis, La colpa l’è del tubo”.
Altro prezioso disco degli anni ’70, prodotto da Maurizio Corgnati,
intitolato ”..e poi Domani ancora” testi di Piero Novelli
e musiche di Mario Piovano, si avvale della straordinaria interpretazione
di Luisella Guidetti, la cantante della “mala”. Indimenticabile
in “La ca dij maledet, La legge dla mala, Si l’è
vera, e “Requiem per na fija ed vita” che ricorda la tragica
fine di Martine Beauregard, la “lucciola” trovata morta
nei boschi di Stupinigi.
Da
ricordare di Piero Novelli e Riccardo Marcato è anche il libro
“Il Commissario di Torino”, ambientato negli anni ’70,
dove ai lettori non più giovanissimi torneranno in mente le gesta
del famoso e coraggioso commissario Montesano, sempre con gli occhiali
scuri e spiccato accento meridionale. Un libro serio e ironico dove
alla fine, quando negli anni ’70, Torino viene paragonata alla
Chicago anni ’30, vinceranno i buoni sentimenti. Altra data importante
per Novelli è il 25 febbraio 1965 quando tiene a battesimo a
Torino lo storico Jazz Club dove si esibiscono Renato Germonio e Piero
Angela con i Radio Boys di Cosimo Gilé.
Sono finiti i tempi quando a Torino e provincia c’erano sempre
cantanti pronti ad esibirsi col loro repertorio di canzoni piemontesi.
A Revigliasco un Gipo Farassino alle prime armi, accompagnato dal compianto
Pino Ruga, cantava nel salone del locale ristorante per i numerosi avventori,
dopo una succulenta “polenta e coniglio”, specialità
della casa. Paulin lo trovavi spesso nelle varie piole che per l’occasione
si trasformavano in café chantant, Beppe d’ Moncalè
aveva il suo pubblico di aficionados, Roberto Balocco riempiva i teatri
con Luciano Sangiorgi e la bravissima Silvana Lombardo.
Rimangono sulla breccia Gipo Farassino, i Fratelli Balocco, Mario Piovano,
oscar alla carriera con 50 anni di attività e i Musicanti di
Riva presso Chieri con il loro raffinato repertorio contadino.
Poi, il nulla…
Claudio
Raineri
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Aperta
la tomba di
Pier Giorgio Frassati

Nelle ultime settimane, due corpi eccellenti sono stati
riesumati. Con grande mobilitazione dei mezzi d’informazione quello
di padre Pio a San Giovanni Rotondo e nel più grande riserbo
quello di Pier Giorgio Frassati, a Torino.
Il 3 marzo ultimo scorso, è stata effettuata la seconda ricognizione
canonica del corpo del beato torinese, morto più che ventenne
ed assurto agli onori degli altari nel 1990, durante il pontificato
di Giovanni Paolo II.(La prima ricognizione era stata eseguita nel marzo
1980, nel cimitero di Pollone durante la causa di beatificazione.) La
salma si trovava sepolta in una delle cappelle laterali del Duomo di
Torino dove era stata tumulata dopo la beatificazione.
Questa procedura che in gergo tecnico viene chiamata “ricognizione
canonica”, ha lo scopo di verificare lo stato dei resti del beato
che saranno esposti a Sydney in Australia dove il prossimo mese di luglio
si svolgerà la”Giornata mondiale della gioventù”
, alla quale parteciperà papa Benedetto XVI. Secondo indiscrezioni
trapelate dagli ambienti ecclesiastici, il corpo di Pier Giorgio Frassati,
definito il santo dei giovani, morto nel 1925 a soli 24 anni per una
poliomielite fulminante, contratta visitando le poverissime soffitte
dove regolarmente portava il suo aiuto ai poveri e ai diseredati, sarebbe
stato trovato in buono stato di conservazione.
Apparteneva ad una delle famiglie più in vista della città
ed era figlio del senatore Alfredo Frassati, fondatore del quotidiano
“La Stampa”, ambasciatore d’Italia a Berlino.
I giovani che andranno a Sydney, potranno venerare le reliquie di Pier
Giorgio Frassati, uno dei dieci patroni della “Giornata mondiale
della gioventù” che saranno esposte nella cattedrale della
città. Il vescovo ausiliare di Sydney Antony Fisher era a Torino
in Duomo nelle scorse settimane per organizzare l’evento.
Quando Giovanni Paolo II lo beatificò, lo descrisse affettuosamente
come “alpinista …tremendo”, ricordandone le grandi
doti di generosità e di carità che contraddistinsero la
suo giovane vita. Il suo motto preferito era :”Aiutare i bisognosi
è aiutare Gesù”.
Claudio
Raineri
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“Calcio
e basta” al ristorante
Decollo fortunato per la trasmissione televisiva settimanale
“Flashback”, che si occupa di sport ed in particolare di
calcio bianconero e granata ed ha la singolare caratteristica di essere,
in parte, ospitata in uno dei più originali ristoranti della
capitale subalpina. E’ “Pasta e basta”, di via Madama
Cristina, sapientemente diretto da Nicola Miscione, che tra piatti e
vini di rango fornisce la peculiare cornice al nuovo talk show sportivo
con ospiti di primissimo piano, giornalisti ed esperti e l’ottima
conduzione di Roberto Grossi. Dallo studio, si alterna, in ogni puntata,
uno spazio giornalistico guidato dal bravo Hervè Bricca. La trasmissione
va in onda il lunedì su Rete 7 alle 0,45, il martedì su
Sky (canale 846 Piemonte Sat) alle 14 e il mercoledì alle 19.45
su Video Nord. Per partecipare (si registra la domenica sera dalle 22)
o inviare commenti sulla settimana calcistica contattare, anche via
sms, la nostra redazione tel. 3336141753.
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Xunah
Aperto
un nuovo "cocktail-wine-music club"
in via San Paolo 5/2 a Torino

E'
stato inaugurato nei giorni scorsi un simpatico e allegro locale affiliato
all'ACSI, situato in via San Paolo 5/2 a Torino. Il locale è
aperto sette giorni su sette dalle 19 alle 7 del mattino successivo,
sotto la guida di Sara Ninivaggi e Alessandra Cavalieri. Tutto
è incentrato sui segni zodiacali: a ogni cliente viene distribuito
un menu veramente particolare, infatti si potrà leggere la descrizione
del proprio segno zodiacale e, successivamente, si potrà scegliere
il cocktail abbinato al proprio segno. Il locale propone anche una vasta
scelta di cocktail internazionali e anche "Pestati" e "Frozen",
ideali per l'estate, senza dimenticare quelli analcolici. Il venerdì
ed il sabato dalle 20 alle 22 c'è l'apericena a buffet al contenuto
costo di 8 Euro. La domenica dalle 22 alle 24 Happy Hours durante il
quale i clienti possono prendere due consumazioni uguali e pagarne solo
una. E' anche possibile affittare la sala per feste e cerimonie telefonando
al 3406527851.
Nicola
Gherlone
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Moana
Pozzi: si riapre il giallo
Il cimitero di Lerna smentisce la sepoltura della pornostar
Ufficialmente
risulta deceduta un decennio fa. Anzi, per la precisione, 11 anni precisi.
La morte sarebbe avvenuta il 16 settembre 1994. All’Ospedale di
Lione, hanno detto i familiari, Un cancro al fegato, fulminante. A trentacinque
anni, se ne andava una delle più straordinarie e travolgenti
attrici hard internazionali, Moana Pozzi. Da subito, tuttavia, erano
iniziati i sospetti e gli interrogativi. Nessuno aveva visto il cadavere
in ospedale, nessuno aveva assistito alla cremazione, asseritamente
svoltasi in Francia, a detta della madre e del fratello. Poi, la ridda
di dichiarazioni della genitrice di Moana: “Ho disperso le ceneri
sul Monte Cervino”. Qualche tempo dopo, la ritrattazione. “Ma
no, l’abbiamo sepolta a Lerna, vicino alla nonna”. Ora,
in questo settembre alessandrino ancora tiepido e profumato, il Comune
di Lerna riapre il giallo della sparizione di Moana. In una dichiarazione
formale, il Sindaco sostiene che non risultano sepolture relative a
Moana nel camposanto cittadino. Ma allora, dov’è Moana?
Qualcuno sostiene che sia emigrata, con una nuova identità, all’apice
del successo e della carriera, per dimenticare la prima parte della
sua vita, caratterizzata dal fortunate pellicole a luci rosse viste
da milioni di persone, ma anche da imbarazzanti rapporti con autorevoli
esponenti della politica e dell’economia italiana, ai massimi
livelli. Peraltro, sono state condotte varie inchieste. La sottrazione
di cadavere, infatti, ai sensi dell’art. 411 del codice penale,
è un reato preciso. Perché la famiglia non dice esattamente
cos’è successo, e non fornisce le prove per porre a tacere
per sempre dubbi e sospetti? Perché il certificato è stato
inviato con quattro o cinque mesi di ritardo, e peraltro con dati anagrafici
sbagliati? Infine sulle cause della stessa morte i dubbi e l’alone
di mistero si infittiscono. Cancro al fegato, dicono i medici al centro
di Lione specializzato in tumori, dove la Pozzi è ufficialmente
morta - spiega il suo ex amico ed editore Brunetto Fantauzzi, che ha
scritto anche un libro sull’argomento, - epatite, affermano i
familiari. Di Aids, invece, si mormora nel mondo spietato dello spettacolo.
La stessa cremazione del cadavere non risulta essere stata effettuata
in nessun centro italiano né, tantomeno, in quello di Lione in
Francia. Ancora oggi, a quanto riferisce Fantauzzi, parlare di Moana
Pozzi in molti casi “risulta scomodo” a non poche persone.
“Di nomi già ne ho fatti e già ne ha fatti Moana
a suo tempo”. Amicizie importanti, potere, soldi, politici. Ora,
però, oltre alla Magistratura italiana, probabilmente si muoverà
anche quella francese. E l'autore del volume è sempre più
tempestato non solo da richieste di interviste giornalistiche e televisive
ma anche da numerose telefonate con insulti e minacce di morte.
Perché, allora, si è detto, da parte dei parenti, che
l’urna era stata trasferita a Lerna, ed invece il Sindaco nega?
Esistono norme precise per le autorizzazioni comunali alle sepolture,
un regolamento ferreo che consente di verificare in ogni sua fase l’iter
della cremazione. Se davvero i familiari vogliono che per sempre si
ponga fine alla ridda di dolorosi sviluppi e di interminabili polemiche,
perché non si spiega all’opinione pubblica con chiarezza,
data la dimensione del personaggio – Moana, cos’è
successo? Fratello e mamma continuano a dire che giornalisti e gossip
acuiscono il loro già terribile lutto. Ma allora perché,
invece di dire bugie poi smentite, o raccontare falsità poi poste
nel nulla dal corretto Sindaco di Lerna, che nega sepolture autorizzate,
non si dice, una volta per tutte, cos’è successo esattamente
in quell’ospedale di Lione il 16 settembre di 11 anni fa?
M.G.
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Perché
imparare il bridge

Tutti sanno che si tratta di
un gioco di carte, pochi che il CONI ha accolto da tempo la Federbridge
fra i suoi enti, pochissimi che si disputano Campionati nazionali e
internazionali, che il nostro ‘Blue Team’ sta dominando
da anni la scena agonistica mondiale (2 olimpiadi vinte, 6 titoli europei
consecutivi, 2 argenti mondiali e successi ovunque); e nemmeno quei
novecentomila che giocano a bridge nel nostro Paese, sia pure saltuariamente
(il dato è della DOXA), sanno di essere così tanti.
Molti
invece sono ancora convinti che questo gioco sia praticato per lo più
in circoli esclusivi popolati da ricconi sfaticati o in salotti snob
da signore troppo stagionate tenute insieme da esagerazioni di fondotinta.
Nulla di più sbagliato: a bridge giocano quelli che ne hanno
scoperto la meraviglia, seguendo uno dei tanti corsi, nascendo figli
di giocatori appassionati, incuriositi da internet che trasmette in
diretta, carta per carta, gli incontri delle grandi manifestazioni.
Resta vero che si tratta di un gioco di élite, ma si tratta di
una élite intellettuale, riservata a persone disposte ad impegnarsi
quel poco che occorre (è certamente più faticoso avviarsi
alla pratica del bridge che sintonizzarsi sul ‘Grande Fratello’)
per entrare in un nuovo mondo.
‘Ma,
per imparare il bridge, ci vuole troppa memoria!’ Niente di più
falso: il bridge stimola la memoria a funzionare meglio, mescola alla
pari, nelle gare che si disputano ogni giorno nei club, ragazzi e pensionati
canuti, principianti e campioni veri, riempie vuoti.
E
mantiene giovani, perché un cervello attivo ha un fantastico
potere terapeutico contro il trascorrere maligno del tempo. Questo gioco
è un elisir, infatti non è mutuabile, di giovinezza. Negli
USA una commissione medica serissima lo ha addirittura verificato su
un rilevante campione di anziani: insomma, il bridge è quasi
una medicina, e completamente atossica!
Resta
un particolare importante: questo è un gioco di carte dove la
fortuna non ha cittadinanza, infatti nelle gare, che sia in un circolo
a Mirafiori o al Campionato del mondo, tutte le coppie si confrontano
avendo le stesse identiche carte a disposizione, che passano da un tavolo
all’altro.
Poi, alla fine del torneo, se hai sbagliato a giocare una mano, hai
a disposizione, per esempio, se sei a Torino, Giorgio Duboin, pluricampione
europeo ed olimpico, che ha partecipato al tuo stesso torneo, per tirargli
la manica e farti correggere i tuoi errori. E quello ti dà retta!
E.
D.
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