Arte & Mostre

Artissima 2011

   
   
   
   

Dal 4 al 6 novemnre si è svolta Artissima 2011, grande manifestazione internazionale dedicata all’arte contemporanea, che ha accolto presso i padiglioni dell'Oval di Torino le più importanti gallerie e gli artisti più quotati della scena internazionale. Ogni sezione di Artissima quest'anno è stata studiata per presentare ed approfondire aspetti diversi legati al mondo dell’arte contemporanea: Present Future dava spazio alle produzioni di nuovi talenti accuratamente scelti da un comitato di esperti; New Entries era dedicata alle gallerie d’arte d’avanguardia di nascita recente che non avevano mai preso parte alla manifestazione; Back to the future era uno spazio riservato a dieci gallerie dedicate a mostre monografiche di artisti attivi fra gli anni '60 e '70. Promossa ed dalla Fondazione Torino Musei, su iniziativa di Regione Piemonte, della Provincia e della città di Torino, Artissima rappresenta oggi un punto di incontro fondamentale per collezionisti, gallerie d’arte ed artisti emergenti, il luogo ideale per conoscere e farsi conoscere in occasione di un evento di risonanza internazionale.

Andrea Prizzon

_________________________________________________________________________

Personale di Daniele Fissore alla
Pow Gallery e allo Spazio Sansovino

  
  
  


D
al 14 ottobre 2011 presso Pow Gallery, Piazza Castello, 51 Torino e dal 22 ottobre 2011 presso Spazio Sansovino Arte Contemporanea, Via Sansovino 243/25, g Torino, sarà possibile visitare un'interessantissima mostra antologica di Daniele Fissore, dopo 8 anni dall'ultima personale. Alla Pow Gallery vengono ripercorsi i 40 anni di lavoro artistico di Daniele Fissore transitando dai primi lavori degli anni '70 , poco conosciuti al grande pubblico , ai celebri "Green " ed ai "Mari", fino alle recentissime analisi sull'iconografia risorgimentale. Nello Spazio Sansovino invece troveranno collocazione i grandi formati, non esponibili nella galleria di Piazza Castello.
Daniele Fissore nasce nel 1947 a Savigliano (Cuneo) ed inizia come autodidatta la sua carriera artistica per poi frequentare per un breve periodo l'Accademia di Belle Arti a Torino (1968). Nel 1975 partecipa alla X Quadriennale di Roma e nel 1976 alla "Biennale del disegno" di Milano. Sono di questo periodo i primi temi pittorici: le "Cabine telefoniche", le "Opposizioni", le "Ricognizioni". Nel 1980, Fissore si trasferisce a Londra, dove i suoi lavori convincono la critica inglese e gli valgono la concessione di uno studio londinese dal governo britannico. Qui sviluppa e perfeziona la serie dei "Pic-nic" (esposti alla "House Gallery" nel 1981), che anticipano le successive sperimentazioni volte allo studio dei rapporti tra la figura ed il paesaggio. Tornato in Italia allestisce numerose mostre personali e collettive in varie gallerie italiane, orientando le scelte pittoriche al tema del "Green". Nel 1993 presenta i dipinti sull'inedito tema del "Mare". Dal 2001 interrompe l’attività espositiva e prosegue la ricerca pittorica che lo porterà ai nuovi temi: "Video" ,"Grey Green"e"Cieli Nuvolosi". Dal 2006 riprende (del 1985 è il primo studio sul monumento di Santorre di Santarosa sito nella piazza omonima della sua Savigliano) e sviluppa la tematica rivolta all'interpretazione pittorica dei monumenti dedicati ai grandi eroi risorgimentali: attraverso un uso del colore fortemente pittorico, Fissore scopre ed evidenzia dettagli psicologici ed umani dei vari personaggi indagati, ritraendoli, ad esempio, di spalle, o solo per particolari. Questa pruduzione ha trovato il suo sbocco naturale nelle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, con i due eventi dall’omologo titolo “Eroica. Eroi Noti ed Ignoti. Dal Risorgimento al Futuro”, consistente l’uno in una serie di grandi pitture murali disposte nell’area di archeologia industriale del Parco Dora, l’altro nella presentazione di opere di ampie dimensioni relative al medesimo tema allestite presso il Museo Naturale di Scienze Naturali. Dal 2007 ha trasferito il suo Studio a Torino in via Legnano, 16.

Le due mostre, intitolate “Daniele Fissore. Opere 1972-2011”, saranno visitabili fino al 19 novembre dal martedì al sabato, dalle 15.30 alle 19.30. Ulteriori informazioni ai siti: www.powgallery.com e www spaziosansovino.com.

Andrea Prizzon

_________________________________________________________________________

Ilian Rachov
L'arte delle icone a Torino

   


D
efinire Ilian Rachov un talento naturale forse è perfino troppo poco, considerato che la sua eccezionale tecnica pittorica ed incisoria è frutto di una autodidattica ispirata da una continua ricerca ed approfondimento di stili e metodi pittorici del passato più o meno recente. Nasce a Sofia in Bulgaria nel 1970 e comincia la sua carriera artistica nel 1988 interessandosi da subito al ricco patrimonio di icone ed affreschi medievali e rinascimentali che la storia della sua nazione, spesso in duro contrasto (sia militare che religioso) con l'impero di Bisanzio, ha comunque da questo ereditato.Cercando nei libri antichi e osservando le opere d’arte di quelle epoche, conservate nei musei in Bulgaria, inoltre riscopre e fa suoi i segreti delle antiche tecniche per l’incisione con una punta di spillo sugli sfondi delle icone dorate con foglie d’oro. Lo studio poi di autori fiamminghi gli permette di applicare ai suoi quadri uno stile pittorico ad olio fatto di strati sottilisssimi di colore applicati in numerose velature che danno una tinta molto calda alle sue tele evitando quegli spessori di colore che in genere la pittura ad olio comporta. La lista dei suoi lavori sarebbe troppo lunga per questo spazio per cui per vederla vi rimandiamo al sito www.ilianrachov.com, dove troverete anche una esposizione più ampia dei suoi lavori. Il suo naturale eclettismo gli ha permesso infatti di spaziare dalle tele e dalle icone già nominate, alle applicazioni pittoriche più varie: decorazioni artistiche di case ed interni prestigiosi, altari, chiese; simboli grafici per la Versace Collezione Donna e per la loro famosa linea casa Versace Home Collection, ecc. Molte delle icone di Ilian Raciov sono ora proprietà di numerose chiese e musei in Bulgaria, Italia e Germania.
Ilian comunque ci tiene a precisare che le sue opere, pur rappresentando spesso un soggetto religioso, non vogliono lanciare nessun messaggio particolare a parte la bellezza e l'armonia dei colori in esse contenute. Né d'altro canto si sente vincolato ad una corrente pittorica particolare, tant'è che ama definire il suo stile (per la commistione di soggetti classici e moderni a lui molto cara) Rock & Baroque.
Nel 2000 Ilian decide di venire in Italia essendo molto appassionato dell’arte rinascimentale e barocca italiana e per motivi di studi si stabilisce a Torino. Ma presto il mondo accademico si accorge che non fa per lui in quanto troppo teorico e verboso e poco pratico, mentre il suo talento di artista ha un bisogno prorompente di lavorare "sul campo" più che nelle aule. Così inizia il suo percorso di mostre e lavori su commissione che lo porteranno a stabilirsi definitivamente a Torino e ad aprire il suo studio in via Cassini 47, ove peraltro organizza anche incontri e corsi di pittura. Per chi fosse interessato diamo qui i dati di contatto dell'artista invitandovi ancora a visitare il suo sito per una panoramica molto più ampia dei suoi lavori: Ilian Rachov, Via Cassini,47, tel.011/ 764 0859, cell.328/5373 550, e-mail: ilianrachov@yahoo.com

Andrea Prizzon

_________________________________________________________________________

La creatività di Ugo Nespolo
Quando l’accendino
diventa oggetto d’arte


Q
uel diavoletto creativo di Ugo Nespolo, il cui percorso del gusto del bello è sintetizzato nel filosofico motto “Arte e vita” (si potrebbe persino accentare la congiunzione “e” per confermare che “Arte è vita”, verosimilmente più rispondente al pensiero artistico di Nespolo) è ora anche direttore creativo di “Art Collection Project”, una raccolta di accendini firmati da artisti di tutto il mondo, coordinati proprio dal maestro torinese d’origine biellese, peraltro autore esclusivo della prima collezione creata da “Enjoy Freedom”.
Verosimilmente, con il ”segno” che contraddistingue Nespolo, con i suoi tratti e disegni tipici della Pop Art, coloratissimi e colmi di comunicatività graffiante, entusiasmo, solarità e umorismo, per decorazioni che evidenziano i momenti e i temi della nostra vita quotidiana. Può essere banale riferire che l’accendino, oggetto povero (quello usa e getta), accende la fantasia di chi lo decora trasformandolo in prodotto d’arte, ma accende anche il desiderio (pur dal valore commerciale minimo) di chi può, così, avere l’arte in tasca e, magari, appassionarsi al collezionismo. Se, poi, la produzione e la distribuzione, resta in territorio piemontese (e più specificatamente a Valfenera nell’astigiano, grazie alla “Tabacco’s Imex Spa” presieduta da Ettore Blaganò), ce ne rallegriamo vieppiù.
Accendini, quindi, sfavillanti di simboli, disegni e colori, infiammando la fantasia e la curiosità del possesso, per accendere dapprima le sigarette, i sigari, le pipe, ma anche le candela, il gas, bruciare carte e documenti, far luce al buio e quant’altro necessita nella quotidianità di ognuno di noi, con l’orgoglio di possedere un piccolo capolavoro d’arte, magari rispecchiarsi nei simboli serigrafati e, infine, a fiammella spenta e consumata, tenerseli come souvenir e collezione, magari con scambi tra amatori e, soprattutto, nel ricordo della memoria, ripercorrere momenti della nostra vita, per merito anche dell’artistico Ugo Nespolo, con le sue realizzazioni cinematografiche, pubblicitarie,pittoriche, immagini video e vetrofanie, scenografiche e costumistiche per il teatro e l’opera lirica. Insomma, un uomoe un artista che, ora, si fa ammirare anche con un accendino, spento o acceso, in tasca o in borsetta, sempre con quell’inconfondibile ironia trasgressiva e coloratissima musicalità.

Nella foto: Ugo Nespolo e Ettore Blaganò

Walter Baldasso

-------------------------------------------------

Ambiziosa e innovativa, si ispira ai principi della Pop Art l’importante iniziativa che vede abbinati due eminenti esponenti dell’imprenditoria e della creatività made in Italy: l’azienda piemontese Tobacco’s Imex Spa – leader nella produzione e distribuzione di prodotti per la tabaccheria - e l’artista biellese Ugo Nespolo.
Alla base del connubio c’è la comune convinzione che anche i più piccoli oggetti di uso e consumo quotidiano possano diventare espressione della personalità del singolo individuo, che l’arte possa assolvere a questa funzione e diventare così accessibile a chiunque attraverso quegli stessi oggetti.
Nasce così Enjoy Freedom Art Collection, una nuova esclusiva collezione di accendini che diventano veri e propri piccoli capolavori d’arte e che saranno in vendita in oltre 56 mila tabaccherie. La prima serie, quella del debutto, è composta da 10 diversi accendini disegnati dalla mano dell’artista Ugo Nespolo, con il suo ormai noto “marchio di fabbrica”: un’accentuata impronta ironica e trasgressiva, un trionfo di coloratissime forme per soddisfare in primo luogo attraverso l’arte il senso del divertimento.
Ugo Nespolo è anche il Direttore Creativo di Art Collection Project, un’ampia collezione di accendini d’arte che si comporrà di tante e diverse serie firmate da singoli artisti provenienti da tutto il mondo e coordinati dal maestro.

- Creare un soggetto artistico con un oggetto povero, come un accendino.
- Sostenere l’accessibilità dell’arte a tutti anche nei momenti di crisi economica.
- Snidare l’arte dal suo antro buio e portarla tra la gente, nella quotidianità.
- Sradicare il concetto di un’arte intoccabile e irraggiungibile nella vita di tutti i giorni.
- Fare di ogni piccolo oggetto della nostra vita quotidiana un piccolo capolavoro di espressione artistica e riconoscersi in quegli stessi oggetti.

Sono questi i principi che ispirano la nuova Enjoy Freedom Art Collection.

Da oltre 10 anni gli accendini firmati Enjoy Freedom si distinguono per la loro “carica” comunicativa: centinaia di collezioni decorate con soggetti sempre diversi e coloratissimi, ispirati ai temi della vita moderna, reinterpretando hobby, sport, inclinazioni, gusti e preferenze di ognuno, affinché tutti possano trovare l’accendino che rispecchia la propria personalità! C’è tutto un mondo di appassionati e collezionisti che gira intorno a questi marchi e alcuni pezzi rari sono ormai contesissimi tra i collezionisti e venduti all’asta sul web!
Quale artista poteva dunque diventarne il Direttore Creativo? se non Ugo Nespolo, che nel suo libro “Arte e Vita” ha scritto: “L'artista non delegherà ad altri gli interventi nell'ambito del visuale o del sociale, si arrogherà invece il diritto di includere nel suo progetto di estetizzazione del mondo tutti quegli interventi che riterrà utili per riavvicinare arte e vita".
Tutti gli accendini Enjoy Freedom Art Collection andranno sul mercato al prezzo di un normalissimo accendino (valore commerciale di circa 1 Euro), per cui queste piccole opere d’arte saranno davvero accessibili a tutti, come vuole la Pop Art che, in netta contrapposizione con l’eccessivo intellettualismo, rivolge la propria attenzione agli oggetti, ai miti e ai linguaggi della società dei consumi. La Pop Art è arte di massa, prodotta in serie. E con un semplice accendino l’arte si potrà portare sempre in tasca e diffondere con un piccolo oggetto.

Dati i precedenti degli accendini Enjoy Freedom, si prevede un’intensa “epidemia” di collezionismo!

_________________________________________________________________________

Postcards: arte e multimedialità
Irene Pittatore con Ugo Nicolò e Viviana Rossi al Machè

   


A cavallo tra arte e multimedialità. Senza parlare di simboli, ma con analogie. Ci tiene, a puntualizzarlo, Irene Pittatore, bravissima autrice insieme ad Ugo Nicolò di questa originale performance, cui partecipa anche la giovanissima artista Viviana Rossi, e che è visibile fino al 30 aprile al Machè di Via della Consolata 9 a Torino. Analogie e forme precise, rigorose: dieci messaggi ed altrettante postazioni con cuffie, una flebo, l’istanza conservativa, in cui nuota vivissimo un guizzante pesce rosso. Una vasca, onirica e decontaminante, in cui Viviana, vestita, si muove lentamente, quasi agonizzante, senz’acqua. E’ il tema dell’assenza, della privazione, che caratterizza e struttura la “sottrazione dell’immagine, evocata e non offerta”.

Com’è nata, Irene, l’idea dell’installazione, con la vasca, la flebo, ed in più con le musiche aritmiche o irregolari, ma mai sgradevoli, i minimalismi elettronici con una sintassi acerba, le dieci postazioni d’ascolto che coincidono con altrettante piccole ma significative prose “in forma di messaggio”, con stampe digitali alle pareti?

I miei riferimenti, la mia storia artistica, le mie idee di fondo nascono con il teatro, soprattutto Carmelo Bene, la fotografia, l’immagine, il video. Ho pensato, poi, ad utilizzare il linguaggio ottico e visivo con forme diverse, che attingono certo al quotidiano, ma unendo visione, testi e musica che, insieme, con lo spunto per la decodificazione di segni, offrano motivi nuovi e multiformi di analisi e di riflessione. Il tema della privazione, della mancanza, così come l‘intera azione performativa, si incaricano di veicolare le suggestioni che hanno animato la composizione dei tracciati sonori e testuali. Da Nietzsche in poi, le comunità difettano a trovare valori comuni e riconosciuti, e condivisi, al di là del denaro. Ciò vale anche per l’arte e la narrativa, che cercano una “sottrazione dal quotidiano”. Ma la vita imita l’arte, e, come in Wilde, l’inutile è il tempo dell’arte: il regno della finzione, auspicata nella sua opposizione al falso, oltre che all’autentico. E questi riferimenti hanno sicuramente ispirato l’idea di “Postcards”.

Temi difficili, e coraggiosi. Irene. A quale pubblico ideale si rivolge una performance così arditamente suggestiva, e tuttavia densa di significati colti e certamente non comuni nell’ espressione artistica piemontese?

Il pubblico, come in Carmelo Bene, non è una considerazione a-priori, non è, insomma, come ovviamente il mercato, la preoccupazione essenziale del nostro impegno, della nostra esperienza performativa. Ciò non toglie che il pubblico sia una parte determinante della nostra azione. Molti sono entrati, hanno guardato, e sono usciti. Il nostro lavoro, la sua comprensione, invece richiedono tempo, concentrazione, ed uno spettatore attento, coinvolto. Solo così può uscirne con suggestioni e riflettere sulla vita, sulla sua privazione e sul suo eccesso, in una dimensione opposta a quella convenzionale, della vendita, del denaro. Il rosso, per esempio, che coincide con una parte precisa della mia vita artistica e fotografica, è il colore del sangue, ma anche qui auspico di avere esplorato il regno della finzione, la flebo deve tenermi in vita, mentre la vasca della negazione, perché senz’acqua, evoca un’agonia disidratata, con un bianco asfittico ed estenuato. Mancanze. Ed eccessi. Colori-forma portati addosso come una identità di eccedenze, più salda dello stesso lineamento.

L’immaginario cui attingi, ed i temi di base che stimoli, tra cui l’assenza, la privazione, e l’eccesso, rappresentano anche il possibile tassello di un mosaico e di un percorso artistico ed espressivo futuro?

I temi di questa performance, e quello evocato dell’arte come sottrazione dal quotidiano e come transizione mi vedranno sicuramente, spero con i miei collaboratori e coautori di questa esperienza, con cui mi sono trovata davvero in sintonia, ancora fortemente impegnata. Provare ancora a lavorare insieme ed esprimere qualcosa di inedito, di raro come è stato davvero singolare e prezioso il connubio con Ugo e Viviana in quest’occasione è il segno della nostra passione, di un possibile ed ulteriore percorso artistico comune. Un lavoro che va in una direzione opposta alla vendita. Certamente non abbiamo niente da comunicare con facilità, ma, statene sicuri, abbiamo molto da dire.

A sinistra Irene Pittatore e a destra Viviana Rossi nell’originale performance

Massimo Giusio

_________________________________________________________________________

Alla scoperta della pittura di Francesco Preverino
Continua il viaggio di Piemontenews tra gli artisti torinesi


Entrare nell’atelier di Francesco Preverino è come immergersi nell’ “Officina del Mago” per citare una fortunata mostra tenutasi a Palazzo Cavour. C’è tutto il suo mondo variopinto di tele, schizzi, qualche scultura, installazioni calde e coinvolgenti. C’è una accoglienza autentica, proposta da questo pittore piemontese che da quarant’anni, abbandonata l’idea di fare l’architetto, dipinge con successo nella sua terra e anche all’estero.
Francesco Preverino nasce a Settimo Torinese nel 1948. Si diploma presso il Liceo artistico di Torino nel 1968: sono anni di scioperi e di contestazioni e gli interessi artistici, come pure la partecipazione attiva sono in direzione del mondo operaio. Sono gli anni delle prime esposizioni personali e collettive, del lavoro intenso e delle prime sperimentazioni in campo incisorio. Nasce anche l’amicizia, autentica e profonda, con Albino Galvano e Aldo Passoni che si interessano al suo lavoro.
Nel 1971 inizia l’attività di insegnante.
Nel 1973 arriva il primo premio Apeco-Milano, la Biennale di Campione d’Italia e la Quadriennale Nazionale d’Arte “La Nuova Generazione” di Roma
Nel 1975 fino al 1981 c’è una brusca sosta a causa di un contratto sbagliato con una galleria: il lavoro procede nascosto.
Nel 1981 Claudio Annaratone promuove una personale di Francesco Preverino a Milano in cui l’artista manifesta un interesse per l’uomo di strada e per l’emarginazione. Poi arriva una svolta per la pittura più intimistica: il ciclo “Storie di famiglia” ovvero ritratti e pitture come diario di quotidianità.
Dal 1981 al 1990 sono gli anni della sperimentazione: monotipi, collages, riporti, ricerca sul nero.
Nel 1990 è tempo anche della consacrazione internazionale con una personale alla Galerie De Groote Meer di Amsterdam.
Dal 1991 al 1994 è la volta del ciclo sui Menhir (pretesto per un lavoro su spazio precostituito): intenso lavoro di disegni, di pitture, di grafica e di libri.
Sempre del 1994 è il ciclo delle Mesekore (indagine sul corpo femminile). Lavori su grandi dimensioni e sperimentazione.
Nel 1995 personali a Torino e Mantova.
Nel 1996 è la volta del fortunato incontro e amicizia con F. De Bartolomeis. Discussioni importanti sulla pittura. Il famoso critico si interessa alla sua pittura con una analisi approfondita.
Nel 1997 si tiene una personale alla Galleria Gibigiana con opere del quadriennio 94/97 con la presentazione di De Bartolomeis.
Nel 1998 personale alla Maison des Arts di Thonon-Evian Les Bains in Francia.
Nel 1999 personale alla Galleria Forma Libera di Barcellona in Spagna con il ciclo dei “Trittici”.
Nel 2000 lo sbarco oltreoceano negli Stati Uniti con la personale alla “Caelum Gallery” a New York.
Nel 2002 personale presso “Chiesa di S. Agostino” a Pietrasanta (Lu).
Nel 2004 presso la Galleria Triangolo Nero di Alessandria sono stati esposti cinque dipinti e un arazzo. Interessante anche la mostra delle opere dell’ultimo decennio presso il Palazzotto dei congressi di Alba e quella alla Galleria Busto Mistero sempre di Alba.
Attualmente è titolare della cattedra di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Torino.
Inoltre dal 1997 ad oggi ha realizzato una serie di interessanti pitture e sculture presso alcuni luoghi pubblici italiani: la nuova Casa Circondariale di Terni, la nuova Caserma dei Carabinieri di Perugia, la Residenza socio-assistenziale di via Botticelli a Torino, la nuova Capitaneria di Porto di Trapani e, dulcis in fundo, dieci sculture monumentali per dieci siti urbani di Novara.

Nicola Gherlone


Credo nella pittura

Lavoro di tre momenti – fare pittorico – come attimo immediato di collocazione dell’immagine in spazi precostruiti o in divenire come racconto che si dipana in un susseguirsi di gesti e di colori e forme – fatto fisico e mentale.
Immagine dichiaratamente figurativa che si frantuma con il tempo per poi essere ricostruita in duplice spessore. Lavoro discontinuo che annulla lo spazio per una invenzione diversa.
Gestualità
Scritta che aiuta a capire, che identifica, ma che muore per riemergere in pittura.
Ready-Made… pittura già fatta, esclusa e selezionata – pronta in dinamico succedersi ad essere usata, addossata al supporto, avvicinata al colore fresco.
Spazio lacerato – tentativo subdolo e dinamico, mascherato in tutt’uno che cela l’errore esaltando il particolare, assemblaggio e riporto per uscire dalla tela in un discorso che necessariamente ha bisogno di dichiararsi.
Pittura del tempo – colore che si stratifica, supporto che raccoglie e che accoglie il mio fare.
Caso che si sovrappone per essere usato
Colore a macchia
Colore sporco
Colore che si trasforma
Colore che si cede per essere calpestato
Pittura che si fa da sola per poi essere assunta e caricarsi di significati
La solitudine esaspera il processo di formulazione pittorica
Necessita di rappresentare – di studiare – analizzare, incidere
la figura umana con dinamicità devastatrice l’elemento conosciuto ai fini ricompositivi dell’inconscio, sorta di rincorrersi all’infinito per ricominciare da capo e instaurare altro rapporto ancor più personale
lavorare su se stessi, sui propri sentimenti in ricerca apparentemente inesistente ma in realtà in cammino tortuoso per non riconoscersi in tecnicismo di altro tempo
pittura da analizzare non da vedere
pittura da scoprire non da riconoscere
sipario di verità nascoste
colore inconsciamente pregnante di umori
sudario di infelicità latente
… ci sono dei segni che non si possono negare, sono vitali, emergono indirettamente, è scrittura di dentro, è pittura che grida, che vibra, è fermento irrefrenabile
… costruire con le mani, per meglio identificarmi, per entrare nel quadro, per sentire ciò che accade.
Trasfigurare per non riprodurre, mentire per costruire la realtà, dare sembianze.
Mi confronto continuamente con la figura che sorge, il mio lavoro non è mai obiettivo, anzi mi specchio, ed il ritratto mi avvolge, mi appartiene, mi risolvo.
Non riesco ad escludere la figura in funzione di ciò che la circonda
Lacerare fino a distruggere, ma dall’interno, per poi far riemergere senza tregua fino a recuperare… unico pretesto per far pittura.
Fissare nel tempo la figura, come in una sorta di cogitazione interna, luce ed ombra – chiaro e scuro – dettati dal di dentro e mescolati fino alla giusta collocazione.
L’esasperazione del gesto induce ad una maggiore veridicità, consegnarsi totalmente fino ad annullarsi.
Lavorare di getto, aggredire per essere aggredito.
Fuggire la natura incompleta della vita per realizzarsi nell’evento creativo, nella realizzazione dell’opera.

Bisogna entrare nel particolare a qualunque costo arricchire di materia e spogliare di cultura – la mia pittura non è vetrina del mio sapere, del mio sensibile inteso come capacità di esplicare una fonte e mezzo di accertamento tangibile: non io e il…. Ma io con il…
Uso un linguaggio dinamico, gestuale, ritmico per produrre uno stato permanente di allarme totale, di ansia, di tensione costante.
… Lo spazio non mi costringe se lo affronto non curante.
Il condizionamento è legato alla dimensione ma la dimensione non è spazio. Lo spazio è di per sé vivo, la dimensione riduce.
Bisogna che lo spazio (inteso come soluzione pittorica) superi la dimensione.
Ho capito tutto – bisogna agire per non cadere nella trappola della costrizione velocità = libertà.
Il mio lavoro è pittura di stratificazione, dove figura e paesaggio sono frutto di un lavoro di sovrapposizione e di rimescolamento dove lo spazio naturalistico viene mutato nella sua dimensione tanto da essere sostituito o annullato.
La storia, unico elemento letterale, suscita immagini reali pretestuosamente assunte per dichiarare un modello pittorico non stereotipato, con volute citazioni tecniche, purtroppo o per necessità o per scelta culturale o per finalità riassorbite per dar ulteriore spessore al proprio fare pittorico.

Francesco Preverino

_________________________________________________________________________

Suggestioni ed atmosfere della giovane artista torinese

Viviana Rossi: Il percorso o la meta?


C'è un’artista torinese, ventunenne, che, ne siamo certi, farà molto parlare di sé. Tra i tanti pittori dell’ultimissima generazione che pure già affollano il panorama artistico della metropoli subalpina, Viviana offre una vivace e lucida personalità con tratti stilistici del tutto peculiari ed inediti. Un’individuale e specialissimo modo di porsi, con una pluralità di strumenti espressivi e di materiali utilizzati (dall’acquaforte all’acquarello, dal tessuto alla foglia dorata su carta, dal legno alla fotografia) che è anche il frutto di una precoce ma ricca stagione di apprendimento, affinata dal potente impianto didattico del maestro incisore Bortolo Bortolaso - straordinario artista veneto che ha collaborato anche con Guttuso, Fontana e Mastroianni - e con cui Viviana ha imparato e lavorato. Nel nuovo e originale spazio espressivo del “Borgo” di via Monferrato, la Rossi raccoglie e presenta al pubblico fino al 6 marzo ben 26 opere, frutto degli ultimi tre anni della sua produzione, iniziata per la verità prestissimo, già a 15 anni. Una sintesi, quella presentata ai visitatori, che lei definisce “Mista, sperimentale, indecisa”. Tre aggettivi che con ottima capacità di sintesi ed una elegante discrezione, tutta torinese, esemplificano i tratti distintivi della mostra, un “percorso – discorso” che offre senz’ombra di dubbio eccellenti caratteristiche formali e compositive. La solida base culturale familiare, i vigorosi incoraggiamenti dei genitori, grandi appassionati d’arte, hanno rappresentato i presupposti che hanno avvicinato all’espressione creativa Viviana sin dall’adolescenza: una grande capacità di apprendimento e la voglia di comunicare e di esprimersi, uniti ad un innegabile e precocissimo talento, hanno fatto il resto. Klimt e Klee sono, certamente, i riferimenti stilistici e le concezioni spaziali e cromatiche cui la Rossi guarda con ammirata devozione. Lo si nota, con evidente immediatezza, nelle sue opere più recenti, di cui offriamo qualche significativa immagine. Ma nella molteplicità delle tecniche e dei materiali e nella valorizzazione delle loro possibilità espressive, nella sintesi tra consapevolezza e spontaneità si individua la cifra stilistica individuale della giovane torinese. Acqueforti di calda tonalità come “Fiore”, opere con materiali misti dai calibrati rapporti cromatici, una serie di fotografie, legate da “un’atmosfera rarefatta e statica”, frutto dei viaggi di Viviana in Cina, Senegal e Cuba, ma anche un trittico che ha quale dichiarata finalità una precisa denuncia degli eccessi logoranti delle gigantesche e spaesanti mostre-mercato d’arte contemporanea torinesi, sono i tasselli originali ed accattivanti del mondo espressivo dell’artista. Inoltre, una suggestiva fotografia che lei definisce la sua opera più “autobiografica”, con la sua tazzina di caffè dai contorni sapientemente sfuocati, che evoca i simbolismi inconsci della ritualità quotidiana. Ecletticità e pluralità espressive vissute non come finalizzate “ad un obiettivo preciso”, come insiste nel sottolineare Viviana, ma, ci pare, saldamente ancorate alle angolazioni differenziate con cui si pone di fronte al “fare artistico” con un atteggiamento di continua ed incessante sperimentazione. Comunicare, interpretare, esprimersi: questi i denominatori comuni delle opere della giovanissima artista torinese, che unisce una già matura padronanza tecnica e materiale a contorni di sicura inventiva e sensibilità ma anche di solida impostazione anticonvenzionalistica. Una personalità ed un tratto compositivo già efficaci ed essenziali, ed un’artista da seguire con interesse e curiosità nella sua evoluzione creativa ed espressiva.

Massimo Giusio

Direttore Responsabile: Nicola Gherlone - - Direttore editoriale: Massimo Giusio
Reg. Tribunale Di Torino n. 4227/90 - Tutti i diritti riservati - Suppl. dep. ASI - Torino